Dobbiamo risolvere (risolvere, è una parola grossa, troviamo la parola più umile, tanto per spiegarci) questo passaggio repentino che ha un carattere qualche volta perfino un po’ drastico. Il noviziato è fatto con tanto fervore, con tutti gli ammaestramenti, gli ideali che si sono andati spiegando e inserendo nelle anime delle novizie. Il passaggio repentino è quello alla vita pratica in una casa, dove possono trovare difficoltà. Sono tutte piene di fervore, semplici, magari trovano persone che non sono le più esemplari. Poi vanno in propaganda e rimangono fuori abbondantemente, e poi magari si trovano con una persona che può essere molto esemplare o può essere meno esemplare. Dopo un po’ sembra che il lavoro di costruzione venga disfatto. Ci vuole tempo per formare le suore e poi è così facile disfare tutto. Ogni Maestra si consideri una Maestra delle novizie, che sia anche lei via, verità e vita come Gesù. Che sia la via esemplare e la verità perché sa dire tutto quello che è necessario per lo spirito e per l’apostolato. E poi che sia la vita, il sostegno, che sia più fervorosa nella pietà, puntuale sempre nelle pratiche. Poi sia a loro vicina per quanto è possibile, affinché non subiscano quelle conseguenze. È vero, ci dovrebbe essere l’anno di pastorale, cioè l’anno in cui ci si dedica al passaggio dalla vita del noviziato alla vita dell’apostolato esterno.
Aiutare tanto queste sorelle, perché il pericolo c’è sempre e qualche volta viene ad essere anche fatale. Se lo studio non comunica solamente le idee, ma comunica la vita e l’apostolato,
c’è già una certa preparazione, ma non tutte studiano e allora si dovrà un po’ supplire affinché abbiano quell’aiuto...
Adesso dobbiamo parlare dell’apostolato. Pensare un poco a quei tempi dell’inizio, i primi tempi dell’istituzione. Allora, le cose erano più difficili e molte hanno saputo accoglierle bene, adattandosi alle varie circostanze di tempo, di luogo e di persone. Pensare alla donna, alla suora applicata a una tipografia e mandata in propaganda di casa in casa. Prima il mondo non lo capiva, non lo capisce del tutto neanche adesso. Ma del cammino se n’è fatto tanto. Le prime hanno chiuso gli occhi e si sono lasciate guidare dove il Signore le conduceva. E si ricordano quando si imparava la cassa2, quando si imparava a piegare i fogli, quando si sbagliava frequentemente… Ma pur lasciando che il mondo parlasse, e pur trovando una vita così diversa da quella che era nelle rispettive famiglie, entravano senza sapere dove andavano, e stavano senza sapere dov’erano condotte. E con la grazia di Dio la formazione è stata buona e i meriti sono stati tanti e hanno messo un buon fondamento all’Istituto.
Ora, bisogna spiegare due punti: uno non l’accenno, lo ricordo solo, ma non ne parliamo qui, perché non è il tempo. Riguarda la redazione: prepararsi all’apostolato redazionale. Infatti l’apostolato ha tre parti: la redazione, la tecnica, la diffusione o propaganda. Sul primo punto, quello della redazione, si parlerà in altra occasione insieme allo studio.
Parlando invece della propaganda, che cosa bisogna dire? Sono stati necessari molti anni per entrare e arrivare a un certo punto, buono: propaganda capillare. I primi passi incerti nelle librerie e anche dubitanti nella propaganda capillare alle famiglie sono stati difficili e hanno richiesto molti anni.
Adesso le vostre librerie camminano bene, la vostra propaganda capillare cammina tanto bene. Poi sono stati necessari parecchi anni per capire invece la propaganda collettiva. Tuttavia si sono visti i frutti, e i passi che sono stati fatti gradual-
mente sono buoni, ma non abbiamo ancora finito. In qualche regione, anzi in più regioni all’estero, vi sono luoghi in cui la propaganda è ancora capillare e non è ancora compresa la propaganda collettiva, o almeno si danno soltanto i primi passi. E tuttavia voi la insegnate. Man mano che le superiore arrivano a Roma, in Italia, prendono esempio. E d’altra parte anche in Italia c’è ancora da fare qualche buon passo. Però adesso la grazia da chiedere in questo triduo, è per la propaganda razionale. Ecco la grazia, il frutto per quanto riguarda l’apostolato. “Razionale”: che cosa significa razionale? Significa, anzitutto sapere che cosa si ha in mano, conoscere il libro, il periodico. Poi sapere organizzare la diffusione: di chi si dispone, a chi ci si rivolge. La propaganda razionale richiede che la Maestra ne sia Maestra: ecco il punto. È questa la grazia da chiedere. Se questa mattina abbiamo meditato sull’ufficio della Maestra e i suoi vari impegni, ora aggiungiamo quello di Maestra di apostolato. Diversamente che cosa si fa? Non si otterrebbe il frutto. Ora se sarete illuminate dal Signore e avrete fede in quello che si dice, fede nell’indirizzo dell’Istituto, obbedirete alla volontà di Dio. L’obbedienza giuridica non ve la posso chiedere, ma obbedienza nel senso di indirizzo, secondo quello che è lo spirito dell’apostolato e secondo lo spirito dell’Istituto. Dunque domandare la grazia di diventare Maestre di apostolato. Per questo ho visto ieri che avete, quanto al Cen-tro, già un’organizzazione a Roma, un’organizzazione centrale razionale, veramente razionale. Sarebbe molto opportuno che si passasse, non dico una giornata, se non lo potete, anche per le circostanze varie, ma proprio avere qualche spiegazione e lezione pratica lì, vedendo tutto l’ufficio centrale. Certamente chi studia e anche chi non studia dovrebbe andare qualche volta nell’ufficio del Centro, per vedere come si organizza. E poi le piccole case sono il piccolo centro, perché devono riprodurre in miniatura il Centro generale, com’è organizzato e come opera, i risultati che si ottengono, le difficoltà che si incontrano.
Ma quando si vedono le cose è molto meglio che sentirle perché restano più impresse. E poi a ognuna si può dare spiegazione. Vedete, le prime suore si sono impegnate a imparare ad
usare la cassa, a imparare la stampa. Continuate sempre a migliorare la tipografia: adesso avete macchine nuove, fate lavori nuovi che si presentano bene. Bisognerà andare ancora avanti, in modo che tutto sia stampato in casa perché è un’altra cosa. Quando i libri sono stampati in casa dalle macchine benedette e dalle mani consacrate a Dio, che diversità! Il commercio non è apostolato, ma neppure l’industria è apostolato. L’industria è proprio la tecnica che si adopera anche per altri fini, vedete tutti questi giornali, tutte queste tipografie. L’industria ha quei fini, noi invece abbiamo una parte che esteriormente sembra un’industria perché la macchina è il pulpito, e la tipografia è la chiesa.
Come sempre progredite e i passi che fate sono buoni, allora si otterrà molto. Cito ad esempio Famiglia Cristiana. È fatta tutta dai nostri: sono una ventina di sacerdoti che vi lavorano, poi due o tre persone esterne, perché il prete non può fare gli articoli per la cucina e neppure può fare la parte dello sport. Ma quando esce da un cuore cha ama Dio, da un’anima che si è consacrata alla salvezza delle altre anime, allora viene fuori qualche cosa di diverso. Come potrebbe rispondere padre Atanasio se non fosse prete?
Allora continuamente si va progredendo nella parte tecnica. Adesso parliamo della propaganda, perché per voi è la parte principale. Noi pensiamo che la scuola dev’essere insegnamento e vita. E se non è questo mettete pure i banchi di scuola in solaio perché dopo non ci si azzarda neppure a scrivere e si conduce una vita tetra, triste. E si sente la vita come un problema insolubile, quasi con un senso di incapacità, di inferiorità, perché il mondo ne sa di più. E allora non si lavora più. Ora, il passo verso una scuola di propaganda razionale è tanto utile. E si potrà introdurre poco a poco. Si possono fare degli schemi che indichino le varie cose da trattare che poi si svilupperanno...
Alle volte, non so come spiegare certe cose riguardo la formazione alla redazione. Ma lasciamo da parte questo, che non è l’argomento. L’apostolato è anche arte, arte difficile, arte da imparare. Capire le anime. Quando imparavamo a preparare le prediche, il can. Chiesa che era maestro di eloquenza, ci
faceva sempre scrivere nell’alto della pagina due cose: primo, a chi devo parlare, secondo, come capire le anime. I ragazzi non sono uguali agli uomini; la gente che non usa andare in chiesa, non può essere paragonata a quella che frequenta la chiesa. Bisogna capire a chi ci rivolgiamo, e quali difficoltà ci sono nel mondo, quali problemi hanno certe mamme, certe spose rispetto ai loro mariti… Altrimenti si vanno a dire delle cose così teoriche che non rispondono al bisogno, non destano attenzione. Quella donna starà a sentire l’inizio, poi o si addormenta o pensa ad altro.
E così chiedersi: “A chi devo parlare?” E voi chiedetevi: “A chi devo andare, a quali anime devo comunicare la salvezza, la luce?”. Studiare le anime: i loro bisogni, mettersi un po’ nei loro panni, cioè nelle loro circostanze, nelle loro difficoltà. Molte non hanno avuto nessuna istruzione oppure hanno avuto una scarsa istruzione religiosa. Per la prima comunione ci sono poche lezioni di catechismo e poi abbandonano tutto... sempre la stessa preoccupazione di riempire di cognizioni varie e poi tanti errori… E si capisce che a volte restano preda, vittime dei ciarlatani che possono essere comunisti o protestanti o altri conferenzieri o scrittori che fanno del parlare e della penna un mestiere per vivere. La scienza, quella vera, si può chiamare sapienza. Quindi, in primo luogo bisogna pensare a chi devo parlare e sapere bene a chi si deve parlare.
Il can. Chiesa ci faceva anche scrivere: quale frutto voglio? Che punto, quale miglioramento devo chiedere, come devo concludere la mia predica? Per parlarvi questa mattina, ieri sera avevo pensato: devo dire questo; poi devo dividerlo a metà: metà per questa mattina e metà per domani mattina.
Il lavoro interiore è il lavoro sostanziale. Tutti gli altri lavori sono nulla, conta quello che ci portiamo di là, perché tutto il resto passa. Se noi guadagnassimo anche dei milioni in punto di morte sarebbero carta straccia perché non servono proprio a niente per passare di là. Se ci impegniamo nella vita interiore, cerchiamo che anche i soldi siano per il servizio di Dio.
Allora, che cosa voglio che resti, quale punto? Voglio che rimanga questo: stabilire le biblioteche. Ieri mattina o l’altra sera, mi ha scritto una suora: “Abbiamo capito che questo è
il tempo delle biblioteche”. Il governo vorrebbe proporre le biblioteche per i carcerati e io ho la responsabilità morale per queste carceri.
Ieri è venuto a parlarmi chi fa la redazione di Vita Pastorale3 e mi diceva: “Questa volta vorremmo mettere qualcosa sulle biblioteche”. “Va a cercare nel 19214, riproduci quell’articolo là e basta”. È andato a cercarlo: “Oh, sembra fatto ieri”. Perché? Perché questa è una grande parte, una grande cosa nell’apostolato: stabilire un centro nel paese, un centro che sia di luce, che rimanga.
Allora, a chi diamo, cosa diamo. E prepararsi. Quindi non si prepara la borsa con i libri che sono in più nel magazzino e si riempie la borsa e si parte. Ma quello cosa va a dire? È come andare in chiesa a chiacchierare con il prete. Bisogna studiare e pensare bene, avere la responsabilità delle anime! Voi avete la responsabilità delle anime, e per la vostra vocazione, avete la grazia di fare del bene a un gran numero di anime. Sentire la vostra vocazione. “Ah, ma non abbiamo certe cose…”. Vi sono superiore che non hanno fatto molti studi, certamente, non hanno molta preparazione, ma sono guidate da un istinto spirituale. C’è in quell’anima lo Spirito Santo che opera. Lo Spirito Santo quando è in un’anima, non è ozioso: illumina, opera nel cuore, suggerisce. La Mazzarello non sapeva quasi scrivere un po’ decentemente una lettera, anche soltanto a papà e mamma. E poi... quando l’hanno fatta superiora non sapeva ancora leggere e scrivere, ma guidava le suore che erano insegnanti di liceo. Ah, quando c’è lo Spirito! Contare sullo Spirito. Poi si svilupperà la propaganda razionale perché è venuto il tempo, è venuto il tempo per questo.
Assicurarsi che la suora non abbia detrimento spirituale nel suo lavoro, quindi assisterla particolarmente nell’ufficio del cinema, nell’agenzia. Quella generalmente ha più difficoltà morali, tanto che alcuni giorni fa, ho detto in una casa dove devono scegliere le pellicole: “Prendete qualche uomo
già adulto, ma di fuori perché qui ci sono persone troppo giovani e impressionabili”. Invece il borghese, certe cose non le subisce così. La giovane suora che va a vedere una pellicola, anche se c’è solamente una scena che forse per una parrocchia è passabile, si può impressionare da certe cose. La persona che vive nel mondo, non si impressiona per certe cose mentre non è così per un’anima delicata, che si è tutta consacrata a Dio e ormai ha stabilito il suo cuore in Dio. Allora, voglio dire: visitare di più le agenzie, aiutare di più le suore. Assicurarsi anche di quelle che vanno fuori e regolare un poco la propaganda perché anche lo star fuori sia razionale. Cominciamo da questo a essere razionali.
Adesso una piccola applicazione perché non si può stare fuori all’infinito. Fate un po’ i conti. Ci sono trecentosessantacinque giorni nell’anno: quanto tempo fuori e quanto tempo in casa? Fare un po’ i conti e vedere quello che è ragionevole. D’altra parte si deve sempre proporzionare: quando esercitare fuori questo lavoro; vedere un po’ quanto c’è di pericolo e quanto di sicurezza spirituale, e fiducia che tutto si svolga bene. Certamente avete avuto delle grazie particolari. Molte suore sono passate «per ignem et aquam»5, cioè attraverso difficoltà, ma hanno avuto evidentemente la grazia di Dio. E se in principio la Santa Sede dubitava che queste suore che uscivano così, avrebbero ricevuto molto danno, ormai si sono persuasi che se c’è l’alimento spirituale in casa, la suora è spiritualmente robusta, allora resiste. Ci può essere più pericolo per una suora che sta in ospedale e negli asili che non nella vostra propaganda. Ci sono anche dei casi singolari, ma in generale è così. E in molti casi, c’è più pericolo per la Pastorella che non per la Figlia di San Paolo. Propaganda razionale anche in questo.
Allora chiedersi: “A chi devo predicare? Si vuole andare alla gioventù? In quella parrocchia cosa troverò?”. Anzitutto mirare alla propaganda collettiva, cioè a costituire la biblioteca.
Volevo anche dire che la Maestra deve seguire bene la librerista6. Nel paese si potranno avere tante occasioni e si po-
tranno trovare una varietà di persone e di bisogni; allora ci vogliono libri per il fanciullo, per la giovane, per la fidanzata, per l’uomo adulto. Si potrà trovare un paese agricolo, un’azienda industriale, dove ci sono molti operai. Oppure il clero, gli insegnanti, le scuole, i catechisti. Se si arriva a fare la propaganda in questo modo, chi va in propaganda non porta qualunque cosa. Prendiamo il complesso di bollettini, che si chiamano Il Seme o Il buon angelo7 oppure La Domenica8: la loro distribuzione agli operai quando fanno pranzo perché diano l’offerta sarebbe come cercare l’elemosina, come andare alla questua9. Ma noi dobbiamo fare l’apostolato. Certo, quando si rifiuta l’aiuto spirituale, il foglio che riassume tutte le verità è ugualmente utile. L’avevate stampato e per molto tempo vi servivate di quello per aiutare ad avere una fede, una morale retta e favorire la pratica della vita cristiana, specialmente la pietà, l’uso dei sacramenti.
Ma poi andrete a Borneo10. Una suora mi descriveva come trovava quella gente in quelle foreste, sotto una pianta, in una specie di capanna. Là è molto diverso, va bene il catechismo con le figure. Oppure se si va nelle città dove c’è una certa cultura, proporzionare a chi si va.
Ora, non è ancora detto che la Società San Paolo possa rispondere ai bisogni di tutti, ma certamente risponde ai principali bisogni. Il catechismo è la prima delle opere. E non tante discussioni e tanti metodi: il metodo divino è quello di Gesù Cristo, quello è sempre efficace. Poiché rappresentiamo la Chiesa, diamo quello che dobbiamo dare: dare la verità, insegnare la morale e poi portare alla pratica della liturgia, che vuol dire alla Messa, alla confessione, alla comunione, alla cresima e agli altri sacramenti, secondo i bisogni. La liturgia poi è il complesso di tutto quello che è la preghiera pubblica, fatta da persone destinate a questo.
Allora vedere bene a chi si va e proporzionare il cibo. Per questo dev’esserci la Maestra. Altrimenti la Maestra non fa la Maestra di apostolato. E dev’essere lei che spiega, che conosce, che fa prendere i libri, che assiste alla preparazione della borsa. Assiste, guarda che si prenda questo, che si prenda quello e naturalmente poi ci sono tempi e tempi.
L’anno scorso avete fatto un Anno biblico splendido. Credo che anche per questo il Signore ci ha fatto pensare a un altro passo da fare: propaganda razionale. Certo, questo viene dal Signore, è ispirazione del Signore e siamo grati al Signore di questo.
Vogliate sempre più bene al Signore, è lui che guida. Se siete docili vi guiderà per vias rectas, per le vie rette della vostra vita, quella via retta che fa arrivare al paradiso, al gaudio eterno. Quella via nella quale vi assocerete altre anime e vi presenterete al Signore con uno stuolo di anime. Dice la Scrittura che, alla fine del mondo, Gesù che ha salvato le anime e le ha raccolte nel suo regno, presenterà al Padre celeste il suo regno, cioè le anime salvate, la Chiesa trionfante. I trionfi di Gesù sono le anime salvate. E il Figlio di Dio si presenterà al Padre: Ecco, ho compiuta la mia missione. Le mie vittorie sono queste: ho combattuto la buona battaglia e ho vinto satana.
Nella propaganda razionale che cosa dobbiamo dare? Quello che si deve dare è la produzione. Prima il catechismo, poi la Scrittura, poi la Tradizione, l’insegnamento della Chiesa. Sono queste le cose che devono dominare. Le parti scientifiche, le collane amene, di narrativa, hanno anche la loro missione, ma la parte positiva è quella. La missione dei libri e dei periodici può essere doppia: una funzione negativa, in quanto leggendo questi libri non si legge del male, prendendo quel periodico non se ne prende un altro cattivo, e questo è già salvare da un errore, da un male. Prendendo quella pellicola, guardando quel cinema, non si va a cinema cattivi. Come sono adesso questi cinema pubblici, dove si va proprio a cercare quello che è escluso, proibito per tutti. Primo, una missione negativa in questo senso che tuttavia giova tanto. E in secondo luogo, una missione positiva: catechismo. Adesso l’azione del catechismo si
va allargando e si diffonde sempre di più. Il catechismo com’è fatto? E si dicono ancora tante cose… Lasciate sempre dire. Ma chi dice molto, in generale, non fa molto. Il rumore non fa molto bene, e il bene non fa molto rumore. Facciamo il nostro bene, seguiamo la nostra via e vivremo nella pace di Dio. Pensiamo che san Paolo andando di città in città trovasse tutti consenzienti? Eh, ben altro! Molte volte le conversioni erano fra il popolino, le donnicciole… Ha conquistato anche delle persone distinte nella società. Gesù in principio è andato in riva al lago. Chi trovava là? Pescatori. Poi andava nelle piccole borgate e lì si radunavano donne, buona gente del popolo… Tra le persone distinte, quelli che venivano di più erano gli avversari. Leggere specialmente il Vangelo di san Giovanni: i grandi sacerdoti, gli scribi e i farisei e i sadducei, tutti gli avversari venivano «ut caperent eum in sermone»11 per prenderlo in parola, fargli delle questioni, avere motivo di accusarlo. Come fanno alle volte le scolare verso la maestra per cercare di metterla in difficoltà e vedere se sa rispondere.
Allora anche se una suora sa pochissimo, anche se ha fatto la terza elementare, diviene sapiente, come dice il salmo:
«Super senes intellexi»12. Ha capito più di quelli che le insegnavano, più dei maestri che con tanto zelo le hanno indicato cosa portare per quella popolazione. Lo porta e poi lo presenta con fervore. Quando c’è il cuore pieno si sanno dire tante cose. Quindi si diviene più sapienti e allora si è Maestre. Che bella condizione di vita vi ha presentato il Signore! In quale bella missione vi ha condotte!
Se uno ama il Signore, cosa deve fare? Dite un po’... Il proprio ufficio, la propria vocazione qual è? Diffusione. Ma amate il Signore o no? Se si ha zelo nell’apostolato, si opera secondo la posizione di ognuno: altro è la suora che sta in cucina, altro è la propagandista, altro è la Maestra di apostolato, altro è il Centro che deve provvedere per tutta la nazione e la provincia... Avete da fare un grande ammaestramento alle provinciali in questo, per insegnare a loro, ma un buon passo lo avete già
fatto. Man mano che c’è l’occasione, il lavoro razionale bisogna spiegarlo e anche comunicarlo.
In sostanza, per andare in paradiso bisogna fare la volontà di Dio. La volontà di Dio è duplice, e forma un unico amore, come i due principali comandamenti formano un comando solo, perché si ama Dio per se stesso e si ama Dio nel prossimo, quindi è sempre amore di Dio. Ora, la volontà di Dio per voi è quella segnata dal primo e dal secondo articolo. Il primo, l’amore a Dio, il secondo l’amore al prossimo, cioè l’apostolato. Non dovete fare l’apostolato delle infermiere in un ospedale, non siete suore di ospedale.
E come si dimostra che si progredisce? Progredendo interiormente come abbiamo meditato questa mattina e continueremo a meditare domani, progredendo nell’apostolato, nell’organizzazione delle case in ordine all’apostolato e alla santità. Il progresso o la vita religiosa, «Si vis perfectus esse: se vuoi essere perfetto»13, è l’osservanza dei primi due articoli, come vengono spiegati e applicati negli altri articoli, cinquecento e più.
Porre questo grande problema: amo il Signore o non lo amo? Praticamente non devo fare la volontà mia, le mie idee. Con la professione secondo le Costituzioni, ho abbracciato questo e cioè: la perfezione mediante l’osservanza dei tre voti e mediante l’uniformità della nostra vita alle Costituzioni.
Per questo non si è suore di clausura, ma suore che hanno insieme i due beni: i beni della vita contemplativa e i beni della vita attiva. Poiché la vita contemplativa per sé e in sé è superiore alla vita attiva e la vita attiva ha tanti pregi e tanti meriti. Messe insieme, raddoppiano i meriti. E tuttavia bisogna dire che è difficile ma ci sono le grazie di Dio, avete le grazie di ufficio, le grazie di vocazione.
Siete pressappoco in duecentosessanta diocesi in Italia, e vuol dire che, avendo novanta case fornite di libreria, avete in media tre diocesi per casa. Ma la cosa non fila in questo senso, perché la diocesi di Roma fa due milioni e più, e quindi bisogna dire più esattamente così: una casa deve prendersi cura di
cinquecentomila abitanti perché se gli abitanti sono cinquanta milioni, se ci fossero cento case, sarebbero cinquecentomila abitanti per ogni casa. Allora formarsi bene l’idea: che gente c’è qui? Operai, contadini, pecorai, poveri, ignoranti, istruiti, molti professionisti, molti comunisti, molti protestanti, gente che non va in chiesa, gente che va in chiesa, molti bambini... La Maestra si forma un quadro: io ho queste cinquecentomila anime da aiutare con i miei mezzi. Supponiamo che il parroco abbia una parrocchia un po’ grande di diecimila abitanti. Quel-le anime deve portarsele nel cuore. La Maestra si porta nel cuore, cioè nella comunione, tutti i cinquecentomila abitanti. Ama queste anime, vuol loro bene, studia e sogna notte e giorno che cosa può far loro più bene e si sente obbligata: «Omnibus debitor sum»14, dice san Paolo: Io sono debitore a tutto il mondo, perché son mandato a tutti. E noi siamo mandati a quel gruppo… Prenditi cura di queste anime. Ama tutte le anime del mondo, ma specialmente queste. E poi pensando e pregando fai invenzioni di amore, cioè di aiuto. Amare, amare, amare: avere il cuore di Gesù. Ma farsi bene il quadro delle persone.
Vedere poi che cosa c’è già. Vedo che dall’ufficio centrale è facile sapere che cosa c’è già in una diocesi, che cosa manca; se ogni Maestra ha davanti quante copie di Famiglia Cristiana, quante Madre di Dio, quante copie di Orizzonti... e così quante biblioteche, quante persone che possono aiutare, che possono diventare nostre cooperatrici nella propaganda; quante parrocchie non abbiamo ancora toccato... Le parrocchie dove siamo ancora assenti perché non si arriva subito a tutto. Ma con la macchina si arriverà a molti di più perché la macchina è uno strumento di lavoro come la penna è uno strumento per scrivere. Non lo facciamo per ambizione. Possiamo avere una macchina che sia una carretta vecchia, e quindi non c’è molto da lodarsi. Ma in sostanza è uno strumento di lavoro. Vedere un poco tutto l’insieme. Quanti collegi, quante comunità ci sono, maschili e femminili, quante scuole...
In fondo, vedere che cosa deve provvedere la mia casa. Ci sono i cataloghi, devo scegliere. In un certo tempo si spinge
più una cosa e in altro tempo più un’altra, anche per la varietà. Se in un anno abbiamo spinto più questo, un altr’anno spingeremo più quello, perché dobbiamo fare come stabilito dal Concilio di Trento: ogni quattro anni si deve spiegare tutto il catechismo al popolo, e quindi la parte del dogma, poi della morale e della liturgia. E così facciamo anche noi, per grazia di Dio. Poi suggerire anche al Centro che scelga certi libri che sono richiesti, che servirebbero molto nella regione. Quindi fare proprio bene il quadro della situazione.
E poi... andiamo avanti domani, perché adesso l’ora è già passata. Siete stanche? Avete riposato tutte stanotte? O qualcuna ha viaggiato? Il letto è una buona istituzione quando c’è bisogno.
Aiutate anche l’Australia con preghiere. Mi facevano osservare: abbiamo case in Congo, case in India, in Giappone… tutte case di missione dove non abbiamo aiuti ma quelle sono case che non hanno debiti. Se avete molta grazia, farete un gran bene, anche là dove ci sono delle difficoltà. Certo, bisogna che chi sta a capo pensi che dev’essere una santa. “Ma non sono santa…”. Cerchiamo di formarci tutti i giorni un tantino, un pochettino.
Così nel pomeriggio farete le conferenze. Quali conferenze ci saranno questa sera?
(Risponde Maestra Assunta…)
Ci sono tante cose in particolare che potete dire tra di voi e che io non conosco, tante cosette particolari. Questo va bene.
Pregate anche un po’ per me, perché possa dirvi le cose più utili, quelle che vuole il Signore, perché cosa volete che io cerchi sulla terra? Qualcosa da cercare ancora? Non c’è mai stato nulla da cercare, tanto più quando si è vecchi. Cosa volete farci? Più che cercare il Signore e il suo paradiso… Allora che il Signore ispiri perché compia verso di voi i doveri che ho.
1 Istruzione tenuta a Grottaferrata (RM) il 30 agosto 1961 in occasione del Corso di aggiornamento per le superiore dell’Italia Centrale. Trascrizione da nastro: A6/an 135a = ac 212. L’audiocassetta riporta il titolo: “L’apostolato”.
2 Nella composizione tipografica a mano, le singole lettere sono poste in una cassa, suddivisa in tanti scomparti ciascuno dei quali contiene una lettera dell’alfabeto.
3 Vita pastorale, periodico fondato da Don Alberione per operatori pastorali. Le annate più antiche pervenuteci risalgono al 1916. Nel 1961 il direttore di Vita Pastorale era don Stefano Lamera ssp (1912-1997).
4 Cf Vita Pastorale, giugno - luglio 1961, pp. 169-171.
5 Cf Sal 66,12: «Siamo passati per il fuoco e per l’acqua…».
6 Interruzione nel passaggio dal lato A al lato B.
7 Il seme e Il buon angelo sono foglietti di poche pagine, stampati fin dagli anni Venti indirizzati soprattutto alle parrocchie.
8 Foglietto liturgico domenicale, periodico creato da Don Giacomo Alberione nel 1921.
9 La raccolta delle offerte propria degli Ordini mendicanti.
10 Il 21 gennaio 1961, quattro sorelle salparono dalle Filippine per l’isola del Borneo dove, a Kota Kinabalu, aprirono una comunità.
11 Cf Mt 22,15: «… per vedere come coglierlo in fallo nei suoi discorsi».
12 Cf Sal 119,100: «Ho più intelligenza degli anziani».
13 Cf Mt 19,21.
14 Cf Rm 1,14-15.