Beato Giacomo Alberione

Opera Omnia

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III. MAESTRE DI VITA PAOLINA1

 

In questo grande lavoro di formazione delle sante c’è ancora da aggiungere qualcosina, e cioè seguire le suore non con imposizioni o assistendole come delle ragazzette. Date fiducia. Tuttavia arriva sempre l’occhio della Maestra che le segue con amore e le incoraggia. La Maestra non prende troppi lavori per sé ma cerca di essere un po’ dappertutto, distribuisce il lavoro. Essere Maestre in questo. Abituare a lavorare, abituare a essere responsabili. Se la Maestra vuol fare tutto, anche se c’è da spostare il calamaio, non si formano le suore, non si sviluppa lo spirito di iniziativa, per cui restano bambine, non si formano a una responsabilità propria, mentre c’è proprio bisogno di una personalità.

Però la personalità va presa bene. La personalità qualche volta è interpretata male. “Io ho la mia personalità”, e vuol dire: “Io penso così e faccio così! Io sono fatta così!”. Eh, no! Per noi c’è una personalità sola. Noi abbiamo l’anima e il corpo. L’anima deve guidare il corpo, ma ci sia Gesù Cristo che guida l’anima e il corpo. La seconda persona della SS. Trinità è la persona che nella tua anima e nel tuo corpo, guida i pensieri, i sentimenti, i desideri, gli occhi, l’udito, la lingua, la parola. Questo concetto però non l’ho ancora visto appreso molto. L’ho già espresso in varie maniere, anche per iscritto, ma forse perché non lo capisco abbastanza io, e quindi non so spiegarlo o non so comunicarlo. Ma noi sappiamo questo: Gesù è uomo e Dio, cioè come uomo ha un’anima e un corpo, ma è il Figlio di Dio, la seconda persona della SS. Trinità che comanda al corpo e all’anima. C’è la persona del Figlio di Dio, e in noi c’è la persona umana, e cioè c’è un’anima unita al corpo. Ma ecco

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che «Vivit vero in me Christus»2, vuol dire che Gesù Cristo, la seconda persona della Trinità, vive e opera. Quella è la personalità paolina, cristiana, che non ha dei capricci: “Faccio come voglio, io ho queste idee, sono fatto così!”. Questa è una profanazione della parola personalità. La personalità è una sola per la paolina: in Cristo. Cioè la seconda persona della SS. Trinità incarnata, è Gesù Cristo: «Vivit vero in me Christus».

Seguire le suore, vedere come va la propaganda, essere informate su come si comportano. Prevedere e provvedere a certi inconvenienti, seguirle in dormitorio, in cucina, seguirle specialmente in libreria e nell’agenzia del cinema. L’occhio che arriva ma non impedisce, non si impone, non genera soggezione. Quell’occhio materno che incoraggia è come quello di Maria che guardava il suo Figlio Gesù al banco quando piallava, quando segava, quando trattava i mobili che doveva costruire per vendere. Sotto l’occhio di Maria.

Essere Maria in quest’ufficio, buone, buone, buone, che sanno che si è lì non per sorprendere in fallo, ma per incoraggiare, per insegnare quello che non sanno ancora. La Maestra deve avere un’esperienza nella virtù; è Maestra di santità. Ci può essere un pericolo e ci può essere un mezzo per progredire. E se si dà un libro perché non si può proporne un altro? Qualche volta osserva e non dice niente. Poi alla domenica farà la conferenza e dirà: “Quando vengono per un libro si può anche proporne un altro, o se non c’è, vedere come si può sostituire”. Si fanno degli esempi, la persona non resta umiliata, ma impara. Seguire le suore bene, bene, bene anche nella camerata e un po’ in tutti i luoghi. Seguirle mentre lavorano, non in ricreazione e generalmente mai riprenderle sull’atto. E poi ci insegnavano: sopra venti cose da correggere, correggetene due, o su diciotto due; le altre meno importanti si lasciano quasi sotto silenzio. Poi viene il giorno, e intanto si dà il principio: “Ricordatevi della presenza di Dio, siate fervorose”. Questo corregge indirettamente. Ma seguirle, voler loro proprio bene, Maestre di santità. Fatevi tutte sante e farete delle sante, e sarete circondate in paradiso da sante. Non ho detto di assumere tutto il lavoro.

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È una cosa di saggezza questa: formare anche le superiore, cioè della gente che non solo sappia portare il libro, ma che sappia domani essere Maestra in una casa, cioè Maestra di santità, di apostolato, capace a tenere una casa in ordine, aiutare tutte le sorelle a fare un apostolato decoroso e anche fruttuoso. Grande cosa non solo fare delle buone suore, ma preparare delle superiore all’Istituto. Quante case di più si apriranno, e quanto le case costituite miglioreranno se ci sono delle buone superiore, buone Maestre. Volete metterci adesso un’intenzione generale per questa grazia? Che ci siano delle buone Maestre nelle case. Non sostituirsi alle suore, farle operare e poi lasciare una certa libertà. Se indovinano va tutto bene, è già un’educazione. E se non indovinano? Si può dire: “Si faceva meglio così… però avresti dovuto fare...”.

In sostanza, eccita a fare, muovi a fare con il cuore pieno di amor di Dio, pieno di amore del prossimo. Eccita, ma poi lascia fare, perché esse stesse mettono a servizio di Dio la loro intelligenza. Magari sbagliano un po’ e chi è che non sbaglia? “Errando discitur: sbagliando s’impara”3 da chi ha buona volontà, perché se una volta ha sbagliato, potrà correggersi. E magari ci sono quelle che sbagliano e vogliono continuare a sbagliare. Dunque, eccita a fare, poi lascia operare e poi guida perché non si è subito capaci a fare la librerista specialmente se si è sempre state in altri uffici, o nel periodo di formazione, fra studio e noviziato. Guidare, guidare! Ma che si sappia guidare la persona non con molte parole, ma con carità, con semplicità per dire quello che è necessario e poi correggere, quando sono accaduti errori. Dunque non sostituirsi, ma lasciar operare. Questo attira la confidenza. Vedete, è una cosa più lunga, che richiede più sacrificio e più tempo. Certo verrebbe subito la voglia di dire: “Ma fa’ così” e dare un comando. Ma se si guadagna la confidenza, al principio sembra che non si faccia niente, ma si prepara il terreno, e allora anche una parola sola che cade in un terreno buono, produce il trenta, il sessanta, il cento per uno. Non abbiano quindi il bisogno di andarsi a confidare col prete tale o con altre perso-

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ne. Le confidenze rimangano in casa per quanto è possibile, e anzi bisogna evitare che comincino le loro confidenze con il tale, con il tal altro. E allora la vita comune non è più così bene amata. In questo modo le cose serie vanno giudicate e risolte da chi non appartiene alla casa, all’Istituto, e sovente sono sante persone. Ma dall’essere sante persone, anche religiose, a essere sante paoline c’è diversità, e i consigli saranno veramente adatti quando, in generale, le confidenze si fanno in casa. Anzi, quando si avverte che queste confidenze diventano abusi, ci sarà anche da richiamare.

Dalla Maestra dipende tanto lo sviluppo della casa. Penso e rifletto sempre su questo: si sono mandate suore a iniziare l’Istituto in Giappone, Brasile, Stati Uniti, Filippine e poi in tante altre regioni. Alle volte, della Maestra scelta, si sarebbe detto che non aveva facoltà e qualità speciali, neppure studi speciali. Era una suora buona che non appariva, ma era una suora di pietà e di umiltà. E dove sono andate, come hanno sviluppato l’Istituto in quelle regioni, e come continua a fiorire l’Istituto in quelle regioni. La scelta della persona è stata indovinata. E non importa e non importava allora che non ci fossero certe belle qualità esterne, ma c’era l’umiltà, la pietà e c’era l’amore all’Istituto. Hanno sofferto, hanno dovuto tante volte superare ostacoli che sembravano insormontabili, ma il Signore ha mandato gli aiuti, la sua grazia per la loro umiltà. Vedete come si sviluppa bene il Giappone! Faccio questo esempio perché qui non vi è chi abbia da impressionarsi. Potrei portare l’esempio del Brasile, di altre regioni. L’umiltà, la pietà, la fedeltà a tutto, accettando con mani giunte davanti al SS.mo Sacramento una disposizione, una circolare letta e non giudicata ma letta davanti a Gesù: che io l’accetti, che mi dia la grazia di metterla in pratica per me e per applicarla alle altre. Questa sì che diviene Maestra circondata da alunne. La Mazzarello4 non sapeva ancora scrivere il suo nome quando don Bosco l’ha messa a capo, è diventata Maestra delle professoresse. Quanti sono gli

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Istituti femminili salesiani che hanno collegi, scuole, scuole magistrali, scuole liceali! Quando c’è l’umiltà e l’intimità con il Maestro Divino che insegna tutto e indica tutte le vie, si verseranno anche lacrime, perché uno si sente insufficiente, ma le cose vengono fuori. Dopo tre anni arrivano lettere alla Prima Maestra: “Ci prolunghi ancora di un altro triennio questa Maestra!”. Ma più di quello che si può fare all’esterno, anche per motivi secondari, i frutti: «Ex fructibus cognoscetis eos: dai frutti le conoscerete»5. Conoscerete come hanno operato e come il Signore è con loro. Semplici, umili, pie, soprattutto attaccatissime, devotissime della direzione.

Per questo migliorare la pietà che è il terzo punto. Non l’ho sviluppato ancora abbastanza questa mattina perché era passato il tempo. Vedere che le orazioni del mattino e della sera si dicano bene. Vedere al sabato, se sono a casa, di leggere insieme il messalino per l’indomani e capirlo bene. Sia migliorata quindi la Messa. Vedere di migliorare anche il sacramento della confessione, non solo che sia praticato tutte le settimane, ma spiegarne anche la preparazione e come l’esame di coscienza per una religiosa vada esteso a certi punti che riguardano l’osservanza delle Costituzioni. C’è la tentazione di voler cercare la santità nei libri vari e quanti ne vengono suggeriti da Tizio, Caio e Sempronio, e si vorrebbe fare tutto. Seguite le Costituzioni che vi fanno sante, però interpretatele come le interpreta la circolare interna, oppure come vengono interpretate nelle conferenze che per grazia di Dio vi vengono comunicate. Questa è anche una grande grazia: potere sentire lì, all’apparecchio, quello che è detto, sembra ancora la viva voce di chi insegna.

E migliorare anche il canto dove si può, istruire su come fare la visita, qualche volta dirigerla, qualche volta dirigere la meditazione. Invece molte altre volte lasciare seguire i libri già indicati e sciogliere le obiezioni. Per esempio: non posso raccogliermi. E allora? Il frutto della meditazione è di rafforzare i propositi. Di’ dei rosari e ti rafforzi se sei distratta. Fate dire dei rosari, il rosario porta molta grazia.

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Dobbiamo poi dire che il secondo ufficio della Maestra è di essere Maestra di apostolato oltre che di santità. Partire bene allora, intendere l’apostolato per insegnarlo. Ci sono due comandamenti, e poiché le Costituzioni sono il Vangelo applicato, i due comandamenti sono così tradotti: il primo è tradotto nel primo articolo e il secondo comandamento è tradotto nel secondo articolo. Primo articolo: perfezionarsi. Primo comandamento: perfezionare vuol dire amare Dio con tutta la mente, con tutto il cuore e con tutte le forze. Quindi Maestre di santità. Poi il secondo comandamento simile al primo: amare il prossimo tuo come te stesso. Il secondo comandamento, in sostanza, è il Vangelo riassunto, adattato e applicato alla vita di un Istituto. Amore al prossimo: amare il prossimo come noi stessi.

Come si fa? Portare agli altri il bene con l’apostolato, il bene che abbiamo noi. Poiché vogliamo il paradiso, vogliamo che loro imparino la via del paradiso, e poiché siete persone consacrate, volere che quelle persone che sono chiamate alla consacrazione entrino nell’Istituto. Amare come amiamo noi stessi: ama il prossimo tuo come te stesso, fare agli altri quello che vorresti fosse fatto a te. Se tu fossi ignorante nelle cose di fede, nelle cose che riguardano la vita pratica, sarebbe una benedizione che trovassi uno che ti fa la carità di istruirti. Ecco, farlo agli altri.

Allora il dottore della legge che voleva prendere Gesù in parola, ha cominciato a dire: amare il prossimo come me stesso, ma chi è il mio prossimo? Fingeva di non capire. Chi è il mio prossimo? È tanto semplice rispondere. Ma Gesù glielo fece capire. E come? Attraverso la parabola6. Un uomo partito da Gerusalemme andava verso Gerico. Per la strada incontrò i ladri i quali lo assalirono, lo ferirono, lo derubarono e lo lasciarono mezzo morto. Passò un sacerdote ebreo. Diede uno sguardo: gli è andata male. Va avanti. Passa un levita, lo stesso. Invece passa un samaritano, i samaritani erano disprezzati dai farisei come gente cattiva, come gente che era esclusa dalla comunità, cioè dalle pratiche, specialmente dalle pratiche delle tradizioni. Passa costui, vede il povero ferito, discende dalla sua cavalcatura, si avvicina, tasta il polso, vede

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che era ancora caldo, che respirava ancora, e allora ne lava le ferite e le medica con olio, come si usava allora. E poi, quando l’altro è ben rinvenuto, lo mette sulla cavalcatura al suo posto, conduce la cavalcatura per la cavezza e lo porta all’albergo più vicino. Lo consegna all’oste perché ne abbia cura, gli dia un letto, lo nutra e ne curi le piaghe e poi, dopo aver pagato, aggiunge: “Se al ritorno mi dirai che hai speso più di quanto ti ho dato, ecco, ti rimborserò”. E l’altro stette a sentire, ma Gesù gli fece la domanda: “Ma dimmi un po’, chi è stato prossimo al ferito?”. Allora l’altro capì: “Chi gli ha usato misericordia”. E Gesù dice: «Vade et fac similiter, va’ e fa’ come ti ho insegnato. Fa’ nello stesso modo che ha fatto questo samaritano [...]7».

Propriamente il vantaggio spirituale alle anime si ottiene quando c’è pietà in noi, quando c’è vita interiore in noi. Perciò l’anima dell’apostolato. Avete molte volte diffuso questo libro8, che viene sempre ristampato, anzi ho visto pochi giorni fa che stavano di nuovo riprendendo la stampa perché viene molto diffuso. L’anima di ogni apostolato è la vita interiore, si fa del bene nella misura in cui si è santi. Il Signore ha detto:

«Andate, predicate e insegnate a fare ciò che ho detto a voi». Dunque la missione ufficiale della predicazione è data agli apostoli e ai sacerdoti. Le suore sono associate come il catechista è associato al parroco. C’è la parola orale, l’insegnamento della Chiesa, com’è stato nei primissimi tempi quando raccontavano e parlavano di quello che c’era nel Vangelo. Ma il nostro unico apostolato è quello di seguire l’ordine di Gesù: «Andate e fate mie discepole le nazioni»9, cioè predicate.

Vi sono i mezzi tecnici audiovisivi, non solamente i mezzi delle cose che devo fare, la parola, ma ci sono anche i mezzi tecnici i quali senza l’anima non possono operare efficacemente. Allora ecco la stampa, il mezzo audiovisivo che fa vedere,

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la pellicola o lo schermo, quindi la trasmissione radio, la trasmissione televisiva e possono anche esserci altri mezzi che il progresso potrà proporci.

La parola parlata, in generale, è la più efficace ma la parola scritta e stampata ha un effetto più largo, immensamente più largo. Se si scrive tutto un numero di Famiglia Cristiana e poi se ne stampano un milione di copie, ecco quanto è più largo l’apostolato, perché viene moltiplicato con i mezzi tecnici che sono appunto le macchine compositrici, stampatrici, legatrici, brossuratrici. Perciò abbiamo scelto una via più larga, una via per cui si può arrivare a un numero molto maggiore di persone. L’apostolato poi ha sempre tre parti, cioè la redazione, la tecnica e la diffusione. Che cosa occorre? Occorre che quelli che hanno studiato scrivano e si occupino della redazione, eccetto quelle persone che devono compiere certi uffici, devono fare scuola in casa. Ma avviene anche che tante volte si hanno delusioni. Una delle delusioni è questa: una volta che hanno studiato non vogliono più scrivere perché diffidano di sé, cioè a loro sembra di non dire abbastanza bene, di non sostenere la concorrenza rispetto ad altri scrittori. Perciò stentano proprio ad accettare questo ufficio, ma bisogna che ognuno che ha i talenti li metta in pratica, li usi. È chiaro? Che li usi.

Poiché noi usiamo i mezzi tecnici, la Congregazione potrà sempre sussistere. Oggi si trasmette per esempio con la radio e domani potranno esserci altri mezzi per far sentire quello che dobbiamo comunicare alle anime. La filmina serve, il disco serve. E sono mezzi che possiamo adoperare. Quindi adoperare i mezzi visivi secondo le esigenze del tempo; e di conseguenza cosa abbiamo? Abbiamo che moltiplicandosi le copie, faremo del bene a un numero più o meno vasto di persone. Moltiplicare le copie del periodico è proprio una grande carità, perché è un atto di carità che si fa a una persona o a un’altra. Se hai una pentola piccola per fare la minestra per i poveri, ne avrai per cinque, sei, sette persone. Ma puoi avere un grande pentolone e puoi fare la minestra per cento. Se il periodico invece di cento copie ne ha mille, se invece di mille ne ha diecimila, se si aggiunge uno zero fai centomila… Non è la carità a poche persone, ma a molte. Diffusione la più larga possibile,

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perché una volta che si ha la diffusione larga, che cosa si fa? Si fa questo, si riesce a fare del bene a più anime. Vi è un parroco che ha poche donne in chiesa per ascoltarlo, e un altro che ha la chiesa piena, ecco la diversità. Perciò la Congregazione potrà vivere sempre, perché se domani il mezzo migliore non sarà più la pellicola, verranno altri mezzi. La Congregazione può prendere altri mezzi audiovisivi. Perciò nelle Costituzioni c’è scritto che i superiori devono sempre vigilare affinché non avvenga di abbracciare una nuova iniziativa senza molta riflessione: hanno l’incarico di esaminare, sentire, parlare e poi potranno dare una disposizione.

Come si arriverà allo zelo per la salvezza delle anime? Educare alla carità. Per sé il governare è già atto di carità, è il tenere le persone lontane dal male e condurle alle vive fonti della grazia: i sacramenti, la Messa, la comunione… Allora bisogna educare alla carità. Come si fa a educare alla carità? Prima spiegare bene cosa sia la carità e come si applichi la carità: carità di pensieri, di sentimenti, di parole, di azioni. Poi far sentire che l’amore del prossimo nasce dall’amore di Dio: amare Dio in sé e amare le opere sue, tra cui l’uomo. Ecco l’opera di Dio in quanto è opera di Dio, in quanto è a immagine e somiglianza di Dio. È un maggiore esercizio di carità. Ma vedete che questi fanciulli hanno dodici anni e già si bisticciano, e quante volte c’è anche la mancanza di carità negli istituti di formazione religiosa. Essere severi: quanta mancanza di carità, mancanza di rispetto verso le persone, anche nelle parole! E insegnare a giudicare in bene e poi educare alla carità, a sopportarsi vicendevolmente, a parlare sempre in modo costruttivo, esemplare. Questo è l’amore al prossimo: educare alla carità. Essere esigenti riguardo al comportamento sulla carità. Leggere quello che significa la carità e leggere la spiegazione delle sette opere di misericordia corporale e delle sette opere di misericordia spirituale. E poi ci sono ancora altre opere che non sono elencate.

Eccitare l’amore a Dio e nello stesso tempo l’amore al prossimo; far pregare per tutti, far pregare per i peccatori che si convertano, per gli eretici che tornino alla Chiesa, far pregare perché i cristiani siano più fedeli e frequentino la Chiesa

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e i sacramenti. Pregare secondo le intenzioni di Gesù nell’immolarsi sugli altari. Allora si farà un progresso. Quando c’è questa carità, questo amore interno, facilmente si arriva alle opere di carità. Quindi dall’amore a Dio all’amore al prossimo. Chi diverrà allora più dedita all’apostolato? Colei che scrive perché dimostra la carità. Chi ama il Signore, scriverà, chi ama il Signore farà bene la parte tecnica e chi ama il Signore farà bene la parte di diffusione.

Ora questa mattina può bastare. Del resto questo educare alla carità è spiegato in molti libri: carità interna, carità esterna; interna di pensieri, di sentimenti, carità esterna di parole e di opere. Vedere l’apostolato come l’osservanza perfetta del secondo comandamento; l’osservanza della vita religiosa è frutto del primo articolo. Il primo articolo è frutto di questa carità interna.

E poi dobbiamo venire alla pratica: come esercitare questo apostolato che in modo speciale vi interessa, cioè la diffusione. Sento che vi siete date molto generosamente alla diffusione. Ora la grazia da chiedere è che la propaganda divenga razionale. Si è passati da una propaganda da casa alla propaganda di casa in casa. Prima la propaganda era da casa. Per esempio, nel 1921, le biblioteche si costituivano da casa. Questa carità ha poi fatto un passo con la propaganda capillare. Poi si è suggerita la propaganda collettiva. Ma andando avanti ci sarà la propaganda razionale, più ragionata; ma naturalmente ci occorrerà un po’ di tempo. Non che finora non si sia fatto niente di propaganda razionale. Anzi, in molte parti già qualcosa si è fatto, ma può essere fatto molto di più. Da Roma, il Centro indica, ma poi la Maestra è quella che riceve e comunica alle Figlie.

Parliamo di questo, se piacerà al Signore, nel pomeriggio. Ora prendetevi un po’ di riposo, avete tempo per parlare tra di voi e parlare con la Prima Maestra. Si fanno tre giorni? Due? Avete tempo per ricavare tante cose. Vedere che sia meglio assicurata la salute delle suore. Vedere di arrivare più profondamente nella società. L’organizzazione razionale a Roma già si era promossa o almeno iniziata, tuttavia c’è bisogno proprio che nei prossimi sei mesi si arrivi a questa propaganda razio-

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nale. Penso che in sei mesi si arriverà cominciando quello che sarà possibile e poi man mano si arriverà a quello che per adesso non sembra ancora raggiungibile.

Tuttavia in questo la Maestra dovrà essere Maestra. I fini e cioè i compiti della Maestra sono sempre quelli indicati dalle quattro ruote: parte spirituale, poi parte di studio, di istruzione, e poi parte di apostolato e parte di vita umana che poi è l’amministrazione, la salute, il buon tratto… In sostanza la parte umana: quarta ruota. E su questo carro che ha quattro ruote, si porta il Vangelo.

Quanto avete fatto in questo tempo lo sappiamo. Se possiamo arrivare a operare più con la testa che non con i piedi, camminando un po’ di più per ottenere non solo lo stesso risultato, ma anche un maggior risultato. Non siamo l’Istituto che fa di più in Italia come diffusione, anche se il numero delle persone destinate alla diffusione è molto forte. Tra librai e libreriste, incaricate del cinema e propagandiste c’è un bel numero che si dedica a questo. Preghiamo che il Signore ci illumini.

Ogni Maestra metta l’intenzione di essere molto illuminata e che anzitutto venga scritto quello che piace al Signore, il meglio. Traduzioni scelte, libri scelti, scelte le cose che si mettono sui giornali, sui periodici. Mettere sempre l’intenzione al mattino nella Messa. Questa grazia la domando due volte al giorno. Gesù Maestro, per intercessione di san Paolo apostolo, che le nostre edizioni siano tutte per l’edificazione. Ogni edizione per l’edificazione. Come ho detto, sempre nella Messa, al memento dei morti, metto le anime che possono essere in purgatorio per causa della stampa o come scrittori o come lettori o come propagandisti. E di quelle che possono essere in purgatorio per avere assistito a certe pellicole, quelle che hanno prodotto le pellicole, e così quelle che sentono volontariamente programmi radio non sempre edificanti, quelle che trasmettono, e così per la televisione. E quelle che vengono scandalizzate per mezzo di figure, di pitture, di fotografie, di canzoni che si cantano, di dischi che si diffondono, anche di filmine. Pregare perché il Signore dia la grazia a noi di compiere tutta la sua volontà per quanto riguarda l’apostolato.

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1 Istruzione tenuta a Verona l’8 agosto 1961 in occasione del Corso di aggiornamento per le superiore dell’Italia Nord-Est. Trascrizione da nastro: A6/an 132a = ac 207. L’audiocassetta riporta il titolo: “Maestre di spirito e di apostolato”.

2 Cf Gal 2,20.

3 Proverbio popolare.

4 Santa Maria Domenica Mazzarello (1837-1881) cofondatrice, insieme a san Giovanni Bosco, dell’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice (salesiane) per l’educazione delle ragazze povere.

5 Cf Mt 7,20.

6 Lc 10,25-37.

7 Nel passaggio del nastro al lato B si sono perdute alcune parole della registrazione.

8 Cf Chautard Jean Baptiste (1858-1935), L’anima di ogni apostolato, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo (MI), 2013, VII edizione. Fin dal 1937 Don Alberione si ispirava ad esso.

9 Cf Mt 28,19-20.