Beato Giacomo Alberione

Opera Omnia

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Questa sezione comprende ventidue meditazioni dettate, nella maggioranza, alla comunità delle Figlie di San Paolo di Roma in un arco di tempo che va dal 28 giugno a fine dicembre 1961. Tre meditazioni sono state pronunciate per la comunità di Albano. È inoltre compresa l’omelia del 30 giugno indirizzata da Don Alberione alle neo professe, nel Santuario Regina Apostolorum, un’omelia molto importante nella quale viene ribadito il ruolo dell’apostolo Paolo nella Congregazione e nella Famiglia Paolina. Egli infatti è “il padre, l’ispiratore dell’Istituzione, il dottore […], il più fedele e più profondo interprete di Gesù Cristo” (med. 2).

Un tema caratteristico della predicazione di questi mesi è quello dell’unione, della comunione, dell’innesto sempre più intimo nella vita di Gesù per trasformarsi in lui, fino al «Vivit in me Christus» (cf med. 4,7), per “unire il cuore al cuore di Gesù” (med. 8), per lasciarlo “operare nell’anima”. Infatti, “Egli è attivo, opera nella mente, nel cuore, nella volontà, nello stesso corpo”. “E noi piaceremo al Padre quando assomiglieremo al Figlio, quando cioè il Padre, guardandoci, troverà la sua immagine in noi” (med. 8). Ma per stabilire questa unione, per fare posto alla grazia, è necessaria la continua purificazione e la continua confessione cioè la vigilanza su noi stessi attraverso il lavoro interiore, l’esame di coscienza, il pentimento, l’eccitamento al dolore (cf med. 4, 5, 6, 7).

Una preoccupazione particolare dell’Alberione riguarda la formazione delle superiore perché diventino realmente Maestre, cioè riflettano il Maestro Divino, abbiano molta grazia per essere via, verità e vita per le persone loro affidate (cf med. 9 e10).

“Scuola e vita” è un binomio inscindibile, una preoccupazione costante del Fondatore espressa specialmente nella meditazione “I nostri studi”. “Tutto l’Istituto è un magistero” (med.

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9), si impara per vivere, per trasmettere e per questo è importante crearsi una mentalità paolina e anche un’organizzazione paolina dello studio.

È forte in questi mesi il desiderio di migliorare l’apostolato e in modo particolare la propaganda perché sia sempre più razionale, sia meglio programmata, faccia conoscere e riveli i tesori nascosti della Chiesa che sono inesauribili, sull’esempio di Maria “che offre e presenta il Libro all’umanità” (med. 12).

E a questo proposito il Fondatore insiste sulle biblioteche lanciando l’anno delle biblioteche perché l’apostolato sia in qualche modo moltiplicato: “Non un solo libro, ma un’intera biblioteca” (med. 1).

Le meditazioni sono pervase da un senso di profonda riconoscenza per il dono della vocazione paolina e per gli inizi della Congregazione, per l’anno biblico e per il corso straordinario di Esercizi appena concluso, per i santi che il Signore ha già donato, in particolare per Maggiorino Vigolungo, “primo fiore della FP” (cf med. 17 e 18). E per il sacerdote don Michelino Gagna ucciso a Elizabethville mentre cercava di mettere in salvo le ostie consacrate per evitare una probabile profanazione (cf med. 19).

Affiorano di tanto in tanto note autobiografiche dell’Alberione, come il ricordo commosso di quel 12 settembre 1913 quando ricevette, dal vescovo di Alba mons. Re, l’incarico di occuparsi “dell’apostolato moderno” (med. 10).

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