Beato Giacomo Alberione

Opera Omnia

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18. MAGGIORINO: L’APOSTOLO DELLA BUONA STAMPA1

 

L’altra sera, con una grande solennità, si è aperto in Alba, nella cappella del seminario, il processo canonico informativo diocesano sulle virtù e sulle grazie ottenute riguardo al nostro aspirante Vigolungo Maggiorino, passato all’eterno riposo nel luglio 1918. Già lo conoscete dalla lettura della piccola biografia che è stata stampata poco dopo il suo transito2, tuttavia molte cose si vengono a conoscere dalla testimonianza di coloro che lo hanno veduto, conosciuto. E veramente, sentendo quello che veniva detto in questi giorni, sono venuto a conoscenza anch’io di episodi che prima non mi erano noti. Ad esempio, quando fanciullo di sei anni incominciò ad andare a scuola, dopo la lezione, mentre era vicino alla scuola e stava giocando con altri fanciulli, passò di là la suora che è ancora vivente, e dopo averlo guardato un po’, lo interrogò: “Che cosa farai tu quando sarai grande?”. Rispose: “Quando sarò uomo io mi faccio santo!”. E questo impegno fu il programma di tutta la sua esistenza.

Due cose si devono notare per la nostra meditazione: la prima, la sua volontà fermissima, una volontà che rarissimamente si incontra a quell’età. Una volontà fermissima e l’impegno di voler guadagnare il massimo dei meriti.

Per lui non c’erano cose di poco valore, tutto davanti a lui doveva essere considerato, meditato, approfondito. Così tutti i mezzi che gli venivano indicati per far meglio, li accettava, li seguiva, li metteva in pratica. Questo si notava a scuola, si notava in chiesa, ad esempio nel servire la Messa, nel partecipare al canto in parrocchia, e così nella scuola e in famiglia. Volontà

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ferma. Bisognava vederlo con quale attenzione stava alla predica del parroco, e come riteneva le cose che udiva. Ritornava a casa, aveva dei fratellini e delle sorelline, saliva sulla sedia e ripeteva come sapeva quanto aveva udito dal parroco in chiesa, specialmente certe massime pratiche, e i fatti che venivano narrati dal parroco come esempi nella predicazione. Volontà fortissima, quando conosceva che una cosa era buona.

Lo studio del mattino, quando entrò alla Società San Paolo, che allora portava il nome di Scuola Tipografica, lo studio di tutte le materie scolastiche, l’impegno nella pietà: come pregava, a voce chiara e distinta, e con lo sguardo d’ordinario rivolto al tabernacolo, o rivolto al quadro della Madonna o di san Paolo, secondo i luoghi dove si trovava. Nell’apostolato, diligentissimo. In sei mesi, sebbene allora fanciullo di quasi tredici anni soltanto, fece un tale progresso che guidava da sé la macchina. Allora non vi erano le macchine così progredite come adesso, e occorreva tanto più di applicazione, di diligenza: se un mezzo foglio andava male, se ne veniva ad accusare come di una mancanza grave.

Così era anche nelle ricreazioni: molto spesso portava qualche frase, qualche ricordo di ciò che aveva sentito nelle meditazioni e di ciò che aveva letto nei libri. Impegno che dimostrò anche nel santificare la sua ultima malattia. E com’era stimato. Quando gli vennero amministrati i sacramenti e quando si celebrò il funerale dopo la sua morte, prese parte si può dire la popolazione in massa, eppure si trattava soltanto di un fanciullo che non aveva potuto compiere opere grandi, distinte. E poi utilizzava tutto al massimo per guadagnare il maggior numero di meriti. Venendo a conoscere a poco a poco la sua vocazione, egli non solo mirava a seguirla ma lo faceva nel miglior modo. Una sera era stata fatta la piccola istruzione che si usava dopo cena, prima che i fanciulli andassero a letto. Allora i fanciulli erano soltanto tredici. Vi era già il Maestro Giaccardo, e nei suoi pensieri scritti che abbiamo ancora, Giaccardo parla di lui e della sua delicatezza di coscienza, come veniva a consigliarsi con lui. Quella sera si era spiegato questo: se avete la vocazione potete guadagnare tre ordini di meriti: primo, la santità ordinaria religiosa, di buoni religiosi; secondo, i me-

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riti della vita sacerdotale, se tale è la vostra vocazione; terzo, l’apostolato che allora chiamavamo ordinariamente col nome di apostolato della buona stampa che preludeva all’apostolato più vario, delle edizioni. Gli rimasero talmente impresse queste sue parole che le ripeteva alla lettera.

Ho visto che è stata stampata in questo tempo, a Milano, l’immagine-ricordo per i giovani aspiranti: “Voglio progredire un tantino ogni giorno”, “Voglio essere un santo”, “Voglio essere apostolo della buona stampa”. Questi propositi non erano detti a voce, così, come se si parlasse di un’altra cosa, ma con un sentimento che si manifestava anche nel modo di esprimersi: radunare il massimo dei meriti nella vita, e insieme l’aspi-razione al sacerdozio.

Allora si poté dire, e il vescovo di Alba3 lo ha ricordato nel discorso magnifico che ha tenuto nell’apertura del processo diocesano: «Consummatus in brevi, explevit tempora multa»4, morto giovane, ha raggiunto una grande messe di meriti, come avesse avuto una vita lunga. Il Signore non chiede una messe di meriti così grande come uno che arriva a trent’anni, a cinquant’anni, a ottant’anni. Richiede che ognuno raccolga il massimo durante gli anni che il Signore concede. Sì, avanti quindi, il massimo dei meriti!

E poi un altro pensiero, che dominò l’orientamento di quei giovani che venivano privati allora di un loro compagno esemplare. Abbiamo messo sotto la terra la salma di un nostro aspirante; se il granello di grano non viene messo sotto terra, non porta frutto, ma se è messo sotto terra, marcisce, nasce, produce la pianta e si moltiplica5. Un granello ne può fare trenta, sessanta e cento. E allora ecco la speranza di molte vocazioni, dopo che il Signore se n’è chiamata una, il primo fiore della Famiglia Paolina.

Questo si deve concludere: riempire la giornata di meriti, non lasciarsi sfuggire occasione, portare con massima cura la rettitudine di intenzioni. Tutto, solo e sempre per il Signore,

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per il paradiso e per le anime. Non trascurare i minuti, tutto è prezioso davanti a Dio e di tutto dobbiamo rendere conto al Signore. E chi ha più salute, chi ha più intelligenza, e chi ha altri doni, utilizzi tutto per il Signore. Il Signore chiederà conto di tutto, e nello stesso tempo premierà tutto. E perché noi possiamo utilizzare tutto, egli ci offre la sua grazia e ci promette il premio.

Dunque, tre conclusioni: primo, fermezza di volontà. Che cosa si fa alle volte? Propositi al mattino, dopo due o tre ore già dimenticati. Propositi in confessionale e dimenticati dopo tre, quattro giorni; propositi nel ritiro o negli Esercizi. E poi? Fermezza! Ripeterli ogni giorno con preghiera e poi con maggior fermezza. La fortezza è un gran dono di Dio, ed è una virtù cardinale. Cardinale: come la porta gira sopra i cardini, così sulla fortezza si forma la santità. «Mulierem fortem»6, loda la Scrittura.

E secondo, raccogliere al massimo nella nostra giornata, al massimo, cioè: purezza di cuore, amore alla Congregazione e all’apostolato, amore alle Costituzioni e a tutto quello che viene disposto nell’ordine, nell’apostolato e nella vita quotidiana. Raccogliere il massimo dei meriti, cosicché ogni minuto, ogni respiro e ogni passo che diamo è per il Signore, per il paradiso, per l’apostolato, per le anime.

Se, come noi crediamo e speriamo, Maggiorino arriverà agli onori degli altari, da duecento anni, anzi un po’ di più, cioè da Benedetto XIV7 a oggi, sarebbe il santo più giovane canonizzato. Allora preghiamo, crediamo di aver questo protettore e modello, specialmente per chi è aspirante.

E con questo intendiamo fare quello che hanno fatto i Salesiani che per gli aspiranti hanno proposto, come intercessore e modello, san Domenico Savio. Sarà così con Maggiorino Vigolungo. Intendiamo e speriamo che sia!

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1 Meditazione tenuta alla comunità di Roma il 14 dicembre 1961. Trascrizione da nastro: A6/an 143a = ac 223b. L’audiocassetta riporta il titolo: “Maggiorino Vigolungo”.

2 Alberione Giacomo, Maggiorino Vigolungo aspirante dell’apostolato Buona Stampa, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2008. La prima edizione fu stampata dalla Scuola Tipografica di Alba nel 1919.

3 Mons. Carlo Stoppa (1881-1965).

4 Cf Sap 4,13: «Giunto in breve alla perfezione, ha conseguito la pienezza di tutta una vita».

5 Cf Gv 12,24.

6 Cf Pr 31,10: «Una donna perfetta [chi potrà trovarla]».

7 Benedetto XIV, al secolo Prospero Lambertini (1675-1758), nativo di Bologna, papa dal 1740.