In questi giorni si è pregato da tutti per la casa, anzi le due case di Elizabethville2, poi si era saputo attraverso la Rhodesia che ai confini del Katanga il giorno 10 don Michelino3 era come scomparso, mentre si facevano le ricerche per varie vie. Ieri sera poi verso le 6, abbiamo avuto una lettera del fratello Cappelletti Adriano che precisava che il giorno 10 era uscito di casa mentre c’era la lotta. Le Figlie di San Paolo già si erano rifugiate nella Procura dell’arcidiocesi, ed egli sapeva che nella loro cappella c’era ancora il Santissimo. Allora è uscito di casa per trasportarlo e così evitare una probabile profanazione, e non è più ritornato. Loro nulla sapevano e sospettavano che fosse come ostaggio nelle mani dell’ONU. Poi, due ore dopo quella lettera, il telegramma attraverso il Belgio: “Annuncio il decesso del rev. Padre Michele Gagna, superiore dei Paolini a Elizabethville, ucciso mentre attraversava la strada, vicino alla sua abitazione”.
Certamente voi comprendete la pena, ma questo per un atto di zelo, quindi vittima del suo zelo per risparmiare - diciamo - a Gesù eucaristico una eventuale profanazione, perché si capisce bene che in quei momenti, trattandosi per lo più di gente che non ha fede, poteva succedere qualche cosa di molto penoso. Allora, questa mattina ho celebrato la Messa per anticipare i suffragi. Quando si hanno notizie di transiti, è sempre meglio anticipare, perché questo è quanto ci sugge-
risce la carità. Fatelo anche voi e pregate nello stesso tempo per il suo riposo eterno. Abbiamo timore di non poter avere neppure la salma viste le circostanze in cui è passato all’eternità. Nello stesso tempo, preghiamo per quelle due case, per le circostanze e difficoltà che ora vivono. Il giornale annunciava che l’altra sera era iniziato un periodo di tregua temporanea, in attesa delle conversazioni tra i capi, per un accordo. Ma l’accordo è difficile. D’altra parte la casa, che era già stata bombardata, non si può lasciare e abbandonare. I giornali questa mattina diranno qualche cosa che non corrisponde a tutta la verità, da quanto sono venuto a sapere ieri sera verso tardi, molto tardi.
Pregare! E questa mattina sono anche venuto per farvi gli auguri di Natale e gli auguri per l’anno 1962. Un anno di carità e un anno di propaganda, particolarmente nelle biblioteche. Un anno santo, lieto, pieno di meriti. Quale grazia chiediamo al Bambino? Le grazie il Bambino ce le ha preparate e vuol darcele. Quante ne riceveremo? Secondo la preparazione che abbiamo. Se si celebra bene l’Avvento, se si celebra bene la novena del Natale, se noi facciamo una buona confessione, allora la grazia sarà più abbondante. Se invece ci fosse la tiepidezza, l’indifferenza, la trascuratezza, che cosa riceveremmo? Possiamo augurare mille volte del bene, ma se il cuore non è preparato, dove metterà Gesù le sue grazie? Quando c’è tanto egoismo, non c’è l’amor di Dio, allora è necessario togliere l’egoismo, togliere ciò che è male, ciò che dispiace al Signore. E nello stesso tempo desiderare di mettersi alla scuola del Bambino. La vita di Gesù è tutta una vita di lezione, di ammaestramento: «Il vostro Maestro è uno, il Cristo», ha detto Gesù stesso. Entrare spiritualmente nella grotta di Betlemme, là dove Gesù dà le prime lezioni, lezione di povertà estrema, lezione di amore. Chi è, che cos’è che ha attirato il figlio di Dio sulla terra a vestirsi di umana carne ed abitare con gli uomini? L’amore: Propter nos homines, propter nostram salutem descendit de coelis4. E che cosa vuole
Gesù? Due cose: la gloria di Dio, cioè la gloria del Padre e poi la santità, la salvezza degli uomini, a condizione che ci sia la buona volontà.
Ecco il punto, la grazia da chiedere al Bambino: questo, quello, quell’altro, tutto ciò che è buono chiediamolo, ma il dono del Bambino portato agli uomini è la buona volontà: «Pax hominibus bonae voluntatis»5, cioè la grazia è subordinata alla buona volontà. Chiedere di avere una volontà ferma, cioè di avere in noi il pensiero dominante: santificazione, apostolato. Sono i due pensieri, i due ideali che abbiamo abbracciato e ci facciamo santi in quanto noi viviamo di questi due ideali. Questa è la volontà interna di farci santi. Quando c’è un ideale di santità, quando ci si vuole mettere tutti in Gesù Cristo, vivere in lui, «vivit vero in me Christus»6, quando si vuole imitarlo, ci si vuole mettere alla sua scuola e servirlo, allora questa volontà viene benedetta dal Signore. Se noi chiediamo tante cose, ma non chiediamo questa volontà, non chiediamo la grazia propria del presepio7.
Nel Congresso per le vocazioni8, celebrato la settimana che è passata, mi pare che la conferenza centrale sia stata questa: bisogna eccitare le anime a volersi fare sante, poi quando hanno questa volontà, tutto serve a loro e tutto è a loro servizio. Del resto, questo corrisponde all’oremus: Excita, Domine, corda nostra ad praeparandas Unigeniti vias, ut eius adventu purificatis mentibus, ad te pervenire mereamus9. Cioè: Signore, eccita le nostre volontà, risvegliale, queste nostre volontà, affinché con la purificazione del cuore “purificatis mentibus” e con la volontà ferma di praticare la virtù, possiamo farci santi. Vi sono persone che si adagiano nella vita comune quo-
tidiana. Passa un giorno, passa l’altro, non si preoccupano dell’interno. Guardiamo alle cose esteriori, a quel che succede, a quello che piace a noi, a farci una vita un po’ conformata a quello che ci fa schivare le maggiori difficoltà, le maggiori pene, a non aver rimproveri. Si va avanti; un mese così, un altro così, si lavora senza volontà, con una volontà tiepida, trascurata. Si trascura il lavoro che santifica, che è il lavoro interiore. Quella fede viva, quell’amore intenso a Gesù, quella generosità: voglio! Non un voglio come se ne possono dire tanti mentre si guardano le formiche, come quel padre che stava rimproverando il figlio e lui contava le formiche. Mentre il padre gridava, le formiche passavano; poi dice un sì al padre, ma non aveva capito quello che voleva dire il padre!
La sostanza della conferenza era questa: vedere se in fondo alle anime c’è la buona volontà, se lavorano spiritualmente. Tutto il resto è per formare questa buona volontà e tutto il resto diviene mezzo per la santificazione: gli orari, gli uffici che ci sono dati, il riposo, il cibo, la preghiera e la direzione spirituale e morale che ricevete dalle Maestre…
Approfittare di tutto, anche delle difficoltà, delle tentazioni, delle buone occasioni che ci presenta l’anno. «Omnia vestra sunt»10: tutto allora diviene mezzo per santificarci. Allora il prete, il confessore, la Messa, la chiesa, il letto, la tavola, l’apostolato, le relazioni, le tentazioni interiori, le indisposizioni di salute, le piccole croci, le contrarietà che incontriamo: tutto questo è per santificarci. E quando c’è buona volontà, da tutto si ricava merito. Persone che fanno lunghe lamentele sopra le loro prove, le difficoltà della famiglia, quello che trovano di contrarietà, in questa o in quell’altra cosa, il cambiamento di ufficio, le idee fisse che hanno, il ritardo ad abbracciare quello che è l’indirizzo che viene dato; persone di buona volontà utilizzano tutto questo per la vita eterna, tutto esse santificano. Le persone di non buona volontà “undequaque captant angustias”11, di tutto si lamentano, e soffrono vera-
mente, perché non c’è spirito interiore, non c’è la generosità di abbracciare, di fare quello che si è abbracciato canonicamente con la professione, ma non con lo spirito. Vi sono persone che non si sa se comprendono o non comprendono il voto. O quando l’hanno emesso, se avevano capito la vita che dovevano fare, e quante maniere e quante grazie avrebbero trovato nella vita per santificarsi: l’apostolato e le relazioni, il sacrificio e la dedizione, l’amore di Dio in sostanza. Vivere direttamente l’unione con Dio senza intramezzi di persone o di cose, l’amore a Dio pieno.
Allora ci sono mezzi che si trascurano, mezzi che invece ci arricchiscono, a seconda del modo con cui li prendiamo. Quando c’è questa volontà, tutto quello che c’è in Congregazione è mezzo. Si amano quindi le Costituzioni, si amano le disposizioni, si fanno delle confessioni che sono proprio accompagnate da tanto pentimento, tanta buona volontà. Ci sono persone che mettono tanta buona volontà nella comunione, nella Messa. A loro sono care le Visite al SS.mo Sacramento, sono generose nell’accettare tutto in letizia, e se c’è una difficoltà sono contente perché c’è un mezzo di più per aumentare i meriti. Vi sono persone che vanno cercando la sensibilità, le comunicazioni, che non sono con Dio e a volte sono contrarie ai voti.
Allora, volontà: Gesù ha portato dal cielo la grazia per chi ha buona volontà. A noi rimane solo da preparare il cuore alla grazia, cioè la buona volontà. Bisogna che chiediamo questo dono al Bambino, questa volontà interiore. Non dobbiamo trascinarci avanti giorno per giorno e arrivare alla chiusura dell’anno con pochi meriti, con pene, in modo che la mia vita diventi così poco utile a me e agli altri; no!
Che alla fine dell’anno abbiamo una grossa messe di meriti. Santificarsi! La vita viene troncata quando meno ce l’aspettiamo e tutto viene compiuto secondo il volere e i disegni di Dio. Ma a noi sta aver amato il Signore, aver santificato tutto in Congregazione, quel che piace e quel che dispiace; tutto santificato nell’impegno dell’apostolato, nella dedizione all’apostolato, nella docilità a chi guida, nell’osservanza delle Costituzioni. Non una pietà aerea, che non si sa che cosa voglia dire al di là della fantasia. Sognano o son deste queste persone?
Persone che sognano una pietà vaga, inutile, fatta di parole e di esclamazioni! Sodezza di volontà! Quello ci vuole.
Allora, al Bambino chiediamo la buona volontà. Chiedetela per me al Bambino che io la chiedo specialmente per voi, se ci arriviamo, alla notte del Santo Natale. La chiedo per tutte, e la chiedo per me come voi la chiederete anche per me. Il fervore, è la vita veramente vissuta per Gesù Cristo in Dio. Consacrati al Signore non guardiamo più a destra o a sinistra, c’è il Signore solo. Per noi lui è il nostro amore, l’ideale, il nostro aiuto, la nostra gioia e il nostro paradiso.
Pensieri sciocchi, desideri sciocchi, parole sciocche, no! Tutte di Dio, sempre più di Dio, sempre più intensamente a Dio: la volontà ferma.
1 Meditazione tenuta alla comunità di Roma il 20 dicembre 1961. Trascrizione da nastro: A6/an 143a = ac 224a. Stampata in sedicesimo, pp. 1-9.
2 Le Figlie di San Paolo arrivarono nel Congo Belga nel 1958 e aprirono la prima Casa a Leopoldville, ora Kinshasa, il 26 giugno di quell’anno. L’8 maggio 1959 aprirono la casa di Elizabethville, ora Lubumbashi. Le “due case” corrispondono a quelle delle Figlie di San Paolo e della Società San Paolo.
3 Don Michelino Gagna (1910-1961) sacerdote della Società San Paolo morì durante uno scontro armato ad Elizabethville, ora Lubumbashi, mentre cercava di portare in salvo il SS.mo Sacramento lasciato incustodito nella cappella delle Figlie di San Paolo, costrette alla fuga a causa della guerriglia.
4 Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo. Dal Credo Niceno-Costantinopolitano.
5 Cf Lc 2,14: «E sulla terra pace agli uomini, che egli ama».
6 Cf Gal 2,20: «Cristo vive in me».
7 La registrazione riporta questa frase di non facile comprensione: “Che, subito è annunziata questa grazia, questa santità, ma a prezzo di volontà, perché la volontà può esser buona, può esser tiepida, può esser nulla, ma quando c’è l’interiore”.
8 Si tratta del 1° Congresso Internazionale dal tema “Le vocazioni agli stati di perfezione nel mondo oggi”, Roma, 10-16 dicembre 1961, organizzato dalla Sacra Congregazione dei Religiosi attraverso la Pontificia Opera “Vocazioni religiose”.
9 Colletta II Domenica di Avvento. Cf Breviarium Romanum: O Signore, eccita i nostri cuori a preparare le vie del tuo Unigenito, affinché ti possiamo servire con anima purificata in grazia della sua venuta.
10 Cf 1Cor 3,21: «Tutto è vostro».
11 Cf Imitazione di Cristo, I, XXV, 3. “(Invece quello negligente e tiepido) trova una tribolazione sull’altra”.