La solennità di oggi, in onore di san Paolo, è resa anche più grande dalle professioni, cioè dalla vostra consacrazione al Signore. San Paolo è il nostro padre, è l’ispiratore dell’Istituzione, della Congregazione, è il dottore della Congregazione, perché è lui che ci ha dato la dottrina. Egli, il più fedele e più profondo interprete di Gesù Cristo Maestro, e così ce l’ha comunicato. Egli il modello della nostra vita, «ut daretur vobis forma»2: egli si è fatto forma della vita nostra. Quando si iniziava l’Istituzione, vi era chi suggeriva come protettore un santo, qualche altro faceva un’altra designazione, ma quando si è detto: “San Paolo sarà il nostro protettore”, allora ecco un’esclamazione: “Oh sì”. L’orizzonte nostro si allarga, l’uomo potente, l’apostolo grande, il Maestro! E tutti furono lieti e da quel giorno il nome di san Paolo si è andato propagandando per mezzo vostro nelle varie regioni. Avete portato san Paolo in tanti luoghi, avete fatto una grossa processione in tanti anni; si porterà la statua in processione, ma voi avete fatto una pro-cessione di nuovo genere. Il piedistallo su cui si erge san Paolo è stato il vostro cuore. L’avete portato nel vostro cuore.
Quest’oggi un pensiero ci suggerisce san Paolo, quello della vostra professione: tutto offro, dono, consacro. Il “tutto”: ecco la grande parola. La santità vostra dipende da quel “tutto”, e cioè se noi diamo interamente noi stessi al Signore, se noi diamo la mente, il cuore, la volontà, il corpo, quello che abbiamo e quello che ci verrà: tutto di Dio. Che delizia, che fortuna appartenere interamente a Dio! Possessi suoi! Così san Paolo: egli in tutto ha voluto servire il Signore. Quando l’ha conosciuto, egli si è donato interamente. Prima viverlo: «Vivit vero in me Christus»3, e poi portarlo, portarlo al mondo intero.
Il tutto. Egli diceva: «Omnia omnibus factus: mi sono fatto tutto a tutti»4; tutto a tutti e cioè a tutte le anime a cui è potuto arrivare: “omnibus”, a tutte le anime che egli amò con tutto il suo cuore, come dice nell’epistola ai Galati: “Amò le anime come padre e come madre”. Quale tenerezza per i suoi figli! Egli, san Paolo, praticò il primo comandamento: tutto mi dono, cioè «amerai il Signore Dio tuo con tutta la mente, con tutto il cuore, con tutte le forze».
Non dobbiamo fare dei pensieri santi con degli altri non santi, frivoli, inutili. La nostra mente è a servizio di Dio e delle cose di Dio. E non amiamo altri, non dividiamo il nostro cuore: tutto il cuore a Dio. Non l’egoismo, non l’ambizione, non intenzioni vane, inutili. No, il cuore totalmente a Dio. Tutta la volontà. Non un giorno buono e l’altro giorno meno buono, non bene le prime ore della giornata e poi meno buone le altre ore di conversazione, di apostolato, di studio. Tutto il giorno per il Signore e non un mese caldo, fervoroso e un altro mese meno fervoroso, peggio se tiepido. No, tutto! Egli non ha fatto distinzione fra giorno e giorno, fra tempo e tempo. Lungo il giorno lavorava in umile mestiere, nella notte predicava. Tutta la sua vita per le anime; e per conservare la sua vita e così arrivare a un maggior numero di anime, aveva anche il suo medico per sostenere la salute, onde poter arrivare a più popoli e resistere maggiormente alle fatiche e anche alle prigionie, alle persecuzioni che ha incontrato.
Amare il Signore con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutta la volontà, con tutto il corpo. Che cosa bisogna fare allora? Ricordarci che tutto coopera al bene, se noi vogliamo. Le cose liete cooperano al bene incoraggiandoci, le cose tristi cooperano al bene con l’esercizio della pazienza. Cooperano al bene gli stessi peccati perché, sapendo che il Signore ci ha perdonati, lo ameremo di più, cammineremo in umiltà e cammineremo con maggior prudenza per non più cadere. Coopera al bene tutta la vita quotidiana, perché la vostra vita quotidiana è così bene organizzata che, si può dire, è un continuo omaggio, è un continuo Magnificat al Signore. Tutto può cooperare
in bene, tutto! Questa mattina, celebrando la Messa per tutti i Figli, per tutte le Figlie di San Paolo e tutti i membri della Famiglia Paolina e tutte le persone a cui siamo legati per riconoscenza, affetto e per tutti i nostri lettori e spettatori, pensavo: noi dobbiamo approfittare della Messa: «Omnia cooperantur in bonum»5. Nella Messa si dà al Signore una gloria, si dà al Signore un’adorazione, un ringraziamento che è d’infinito valore, perché parte da Gesù Cristo Figlio di Dio, e perché arriva a Dio infinito. Tutto il bene che si può fare nella nostra vita o tutto il bene che si può fare da tutti gli uomini, dai santi e dalle anime che già sono al possesso della gloria e da tutti gli angeli: tutto questo è un bene finito, è un’adorazione a Dio finita, è un ringraziamento finito, è una supplica finita. Ma la lode e il ringraziamento in quell’Ostia che si eleva, in quell’atto che Gesù ha compiuto nel Getsemani: «Non la mia ma la tua volontà»6, è superiore a tutto il bene che si può immaginare, fatto dalle creature.
Profittare delle Messe, sentire bene la Messa; profittare della comunione, dove Gesù Cristo viene poco a poco a sostituirsi alla nostra personalità, ai nostri capricci: «Vivit vero in me Christus». E questa Ostia, che ogni giorno entra nei nostri cuori, è Gesù che vuol vivere per fare di noi delle membra operanti, ma operanti sotto la sua direzione. Approfittare di tutto l’apostolato, approfittare del caldo e del freddo, di tutto, per aumentare i meriti: tutto! San Paolo ha consumato la sua vita tra le sofferenze e l’apostolato; gli rimaneva soltanto la vita, cioè chiudere la vita, ed egli alla fine ha offerto la sua vita. Egli, che voleva guadagnare da tutto il massimo merito, ha offerto la sua vita per amore.
Allora, vedere che nella nostra mente tutto sia bello, vedere che i momenti della giornata siano tutti per il Signore, vedere che non si faccia un passo senza che sia ordinato verso Dio. I nostri palpiti del cuore, tutti per Dio; che siamo veramente, totalmente e sempre di Dio. Questa è la vita paolina: l’avete abbracciata con generosità, viverla ora e viverla bene.
Avanti con coraggio, perché vi sono sempre le giornate illuminate dal sole e vi sono anche le giornate che sono un po’ nuvolose, ma approfittiamo dell’una e dell’altra circostanza per aumentare i nostri meriti. Dalle stesse tentazioni, avere un risveglio, un richiamo: il Signore è con me, «Deus in adiutorium meum intende»7, Maria, san Paolo... Tutto sia per richiamarci il pensiero di Dio!
Avanti dunque, il Signore vi benedica. Avete fatto una buona preparazione a questo giorno così lieto e santo. Questo giorno sia per voi il principio di una vita molto santa.
E una cosa da aggiungere è questa: vi ho parlato delle biblioteche; anche la vostra circolare interna ha riportato quanto fu scritto. Donandovi alle biblioteche, voi farete un progresso nuovo nell’apostolato. Invece di uno, dieci, se pure tutte potrete comprendere quello che significa; ma sì che lo comprendete, perché già so che vi hanno fatto lezioni per questo, e altre lezioni vi faranno ancora. Come si era detto, la propaganda collettiva è un progresso, così è un progresso molto più abbondante se la vostra propaganda si dirigerà non solo, ma molto, verso la costituzione delle biblioteche familiari, popolari, parrocchiali, e tutto quello che già è stato scritto e che già è stato a voi detto. Benedico questo, e vorrei dire che affido un poco a voi questo passo avanti nella propaganda, specialmente alle suore che hanno fatto la professione perpetua e stanno per avviarsi con nuovo slancio verso l’apostolato. Dev’essere un ricordo buono questo, il vostro impegno, quasi una parola d’ordine. San Paolo vi precede, san Paolo vi assiste, vi illumina e il merito sarà vostro. Riceverete il centuplo, possederete la vita eterna.
1 Omelia alle neo professe, tenuta a Roma, Santuario Regina Apostolorum, il 30 giugno 1961. Trascrizione da nastro: A6/an 128a = ac 199b. Stampato in ottavo.
2 Cf 2Ts 3,9: «…per darvi noi stessi come esempio da imitare».
3 Cf Gal 2,20: «Cristo vive in me».
4 Cf 1Cor 9,22: «Mi sono fatto tutto a tutti».
5 Cf Rm 8,28: «Tutto concorre al bene [per quelli che amano Dio]».
6 Cf Lc 22,42: «Non sia fatta la mia, ma la tua volontà».
7 Cf Sal 70,2: «O Dio vieni a salvarmi».