Avete cominciato bene la giornata con il Signore. Il viatico della giornata è sempre quello, e cioè la meditazione ben fatta, la Messa ben penetrata e poi la comunione. Così resta tutto buono, tutta la persona resta fornita, ha il viatico per il cammino della giornata, perché la meditazione fortifica la volontà, è ordinata a fortificare la volontà. E la comunione è ordinata a dirigere il cuore, il sentimento, le intenzioni, l’intimo: sei con Gesù. E poi la Messa che illumina il cammino. Illumina perché vi è l’introito, vi è l’oremus, l’epistola, il graduale, a volte c’è anche il credo, e poi l’offertorio. Le parti variabili sono quelle che illuminano. Per esempio, oggi, l’introito: «Dilexisti iustitiam, odisti iniquitatem»2, bellissimo introito. San Gregorio VII3 l’aveva un po’ cambiato, cioè aveva mutato la seconda parte di questo introito: «Dilexisti iustitiam et odisti iniquitatem, propterea in exilium morior: ho amato la giustizia, ho odiato il male, per questo sono esiliato e muoio in esilio» 4.
Dunque, il viatico della giornata. Sempre fornirsi bene. Mettere nella borsa tutto! La borsa è la nostra anima, è il nostro interno, il nostro intimo. Quando si deve fare un viaggio, specialmente quando è un po’ lungo, si rifornisce la borsa, perché
ci sarà bisogno di bere, di nutrirsi, mangiare. Rifornimento al mattino.
Adesso, cominciata così bene la vostra giornata, veniamo un poco a qualche cosa, secondo l’indirizzo che abbiamo ricevuto, per queste adunanze, questi raduni.
Vi è stato il corso straordinario di Esercizi, rinvigorimento dello spirito e della vita secondo le Costituzioni. Vi è questo da dire: il rinvigorimento è, in fondo, il vero amore di Dio. E noi non possiamo ancora dire aggiornamento delle Costituzioni, aggiornamento degli usi, no. Dobbiamo piuttosto noi aggiornarci, cioè uniformarci alle Costituzioni e alle abitudini che si sono andate formando nell’Istituto. Non c’è da correggere l’Istituto, c’è da correggere solo noi, e c’è da uniformare noi alle Costituzioni, agli usi e alle abitudini dell’inizio dell’Istituto. Perché non solo si conservi, ma si perfezioni. Si conservi lo spirito. E certo vi sono cose che non sono uguali nella loro forma esteriore, ma nell’intimo devono essere sempre quelle. Perché questa parola “aggiornamento” va intesa bene. L’aggiornamento per noi è ancora aggiornarsi alle Costituzioni e agli usi. Non è che il nostro Istituto abbia quattrocento anni, per cui ci sono delle cose da adattare ai tempi, eh no! Non c’è ancora questo. Adesso i Cappuccini hanno ammesso la bicicletta e alle volte anche la macchina. Prima il loro cavallo era il bastoncino e camminare... Quindi adesso, vedendo che qualche volta bisogna affrettarsi, si aggiornano un poco agli usi. Il cavallo di san Francesco5 adesso qualche volta è diventato la bicicletta.
Rinvigorire lo spirito e quindi non sono giorni soltanto di istruzione, ma sono specialmente giorni di riflessione e di preghiera. Le cose che si sono dette, si sono meditate, consigliate nel tempo del corso straordinario degli Esercizi. Man mano passeranno dall’una all’altra, da chi è stato presente a chi non è stato presente.
Entrando nell’argomento di questa mattina: Maestre, ecco, questa parola. Che abbiate a penetrarla un pochino.
Che cosa significa “Maestra” in una casa? Me l’avevano fatto osservare, e del resto era un’osservazione che, così apparentemente, aveva anche delle buone ragioni, non tutte le ragioni però, anzi mancavano delle ragioni essenziali. Chiamate Maestre le suore che hanno fatto appena la terza elementare, la quinta elementare, gente che non è ancora istruita, e quindi avrebbe bisogno piuttosto di essere scolara... E fino lì, se si tratta di scienza, siamo d’accordo su questo. Ma qui è una cosa ben diversa, la Maestra può essere Maestra in altre cose.
Vi è da distinguere sempre tra insegnante e Maestra. Vi è quella persona che fa scuola in quarta elementare, fa scuola in prima elementare: è Maestra o insegnante? È insegnante, insegna quelle materie e basta. Insegna la calligrafia, insegna la divisione, insegna la geografia, quanti sono i continenti, e insegna la storia patria…: insegnante. Maestra invece va intesa secondo quello che dice Gesù: «Uno solo è il vostro Maestro»6. E come mai può dire così? Anzi ha anche detto: «Nolite plures magistri fieri: non vogliate farvi più maestri»7. Maestro, Gesù, è l’unico Maestro in sé, e noi possiamo essere Maestri, voi potete essere Maestre in senso vero, con Gesù, dipendenti da Gesù. Gesù Maestro è tutto quello che insegna, è la verità, nessuno può essere la verità e la scienza; è tutto, non c’è niente che si sappia che non sia lui, quindi non ci può essere che un Maestro... Gli altri, tutti, anche voi se insegnate catechismo, prendete dalla Chiesa e dal Vangelo e poi fate scuola, catechismo. Diamo ciò che abbiamo ricevuto, ma non siamo la verità. Gesù poi precede con l’esempio, quindi fa una scuola tutta sua, di santità; e poi dà l’aiuto per fare ciò che ha insegnato e per credere a ciò che ha insegnato. Chi può dare la grazia in questo modo? Nessuno. La grazia è tutta partecipazione di Dio, da Dio. Anche Maria «gratia plena»8, tutta da Dio. Invece Gesù è proprio la grazia, la vita, è proprio la santità, è proprio
la verità. Quindi noi possiamo essere Maestri per partecipazione e in dipendenza da Gesù. Gesù quindi è vero Maestro. Dunque, quanto alla predicazione, egli ha insegnato, ma prima ha dato l’esempio. Non è venuto a insegnarci la scienza, supponiamo la botanica o l’aritmetica. Egli è venuto a fare, non a dirci com’è fatto il cielo, ma a insegnarci ad andare al cielo, quindi non astronomia, ma un’altra astronomia, la via per arrivare lassù. Là gli astri sono costituiti dai beati: «Stella a stella differt in claritate»9.
Gesù ha fatto scuola al presepio. Quali virtù si imparano contemplando il presepio! Maestro piccolo, Maestrino, ma della virtù più alta che si possa pensare. Che umiliazione, com’è nato, la grotta... Maestro come bambino, come fanciulletto e come artigiano, tutta la vita insomma. «Coepit facere et docere»10, prima insegnò mediante l’esempio, poi insegnò mediante la parola. Noi dobbiamo prima fare la scuola del buon esempio.
Poi Gesù ha predicato, e ha predicato bene. «Facere et docere». Ha insegnato: primo, la dottrina più alta che non era sua:
«Mea doctrina non est mea»11, e cioè io insegno la dottrina del Padre celeste, la dottrina è lui, egli è la sapienza del Padre. Ha insegnato adattandosi alle condizioni degli uomini, ha predica-to tanto, non è vero? E la sua parola doveva essere poi ripetuta dalla Chiesa. E quindi la Chiesa che cosa ci insegna? Ci insegna quello che Gesù ci ha rivelato.
E poi Gesù soprattutto è la vita, è lui il Redentore, è lui che ha riconquistato la grazia perduta dagli uomini, l’ha riconquistata per gli uomini. Era perduta da Adamo ed Eva, e nessuno sarebbe più entrato in paradiso. La grazia! Quando nasce, il bambino è anima e corpo; quando è battezzato, è anima, corpo e grazia, ossia Spirito Santo. È vita nuova. È necessario rinascere, cioè nascere un’altra volta, nascere alla vita spirituale; prima era un uomo, poi diviene un cristiano. E l’uomo è composto di anima e di corpo; il cristiano è composto di anima, corpo, e grazia, cioè Spirito Santo.
Adesso, si può dire in qualche maniera che noi ci chiamiamo Maestri e che voi vi chiamate Maestre? Certamente, se ci comportiamo come tali, cioè se seguiamo la strada che ci ha tracciata Gesù.
La Maestra dà il buon esempio. Non ha le pretese di essere riverita ma le pretese di servire perché: «Non sono venuto a farmi servire, ma sono venuto a servire»12, disse Gesù, perché è Maestro. E quando ha lavato i piedi agli apostoli, ha detto:
«Vi ho dato l’esempio»13. La Maestra è la serva di tutte, deve avere più vita interiore, ma questo lo vediamo dopo. Essere Maestra nel sopportare, perché in una buona Maestra si riflettono un po’ le pene di tutti, deve avere più pazienza di tutti. Poi l’apostolato della preghiera: dev’essere Maestra di orazione. E poi deve essere Maestra ancora per quanto insegna. E quindi gli apostolati.
La Maestra dunque, in primo luogo, deve dare l’esempio. In che cosa deve dare l’esempio? Deve dare esempio un po’ in tutto, e cioè essere sempre la prima nell’osservanza religiosa, la prima a entrare in chiesa, la prima nell’esercizio della povertà, la prima nella pazienza, nella carità, nello spirito di fede. La Maestra dev’essere quella che è la più docile alla direzione, la più pronta, quella che sostiene e anzi difende le ragioni di una disposizione o le ragioni di un cambiamento, se ci fosse bisogno. Quella che meglio studia le disposizioni che vengono dalla Casa generale, la più servizievole, all’ultimo posto. Dice Gesù: «Quanto agli uomini nei governi, quelli che comandano stanno in alto, ma voi sarete veramente grandi... cioè il vostro comando è diverso, sta nel servizio, sta proprio nel servizio. Cosicché chi vuol essere il primo, si metta all’ultimo posto14». In certe case, alle volte la Maestra finisce con l’essere sen za le confidenze delle suore. Le confidenze delle suore, senza accorgersi, si orientano verso una suora che è sempre più osservante, silenziosa, lieta, pronta a tutte le disposizioni, che sa tutti compatire e tutti aiutare, e sa ricevere una confidenza
senza chiacchierare, senza tradire un segreto. La direzione giuridica finisce con l’essere di chi porta il nome di Maestra, la direzione morale finisce con l’essere di un’altra suora. Questo capita si può dire in tutti gli Istituti e in tutte le case. Ma alle volte capita in una misura più grande e chiara.
La Maestra è sempre quella che mette la pace, sempre quella che sa dire una parola di sollievo, di conforto. È inutile dire “fate” se non facciamo noi prima: l’esempio a tutte. Allora le virtù sarebbero, se si vuol dire, le tre teologali, le quattro cardinali, e certo, in esse bisogna eccellere. Spirito di fede, fiducia e impegno. Spero il paradiso mediante la grazia di Dio, mediante le opere buone che debbo fare. Poi la carità, l’unione con Dio, quello spirito di raccoglimento: “Ma ho tanto da fare, tanto da guardare…”. Prima la Maestra deve guardare se stessa. Esami di coscienza più lunghi perché c’è anche da esaminare se fa bene la Maestra, come chi fa la propaganda, deve esaminarsi se fa bene la propaganda.
Poi ci sono le virtù dette cardinali: la prudenza! Cinque erano prudenti e cinque erano stolte. Prudenza nel parlare, nel dire, nel disporre, nel pretendere, nel comprendere le persone. Giustizia. Qualche volta anche la giustizia, non solo la povertà. Poi la fortezza, perché avrà, certo, più da soffrire. Essere nominati papi voleva dire essere candidati al martirio. Quindi chi era nominato e accettava, doveva prepararsi al martirio. E al martirio morale: più la casa è grande e più questo è martirio, se veramente una fa la Maestra. Ma se non fa la Maestra, può anche godersela, e mandare le altre a lavorare e andare a riposare e servirsi della libertà che ha in quanto alle cose, agli incarichi, agli orari che dispone secondo quello che è più comodo.
E poi ci vuole temperanza: sapersi moderare, frenarsi, frenare anche le pellicole: non si devono vedere tutte in casa! Stare a quella regola che viene da Casa Madre, da Casa generalizia. E così per tutte le altre cose che possono costituire pericolo: saper moderare e prima, moderarsi.
Poi vi sono le virtù che sono proprie del religioso, della religiosa: povertà, castità, obbedienza. Povertà: certune pensano che quando eravamo poveri, ci privavamo di questo e di
quello, non c’era il salotto, la tavola non era così imbandita… Ma adesso dobbiamo sempre regolarci secondo le necessità. Ci hanno regalato questo salotto. E potete anche venderlo! Non perché, in un certo tempo si hanno dei soldi non si pratichi più la povertà! La povertà virtù non è la povertà di necessità. Povertà virtù è sapersi moderare nel cibo, nel riposo e mantenersi nel servizio di Dio, nell’apostolato.
E così, povertà e castità: amarle tutte ugualmente le suore. Come sapete, nelle confidenze molto molto adagio. Moltissimo adagio anzi. Ma l’affetto, l’amore, la benevolenza per tutte uguale. Vi sono, alle volte, nelle case quelle suore che sono sempre adatte, pronte a obbedire, a fare quello che è più pesante. E allora è più facile che la superiora per non sentirsi dire dei no da quelle che hanno meno spirito, si rivolga sempre a quelle. Questo succede un poco. D’altra parte non si devono distribuire gli uffici a qualunque sorella, ma a chi sa farli. E tanti sacrifici a certe suore non si chiedono perché non ci arrivano, non hanno ancora la grazia, non hanno ancora la virtù... Sapere questo fa parte della prudenza della Maestra.
Quindi il buon esempio un po’ in tutto: nella parte spirituale, nella parte di studio perché si istruiscano, nella parte di apostolato e nella parte umana. Cioè tutto quello che riguarda la vita quotidiana, l’amministrazione, l’economia, il giusto comportamento in tutto, la salute, il trattamento, la disposizione della casa.
Le case all’inizio non erano fatte in quel modo solo perché c’era la necessità, cioè il bisogno di risparmio; ma si guardava soprattutto le case sotto l’aspetto morale, in modo da facilitare l’assistenza, il guadagno del tempo nel portarsi da un posto all’altro. Un certo superiore, correggendo e ricorreggendo i disegni che aveva preparato l’ingegnere, cambiando le disposizioni e facendo bene il conto, ha fatto il calcolo che in quel seminario (con trecento alunni) si poteva risparmiare nei passaggi tre quarti d’ora nella giornata per ognuno. Era più facile passare dal refettorio alla scuola, dalla scuola alla chiesa, poi allo studio... E poi attenzione alla parte morale perché sia più facile l’assistenza e non vi siano buchi di nascondimento dove a volte si nasconde il diavolo.
Obbedienza: uniformarsi a quello che è tramandato. Ma qui non è così. Quando andiamo in un posto, se si parla francese e non c’è l’italiano, bisogna parlare francese, non è vero?... Ci sono delle cose a cui bisogna adattarsi... Ma quel che tocca lo spirito, le abitudini dell’Istituto, valgono per l’Italia, per l’Oceania, per l’Australia, valgono per tutti. Perché la virtù è sempre uguale e il modo di applicarla ai casi singoli dipende dalle necessità.
Dunque, Maestra di buon esempio. In questo non potete essere tutte Maestre? Sì, tutte. Quindi, in questo Maestre, e tante invece sono insegnanti ma non sono Maestre, danno ancora cattivo esempio. Parlo di gente esterna: le maestre di scuole elementari, e più avanti, medie, ginnasio ecc.; tante volte non sono di buon esempio. Quindi manca l’essenziale per chiamarsi Maestra. Si chiamano anche professori perché professano, cioè seguono un’idea, professano quel principio. E questo vale specialmente per coloro che insegnano le scienze speculative, professano un’idea e seguono un sistema…
Poi, la Maestra dev’essere Maestra anche di istruzione: di aritmetica o di latino? No! Cose spirituali, cose spirituali! Deve ripetere tutto quello che ha imparato quand’era postulante, quand’era novizia, quand’era professa temporanea e quindi ciò che ha imparato in Casa Madre o in Casa generalizia e quello che poi ha imparato al catechismo, nelle varie conferenze, nelle istruzioni che vengono date negli Esercizi. Prendere tutte le conferenze... e ne avete da insegnare! E poi ci sono le circolari interne, ci sono, per grazia di Dio molte visite delle superiore, delle Maestre. E allora cosa si fa? È tutta scienza di santità, di apostolato e di buon ordine, cominciando dalla cura della salute, dal tenere a posto i registri… Come non sareste Maestre? Se una non ha tutte quelle qualità come può fare la Maestra? Se non ha imparato e non sa comunicarlo, non è Maestra. Avete tutto il complesso dell’insegnamento della Chiesa: i catechismi fatti nel modo giusto. Catechismo cui è sempre associata la verità: insegnamento e liturgia sempre uniti insieme. Catechismo, Bibbia e liturgia: deve dire questo.
Ma vorremmo delle spiegazioni difficili… Fate il catechi smo come Gesù, e basta! Chi è stato più adatto a parlare con i
pescatori, con i pecorai, con i bambini, con le donnicciole, con quei dodici apostoli che sovente capivano proprio a rovescio.
«Guardatevi dal lievito dei farisei»15, diceva. Ma non ci siamo portati la pasta appresso! Si guardavano: cosa vuol dire? Allora gliel’ha spiegato qual era il lievito da cui bisognava guardarsi e capivano quel che capivano, poveretti! E quando Gesù ha comandato a Giacomo e a Giovanni: «Potete bere il calice che berrò io?». Oh, possiamo! Credevano di andare a tavola e bere un bicchiere di vino buono. Parlava del calice della passione, «Calicem quidem meum bibetis»16.
Dunque se sei Maestra, devi ripetere le stesse cose e hai quindi la scienza vera, di santità e di apostolato. Non importa che non si sappia cantare e suonare l’armonium, non importa; che si sappia invece fare delle sante, studiare l’apostolato in tutte le forme, in tutto quell’ammaestramento che viene dato. Esce Il Raggio di nuovo? Un raggio, un raggio di istruzione, che illumina tutto l’apostolato specialmente di propaganda. Qualche volta parla anche dell’apostolato di redazione o di tecnica. Ma poiché va alle case, c’è specialmente l’insegnamento sulla propaganda anche per quanto riguarda il cinema, il periodico, il libro.
Ma allora, tu sei Maestra! E poi soprattutto ci sia la pietà e quindi si goda la fiducia delle suore, non una fiducia perché tutti i giorni se ne inventa una per compiacere, ma perché si rende la vita religiosa lieta. Quando si osserva bene, c’è uno spirito buono, la casa è sempre un angolo di pace, di serenità dove si arriva volentieri anche dalla propaganda, si aspetta il giorno, il momento, perché là c’è un nido di pace, di letizia, di conforto dove ci si può aprire, dire le difficoltà, dove si può chiedere una spiegazione, dove si può anche qualche volta comunicare qualche cosa di più intimo: esempio, trovo un pericolo qui o là…
La Maestra prima di tutto metta una mezz’ora in più di preghiera, perché deve pregare per lei e per le altre e quindi deve sapere disporre bene delle suore, aiutarle, ottenere le
grazie. Non siamo sicuri che esse rispondano a tutte le grazie, ma siamo sicuri che pregando il Signore dà le grazie. Se non risponderanno, sarà poi affare loro. E quando si va alla comunione portare tutte le sorelle nel cuore.
La Maestra non è fatta per abbellire le case, per cambiare i paramenti, il salotto, i quadri e un po’ tutto il resto; no! È per santificare quel gruppetto che il Signore le ha dato. Ho già detto con l’esempio, ma è Maestra anche con la preghiera. Regolare tutte le cose spirituali, che tutte facciano la pietà, che tutte si confessino ogni otto giorni, che chi viene a predicare si conformi allo spirito paolino, che non si facciano sciocchezze sotto l’aspetto spirituale nel cercare la spiritualità a destra e a sinistra, mentre c’è tutta la spiritualità del Vangelo interpretato secondo san Paolo. Ma cosa vogliono cercare? Più del Vangelo? Tutte le altre spiritualità sono parte del Vangelo. San Francesco era specialmente rigorosissimo nella parte della povertà, nell’imitare Gesù povero e nel predicare la povertà e vivere la povertà. Invece san Domenico insegnava soprattutto a predicare la dottrina, a predicare agli altri. Per questo si chiamano Padri predicatori. E così i Salesiani... Ma abbiamo tutto il Vangelo e tutte le spiritualità17. Dunque, non permettere che le suore siano trascinate fuori da qualche idea nuova, da qualche spiritualità nuova18.
1 Istruzione tenuta a Grottaferrata (RM) il 30 agosto 1961 in occasione del Corso di aggiornamento per le superiore dell’Italia Centrale. Trascrizione da nastro: A6/an 134b = ac 211b.
2 Sal 45,8: «Ami la giustizia e la malvagità detesti: Dio, il tuo Dio, ti ha consacrato con olio di letizia, a preferenza dei tuoi compagni».
3 Gregorio VII, Ildebrando di Soana (1010/1020 - 1085). Grande riformatore della Chiesa, ebbe un ruolo importante nella lotta per le investiture. Morì in esilio a Salerno, spodestato dallo stesso Enrico IV (1050-1106) e dall’antipapa Clemente III (1025/29-1100).
4 Epitaffio voluto da papa Gregorio VII sulla sua tomba. Cf Graduale Triplex, Moines de Solesmes, 1979, p.499.
5 Modo di dire che significa andare a piedi, così come faceva san Francesco d’Assisi, con il solo aiuto di un bastone per appoggiarsi e che il santo stesso considerava il proprio cavallo.
6 Cf Mt 23,10.
7 Cf Gc 3,1.
8 Cf Lc 1,28.
9 Cf 1Cor 15,41: «Ogni stella differisce dall’altra nello splendore».
10 Cf At 1,1: «Gesù fece e insegnò dagli inizi».
11 Cf Gv 7,16: «La mia dottrina non è mia».
12 Cf Mc 10,45.
13 Cf Gv 13,15.
14 Cf Mc 9,35; 10,42-44.
15 Cf Mt 16,6.
16 Cf Mt 20,23: «Il mio calice, lo berrete».
17 Cf AD, n. 159.
18 A questo punto è interrotto il nastro.