Beato Giacomo Alberione

Opera Omnia

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II. MAESTRE DI SPIRITO E DI APOSTOLATO1

 

[...] di far passare il frutto del corso straordinario di Esercizi che vi è stato ad Ariccia, questo frutto si estenda e arrivi a tutte le persone, a tutti i membri dell’Istituto, comprese le medesime aspiranti. Allora, lo Spirito Santo ha comunicato molta luce, questa luce viene trasmessa alle assenti da parte di coloro che vi hanno preso parte. Lo scopo era proprio di rinvigorire lo spirito, di migliorare l’apostolato e di far fare un passo avanti all’apostolato.

In questa prima meditazione, o meglio in questo primo nostro trattenimento, dobbiamo chiedere al Divin Maestro la grazia che le Maestre si conformino al Divin Maestro, ecco tutto. Perché lo rappresentano, non è vero? Allora ne devono avere i pensieri, i sentimenti, la pietà, lo spirito, la bontà, l’umiltà, la fede, la premura verso le sorelle, il buon esempio e tutto quello che viene riassunto. Il Maestro divino è tale che si può chiamare il Maestro unico. Ma ce ne sono tanti di maestri. Però egli è Maestro unico perché non è solo un insegnante, ma è Maestro. C’è grande diversità tra l’insegnante e il Maestro. Il Maestro Gesù possiede ed è la scienza stessa. Egli precede tutti nella via della santità con l’esempio e comunica la grazia, la forza perché quello che ha predicato e quello che ha insegnato venga attuato. Sì, Maestre conformate al Divin Maestro. Bisogna sempre ricordarsi di questo.

Ci dicevano: ma perché dare il titolo di Maestre a chi sta a capo di una casa? E alle volte non sono molto istruite e non hanno fatto studi particolari, tante volte solo le elementari.

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Qualcuna non aveva fatto neanche tutte le elementari. E allora è un errore? Chiamarle madri si capisce, chiamarle Maestre non lo si capisce. Ma questo è perché veniva inteso insufficientemente. Gesù dice che è il Maestro unico. È Maestro unico perché era la scienza, ma anche perché dava il buon esempio, prima faceva e poi insegnava, e poi dava la grazia. E chi può dare la grazia se non Dio solo? Allora, Maestro unico. Cioè Gesù riassume in sé tutto quello che richiede, tutte le condizioni che si possono esigere per un Maestro: «Io sono la Via, la Verità e la Vita»2. La Maestra dev’essere così: via, verità e vita per le sue figliuole, per quelle persone che sono con lei, che lei deve precedere e alle quali deve comunicare.

Primo, dev’essere la via. Ma prima di dire questo, è necessario ricordare ciò che dev’essere la conclusione: sempre bisogna proporsi un fine e poi ordinare i mezzi al fine. Riguardo all’ufficio, all’impegno della Maestra, il fine è proprio questo: che faccia la parte spirituale, santifichi le suore. Questo è il suo grande impegno. E sia Maestra di spirito e Maestra di apostolato. Potete esserlo tutte, ecco perché il titolo di Maestre.

La Maestra ha, in primo luogo, la cura delle persone. Nelle persone, certo, la cura della salute, ma in primo luogo dello spirito. E se non compie questo ufficio, è meglio che lasci l’ufficio. Le suore sono venute per farsi sante e allora è una delusione se non si ottiene questo. E poi esercita l’apostolato per attuare il secondo fine delle Costituzioni. E se non dirige l’apostolato? Se lascia l’apostolato a parte sarebbe una delusione e una mancanza per il suo ufficio. La possono chiamare cento volte Maestra dalla mattina alla sera fino a consumare il nome, ma non lo è, non lo è! E questo anche se sta a capo tavola, anche se tutte la ossequiano e protestano affetto.

Dunque quando è che si diventa realmente Maestre? Diventate realmente Maestre quando potete dire: “Io sono la via, se tutte fanno come faccio io la famiglia va bene, la casa va bene, l’Istituto va bene, la provincia e le singole case vanno bene”. Allora deve precedere con l’esempio perché la scuola principale della religiosa è di dare l’esempio se è Maestra, e

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di prenderlo se è discepola cioè se è un membro dell’Istituto. Allora quale esempio? Può dare l’esempio di pietà. La Maestra faccia almeno mezz’ora di più3 delle altre di Visita. La prima ora è per ordinare se stessa, come tutte le altre. Ma poiché ha la responsabilità di persone, bisogna che preghi di più per avere anche i lumi per le altre, per capirle, per sentire le loro difficoltà, i loro desideri, ciò che a loro manca, ciò che già hanno, come interpretarle, come sostenere l’una o l’altra. Ci sarà sempre chi resiste, certo. Non vuol dire che ogni scolara e quindi ogni discepola sia perfetta. In quanto è già Maestra di pietà, sarà la prima a pregare, quella che sta più raccolta, quella che ha uno spirito più elevato di intimità con Gesù, quella che poi osserva esattamente le Costituzioni, le penetra, le spiega; Maestra di Costituzioni, di esempio. Le conosce più di tutte, e sa citarle senza fare discorsi.

Come non può poi tenere la conferenzina4? E prende gli articoli, li commenta come ha sentito nel noviziato... Là c’era la Maestra delle novizie, adesso sei Maestra delle professe, e alle professe sempre si ripetono le stesse cose perché noi non cambiamo la vita quando abbiamo fatto professione, continuiamo a fare quella vita e a mettere in pratica quello che abbiamo appreso. Per grazia di Dio, nell’Istituto, avete una bella, santissima pratica, e cioè questa: dopo l’anno di noviziato vi è la professione temporanea per alcuni anni, e prima della professione perpetua si fa come un secondo noviziato che è tanto utile. E questo non è per voi ma per spiegare meglio il pensiero: facevamo due anni di noviziato ai discepoli e da settembre prossimo ne faremo due anche per gli studenti, per gli aspiranti al sacerdozio. Perché il primo anno è piuttosto un avviamento, ma nel secondo anno si fa meglio il noviziato proprio perché c’è la preparazione immediata alla professione perpetua.

Non sarebbe Maestra se ella non osservasse perfettamente

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la vita religiosa: sta agli orari, è primo esempio di osservanza e quindi incoraggia tutte, perché tutte stiano agli orari e cerca di seguirle in casa, in libreria o in propaganda o all’agenzia del cinema. Quindi ovunque ella si mostra premurosa e si comporta come vuole che le altre si comportino. Dire: “Fate” è una parola, ma occorre insegnare senza dirlo! Non caricare di avvisi, ma bisogna che l’avviso sia dato. Con che cosa? Viene dato a tavola con il buon comportamento, con il discorso; viene dato in camerata; viene dato nella ricreazione. La presenza, l’essere semplice con le suore, comportandosi bene... è Maestra! E bisogna che noi arrossiamo quando diciamo delle cose alle altre che poi non abbiamo fatto, poiché si potrebbe dire: «Medice, cura te ipsum: medico cura te stesso»5. Qualche volta dobbiamo umiliarci, allora la nostra confessione diventa più dolorosa. La nostra confessione come Maestri ha un altro timbro perché sempre, oltre al lavoro spirituale, ci devono essere i doveri della superiora e la cura dello spirito delle suore: le consiglio, le incoraggio, le aiuto e le precedo; e poi le precedo nell’apostolato, ma questo dopo. Quindi Maestra di santità, perché Maestra con l’esempio.

Secondo, Maestra perché insegna anche la via della santità. Ho detto che non occorre molta scienza, ma quando uno sa ciò che deve sapere e deve insegnare, è sapiente, perché se un medico non sa cantare, o non sa dare consigli come un legale, oppure non sa amministrare, non sa fare il ministro, questo non importa. Quando si va dal medico, si va perché conosce la medicina, la chirurgia, e se sa quello, è a posto. Ora la Maestra deve insegnare a vivere la vita religiosa. Quindi abbia le Costituzioni in mano e le faccia passare una volta all’anno. Ci sono trecentosessantacinque giorni e cinquantadue settimane. Si può quindi far passare ogni anno tutto il libro delle Costituzioni facendo la spiegazione di dieci, dodici articoli ogni domenica, ogni settimana. Ci sono poi alcuni articoli che si mettono in pratica raramente, come quelli sul Capitolo generale o provinciale. E allora questi si leggono o si spiegano quando arriva l’anno in cui occorre praticarli.

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Ripete quello che ha imparato e lo commenta con le circolari della Prima Maestra, con le circolari interne. Lo applica perché c’è una specie di Direttorio nell’Istituto6, il Direttorio però non è ancora fatto regolare. La prima stesura che c’è stata da parte della Società San Paolo è servita e per allora era ben fatta, preparata dal Maestro Giaccardo7. Ma l’Istituto non era ancora del tutto sviluppato, quindi certe cose era inutile dirle e non si potevano dire. Ma le circolari interne che possono riguardare le cose spirituali, l’andamento degli studi, l’andamento dell’apostolato, questo è il Direttorio per adesso, perché è il commento delle Costituzioni. Commento che è originale in quanto questa volta quello che viene scritto è suggerito da una circostanza, da un indirizzo da dare, oppure da uno sbaglio per cui ci vuole un richiamo. In ogni modo è un vero Direttorio. Quindi Costituzioni alla mano, circolari ben legate insieme magari con un indice analitico. E al tempo opportuno richiamare questo, richiamare quell’altro; questo può essere stato detto l’anno scorso, quell’altro è stato detto due anni fa. E poi qualche volta si può anche desumere dalle conferenze e dalle prediche che ricevete. In sostanza, Maestra di santità anche con la parola.

E si porta sempre l’esempio di Gesù, leggere il Vangelo, dire qualche cosa sulle beatitudini, sul dovere che sarebbe il primo precetto: «Amerai Dio con tutta la mente, con tutto il cuore, con tutte le forze e il prossimo come te stesso»8. Qui c’è tanto. Non pretenda di fare dei ragionamenti filosofici, dalla Maestra non ci si aspetta quello, neppure dei ragionamenti teologici; non ci si aspetta quello, ci si aspetta la scienza della santità. E poiché nelle circolari risulta anche un complesso di insegnamenti ascetici o mistici, si possono esporre nella semplicità. Quanto meno ragionamento c’è, tanto più si è efficaci.

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Perché? Perché la Maestra dice solamente quello che sperimenta lei. Il vescovo, mons. Re, che ha assistito all’infanzia dell’Istituto, insisterebbe su questo. Molti non danno questi avvisi e sono arrivati perfino a non leggere ciò che io scrivo, ma sbagliano. Poiché non lo fanno, arrivano anche a non dare la circolare mandata. Predicare quello che devono predicare e comunicare quello che io comunico con le circolari o altre lettere. Le giovani guardano ciò che fa la Maestra. Dunque Maestre di santità, di spirito, con il buon esempio e con l’istruzione spirituale.

Terzo, la Maestra dev’essere vita, non solo via e verità con l’istruzione, ma vita. Ho detto che si deve pregare di più. La Maestra ha sempre delle grazie speciali, le grazie d’ufficio. Se utilizza queste grazie, porta sempre nel proprio cuore tutte le sue figliuole. Brutto termine quello di superiore e suddite, si è fratelli e sorelle. Tuttavia non c’è altra forma di esprimersi e di farsi capire che usando queste parole. Ma deve sovrastare la carità. Dunque vita, preghiera per tutti, esempio di pietà e preghiera proprio perché si aiuti quella persona. Se la si vuole correggere, prima si prepara la correzione davanti a Gesù. Se si vuole poi istruire, alla domenica, fare il catechismo, tenere una conferenzina seguendo la traccia, seguendo ciò che è venuto da Casa Madre, dalla Casa generalizia. Ma prima pregare perché si possa dire in forma buona, perché venga accettato e le suore abbiano la forza di seguire. La grazia è per credere e per accogliere gli insegnamenti morali. Per questo bisogna amare. Certo, la Maestra non deve mettersi nel banco, ma deve mettersi a tavolino perché sia più facile la comunicazione, per farsi sentire. Però deve considerarsi più sorella e più madre che non superiora e deve amare tanto, tanto, tanto le suore e amarle senza distinguere l’una dall’altra. Quando si fanno tutte le confidenze a una, le altre si lasciano un po’ in disparte. Quando una sorella è la privilegiata e l’altra invece è meno considerata, se questa è già scoraggiata, quello è l’ultimo colpo che le si dà. Si scoraggia davvero e quindi troverà più difficoltà a rialzarsi. Amarle tutte, conoscere lo stato di salute, i bisogni che hanno, i bisogni fisici e poi saperle accogliere dopo che hanno faticato. Che trovino in casa la letizia, un’accoglienza materna

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in modo tale che il partire poi da casa per ritornare all’ufficio della libreria o dell’agenzia, o della propaganda costi un po’ di sacrificio in quanto in casa si sta bene. E tuttavia non si può godere solamente il bene nostro, bisogna che lo partecipiamo agli altri e perciò, ecco l’apostolato. Formare un ambiente pieno di letizia e di carità. Prima condizione della carità, «caritas patiens est», seconda «benigna est»9. Quindi compatire molto, aiutare molto, non pretendere che le sorelle siano perfette, tanto più se hanno fatto appena la vestizione, oppure sono alla prima professione.

Si deve dare un aiuto più abbondante perché devono ancora provare se le loro forze sono sufficienti e devono confermarsi, rafforzarsi: non pretendere il perfetto. Pretendere ciò che non facciamo noi, è sempre un po’ ridicolo perché le suore si accorgono e d’altra parte non è efficace, perché seguono molto più l’esempio che non le parole che diciamo. Amarle tanto, tanto e amarle specialmente nello spirito.

Dunque la Maestra delle Figlie di San Paolo in ogni casa porta giustamente il titolo di Maestra e ogni volta che la chiamano: “Lo sono davvero? Do il buon esempio? Ho dato o do l’istruzione morale, spirituale, ascetica, religiosa con l’interpretazione degli articoli delle Costituzioni, con le circolari? E con quei libri di ascetica che si sono studiati nel noviziato?”. Perché non bisogna cercare tante novità. Bisogna vivere tutto quello che si è imparato nel noviziato. Basta per farsi santi, basta per fare delle sante! Ti proponi di fare delle santine in quella casa, un nidino di sante, di conservare il nido caldo per la pietà, non un nido freddo, non con l’atmosfera pesante che a volte si va creando… E poi le suore aspettano: quanto tempo sta ancora questa superiora? Mancano ancora cinque mesi allo scadere del triennio, mancano ancora tre... E allora ci possono essere anche delle belle cose in casa, si potrà anche dar da mangiare abbondantemente e non trovare i cuori contenti. E invece si possono chiedere dei sacrifici fino quasi all’eroismo, e se sono liete, li fanno spontaneamente. Il peso che portano:

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«Iugum meum suave est, et onus meum leve»10, onus meum leve, il peso è leggero, eppure è un peso.

Quindi se la Maestra non gode della fiducia, faccia l’esame di coscienza. Se vede che le suore sono distaccate e sentono sempre il bisogno di parlare tra di loro, faccia un po’ di esame di coscienza. Maestra di pietà e di apostolato. Che si tengano le case a posto, e cioè che la Maestra guardi l’ordine in casa. Ma che si occupi in primo luogo di abbellire la casa, non tanto di andare in un posto, spendere, aggiustare, ma che la casa presenti delle santine che nei tre anni abbiano progredito in santità.

Maestra di santità! Che cos’è la casa esterna? Nel presepio ci stava la santità. A Nazaret una bottega di falegname con dei mezzi ancora rudimentali, anche per piallare e lavorare, e la casa si riduceva a che cosa? A una stanza un po’ divisa, dove tutti lavoravano e abitava la santità. Case che sono alle volte più sante, più progredite e c’è più povertà. A volte si entra in casa e non sembra una casa paolina, che lusso! C’è da vergognarsi, non da allietarsi. Ma sono progredite, sono progredite!11. Certo, la casa dev’essere pulita, linda, adatta alla salute. Devono esserci il numero di finestre necessarie e i mobili necessari, ma quando vedo questa ricercatezza: povera nostra povertà! Ma è per l’Istituto! L’Istituto dev’essere povero. Adesso in qualche luogo si va sbagliando, deviando ma non sempre. Ma l’esempio è come una macchia d’olio che si allarga facilmente...

In questa prima parte abbiamo parlato della Maestra di spirito; in un’altra meditazione parleremo della Maestra che dev’essere Maestra di apostolato. E allora la cura, una cura intelligente, una cura semplice. La suora paolina dev’essere sempre semplice nella sua pietà, svelta nelle cose. Adesso c’è la mania dei problemi: questa ha un problema, quella ne ha un altro. E quando si sente: “Che problema hai?”. Si creano i problemi anche quando non ci sono. Adesso c’è l’ossessione dei problemi. Da qualche tempo si legge di psicologia, di psichiatria, di psicanalisi, e si va da un medico e se non c’è un male,

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se lo fanno dire... Ma diventiamo folli? C’è questo bisogno, c’è quella tentazione... mettila in mano alla Madonna, di’ che preghi un po’ di più. La Madonna si prende quella figliola in braccio e fa come la mamma: quando c’è molto fango, il bambino si sporcherebbe, è piccolino e allora se lo prende in braccio, fa dei passi lunghi e poi depone il bambino di là. E così si saltano i problemi. Ma questa è una mania che viene adesso, come la definisce il nostro vicario. Se non hanno le difficoltà gliele creiamo a questa gente. Si smetta questo. Forse presso di voi non ci sarà ancora, ma si va introducendo. Se invece metti un po’ più di pietà, incoraggi in letizia, tante cose si superano da sé. Si erano entusiasmate per l’apostolato… e allora un diavolo ne caccia un altro. O meglio, un santo ne chiama un altro, cioè la pietà chiama la santità e chiama la virtù.

Allora vediamo di formarci un po’ in questo. Quando la Maestra prega fa due lavori, quando si riposa in Dio fa un doppio lavoro: il primo perché si unisce a Dio, e questo lavoro interiore è il primo dei lavori. Il secondo perché diviene utile alle altre. Quando c’è poi il vero amore di Dio, cioè che essa è unita a Dio, parla soprannaturalmente. E quei ragionamenti umani, quel vedere le cose sotto l’aspetto umano, quel giudicare le circolari o le cose che vengono dal Centro, può essere conformato alla fede o può essere invece interpretato non secondo la fede, ma secondo un modo di pensare umano. Quando c’è questo spirito della superiora, quante buone cose introduce nei discorsi. «Si quis loquitur, quasi sermone Dei: parla con lo spirito di Dio»12 anche nelle cose comuni: è accaduto questo incidente, c’è stato questo inconveniente, questo sbaglio, oppure c’è questo mezzo, questo progresso… Quando c’è sempre la luce soprannaturale che viene a illuminare tutto, allora ecco che lo spirito si diffonde senza tanti avvisi, tante insistenze. Sono persuaso di questo, perché non lo dico solamente io, che la difficoltà maggiore dei superiori sia proprio quella di trovare le superiore, i superiori. Quando c’è la superiora che trascina per lo spirito, state sicuri che anche se non è oggi, domani la casa progredirà. Ma se manca quello, anche se cambia una

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suora o un’altra, a che cosa serve? Bisogna che cambiamo noi stesse. Tante volte è così. Ci sono dei casi in cui bisogna proprio fare dei cambi, ma prima bisogna domandarsi: “Io ho già fatto tutto quello che potevo? Ho preceduto, ho dato l’esempio, ho insistito, incoraggiato, ho usato delle sante astuzie per evitare quel pericolo, per darle13...”.

[...] perché le sue parole, i suoi esempi, il suo comparire così umile e nello stesso tempo pronto, generoso, lascia un’impressione, un buon profumo che è il profumo di Gesù Cristo. E nasce tante volte nel cuore l’ispirazione: “Se io fossi così!”. E quindi è forse la prima voce di Dio, la prima voce che chiama, il Signore che chiama. Ma voi cercate già di fare queste cose e le continuate sempre meglio.

Adesso poi dovrei fare una conversazione più lunga: com’è la pratica dei voti, della povertà; com’è la pratica del fervore nell’amor di Dio che è poi il sostegno della castità, perché ci si astiene dal male per innestarsi in Gesù; e come si pratica l’obbedienza, e come nella casa tutto si ispira all’amore al Centro per abbracciare tutto quello che viene di là, seguire le iniziative... Già lo fate con una certa abbondanza, tuttavia delle imperfezioni ce ne saranno ancora, e per questo togliamo ciò che può essere manchevole e mettiamo ciò che si può mettere.

Adesso sospendiamo?...14 Ah, intervallo!

E cosa avete da dire? Sentiamo un po’... Siete venute per ascoltare.

15È difficile fare le superiore? È sempre difficile. E oggi ci sono più difficoltà ma ci sono più mezzi. Il Signore, la provvidenza, provvede sempre anche a quello. Certo, ci sono più difficoltà, anzi c’è il cinema, la radio, la stampa cattiva, la televisione e poi ci sono tutte queste organizzazioni comuniste e la difficoltà che proviene anche dalla diffusione del protestantesimo. Lo chiamiamo protestantesimo, ma in sostanza ci sono varie sette che di protestantesimo alle volte hanno poco, hanno altri errori. Certamente ci sono più difficoltà, ma ci sono anche

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più mezzi, e i mezzi per voi sono tanti: avete, per grazia di Dio, una vocazione bellissima. Con la vocazione c’è la grazia. Poi avete avuto una formazione veramente buona che dovete vivere. E poi avete una continua comunicazione con il Centro, con la Prima Maestra e con chi sta al Centro e guida da una parte o dall’altra. Tenere lo spirito paolino è già una garanzia di buon cammino, e guardare che in questo non ci siano sbandamenti di spirito. Quindi Maestra di spirito paolino. Diceva don Fede-rico16 che alla Congregazione dei religiosi arrivano tante cose, tante domande di persone che vogliono mettersi a capo di un gruppo, di una spiritualità... che poi non è secondo la Chiesa. Oppure dopo un po’ di tempo non resistono perché non ci sono i segni di vocazione per poter iniziare una Congregazione.

Tengano lo spirito paolino, lo spirito francescano, lo spirito domenicano, lo spirito salesiano e ignaziano: sono una quindicina di spiritualità che predominano. Ma tutto quello è monco, è tutto meno del paolino. Perché? Perché noi abbiamo lo spirito cristiano, cioè direttamente Gesù Cristo come interpretato da san Paolo. Le altre spiritualità prendono una parte del Vangelo o un’altra, ma voi che l’avete intero, il Vangelo integro, come lo leggete, lo meditate e come lo diffondete... Specialmente le giovani, non si lascino condurre dal confessore tale, dal predicatore tale, dal libro tale... Adesso c’è tanta voglia di leggere molti libri. Si capisce che se si diffondono tanti libri, si ha anche voglia di leggerli qualche volta, ma noi scegliamo un po’ libri di ascetica, della collana di ascetica. Si rifletta un po’ su tutto perché si deve dare a tutti: ci sarà il salesiano, ci sarà il domenicano, ci sarà il terziario francescano, il terziario salesiano…

Tenersi integralmente allo spirito paolino e tutte le altre cose si sentano come istruzione. Non è che andando a una predica la suora deve prendere tutto; se si spiegano i doveri dei

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genitori, la suora cos’ha da prendere? Se è superiora, se è Maestra, l’obbligo di curarsi delle figlie, e se è figlia, l’obbligo di ascoltare la Madre, cioè la Maestra. Lo spirito è poi quello lì. Ma noi dobbiamo prendere ciò che è utile, ciò che qualche volta serve per istruzione, che si deve ricordare perché si ripete in vari casi e altre volte invece per rafforzare lo spirito nostro: servirà per altri, ma non deve disorientare lo spirito nostro.

Se non siamo bene uniti, cosa succede? Succede poi che si attraversa il mare, e non è che si buttino in mare tutti i difetti che c’erano e che non ci sono più. Cosa avviene? Lontane, magari, sentendo meno il contatto con chi guida si dice: “Qui è tutto diverso!”. È tutto diverso? Da Adamo all’uomo che vive adesso, siamo sempre gli stessi. Finora, quante migliaia di anni sono passati, sempre lo stesso. Cioè le nostre debolezze, la nostra ignoranza in cose spirituali, i doveri che abbiamo, i mezzi che abbiamo... Camminare, camminare nello spirito. Fondersi anche, non si facciano distinzioni fra meridionali e settentrionali o insulari, cioè quelli delle isole, perché se ci fossero queste distinzioni, si introduce un cattivo principio. Se non sappiamo fonderci noi italiani e fonderci bene spiritualmente, ricavando dal meridionale il buono che ha… e là c’è san Tommaso, c’è sant’Alfonso17 e ci sono tanti santi, e qui ci sono tanti santi: prendere il buono dagli uni e dagli altri. Negli uni e negli altri ci sono degli inconvenienti, ma se non sappiamo fonderci noi, quando si arriva in una terra lontana, come si potrà conservare lo spirito? D’altra parte saper prendere tutto, uniformarsi a quello a cui bisogna uniformarsi, supponiamo nella lingua, nel vitto. E dare quel che abbiamo noi e che loro non hanno, andiamo a portare quello che non hanno. Quindi un poco di attenzione a questo: fondersi bene e abituarsi un po’ a tutti i caratteri. Anche noi però dobbiamo correggere il nostro carattere. Adesso prendete un po’ di riposo e dopo continueremo, secondo l’orario che avete fatto.

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1 Istruzione tenuta a Verona l’8 agosto 1961 in occasione del Corso di aggiornamento per le superiore dell’Italia Nord-Est. Trascrizione da nastro: A6/an 131b = ac 206. Non sono registrate le prime parole.

2 Cf Gv 14,6.

3 Cf Alberione Giacomo, Alle Figlie di San Paolo 1960 [FSP60], Figlie di San Paolo Casa generalizia, Roma 2016, p. 326.

4 Ogni domenica la Maestra di gruppo o la superiora della casa teneva la conferenza alla comunità sulla vita religiosa prendendo spunto dalla parola della liturgia domenicale e adattandola alle necessità del gruppo. Al pomeriggio era prevista un’ora di catechismo.

5 Cf Lc 4,23.

 6 Dopo il corso di Esercizi di venti giorni (Ariccia, 15 maggio - 5 giugno 1961), Maestra Nazarena fu incaricata di redigere un nuovo Direttorio come spiegazione al testo delle Costituzioni del 1953. Il testo è senza data ma è così titolato: Spiegazione delle Costituzioni - Direttorio (Abbozzo). Di questo Direttorio, esistono in archivio due esemplari: uno dattiloscritto e l’altro ciclostilato (cf ArchSt FSP).

7 Giaccardo Timoteo, Direttorio delle Costituzioni della Pia Società San Paolo – Pagine scelte, Edizioni Centro di Spiritualità Paolina, Roma 2000.

8 Cf Mc 12,30-31.

9 Cf 1Cor 13,4.

10 Cf Mt 11,30: «Il mio giogo è dolce e il mio peso leggero».

11 Detto con ironia.

12 Cf 1Pt 4,11: «Chi parla, lo faccia con parole di Dio».

13 Nel passaggio dal lato A al lato B si sono perdute delle parole.

14 A questo punto subentra un dialogo con l’assemblea.

15 Il Primo Maestro risponde alla domanda di Maestra Assunta Bassi: “È difficile fare la superiora?”.

16 Muzzarelli Federico, don Vincenzo M. (1909-1956), sacerdote della Società San Paolo, procuratore presso la Santa Sede, consultore della Sacra Congregazione dei Religiosi, fedele collaboratore di Don Alberione, insegnante di morale e di diritto canonico, latinista. Aiutò per la stesura delle Costituzione degli Istituti delle Famiglia Paolina. Cf Barbero Giuseppe, Il sacerdote Giacomo Alberione un uomo un’idea, Società San Paolo, Roma 1991, pp. 766-767.

17 Sant’Alfonso Maria de’ Liguori (1696-1787), vescovo, fondatore della Congregazione del Santissimo Redentore, dottore della Chiesa.