Avete già cantato il canto sia per la parte spirituale come per la parte apostolica; tuttavia l’essenza della vita religiosa oppure, se vogliamo dire, il dovere fondamentale che riassume tutti gli altri impegni, è proprio questo: sempre progredire un tantino. È il primo articolo delle Costituzioni: attendere alla perfezione, perfezione nello spirito e perfezione anche nell’apostolato. Così i due primi articoli. Gli altri articoli delle Costituzioni sono sviluppo di questi due, sono applicazioni oppure indicano i mezzi per l’osservanza di questi due articoli.
Adesso parliamo della parte apostolica. Qual è l’anima dell’apostolato? L’anima dell’apostolato è la vita interiore. Niente può sostituire questo: un corpo senz’anima è morto, c’è un cadavere e non c’è una persona, perché la persona è costituita dall’anima e dal corpo. Il libro L’anima di ogni apostolato2 è quanto mai esplicito, chiaro. Non è una novità, chi non ha raggiunto un certo grado di spiritualità, non può fare convenientemente l’apostolato.
Bisogna allora tenere a mente lo spirito dell’apostolato: anime e non denari. Tutto detto. Questa è l’apostolicità, questa è l’anima dell’apostolato in quanto si applica a questa nostra attività e tutto deve fondarsi lì: cercare anime e non denari. Alle figliuole non bisogna parlare di denaro e neppure troppo facilmente. Anzi, possibilmente evitare di contare i soldi di ogni squadra, mettere invece in comune e poi contarli tutti insieme affinché l’interesse vada per l’amore alle anime. Certamente l’apostolato deve vivere, come dice il terzo articolo
delle Costituzioni. Si deve curare tanto la parte economica, in quanto è necessaria per la vita delle suore stesse, ossia delle apostole, e in quanto ne ha bisogno l’Istituto per la sua esistenza e per il suo progresso, per le vocazioni e per le persone anziane. Questo è necessario ma deve venire come di conseguenza. Immaginare il prete che va all’altare. Certamente, è legittimo che il sacerdote abbia l’offerta per la Messa, anzi i sacerdoti devono riceverla in modo che non si verifichino delle gare, per esempio che qualcuno esiga un’elemosina più o meno alta. Non sarebbe certamente edificante. E così anche nell’apostolato: in generale, non si può regalare. Con l’utile che si ha da parte, si può fare qualche cosa di supplemento, qualche foglietto, qualche cosa da offrire a chi non gradisce o non potrebbe prendere il libro. Ma sostanzialmente l’apostolato deve sostenersi. Il principio è questo: bisogna che le entrate siano sufficienti per la vita ordinaria e lo sviluppo ordinario dell’Istituto, E sempre si devono fare i bilanci per vedere se l’amministrazione è regolata, e quindi se la parte economica è così regolata da poter provvedere a ogni bisogno per le persone e per l’Istituto.
Però la preoccupazione economica non deve guidare l’apostolato. L’amore alle anime! Lo spirito dell’apostolato è questo: san Paolo è nostro modello. Egli andò fino a questo punto: generalmente lavorava per il suo sostentamento e a volte anche per quelli che lo accompagnavano3. E poi alla sera, dopo aver lavorato, predicava, cercava di diffondere la dottrina di nostro Signore, il santo Vangelo. Tuttavia egli stesso diceva che chi fa l’apostolato deve vivere del suo apostolato. Ma vi è nell’animo, l’amore alle anime? Ci si inserisce, si approfondisce questo elemento nella formazione? Affinché la propaganda non sia un commercio e la produzione non sia un’industria? Commercio, che cosa è? Commercio è comprare una cosa a un certo prezzo e venderla a maggior prezzo senza mutarla, senza trasformarla. Invece l’industria, è una trasformazione a scopo di guadagno. Quando si acquista una cosa per venderla a prezzo più alto, per sé è un fatto commerciale. Quando si tratta di un servizio al clero, vi è un limite.
Come sviluppare lo spirito dell’apostolato, come sentire il secondo articolo delle Costituzioni? Con i mezzi moderni, più efficaci, diffondere quello che il sacerdote comunemente fa e annuncia con la sua parola. Per noi, parola scritta sulla carta o sulla tela o riprodotta sullo schermo e parola orale quando il ministro di Dio diffonde il Vangelo, spiega il Vangelo. È qui l’associazione della donna al clero, la donna associata allo zelo sacerdotale. Perché? Perché la parola scritta ha un’efficacia maggiore. Altro è un discorso o un contratto fatto a parole, altro è un contratto scritto nella debita forma, e magari con i testimoni, con tutte le clausole e con tutti gli impegni seguenti. Quindi un contratto formale. Il Signore ha voluto che la Parola di Dio venisse a noi attraverso due strade: la prima è la Scrittura, la seconda è la parola da consultare. Realmente c’è stata prima la parola, e poi è venuta la scrittura. Gli Apostoli hanno predicato vari anni senza aver nessun Vangelo scritto, tramandavano il loro insegnamento da persona a persona e il messaggio di Gesù Cristo veniva così comunicato. Ma alcuni apostoli, oltre ai due evangelisti, hanno scritto la vita, le opere e i discorsi di Gesù. La parola predicata a viva voce generalmente si rivolge a un ambiente limitato di persone, a poche persone entro una chiesa. La parola poi sovente si rivolge a chi meno la sente, a chi meno la può comprendere. La parola vola e invece lo scritto resta4. D’altra parte noi non possiamo trascurare il progresso, trascurare i mezzi che il Signore ha provveduto alla Chiesa, e cioè i mezzi audiovisivi, e quindi la stampa, la pellicola, la radio, il cinema, il disco e le filmine e tutto quello che può essere immagine, illustrazioni…
Se generalmente il clero diocesano usa la parola e insegna con la parola orale, nei disegni della provvidenza il Signore ha voluto, accanto a questo grande ministero della parola, il ministero dei mezzi più larghi, più pronti, più veloci e capaci di farsi sentire in un raggio molto maggiore, particolarmente da quelli che vengono meno in chiesa.
Ecco quindi i mezzi nostri. È stata una grande missione che il Signore ha affidato alla Società San Paolo, alla Famiglia Paolina, una grande missione! Sentire l’importanza, sentirne la
responsabilità. Baciare tante volte quel secondo articolo delle Costituzioni, perché insensibilmente il Signore ci ha messi su questa strada, ci ha condotti proprio per mano, giorno per giorno e in mezzo, alle volte, a difficoltà, ma soprattutto con un’abbondanza di grazie che non potremmo conoscere se non in paradiso, quando tutta la storia della nostra vita e quando tutta la storia dell’Istituto, della Famiglia Paolina si potrà conoscere lassù e leggere e apprezzare nel modo degno. Se il Signore avesse trovato degli strumenti meno capaci di noi, avrebbe preso quelli, perché prende sempre gli strumenti meno capaci. È lo stile di Dio: va a prendere Pietro, va a prendere Giacomo, Giovanni, due fratelli, figli di Zebedeo: che cosa capivano? La mamma poi era un po’ ambiziosa, contenta che fossero apostoli, ma perché uno andasse alla destra e l’altro alla sinistra nel regno di Gesù Cristo. Quindi era contenta che fossero entrati nel numero degli Apostoli perché c’era anche la sua ambizione materna.
San Francesco d’Assisi5 diceva che se il Signore avesse trovato un uomo meno degno, meno capace l’avrebbe preso perché gli avevano fatto osservare: “Tu non sei bello, tu non sei sapiente, tu sei capace di poche cose, non sei neppure stato tanto buono”. E dicevano anche: “La tua gioventù è stata un poco dissipata, non cattiva, ma una gioventù un po’ distratta”. Egli pregò e poi rispose: “Se il Signore avesse trovato un altro meno capace di me, avrebbe preso quello”6. Ringraziare il Signore di questo.
L’apostolato si compone di tre parti: la redazione, la tecnica, la propaganda. L’anima però è qui: la vita interiore. Il primo comandamento: amerai Iddio con tutta la mente, con tutto il cuore, con tutte le forze. Questo primo comandamento
esprime in altre parole il primo articolo. Attraverso i voti di povertà, castità e obbedienza, si danno al Signore: con la povertà i beni esterni, con la castità i beni del corpo, con l’obbedienza i beni dell’anima. Quindi il primo articolo corrisponde al primo comandamento: con tutta la mente, con tutto il cuore e con tutte le forze, con tutta la volontà.
Il secondo comandamento, «amerai il prossimo tuo come te stesso»7, bisogna chiarirlo molto. L’apostolato è la pratica di questo secondo comandamento «simile est huic»8. Vi è un altro comandamento che Gesù ha voluto ricordare. Quel fariseo aveva voluto interrogare il Signore quale fosse il primo e massimo comandamento. E Gesù rispose bene: «Amerai il Signore Dio tuo». Ma quei farisei che erano tanto scrupolosi nell’intendere e nell’applicare la legge mosaica, quanto all’amore al prossimo cercavano del prossimo i soldi, il rispetto, i saluti nelle piazze. Gesù ha voluto compiere ciò che già aveva detto: «Amerai il prossimo tuo come te stesso», perché il secondo comandamento è parte del primo. Il primo ci insegna ad amare Dio direttamente e il secondo ad amare Dio nel prossimo. Ma è sempre amare Dio.
«Il prossimo tuo come te stesso». Che cos’è dunque l’apostolato? È lo sviluppo, anzi, prima è la conoscenza, la premeditazione ed è l’applicazione del secondo comandamento, che per un buon cristiano si riduce a non offendere il prossimo, aiutarlo in quelle cose che sono di precetto. Per la religiosa, per la Figlia di San Paolo è vivere la perfezione di questa carità, di questo amore del prossimo, e cioè darsi tutta, tradurre, come dice il papa, la sua esistenza in apostolato. Il secondo comandamento è perfezionato dal secondo articolo delle Costituzioni. Ora, ecco la grande necessità: educare alla carità, educare all’amore. La fanciulletta se fa uno sgarbo all’altra, alla compagna, basta che chieda scusa. Noi invece dobbiamo perseguire la perfezione della carità, proprio come dice san Paolo, tutto l’amore a Gesù Cristo: «Chi mi separerà dall’amore di Cristo: la tribolazione, l’angustia, la fame, la sete, il
freddo, la morte, niente»9. Neppure la morte l’ha separato e ha testimoniato il suo amore a Gesù Cristo piegando la testa al colpo del carnefice. La perfezione della carità sta qui: amare gli altri come noi stessi. E tu vuoi essere religiosa e andare in un bel paradiso: cerca delle belle vocazioni, perché anche altre siano religiose e abbiano un bel posto in paradiso. Tu vuoi andare in paradiso, e allora sforzati perché tante anime vengano con te in paradiso: ama il prossimo tuo come te stessa.
Adesso, come esercitare la carità? La vita di carità è molto più praticata quando si vive bene la vita comune, il vivere in-sieme, in sostanza. Perché il vivere insieme che cosa significa? Significa comunione di pensieri, di idealità, di fine. Significa unire le forze per uno scopo. La vita comune vuol dire mettere insieme le forze: tu puoi scrivere un bel libro, ma se c’è poi chi moltiplica il manoscritto con diecimila copie, ecco un vantaggio della vita comune, della tecnica che accompagna. Ma se il libro va in magazzino e non esce e non ci fossero le propagandiste, non arriva a fare il bene. Fosse anche un catechismo ma se sta nel cassetto, se non è moltiplicato e diffuso, tu avrai composto una bella cosa, un bel catechismo, un bel libro, ma rimane una cosa tua, rimane il tesoro nascosto.
La vita paolina com’è, nelle sue tre parti: redazione, tecnica che moltiplica e propaganda, indica la pienezza dell’apostolato. Apostolato con i mezzi moderni, con i mezzi più efficaci, con i mezzi di un raggio maggiore di efficacia.
Che grazia! Ho visto anche delle persone che hanno lavorato tanto da sé per scrivere o diffondere, ma sono rimaste sole. La loro efficacia è stata buona, ma con un raggio piccolo. Sono passate all’eternità, e chiuso.
Ma essere in comunità, essere nella vita religiosa. Prima, quando si pregava, nel 1905, nel 1910, sembrava che si dovesse fare una cosa laica. Anzi si pensava a una associazione di persone civili. Ma poi, dopo aver pensato e molto pregato: no, le persone civili hanno molti altri interessi (i padri di famiglia devono guardare la famiglia). Occorrono persone che vogliono darsi totalmente, ma persone sagge perché la loro efficacia sia
più larga e poi sia duratura10. La Congregazione può vivere finché ci sarà bisogno di questi mezzi. Anzi, i mezzi (e questo forse distrae un po’) per adesso sono: stampa, cinema, radio, televisione, dischi e filmine ecc. Ma il progresso ci darà ancora altri mezzi tecnici per moltiplicare il manoscritto, per accelerare l’arrivo di questo libro, di questo foglio, di questa dottrina a un maggior numero di anime, un arrivo più sollecito. Lo spirito dell’Istituzione è di adoperare i mezzi del progresso per comunicare la dottrina, il Vangelo. Siamo legati ai mezzi più efficaci e più larghi per la diffusione. Nelle Costituzioni c’è scritto che la Società San Paolo ha la responsabilità di studiare i mezzi che il progresso presenta e altri mezzi che si propongono più efficaci; si possono prendere come all’inizio si è presa qualche macchina per la stampa che girava ancora a mano, a braccio. Adesso vedete le macchine che avete; non si girano più, ma l’effetto è sempre uguale e più efficace. Allora, nei primissimi tempi, girando a braccio La Gazzetta d’Alba, si poteva pagare qualche operaio che si stancava e per stampare mille copie ci andavano un po’ di ore. Ora invece le rotocalco moltiplicano le copie in brevissimo tempo.
Lo spirito dell’apostolato è la pratica più perfetta del secondo comandamento della legge di Gesù Cristo. Secondo atto d’amore, perché tutta la religione di Gesù Cristo si compendia in questi due precetti. E Gesù Cristo questo l’ha dovuto spiegare con la parabola11: Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico, incappò nei ladroni i quali lo assalirono, lo ferirono, lo derubarono, lo lasciarono mezzo morto sul ciglio della strada. E passò uno che non ebbe compassione, e passò un altro che non ebbe compassione, e passò il samaritano, un uomo disprezzato che discese dalla sua cavalcatura, si avvicinò, sentì che era ancora caldo, respirava, lavò le ferite e infuse sopra i medicinali che allora adoperavano. Poi l’altro rinvenne, lo fece salire al suo posto sulla cavalcatura, lo condusse all’albergo vicino e pagò all’oste la fattura, la richiesta del denaro. E assi-
curò l’albergatore che, se ne avesse preso cura e speso di più, sarebbe ripassato a rifondere ciò che avrebbe ancora speso.
Adesso di’ un po’: chi ha amato il prossimo? Chi è che ama il prossimo? La Figlia di San Paolo che, dopo essere stata intimamente con Gesù e aver preso proprio il cuore di Gesù che tanto amò il Padre e tanto amò gli uomini, sente il bisogno di uscire e di andare a cercare quelle pecorelle smarrite sacrificandosi e discendendo anche dalla propria cavalcatura cioè dando qualcosa di se stessa, consumando la vita. Ecco la pratica del secondo comandamento.
Ora, bisognerebbe dire questo: come educare all’amore del prossimo, che vuol dire educare l’anima all’apostolato affinché quest’apostolato non sia solo sapiente, ma sia un apostolato tutto impregnato e sostenuto dall’amore? E che cosa ha fatto Gesù Cristo? Ha consumato la sua vita: ecco quel cuore che tanto ha amato gli uomini e nulla ha risparmiato per essi. Ecco la figliuola, ecco la paolina, i paolini: tanto hanno amato gli uomini da non risparmiare nulla, perché consumano le loro giornate, le loro forze, il loro ingegno, la salute e anche, alle volte, la stessa vita per il prossimo. È il perfezionamento, meglio l’osservanza perfetta del secondo comandamento di Dio.
La suora che ama davvero il Signore a volte non può più trattenersi e ci sono suore che fanno perfino degli eccessi. Qualche volta avviene che nel loro zelo non curano sufficientemente la salute. Ma noi dobbiamo distinguere se nella formazione – aspirandato, noviziato, professione temporanea – educhiamo bene alla carità. E poi, provarle se hanno veramente l’amore alle anime e se sanno fare qualche sacrificio. Non educarle solo allo studio, e neppure educarle solo a una parte dell’apostolato, per quanto sia possibile. Dobbiamo tradurre tutto in apostolato, lo studio particolarmente, e poi le forze che ci sono: tutto in apostolato. Lo studio serve in quanto ci dà la facoltà di capire meglio la dottrina di Gesù Cristo e comunicarla bene, con lo scritto e poi nelle altre forme.
L’educazione alla carità dev’essere trattata in un’altra conferenza. Adesso ricordiamo solamente qualche cosa. La carità verso il prossimo è il frutto della carità verso Dio, quindi portare le anime ad amare il Signore. Poi questo fiore della carità
verso il prossimo sboccia come da sé, viene di conseguenza. Quando vedete delle persone che sembrano tutte calde, che si muovono, corrono e sembra che mettono in moto il mondo, questo non procede dall’amore di Dio, non dura. Cercano se stesse, oppure danno un libero sfogo a quella voglia di presentarsi, a quella voglia di mostrarsi, di esibirsi quasi. Qualche volta, quando si fa per amor proprio, succede anche questo. Ma lo zelo vero, che dura ed è efficace, è accompagnato dalla grazia di Dio, è lo zelo soprannaturale, che nasce dall’amore di Gesù Cristo. Quando san Paolo è stato messo in carcere, vedeva che qualcuno era felice di predicare al suo posto, magari per fare dispetto, e per far vedere che si faceva più discepoli, di quanti se ne fosse fatti lui. San Paolo scriveva: «Dummodo Christus praedicetur»12. Che lo facciano per amore di Gesù Cristo o per invidia contro di me o per farmi dispetto: purché Gesù Cristo sia predicato.
La religiosa paolina deve sapere bene: «Scio cui credidi, et certus sum quia potens est depositum meum servare»13. Ho creduto alla mia vocazione, l’ho seguita e so che il Signore è con me e la sua grazia mi accompagna. Sono certa che, avendo la vocazione, ho le grazie per rispondere alla vocazione anche per quanto riguarda l’apostolato. E quindi con fiducia andare avanti: «Scio cui credidi: so in chi ho creduto» perché l’apostolato è lo sviluppo del secondo comandamento di Dio.
Insegnare che la carità è amore alle anime: «Da mihi animas»14. Anche se veniamo disprezzati, anche se ci criticano e se qualche volta non si vede nessun frutto, la carità non si ferma mai. Quando san Paolo era percosso in una città, si curava le ferite, rammendava gli abiti che gli avevano strappato di dosso e andava in un’altra città a ricominciare. E intanto dov’era rimasto e dove aveva sofferto, già vi era un gruppetto di anime fedeli che poi camminavano da sé e continuavano.
Adesso si tratterebbe di entrare nei particolari. Mi pare che sul punto della carità nelle circolari, nelle conferenze, si insista abbastanza. Togliere ciò che è contrario alla carità: le invidie, le gelosie, i rancori, le cattive interpretazioni, i sospetti, i giudizi temerari, quella freddezza con alcune e quelle simpatie con altre, quell’appartarsi troppo e non voler stare in comunità; qualche volta anche lo schivare la ricreazione comune. Tutte cose che preparano poco all’apostolato, anzi sono come un andamento negativo. Come faranno dopo? O che faranno quando riceveranno dei comandi? Oppure non saranno inventive per cercare nuovi mezzi?
In principio, l’apostolato della propaganda era fatto per mezzo di abbonamenti: vi erano parecchi bollettini. Poi è venuta la propaganda capillare, famiglia per famiglia; poi la propaganda collettiva15 che sta dando sempre maggiori frutti. Ora il progresso che si vorrebbe ottenere è la propaganda più razionale, in maniera che non siano tanto i piedi a fare la propaganda, quanto la testa. Esempio: la superiora deve studiare tutta la situazione della stampa: nelle parrocchie, la diffusione che c’è già, quella che ancora non c’è, e cosa si può fare. Essa dev’essere a capo della propaganda, non soltanto mandare fuori, in giro della gente, perché porti i soldi; questo è un errore fondamentale, per cui facciamo commercio o industria. Tanto più se i libri di altri predominano come numero. Oppure oggetti religiosi con i quali si può trovare maggior utile.
La superiora deve dirigere la propaganda: sapere quanti parroci l’appoggiano, quali persone vi sono in quel paese che amano o hanno già favorito gli abbonamenti a Famiglia Cristiana16, a Così17, a Orizzonti18. Deve farsi una situazione, una
carta geografica: le diocesi sono tali, le parrocchie sono così e poi prendere nota. C’è già questo mezzo... si è già fatto tanto, le parrocchie non si sono visitate da due anni, oppure sono visitate già più volte, magari due volte in un anno. E poi tutta la situazione: confrontare la produzione della propaganda parlando solo di questo. È più facile che si faccia questo progresso nella tecnica, confrontando quello che è avvenuto nel 1958-59 e ‘60 e poi nei mesi del 1961 paragonati ai mesi corrispondenti del 1960.
Vedere quello che le persone hanno fatto, vedere di cosa si dispone, vedere se ci sono abbastanza macchine, vedere se le suore stanno abbastanza a casa, se ritornano a casa per rinvigorirsi nello spirito. Tutto uno studio: è la superiora che dirige e presiede al formarsi delle forze. Non è chiamata a pelar le patate, in modo speciale; anche se facciamo altro che è meno che pelar patate, non è vero?19. Io vedo quasi sempre i superiori che, se ci sono i gabinetti da pulire, vanno loro piuttosto che mandare i chierici o i ragazzi. Questo non bisognerebbe...
Ma la direzione, cioè l’osservanza del primo e secondo comandamento: spiritualità, apostolicità. Il resto verrà da sé. Perché se noi facciamo bene, la provvidenza non mancherà. La provvidenza ci chiude le mani quando noi non facciamo bene. Io sono vergognato che abbiamo fornito le macchine ai ratealisti20 e non le forniamo ancora alle Figlie di San Paolo. Ma desidero arrivare a questo per la propaganda. Infatti, se si va in una parrocchia e si è riposate, si guarderanno gli abbonamenti, la biblioteca, gli Istituti dove si può penetrare, le case che si possono visitare, i cooperatori che ci possono essere, le vocazioni che possono nascere in quella parrocchia. E poi al venerdì sera o al sabato mattina si può tornare a casa. Magari se si ha una libreria in ogni provincia, si può dire di tornare a casa ogni settimana e forse qualche volta ogni sera. Poi si può studiare, organizzare, fare consigli, notare le difficoltà in
contrate, i mezzi che si sono usati, i risultati che si sono avuti. Si è riposati di spirito, ci si confessa bene, si vede come fare in casa, si fanno anche le cure fisiche di cui si ha bisogno; e dopo, ecco la serenità; si ricomincia l’apostolato, ci si riporta sui posti riposate e quindi rinvigorite nello spirito. Se poi in casa si è trovata una certa sana letizia, un ottimismo di vita e si è giocato anche al pallone... Hanno scorrazzato un po’ dove c’è libertà, oppure hanno fatto un altro gioco e hanno scherzato anche un po’ religiosamente e vicendevolmente, magari giocando a mosca cieca... Si ristabilisce questa unione di spirito, questo entusiasmo che si desidera. Quando le suore vengono a casa, la Maestra le aspetta con tutto il cuore. Va ad attenderle alla porta e prima di contare la borsa, sente le difficoltà. Come diviene bella la casa! Eh, ma c’è questo, c’è quello.
Veniamo alla propaganda razionale, perché parecchie suore sono già molto stanche, hanno lavorato e sono piene di meriti. Vediamo particolarmente quello che ancora possono dare: “Ma se mi tolgono la propaganda, io muoio”, diceva quella suora. A un certo punto, non potendo più fare dei passi, farai l’organizzazione, farai la registrazione a casa, studierai cosa suggerire alle altre. Del lavoro ce n’è tanto, e qualche volta non lo si vede subito materialmente redditizio, ma in fondo si approfondiranno le cose e si avrà più efficacia.
Quest’oggi preghiamo Gesù Ostia (quando fate la Visita? A che ora? Alle quattro; bene, a qualunque ora sia): parlare con Gesù di questi due comandamenti, tirare le conseguenze.
L’Istituto sia tutto un amore, che domini la carità. E quindi questo sfogo esterno di carità: «Il prossimo come te stesso». Poiché formate una famiglia, una famiglia religiosa e santa, portare al mondo tutto quello che è possibile portare.
Il Signore vi ha chiamate in una Congregazione così bella. Certo, noi non siamo perfetti, ma i due primi comandamenti sono: primo, perfezionare noi stessi e secondo, perfezionare la carità verso il prossimo. Il primo, perfezionare la carità verso Dio e secondo, perfezionare la carità verso il prossimo.
Dirlo a Gesù: “Nulla ho risparmiato, il mio cuore nulla ha risparmiato”. Che in fin di vita si possa dire così!
1 Istruzione tenuta ad Alba (CN) il 24 luglio 1961 in occasione del Corso di aggiornamento per le superiore dell’Italia Nord-Ovest. Trascrizione da nastro: A6/ an 130a = ac 203.
2 Cf Chautard Jean Baptiste (1858-1935), L’anima di ogni apostolato, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo (MI), 2013, VII edizione. Fin dal 1937 Don Alberione si ispirava ad esso.
3 Cf 2Ts 3,7-9, At 20,34.
4 Proverbio popolare.
5 Francesco d’Assisi (1182-1226) diacono, fondatore dell’Ordine Francescano, proclamato, assieme a S. Caterina da Siena (1347-1380), patrono d’Italia il 18 giugno 1939 da papa Pio XII.
6 Cf Ugolino da Brunforte, I fioretti di San Francesco, cap. X,1838: “Quegli occhi santissimi non hanno veduto fra i peccatori nessuno più misero, né più insufficiente, né più grande peccatore di me; però per fare quell’operazione meravigliosa che egli intende di fare, non ha trovato creatura più miserabile sulla terra, e perciò ha eletto me per confondere la nobiltà e la grandezza e la fortezza e bellezza e sapienza del mondo, affinché si sappia che ogni virtù e ogni bene viene da lui, e non dalla creatura, e nessuna persona si possa gloriare al suo cospetto; ma chi si gloria, si glori nel Signore, a cui è ogni onore e gloria in eterno”.
7 Cf Mt 22,37.
8 Cf Mt 22,39: «è simile a quello».
9 Cf Rm 8,35.
10 Cf Alberione Giacomo, Abundantes divitiae gratiae suae [AD], Società San Paolo Casa generalizia, Roma 1998, nn. 23-24.
11 Cf Lc 10,25-37.
12 Cf Fil 1,18: «Purché in ogni modo sia predicato Gesù Cristo» (Volgata).
13 Cf 2Tm 1,12: «So infatti in chi ho posto la mia fede e sono convinto che egli è capace di custodire [fino a quel giorno] ciò che mi è stato affidato».
14 Cf Gen 14,21. Le parole che il re di Sodoma rivolge ad Abramo: «Da mihi animas, caetera tolle: dammi le persone e prendi per te la roba». Nella interpretazione accomodatizia, che don Bosco assume da una lunga tradizione, suonano così: «O Signore, datemi anime e prendetevi tutte le altre cose».
15 Per propaganda collettiva o propaganda razionale, secondo la definizione data dal Fondatore, si intende quella forma di diffusione che mira a raggiungere un maggior numero di persone con tutte le forme e con tutti i mezzi di comunicazione.
16 Famiglia Cristiana, settimanale per le famiglie, fondato nel 1931 da Don Alberione. Inizialmente affidato alla direzione delle Figlie di San Paolo, nel 1937 passerà alla Società San Paolo.
17 Così, settimanale femminile per le giovani a carattere formativo, diretto, redatto dalle Figlie di San Paolo e collaboratori. La pubblicazione iniziò nel dicembre 1955 e terminò alla fine del 1966.
18 Orizzonti, settimanale illustrato di attualità, iniziò la divulgazione a Roma il 3 novembre 1949 per opera della Società San Paolo. Fu una rivista di notevole impegno, indirizzata alla famiglia allo scopo di andare incontro ai problemi e ai gusti di tutti i suoi membri. Cessò la pubblicazione il 26 novembre 1967.
19 Tono di scherzo.
20 I ratealisti erano rappresentanti della SAIE (Società Anonima Italiana Editrice), casa editrice della SSP con sede a Torino.