È utile che ci fermiamo una volta a parlare del carattere2. Il carattere non è da confondersi col temperamento, perché il temperamento è il complesso delle qualità fisiologiche, il carattere invece è il complesso delle attitudini psicologiche quali risultano da varie condizioni e vari coefficienti.
Il carattere ha particolarmente tre coefficienti, cioè tre cause che lo determinano: in primo luogo la nascita, cioè l’ereditarietà, poi l’ambiente e la volontà. In generale, il carattere si eredita in parte notevole dai genitori, ma non solamente dai genitori immediati, ma anche dagli antenati mediati. Tutti, in qualche maniera, subiscono le qualità che derivano dalla nascita, ma certamente la nascita, l’ereditarietà ha un influsso notevole nella formazione del carattere dei figli. Qualcuno lo chiama “il marchio di fabbrica”, perché è come se ognuno ricevesse una forma, uno stampo. Così generalmente anche per il fisico, ma molto più per le qualità morali che provengono in eredità.
In secondo luogo, l’ambiente3. L’ambiente in cui si è vissuto particolarmente nella fanciullezza, nella gioventù. Nessuno si sottrae totalmente all’influsso dell’ambiente esterno, secondo chi si frequenta, secondo l’educazione ricevuta in famiglia, in parrocchia, nell’ambiente scolastico e sociale. Dipende anche un po’ dalla natura. Chi è educato senza i genitori, ha sempre qualche cosa che si nota perché non fu educato dalla mamma, non fu educato in famiglia, forse perché sono mancati presto i genitori. Invece quando si è educati in famiglia, i genitori completano le qualità che sono venute dalla nascita. L’alimentazione stessa, il clima influenzano il carattere. Altro è vivere in un ambiente chiuso, in un ambiente che sia poco
sano. Un tempo sempre piuttosto umido, nuvoloso ha influsso sul carattere; invece in luoghi elevati, in luoghi pieni di sole, in ambiente di famiglia lieta, con genitori che amano realmente i figli, il carattere viene a formarsi gradatamente in altro modo, ed è sempre una grande grazia quella di aver avuto non soltanto genitori buoni, ma anche di essere cresciuti in un ambiente sano, in un ambiente lieto in cui c’era cordialità, sincerità, letizia.
Tuttavia, nonostante la nascita e l’ambiente abbiano tanta influenza sul carattere, l’uomo può educarsi con la volontà4, e cioè può, a poco a poco, togliere al suo carattere quello che non è buono, e aggiungere quello che manca. Certo, formarsi un carattere non è opera di pochi giorni, ma comporta un’educazione, un’autoeducazione e un continuo rinnegarsi e spingersi per evitare quello che è contrario e praticare sempre più quello che è conforme al buon carattere.
Il carattere ideale è detto generalmente carattere equilibrato5 quando si dà importanza a tutto: non si guarda una cosa sola, non si vedono le cose soltanto con un genere di occhiali, o occhiali verdi o occhiali scuri o occhiali chiari, ma quando c’è l’equilibrio nelle facoltà interne, e c’è l’equilibrio nelle cose esterne. I caratteri squilibrati apprezzano solo un aspetto della vita religiosa: o solo la preghiera o solo l’apostolato, o solo lo studio…6.
Caratteri equilibrati; e allora la vita sociale è facile, perché non si pesa sugli altri e d’altra parte si promuove sempre più la gioia, l’incoraggiamento, l’ottimismo, il che è grande cosa. L’equilibrio, per quanto riguarda l’interno, dipende specialmente da tre cose: da una mente serena, non influenzata da passioni o dall’uno o dall’altro, quando si pensa realmente e si hanno proprie idee, conformate ai principi del Vangelo e ai principi della vita religiosa; idee chiare. Dipende poi da una
volontà ferma, cioè un carattere, una decisione quando ci si propone una cosa, quando si riceve un ufficio, quando viene data una disposizione; ci si pensa, la si abbraccia e ci si dedica con generosità, senza fare propositi diversi ogni settimana, e non si cambia se si va con l’uno o con l’altro. Ha dei principi e una fermezza nel bene, perché poi se fosse fermezza nel male, è contro ogni carattere, perché ci sarebbe lo squilibrio.
E poi che ci sia una sensibilità delicata e un po’ fine, per cui si amano le cose belle, le cose buone, si ama l’ordine, si ama tutta la vita com’è organizzata.
Quindi hanno influsso e formano il carattere equilibrato: mente serena, fermezza di volontà e sensibilità, sentimentalità fine, delicata, rispettosa.
Caratteri invece che mancano dell’una o dell’altra parte sono sempre difficili. E questo si può conoscere prima dell’ammissione alla professione perpetua: bisognerà esaminare se la persona è fatta per una vita comune o se c’è uno squilibrio nel-la mentalità o nell’attività; se il temperamento poi ha influito troppo sul carattere, nervoso, per esempio…
Occorre allora che ognuna, per formarsi un carattere, esamini in primo luogo se stessa. L’esame è sempre il modo per scoprire il nostro io e il modo per drizzare il nostro io; scoprirlo in quello che è buono per confermarlo, e scoprirlo in quello che non è buono per correggerlo. E poi lavorarlo, questo io.
L’esame su noi stessi. Persone che sono indicate da tutte come cariche di difetti, come urtano e come vivono male in comunità… Esse non si accorgono perché manca l’esame di coscienza, e poi non si lasciano dire le cose. Conoscere noi stessi è sempre il primo punto. Quindi l’esame di coscienza e confidarsi con chi ha il coraggio di dirci cosa siamo e cosa non siamo, e indirizzare sempre meglio il carattere. È affare della vita, non è affare di un mese, di un anno; ci sarà sempre da migliorare. Per chi è attento, il giorno d’oggi non somiglia del tutto a quello di ieri, e cioè si tolgono un po’ dei difetti di ieri e si aggiunge un po’ a quel che è mancato alla giornata di ieri. Oggi si aggiungerà, si migliorerà.
Ci vuole coscienza, una coscienza diritta, una coscienza illuminata da Dio. Vi è una luce, una coscienza che alla fine
comanda e dice: “Questo va bene e lo faccio ad ogni costo, questo non va bene e non lo faccio, costi quel che costi”. Nelle cose indifferenti vi è quello che si sa dai principi di morale. Coscienza retta. In qualunque ambiente, comunque ci si trovi, c’è la rettitudine. Non domina il rispetto umano, la debolezza di piegarsi a ogni critica che viene fatta, perché magari si condanna una persona, ma chi ha carattere ha coscienza retta, dice bene al bene e male al male. E questa coscienza retta è tanto necessaria.
Poi occorre pensare che molto del carattere, oltre ad avere coscienza retta e fermezza, dipende dai modi esterni. Questi hanno influenza; moderarsi quando è necessario moderarsi, accogliere, accettare quello che è buono, non condannarlo da principio. Persone che vanno agli Esercizi spirituali, alla meditazione: “Signore, illuminatemi, disponete la mia volontà, quello che volete”. E persone invece che hanno già fatto il loro programma e il loro modo di vivere: “Tanto io sono così; quello non tocco; farò questo, quell’altro...”. In sostanza, si finisce col condurre una vita un po’ squilibrata. E quindi farsi avvertire e non stringere troppa intimità con nessuno per non prendere da quello qualunque cosa, sia bene o sia male. Vi dev’essere un carattere che procede dall’intimo della coscienza, procede dalla conoscenza di noi stessi. Quindi la moderazione e la fermezza.
Che cosa dunque dobbiamo fare per formare un carattere che sia veramente tale da soddisfare l’ambiente in cui si vive e soddisfare la persona stessa perché proceda da principi interni, non da chiacchiere o da influssi o da tendenze naturali, magari tendenze non sane? E proceda da una coscienza giusta, retta. Ha abbracciato una vita, vuole assolutamente vivere bene in essa. Se ha abbracciato la vita religiosa, vuole santificarsi in essa; se ha abbracciato la vita paolina, vuole abbracciare le Costituzioni e viverle, e vuole accettare tutto quello che è detto e quello che è compreso nella vita stessa.
Banderuole, gente senza carattere! Guardano gli altri, pensano a cosa si fa in un istituto e a quello che si fa in un altro; qual è quella spiritualità e qual è, invece, un’altra spiritualità. Persone che nella vita non camminano su una via
retta, quindi fanno della strada, camminano su vie sempre storte, e allora, dopo aver fatto tanta strada, il cammino è stato poco, cioè si è avanzato poco. Abbracciata una vita, non si tentenna più, non si ammettono dubbi, tentazioni contro quella vita. Non si va a smorzare un poco quello che dispiace, e cioè: “Qui obbedirò così e così, io poi mi faccio una vita in cui abbia meno da soffrire, in cui mi trovo più comoda”. Vivere interamente la propria vita che è poi, per noi, vivere integralmente il Vangelo, non una parte. Persone che fanno proprio quasi abitualmente soltanto la propria volontà, e si adattano alle altre cose in quanto il non adattarsi comporterebbe rimproveri o critiche o danni alla salute o altre conseguenze. Il carattere procede dall’interno. Quindi, i punti su cui riflettere, su cui formare i propositi: mente serena, principi chiari, non molte idee, non confusioni, fermezza di volontà. E poi una sensibilità, una sentimentalità fine e delicata con tutti. Scompare una suora buona, tutti la rimpiangono; scompare una suora che non piaceva, faranno i suffragi che sono di legge e non molto di più.
Esaminiamoci un poco: mente serena, principi fondamentali chiari, con le loro conseguenze. Volontà ferma: “Ho abbracciato questa vita e l’ho abbracciata ai piedi dell’altare, e per me c’è una sola via di santità, quella che ho abbracciato”. E quindi, una sensibilità, una sentimentalità per cui si capiscono i bisogni degli altri, si è servizievoli, si è buoni, si sa sempre portare un sano ottimismo. E invece ci sono persone che hanno l’istinto di vedere tutte le cose con occhiali verdi o con occhiali scuri. Andiamo, correggiamoci un po’ in questa sensibilità.
Farsi correggere è molto importante. Avere un amico sincero, non vuol dire fare certe intimità, L’amico ti dice con parole brevi e chiare: “Questo va bene, quello invece non va bene”.
«Est est, non non»7. Per questo è molto utile considerare come faceva Gesù, come trattava, come si comportava Gesù fanciullo con la mamma, con Maria. Come trattava quand’era già più adulto, quand’era falegname, a Nazaret. Che bel carattere, guadagnava tutti! Che influenza nel cercare vocazioni, allora!
Che influenza nel formarle. Pensare poi al bellissimo, santissimo carattere di Maria: con l’angelo, con san Giuseppe, con Elisabetta, con Gesù nella vita pubblica, con Gesù al calvario. Felicissimi caratteri.
Domandare al Maestro Divino, alla Maestra Maria un bel carattere: serenità di mente, fermezza di volontà, sentimentalità fine, delicata, patiens et benigna8.
1 Meditazione tenuta alla comunità di Roma il 6 luglio 1961. Trascrizione da nastro: A6/an 128b = ac 200a.
2 Cf Royo Marin Antonio, Teologia della perfezione cristiana, o.c., n. 482.
3 Cf ibid., n. 482b.
4 Cf ibid., n. 482c.
5 Cf ibid., n. 484.
6 La registrazione riporta queste parole: Uno apprezza solo quel che è in quel senso, quel che si fa in quell’altra condizione, vede solo bene in una persona, nelle altre niente: quelli sono caratteri squilibrati, come sarebbe apprezzare la vita religiosa soltanto sotto un aspetto, o di preghiera soltanto o di apostolato soltanto, oppure le parti che riguardano lo studio, che riguardano l’apostolato, che riguardano l’osservanza, la convivenza...
7 Cf Mt 5,37: «Sì, sì; no, no».
8 Paziente e benigna.