Ho sentito, un po’ da lontano, l’eco dei canti che avete elevato al Signore attraverso la Madre di Dio e la Madre nostra Maria. Canti che sono ispirati alla fiducia e alla gioia. E avete ragione perché come si celebra l’onomastico di Maria così si celebra l’onomastico di ogni suora perché si premette sempre al nome religioso il nome di Maria. E anche quando non si premette al nome religioso il nome di Maria, vi è la realtà, cioè la suora è imitatrice di Maria, deve compiere, nella sua missione, qualcosa di simile a quello che ha compiuto Maria.
In modo particolare la santa verginità, l’«Ecce ancilla Domini»2, l’obbedienza e poi il sacrificio di Maria sul calvario nell’offrire il Figlio al Padre celeste in salvezza e remissione dei nostri peccati. E questo si celebrerà il quindici del mese corrente. In questo mese, oltre alla festa della Natività3 vi è, oggi, la festa del nome di Maria e vi è la festa di Maria Addolorata4 e poi vi sarà la festa di Maria della Mercede5, venerata nell’Istituto dei Mercedari6, i quali hanno avuto un grande sviluppo particolarmente al tempo in cui i cristiani erano presi schiavi, erano perseguitati dai turchi, dai maomettani, ed essi si offrivano per il loro riscatto.
Ora, parlando della festa di oggi, vi è anche una ragione un po’ particolare: oggi in Alba, a mezzo del vescovo7, ho ricevuto
l’obbedienza di occuparmi dell’apostolato moderno. Quando si inizia una strada, bisogna percorrerla e così successivamente il Signore ha fatto quel che ha voluto: «Omnia quaecumque voluit fecit»8. Il Signore è così, quel che vuole, vuole, anche se noi siamo testardi e non sappiamo subito capire e arrenderci ai suoi desideri che sono desideri di amore.
Adamo ha peccato; era stato creato in grazia, avrebbe potuto trasmettere ai suoi figli il suo stato di grazia, rispettando il comando di Dio, ma ha peccato. Poiché il Signore fa quello che vuole, ha mandato il Redentore. Così tutti quelli che vogliono non solo che il paradiso sia aperto ma che si apra per ognuno nel giorno in cui lascia la vita presente, i demoni non possono... E allora se prima lo stato di Adamo ed Eva era molto bello, adesso è migliore. Allora non c’era la comunione ad esempio, non c’era il battesimo, non c’era la Messa, non c’era la presenza reale, sacramentale di Gesù in mezzo a noi, Dio con noi. Non c’era la protezione materna di Maria; si capisce che non poteva esserci.
Quindi anche se noi siamo un po’ testardi, il Signore sa cavare il bene anche dal male, nel senso che l’occasione del male lo porta ad aumentare la grazia e a mostrarsi ostinatamente misericordioso e buono, anche se noi tante volte siamo cattivi. Allora nome di potenza, il nome di Maria. Nome di sapienza e di luce, il nome di Maria. Nome di bontà, il nome di Maria: bontà materna, sapienza perché supera la sapienza di tutti i dottori, di tutti gli uomini, di tutti gli angeli. E potenza perché ella è interceditrice. La sua intercessione è onnipotente presso Dio; è un’onnipotenza che intercede supplicante. Maria ha pregato perché venisse il Redentore. Il Redentore è venuto e lei fu scelta per essere sua Madre. Era tempo che Gesù uscisse dalla vita privata, uscisse a predicare il Vangelo, la buona novella, la salvezza degli uomini. E sembrava che egli ritardasse. Alle nozze di Cana, Maria si rivolge a Gesù e presenta a Gesù il bisogno degli sposi per evitare loro un’umiliazione, un disagio morale innanzi ai convitati. Gesù risponde: «Non è ancora ve-
nuta la mia ora»9; e Maria fa suonare l’ora, anche in anticipo. Era sicura di essere esaudita conoscendo la sua posizione di mediatrice, anche se non poteva ancora conoscere quella luce che avrebbe avuto dopo e che adesso ha limpidissima in cielo. Come se fosse fatto, si rivolge ai servi e dà disposizioni: «Fate tutto quello che Gesù vi dirà». E allora avviene il miracolo, la trasformazione, il cambiamento dell’acqua in vino «et crediderunt in eum discipuli eius», credettero allora i discepoli in lui e lo seguirono, avendo veduto quel primo miracolo: «Hoc signum primum fecit Jesus in Cana Galilea»10.
Quindi nome di potenza, nome di amore, nome di fiducia: camminare con Maria. Il nome è bello: Maria! Ma il nome può essere niente: può essere un rimorso e può essere una guida. C’era quel soldato che aveva un bel nome di un capitano valoroso, forte, che aveva vinto battaglie, ma era tutto pauroso, scappava sempre al primo apparire del nemico. Allora gli fu detto: “O cambia nome, o cambia il modo di vivere”. Tu, o cambia il nome di Maria o imita Maria.
Questo nome quindi è un programma: vivere come Maria. Tutte le volte che si firma con questo nome, un po’ di esame di coscienza: “Imito Maria, sono un’altra Maria?”. Ed è questo nome, nello stesso tempo, che ci rende più sicura la protezione della Madonna perché anche solo con la firma, nome di Maria, mostriamo che la stimiamo. Certo si prende il nome di persone o di santi che si stimano. Quindi questo dichiara la nostra stima, la convinzione, lo spirito di fede nelle grandezze di Maria, nei privilegi che Maria ebbe dall’Immacolata Concezione all’Assunzione, all’ufficio di mediatrice di grazia, in paradiso11.
Allora questo onora Maria e poi ci assicura un maggior numero di grazie. Quando? Ogni momento: il bambino chiamerà
cento volte al giorno la mamma, chiama mamma e piange. Chiamarla cento volte al giorno la madre nostra Maria. Abituarsi a ripetere questo nome, nome dolcissimo. Così abituati che anche quando si sarà infermi, questo nome verrà ancora più spontaneo sulle labbra. Finalmente la lode che cantate: Possa chiamarti e poi morir12. Morire col nome di Maria sulle labbra, è garanzia di salvezza eterna. Garanzia, perché quando questa invocazione viene spontanea, piena di fiducia, questo nome di Maria sulle nostre labbra significa che nella vita si è abituati a invocare il nome della Madonna nei vari pericoli, nei vari bisogni.
Ma ricordarci che questo vuol dire chiamarla particolarmente nei bisogni spirituali: che io possa far bene l’esame di coscienza, possa vedermi un po’ dentro come sono; che io possa fare il bene anche quando costa sacrificio, ma farlo con il sorriso sulle labbra. Anche quando la tentazione è forte, quando sembra che Satana si avvicini e si ostini contro di noi, Maria schiacci la testa al serpente. E quando vogliamo fare dei propositi, mantenere il nome di Maria, sempre Maria, Maria che ci dà Gesù, ci porta ad amare Gesù e favorisce questo incontro dell’anima con Gesù. E così vengono molto più spontanei i nostri sentimenti di amore e di fiducia in Gesù.
Conclusione: oggi, giorno sereno, oggi onomastico di tutte. Oggi la Vergine ci accosta ognuna con la sua grazia. Oggi far meglio tutto quello che si deve fare: dallo svegliarsi al riposo e dalle sofferenze al cibo che si prende, dalle relazioni con gli altri al lavoro interiore, spirituale. Oggi tutto più perfetto imitando Maria, confidando in Maria.
1 Meditazione tenuta alla comunità di Albano il 12 settembre 1961. Trascrizione da nastro: A6/an 138a = ac 216b.
2 Cf Lc 1,38: «Ecco la serva del Signore».
3 8 settembre.
4 15 settembre.
5 24 settembre.
6 L’ordine di Santa Maria della Mercede venne fondato a Barcellona nel 1218 con lo scopo di liberare i prigionieri cristiani fatti schiavi dei musulmani o dei pagani. A tal fine, i Mercedari aggiungono un quarto voto, detto di “redenzione”, mediante il quale si impegnano a sostituire con la loro persona i prigionieri in pericolo di rinnegare la fede.
7 Il 12 settembre 1913 mons. Francesco Re (1948-1933), vescovo di Alba, affida a Don Alberione il settimanale diocesano Gazzetta d’Alba. Cf AD 30 e Giuseppe Barbero, o.c., pp. 209-210.
8 Cf Sal 135,6: «Tutto ciò che vuole il Signore lo compie».
9 Cf Gv 2,4.
10 Cf Gv 2,11: «Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù».
11 Cf AD 182, 201, 283. Nella sua predicazione, Don Alberione ritorna sovente sul tema di Maria mediatrice di grazia. Anche al Concilio Vaticano II (1962-1965) invia un’osservazione scritta circa lo schema della Beata Vergine Maria, per chiede-re la proclamazione di Maria mediatrice di tutte le grazie (cf Damino Andrea, Don Alberione al Concilio Vaticano II, EAS, nn 85-90, pp. 93-98).
12 È l’ultimo verso del canto mariano Maria che dolci affetti. Cf Le preghiere della Famiglia Paolina, ed. 1957, p. 326.