Sono giorni in cui faticate un po’ di più, ma saranno giorni che devono produrre molto frutto, e d’altra parte, poiché c’è tanta buona volontà, il seme cade su un buon terreno, buono e ottimo, e può portare il frutto del trenta, del sessanta e cento per uno2.
Ora, la Maestra è Maestra di spirito, è Maestra di vita religiosa. L’abbiamo considerato ieri3. Poi, Maestra di apostolato. Se c’è questo, si ha la paolina perfetta. E se la Maestra conduce le sue figliuole, le sue religiose a esercitarsi, a seguire, a praticare e a vivere questi due articoli4, fa completamente il suo ufficio. Se viene a mancare una cosa, allora non si ha più la vera paolina; se invece c’è l’una e l’altra cosa, cioè l’osservanza del primo e del secondo articolo, allora si ha la paolina. Se la Maestra vive i due primi articoli e se li fa vivere, è Maestra completa.
Ora, abbiamo già parlato della prima parte, veniamo alla seconda: Maestre di apostolato. Maestra di apostolato per una ragione: se le figlie non fanno apostolato, fanno delle fantasie e vengono i pettegolezzi. La casa si riempie di chiacchiere. Si guardano gli altri, si giudicano le persone che magari sono in casa o più facilmente le persone estranee, e allora c’è il vuoto, la vita religiosa è tutta una panna montata, non vi è la sostanza. La vita paolina sta proprio nel vivere di spirito e di apostolato.
Ho già detto che, se non si potrà fare l’apostolato, proprio quello di azione, si farà almeno l’apostolato di orazione, con il buon esempio, in casa... Vi sono suore che non possono fare azione diretta, ma fanno le calze e le fanno per servire quelle che andranno in propaganda; tengono la pulizia...; oggi chi non può più facilmente muoversi e andare in propaganda, può anche costituire qualche biblioteca. Dopo la preghiera, la sofferenza e l’offerta della vita, indirizzata sempre alla santificazione dei membri e all’apostolato, quello che si può ancora fare è l’apostolato del buon esempio.
Apostolato perciò della vita interiore, della sofferenza, della preghiera, del buon esempio, della parola spicciola: sono cinque apostolati che sono possibili anche in punto di morte. E bisogna farli. Allora insegnare, fare proprio scuola, affinché le suore non si sentano inutili. Alle volte sono nel momento in cui possono aiutare di più e si scoraggiano perché non possono fare quello che una volta era loro possibile.
Che cos’è dunque l’apostolato? Apostolato è parola che si usa molto facilmente, ma non sempre è usata bene. Propriamente apostoli sono i Dodici che Gesù ha scelto, ai quali ha dato la missione di riferire ciò che avrebbero veduto, ciò che avrebbero sentito. Perché apostolo vuol dire teste, testimone. I Dodici dovevano stare con Gesù, sentire quello che insegnava per ripeterlo, predicarlo, e dire quello che aveva fatto Gesù, com’era vissuto, i miracoli che aveva operato, la sua vita pubblica, la sua vita dolorosa, la sua vita gloriosa, la risurrezione… Testimoni.
Apostolato poi nel senso generale è tutto quello che si fa per le anime e per la gloria di Dio. Per la gloria di Dio promuovere quello che è contenuto nei tre primi punti del Padre nostro: Sia santificato il nome di Dio, il che vuol dire promuovere il culto; secondo, che venga il regno di Dio, e cioè la Chiesa che si estenda, che il regno di Dio entri in ogni anima; e terzo, che si faccia la volontà di Dio, si osservino i comandamenti e i consigli evangelici.
La gloria di Dio la promuoviamo anche con le nostre edizioni, perché dobbiamo parlare di Dio, di Gesù Cristo, della Chiesa, della grazia, dei sacramenti, del paradiso soprattutto. E con il paradiso anche degli altri novissimi.
Il programma della suora è proprio questo: «Da mihi animas et cetera tolle»5: rinunzio a tutto, ma voglio aiutare, guadagnare le anime. Quando si dice: “uniformare la vita alle Costituzioni”6, vuol dire appunto l’osservanza delle regole, degli articoli e particolarmente quello che riguarda la santificazione, l’apostolato. Cercare le anime, portare aiuto alle anime. Siete proprio nella posizione felice, perché potreste essere suore, supponiamo, per le opere caritative. Ho visto anche ad Alba nella Mostra7 indicate le varie opere caritative a cui si dedicano, ad esempio, le Suore di San Giuseppe8 e le Suore di Carità9. Tutto prezioso questo. Le Suore di San Giuseppe sono però divise in varie sezioni e non fanno proprio una istituzione unica, si chiamano tutte di San Giuseppe, ma poi ogni gruppo è indipendente dall’altro. Sono sessantaduemila... Anche in Italia hanno diverse Case generalizie, quindi sono unite di spirito, non giuridicamente.
Queste opere, che riguardano l’insegnamento nella scuola, oppure che riguardano Istituti di beneficenza, gli ospedali… sono tutte opere preziose, ma per voi il Signore ha riservato altro. Non invidiare quelle che hanno scuola, e non invidiare le suore dedicate alla carità fisica, materiale, agli ospedali, per esempio ma vedere cosa portare alle anime. Portare che cosa? Gesù Cristo, Gesù Cristo che è via, verità e vita. Portare quindi lui che è verità, portare le cose che riguardano la fede; portare
lui che è via e quindi portare l’ascetica e la morale; portare lui che è vita, portare tutta la liturgia, tutto quello che riguarda la preghiera, la meditazione, i sacramenti… Bisogna portare Gesù Cristo. Portarlo insieme al sacerdote. Come il sacerdote sta in una parrocchia e ha le catechiste che alle volte fanno più di lui ma ricevono da lui, dal parroco del luogo, la direzione.
I mezzi per dare queste cose santissime, per dare la fede, la morale, la liturgia, quali sono? La fede è necessaria: chi crede si salva, chi non crede si danna. La morale: se vuoi entrare in paradiso, osserva i comandamenti: «Si vis ad vitam ingredi, serva mandata»10. E poi la preghiera è assolutamente necessaria: chi prega si salva e chi non prega si danna. La preghiera è il battesimo, la preghiera è la confessione, la comunione e gli altri sacramenti. Questa è la preghiera liturgica, che ha il centro nella Messa, da cui vengono, come da fonte, gli altri sacramenti. E poi la preghiera individuale, sociale, la preghiera della Chiesa.
Per dare tutto questo, quali mezzi abbiamo? Redazione, tecnica, propaganda.
La redazione corrisponde allo scrivere. In generale fare in modo che nella Congregazione le persone più inclinate siano applicate allo studio. E questo si fa non solamente perché c’è la redazione da fare, ma perché si devono preparare le insegnanti, le Maestre di noviziato e poi chi nella Congregazione ha gli incarichi maggiori. Ma tendere alla redazione. Se la redazione è come il fine, se è uno dei fini della scuola, allora lo studio vale qualche cosa, perché solamente radunare il materiale, non basta. Quando si fa la casa, si portano i mattoni, si porta la calce, si porta il ferro, si portano le travi, la porta, la finestra e tutto quello che occorre… Ma se si mettono in cortile e non si usano, non servono a niente. Così chi studia solo per sapere. Adesso si tratta di costruire. Il sapere è radunare questo materiale e metterlo a disposizione. Quale materiale? È la teologia dogmatica, la teologia morale, la Sacra Scrittura, il diritto canonico, la storia ecclesiastica, e le altre materie di contorno. Ma se dopo non si adoperano è come se le porte, le finestre, la
calce, vengono messe in cortile e si rovinano. Se non costruiamo con il materiale che si è accumulato, diventiamo le persone più inutili. Ma se si costruisce, si possono fare delle bellissime case, dove molte persone potranno alloggiare bene. Quindi lo studio va sempre ordinato all’apostolato in maniera tale che ci siano già insieme insegnamento ed esempi pratici. E si faccia. Quando mai si insegnano le regole di latino e poi non si fa fare l’esercizio pratico, per provare a tradurre? E quindi quando mai si fa studiare e non si fa provare a ripetere, a scrivere, a spiegare? Allora scuola e vita, cioè tutto lo studio ordinato alla vita, alla redazione. E quando, alle volte, sanno troppo, non vogliono più scrivere, perché sono sempre titubanti, hanno sempre più paura di non dire abbastanza bene, e allora divengono predicatori che tacciono. Sono nella condizione più infelice che vi sia nell’Istituto. Infatti, anche la spedizioniera quando ha imparato bene e si applica, è utilissima all’Istituto e così l’autista quando si mette a disposizione.
Le forze sono consacrate a Dio ma attraverso la Congregazione. La professione si fa nelle mani della superiora generale: mi metto nelle sue mani perché mi usi. E allora questo è chiaro, le forze devono essere usate badando alle condizioni di salute, di intelligenza e alle capacità dell’una e dell’altra. Così ci si deve lasciare adoperare docilmente. “Questo non mi piace!... L’altro non lo permette! Questo non è abbastanza!...”. E si disdegna ciò che è umile perché sembra che i superiori non abbiano abbastanza stima e riguardo delle attitudini. Redazione! E tante volte le sorelle che studiano meno, sono quelle che umilmente si dedicano ancora di più, e sono benedette da Dio.
E poi l’apostolato tecnico. L’apostolato tecnico, in generale è fin troppo abbondante perché a volte vi è una tendenza, anche se tra voi finora non è eccessiva, a sovrabbondare. Questo si manifesta in qualche posto ma qui non c’è da correggere. C’è di più nella Società San Paolo. Per voi ci sarà da correggere in altri campi.
Poi, la propaganda, questa è la vostra parte principale. Perché si scrive? Per portarlo alle anime; perché si stampa? Per portarlo alle anime; perché si fa la pellicola? Per insegnare qualche cosa. L’insegnamento può essere duplice: quello che
serve soltanto a tenere lontano il peccato, e quello che invece può servire alla parte positiva, cioè a portare il bene. Tante pellicole si distribuiscono perché sono sane, adattate a tutti in generale; così non si andranno a vedere pellicole cattive. Si fa già una gran cosa quando si evita il peccato. È già una grossa missione. E d’altra parte quando si evita il peccato, non si evita solamente il peccato ma si fa anche un po’ di bene.
Poi vi è la parte positiva, quando non si scrive solamente una novella o un romanzo, ma si scrive qualche cosa che riguarda la fede, la morale e i costumi e che porta l’utile, e può essere «Quidquid bonum, quidquid pulchrum»11, come dice san Paolo. Tutto ciò che è buono; per esempio sulla rivista si può insegnare anche la cucina, insegnare a tenere il giardino e l’orto, insegnare l’arte e quello che riguarda l’eleganza in una maniera moderata, cristiana, giusta12. Perché, come dice san Paolo, «Quidquid pulchrum». Poi anche quello che serve al giusto sollievo. Ora poi che si lavora sempre meno, il tempo libero diventa sempre più abbondante e bisogna pensare a qualche occupazione perché non si adoperi il tempo libero per il male.
La propaganda è quindi il punto che ora dobbiamo guardare. La propaganda, l’avete fatta con molto sacrificio e ci sono anche i segni esteriori della generosità con cui si è fatta fin da principio quando la propaganda era capillare, cioè casa per casa. Poi siete passate alla collettiva, visitando, per esempio, un collegio o una scuola. Ora il terzo punto: la propaganda razionale. Se si seguirà bene, nel primo anno la diffusione si avvantaggerà forse già di un terzo; nel secondo di due terzi, e poi nel terzo anno sarà raddoppiata. Ma... adoperare più la testa che i piedi, ragionare di più che non moltiplicare i passi. Certo, i passi ci vogliono sempre, ma operare in maniera più razionale. E che cosa significa questo? È parola un po’ complicata, ma in sostanza si riassume in questo: propaganda razionale.
Propaganda razionale che adesso è diventata possibile. Perché abbiamo aspettato fino adesso a parlarne? Perché non avevamo ancora una produzione sufficiente. Ma adesso con tremilaseicento o tremilasettecento titoli oltre ai periodici, si può arrivare alla propaganda razionale, perché c’è il servizio per tutte le categorie di persone, servizio religioso per tutte le anime.
Parlando così in generale, propaganda razionale vuole dire conoscere quello che si ha. Ma come si fa a tenere a memoria tremilaseicento o tremilasettecento titoli? Certamente non li tengo tutti a memoria. Ma almeno conoscere le collane, cosa abbiamo d’ascetica, cosa abbiamo di pastorale, quanti volumi ci sono… I volumi saranno sedici ma si saprà qualche cosa dai titoli, si saprà, almeno in generale, che la pastorale ha tre punti che comprendono l’insegnamento, i catechismi-predicazione, che vanno sempre uniti, e il “magisterium”, cioè il magistero. Vi è d’altra parte, il governo delle anime, cioè l’ufficio che ha il pastore, il vescovo, il parroco di guidare la diocesi, la parrocchia. Si chiama “regimen”13 e quindi comprende anche la morale. E poi vi è l’altra parte che è la comunicazione della grazia, l’ufficio di distribuzione della grazia, quindi tutto ciò che è preghiera, tutto ciò che è liturgia. Questo si conosce in generale.
Ora, se viene un parroco, più o meno si sa quello di cui ha bisogno: quello che riguarda la predicazione e i catechismi, quello che riguarda la condotta, la guida di una diocesi, di una parrocchia, la morale dei cristiani, in sostanza; e quello che riguarda il “ministerium”, il ministero del prete, cioè confessare, celebrare la Messa, dare gli altri sacramenti. E poi la preghiera individuale, la preghiera della Chiesa; in questi testi il prete trova tutto compreso. Si sa, non c’è bisogno di sapere tutto ma sarebbe meglio, e vi sono delle persone che hanno una memoria molto felice. Se è felice tanto meglio, ma in sostanza sapere quello che si ha.
E poi ci sarà una collana che riguarda la pedagogia, oppure la psicologia, e non si potranno tenere a memoria i cen-
totrenta volumi o centocinquanta. Quanti sono14? Certamente non si terranno a memoria, però si sa che in quei volumi vi è tutto quello che riguarda la parte psicologica, cioè il senso naturale dell’uomo: le inclinazioni, il carattere… e si sa almeno che questi titoli sono elencati nel catalogo. E poi vi è una certa divisione: c’è la psicologia del bambino, del giovinetto, dell’adulto, della fidanzata, dell’uomo maturo, del vecchio e delle varie categorie di persone. Più o meno per qualunque bisogno c’è la sua medicina. La farmacista tiene a memoria le medicine, e le mette bene nelle scansie e le divide. Così la libreria sarà bene ordinata e organizzata. E si potranno anche tenere vari cataloghi per tutte le materie per facilitare la ricerca anche senza andare nella scansia a tirar fuori i libri.
Come va l’apostolato, come progredite? A me ha fatto molta impressione, per cui ricordo quello che mi diceva una Maestra: “Noi a tavola parliamo sempre di apostolato, dei libri che sono arrivati, di quello che dicono; dove siamo state, chi ci ha accolto bene e chi ci ha accolto male, se qualcuno ci ha chiesto qualcosa che non avevamo, come l’abbiamo sostituito. È come un rendiconto del lavoro fatto, come una luce, un indirizzo per il futuro”. Questi sono discorsi santi. Se la Maestra dirige la conversazione, che bella cosa fa. Non che vada lì a fare solo la lettura o a trattenere sempre su cose spirituali. Interessare le singole, vuol dire incoraggiarle, illuminarle, allietarle, e allora sentono che la Maestra prende somma parte a tutta la loro fatica, al loro lavoro. E d’altra parte può dare un indirizzo, prendere precauzioni per certi casi, capire meglio, tanto più se sono da istruire le suore appena uscite dal noviziato. Dunque, prima bisogna sapere che cosa abbiamo. Questo in ordine alla propaganda.
Secondo, organizzazione razionale. L’organizzazione razionale dell’apostolato è tra le cose più importanti. Vi è chi tiene le parti principali, diciamo chi tiene in mano le fila dell’apostolato, dalla Prima Maestra, che è ben rappresentata da Maestra Assunta, a tutto l’ufficio che fa capo a Maestra Assunta, bene organizzato. È più utile passare un’ora in quell’ufficio
che forse passare due ore qui in una conferenza. Si viene a conoscere come tutto procede, come si arriva a tutto quello che è attualmente possibile, a quanto è necessario: i rendiconti, le annotazioni, le difficoltà che si sentono o che vengono risolte e quelle che non possono ancora essere risolte. Passare un’ora ma con la spiegazione. Quanto giova questo. Anch’io qualche mese fa ho imparato quello che si fa in pratica, è un lavoro preziosissimo.
Il vostro tesoro, quanto all’apostolato, è proprio la propaganda. E allora, se dall’alto tutto è organizzato bene, tutte sono ben guidate. Naturalmente il Centro dev’essere più rifornito di personale capace, ma si rifornisce in quanto è possibile. Mancano sempre le persone. E bisogna provvedere appunto perché progrediate, perché manca sempre qualche cosa, perché facciate qualcosa di nuovo. Quindi sentiamo sempre di essere ancora insufficienti, e ci teniamo nell’umiltà. Ma tante volte questo indica proprio che c’è il progresso.
Io ho scritto anni fa una guida per la visita alle case15: quali sono le notizie da ricavare, da dare, da chiedere, quali i suggerimenti in maniera che la cosa sia completa, e che alla fine della visita ci sia una relazione da tenere in archivio, specialmente per le visite principali e per le visite che si fanno come prescrivono le Costituzioni. Per quanto riguarda la Società San Paolo, me le faccio portare e poi le cataloghiamo affinché chi torna a fare queste visite, prima di arrivare là, legga la relazione dell’ultima visita, ciò che andava bene, ciò che era da migliorare. Così la visita successiva è molto più utile. La parte dell’apostolato, in quell’elencazione di domande ha la sua importanza: prima c’è la parte spirituale, poi c’è la parte di apostolato, la parte di studio, la parte umana. La parte di apostolato ha un certo sviluppo, dipende se è una casa dove c’è la redazione, oppure c’è solo la tecnica, oppure c’è soltanto la diffusione.
Se si è arrivati alla propaganda collettiva, adesso bisogna aggiungere propaganda razionale. Le suore si devono istruire
perché non si può semplicemente dire: “Riempitevi la borsa e partite”. Che cos’è questo, non è proprio quello che vuole il Signore da noi. Prima bisogna guardare quello che si ha, poi bisogna badare per chi è e a chi si dà. Il rifornire la borsa sia guidato dalla Maestra che prima sente quello che dicono le propagandiste. Al ritorno senta com’è andata e non chieda subito, quando vengono a casa: “Quanti soldi hai fatto?”. Anzi, questa dev’essere l’ultima domanda. È meglio che qualcuna, la principale propagandista, raccolga e consegni e magari metta tutto insieme per non distinguere chi ha fatto più soldi o meno. Ciò che importa è sapere se hanno fatto bene, se ritornano contente, se è mancato loro qualche cosa; come stanno di salute, quali sono stati i pericoli che hanno incontrato [...]16.
1 Istruzione tenuta a Grottaferrata (RM) il 25 settembre 1961 in occasione del Corso di aggiornamento per le superiore dell’Italia del Sud. Trascrizione da nastro: A6/an 139a = ac 218a.
2 Cf Mc 4,20.
3 Non è stata ritrovata questa istruzione. Forse non registrata o cancellata, ma il tema è comunque trattato negli altri tre convegni
4 Si intendono i primi due articoli delle Costituzioni.
5 Cf Gen 14,21: «Da mihi animas, caetera tolle: dammi le persone e prendi per te la roba». Questo versetto richiama il motto usato da san Giovanni Bosco (1815-1888) per indicare la mistica del suo apostolato: «O Signore, datemi anime e prendetevi tutte le altre cose».
6 Cf FSP-SdC, p. 53.
7 Nei giorni 10-17 settembre 1961 ad Alba si svolse una settimana vocazionale in onore del 50° di sacerdozio di Mons. Carlo Stoppa, vescovo di quella diocesi. Le Figlie di San Paolo contribuirono anche con una mostra vocazionale realizzata in collaborazione con le suore Apostoline.
8 L’Istituto delle Suore di San Giuseppe è stato fondato nel 1650 dal Gesuita Jean-Pierre Médaille (1610-1669). Dalla primitiva Congregazione, nel tempo si sono originati numerosi Istituti autonomi. Il 15 giugno 1966 veniva approvato lo Statuto della Federazione Italiana delle Suore di San Giuseppe.
9 La Compagnia delle Figlie della Carità, dette comunemente Suore di Carità, è una società di vita apostolica fondata a Parigi nel 1633 da san Vincenzo de’ Paoli (1581-1660) e da santa Luisa de Marillac (1591-1660). Il carisma specifico è quello di amare e servire Gesù Cristo incarnato nella persona dei poveri.
10 Cf Mt 19,17: «Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti».
11 Cf Fil 4,8: «Quello che è vero, quello che è nobile, quello che è giusto, quello che è puro, quello che è amabile, quello che è onorato, ciò che è virtù e ciò che merita lode, questo sia oggetto dei vostri pensieri».
12 Riferimento al settimanale femminile Così, diretto dalle Figlie di San Paolo la cui pubblicazione iniziò nel dicembre 1955 e terminò nel 1966.
13 “Regimen”: termine latino che significa “governo”.
14 Maestra Assunta risponde: centocinquantasei.
15 Alberione Giacomo, Le visite alle case, in SP, 10-12, 1955; RA,11-12, 1955. Stampato in CVV 222.
16 Terminato il lato A del nastro, non si è continuata la registrazione. Il lato B è vuoto.