Beato Giacomo Alberione

Opera Omnia

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II. LE COSTITUZIONI - ANNO DELLE BIBLIOTECHE1

 

Negli Esercizi spirituali, il libro da leggere di più è il libro delle Costituzioni. Perciò penso che tutte abbiate portato con voi il libro delle Costituzioni, lo abbiate letto, meditato e sopra di esso fatto i propositi. Farsi santi vuol dire fare la volontà di Dio, e osservare le Costituzioni vuol dire fare la volontà di Dio. Perciò leggere e meditare per praticare le Costituzioni. Questo vi tiene sulla via sicura, semplice e necessaria. Le Costituzioni sono la via semplice, sicura, facile e necessaria per raggiungere la santità. Non leggere molte cose, ma molto meditarle, molto amarle, molto viverle. Seguire le Costituzioni: in quei due primi articoli sono riassunte tutte le disposizioni. Primo, per la gloria di Dio e la santificazione. La vita religiosa è per la gloria a Dio e la pace agli uomini, pace a noi. Poi, il secondo articolo, attendere all’apostolato, come è descritto negli articoli seguenti, apostolato paolino. Su questi due articoli ci si può fermare a lungo. Basterebbe poi vivere questi due articoli, tuttavia gli articoli seguenti sono articoli di spiegazione.

Le Costituzioni obbligano? Occorre allontanare il pensiero che le Costituzioni non obbligano sotto pena di peccato. Parlando così, si dice un grosso errore. L’85, l’86% dei circa cinquecento articoli sono di legge divina o di legge canonica, e obbligano tutti. E in coscienza? Sì, in coscienza. E naturalmente la religiosa che vuol ridursi alla semplicità per trovare la via più facile per la santità, si accusa proprio su questi, si ferma proprio lì nell’esame di coscienza, viene proprio da lì il frutto della me-

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ditazione: io amo queste Costituzioni, questa che è la mia legge, la mia via di santificazione; e la intendo, la capisco questa via, e poi la seguo... Allora “Odisse ut pestem dispensationem in regulis: odiare come la peste il dispensarsi o far eccezione nell’osservanza”2. “Odisse ut pestem”, odiare come la peste.

Sono poi d’obbligo tutte le cose che servono a condurre l’Istituto avanti nell’ordine, e quindi le disposizioni: vi è l’aspirandato, il postulato, il noviziato; vi sono le ammissioni varie, le professioni, vi sono gli anni di professione temporanea, poi la professione perpetua.

Veniamo all’osservanza: osservanza dei voti. Sono voti, non sono vuoti. Sono voti, e cioè impegno. Distinguere bene: il proposito dopo la confessione è una cosa; il proposito che chiamiamo “voto” è un’altra, perché obbliga, nel senso che è spiegato. L’osservanza dei voti, nel modo che è spiegato nelle Costituzioni, obbliga in coscienza. E si capisce, né più in là né più in qua del senso che hanno le parole del libro “Costituzioni”. Tutto quello che riguarda il governo, quello che riguarda il fine dell’apostolato, poi tutti gli articoli di sano indirizzo, quegli articoli che costituiscono lo spirito dell’Istituto: tutto quello obbliga.

Vi sono tuttavia delle prescrizioni le quali sono soltanto disciplinari o ascetiche. Per esempio, se qualche volta, oppure anche più frequentemente, una persona, una suora non segue esattamente il metodo nostro della meditazione, dell’esame, della Visita, della Messa, non è che faccia subito peccato, sono cose disciplinari. Tuttavia le non osservanze, le trasgressioni abituali, il lasciare da parte quelle cose che sono indicate come consigli, che sono disposizioni disciplinari, che costituiscono il metodo di pregare: sono quelle cose che aiutano la perfezione. Poiché il dovere fondamentale della vita religiosa è proprio di attendere alla perfezione, se tu non fai mai quello che devi fare per attendere alla perfezione, come fai a essere suora? È come se il medico non facesse il medico, o come se la sarta non facesse la sarta.

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Occorre pensare che trasgredire i mezzi di perfezione non sarà peccato, ma l’abitudine finisce con l’impedire di conseguire il fine, e cioè la santità. Tu non attendi alla perfezione, allora pensaci. Quindi non compi il dovere fondamentale, che non è solamente andare in propaganda, prendere il tale ufficio, fare la cuoca, cambiare casa... Quelle cose sono disposte, si devono fare, ma se si trascurano abitualmente i mezzi di perfezione, bisogna dire che non si vive la vita religiosa, non si attende alla santificazione: «Si vis perfectus esse: se vuoi essere perfetto»3.

Le Costituzioni possono essere obbligatorie perché se non si osservano, si dà cattivo esempio. La continuità di trasgressione che cosa fa? Cambia la casa in un disordine continuato: orari, metodi di preghiera, e poi tutto ciò che è stabilito nel corso della giornata. Quindi si porta disordine, si fa danno allo spirito, all’ordine nella comunità. Le Costituzioni obbligano sotto pena di peccato. Tanto più se poi, con il trasgredirle abi-tualmente, si vuole indurre nell’Istituto un modo di vivere un po’ diverso, più comodo, e si eccede allora nel vitto o negli orari oppure nelle osservanze varie. Può essere quindi di cattivo esempio e può essere che una trasgredisca le prescrizioni, anche disciplinari, per cattivo fine o per disprezzo dell’autorità che ha disposto.

Vivere le Costituzioni, viverle nel loro spirito. La Figlia di San Paolo è associata allo zelo sacerdotale, e cioè quel lavoro che deve fare il sacerdote, viene condiviso nel modo adatto dalla Figlia di San Paolo. Questo comporta una continuità di unione di spirito alla Società San Paolo. Ed è chiaro: bisogna che questo non sia solamente creduto in teoria, ma anche nella pratica.

Quanto alle altre cose, ad esempio la formazione e gli studi, tutti sono ordinati alla diffusione della Parola di Dio. Vi sono le catechiste che fanno la catechesi ai bambini nelle parrocchie. Invece voi avete i mezzi tecnici e vi servite di quelli per spiegare la dottrina, per far conoscere la dottrina di Gesù Cristo e della Chiesa.

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Riguardo poi alle opere di pietà, vedere di farle in tempo, non tramandarle facilmente alla sera, quando si è già stanchi, e allora si finisce col dare al Signore non il meglio della giornata, ma il meno buono della giornata. Dare il meglio della giornata. Quindi al mattino, le pratiche del mattino, poi nel pomeriggio quanto prima si può, se non si è già fatta, fare la Visita, tuttavia tante volte si dovrà fare al termine della giornata. In questi casi, lo spirito dev’essere talmente calmo e anche un po’ riposato, in modo da entrare in comunicazione con Gesù. Entrare in un intimo conversare con lui. Quello che dice sant’Alfonso: Del parlare familiare con Dio4, per potergli dire tutto, per poter fare davanti a lui degli atti di adorazione, di ringraziamento, di amore, di pentimento, di propositi. Se la meditazione dovesse venir fatta abitualmente per strada, non andrebbe bene. Può es-sere un’eccezione, ma non può essere la regola. Per le pratiche di pietà, ci vuole il tempo, la calma sufficiente.

Quanto allo studio. Lo studio è ordinato alla diffusione della Parola di Dio, quindi non si separa mai dall’apostolato. Anche negli anni assegnati per lo studio, impegnarsi ogni giorno nelle tre ore di apostolato. Impegnarsi nello studio perché dobbiamo dare agli altri. In sostanza, non facciamo un arricchimento per noi, di idee, di sapere. Abbiamo bisogno di fare quello che è necessario per la diffusione della Parola di Dio, nelle varie forme, specialmente con i mezzi tecnici audiovisivi.

L’anno scorso, cioè dal giugno 1960 al giugno dell’anno corrente, 1961, avete fatto un grande lavoro per la Bibbia, e l’avete fatto con tale intensità e con fervore, che il risultato è stato molto buono: avete lavorato veramente per Gesù, lavorato bene.

Ora, come nel bollettino San Paolo5, dal 30 giugno 1961 al 30 giugno 1962, c’è l’anno per le Biblioteche. E perché? Perché le famiglie vanno anch’esse verso una certa elevazione, e anche nelle famiglie si finisce con il leggere molto di più. Molte famiglie vogliono la raccolta dei libri che sono più adatti per la famiglia, e quindi costituiscono una loro piccola biblioteca.

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Ma poi le biblioteche sono di tante forme, e per tanti servizi: biblioteche negli ospedali, nelle carceri, negli alberghi, nelle scuole, nelle famiglie, nelle aziende; e poi le biblioteche parrocchiali, le biblioteche per le varie associazioni, supponiamo per la gioventù maschile, la gioventù femminile, le biblioteche per una raccolta di libri ascetici, oppure una raccolta di libri di cultura. Seminare ovunque biblioteche. Allora, istruirsi bene nel modo di presentarle e adattarle alle varie condizioni e circostanze. Anche se ci si impiega più tempo per preparare una biblioteca, può essere di due o tre giorni, si possono fornire le letture per quella famiglia o per quell’associazione o per quell’ospedale o per quelle scuole… E allora il libro sarà sempre lì e potrà venire usato quando si vuole e porterà quel frutto che è destinato a portare.

Ci saranno meno passi da fare, ma la propaganda sarà più razionale, meglio studiata, e le fatiche corporali fisiche saranno di meno, anzi, notevolmente meno, e il frutto sarà anche maggiore. Perciò quest’anno certamente intensificherete la cura delle biblioteche.

Ora si sta preparando tutta l’organizzazione, anzi è già preparata, non è una cosa nuova. Nel 1921 si è iniziata l’“Associazione Generale Biblioteche” e sebbene a quei tempi si leggeva molto meno di oggi, tuttavia in un anno molte biblioteche sono state costituite, fornite e alcune hanno continuato ad essere rifornite. Questa è veramente un’azione apostolica adatta per voi. Quanto all’altra propaganda si continua nella stessa forma, per questo avete già avuto tante istruzioni.

Quanto alla Bibbia, ora che la diffusione della Bibbia è ben avviata, verrà quasi da sé, perché tanto si è detto, tanto si è fatto, e molte di voi si sono anche molto stancate. Hanno però il merito. Quando si mette affezione alla Scrittura, è difficile che dopo si abbandoni, o almeno non la si abbandona facilmente. Quanto la lettura della Bibbia ci porta di raccoglimento, di spirito soprannaturale, di fede. Ci fa respirare un’aria più sana, un’aria più pura. Se noi siamo affezionati a questa lettura, sapremo anche dire le parole che sono utili per persuadere.

Quest’anno tra le varie iniziative, vi è quella delle vocazioni tardive. Parliamo delle vocazioni al sacerdozio, vocazioni

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maschili alla vita religiosa, poiché per quanto riguarda l’età per accogliere le figliuole, le vocazioni, voi dovete stare alle regole come sono stabilite. Ma vi sono vocazioni tardive per il sacerdozio o per la vita religiosa maschile. Questo dipende da molti fatti, circostanze, per cui un giovane che non aveva considerato questa possibilità o non aveva potuto realizzarla può trovare la strada aperta al sacerdozio o alla vita religiosa maschile. Se nelle vostre peregrinazioni, nei vostri viaggi di propaganda, notate qualche giovane, nel quale voi medesime potete scoprire qualche cosa, qualche disposizione particolare, o perché altri ve ne parlano, potete segnalarlo alla Casa generalizia. Questo giovane sarà coltivato nella sua vocazione senza che voi ve ne preoccupiate più. Se tale vocazione sarà realmente provata, si vedrà. Quindi anche in questo campo vi può essere per voi un apostolato utile.

Naturalmente, se la religiosa vuol vivere meglio la sua vita, troverà un mezzo buono: cercare vocazioni. Quando si forma o si accoglie una vocazione, si ottiene più facilmente la grazia di seguire bene la nostra. Quel lavoro di reclutamento cioè di ricerca, e quel lavoro per la formazione delle vocazioni è gradito a Dio ed è una preghiera tanto utile per la nostra santificazione nell’osservanza religiosa.

Allora, come si devono vivere le Costituzioni? Primo, considerare le Costituzioni come la nostra via di santificazione. Chi va a pensare a programmi di vita, a spiritualità e a un modo di pensare o anche a un modo di pregare che sia fuori dalle Costituzioni, non riesce a farsi santo, perché non c’è santità contraria alla volontà di Dio. Ora la volontà di Dio è scritta in quegli articoli che si devono leggere per osservarli alla lettera, rileggerli per osservarli anche nello spirito. Perciò persuasi che quella è la via della santificazione.

Secondo. Abbracciare questa volontà di Dio con grande animo; al di sopra dei propositi e delle virtù che specialmente vogliamo praticare, sempre ci stanno le Costituzioni.

E ci si dovrà forse accusare se viviamo bene la nostra vita religiosa, o se non la viviamo bene perché è un dovere. Cosa dobbiamo pensare negli esami di coscienza, nella preparazione alla confessione, negli Esercizi spirituali, nella meditazio-

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ne, se non alla volontà di Dio? È scritta lì, nel libro. Non c’è bisogno di attraversare gli oceani per cercare la santità; non c’è bisogno di chiedere molti consigli, non c’è bisogno di fare molti programmi: è tutto fatto. La professione è di uniformare la vita alle presenti Costituzioni, dice la suora che emette la sua professione.

È tutto lì: il culto della Regola, il culto dei voti. Ecco: un vero culto. Cosa vuol dire culto? Vuol dire adorazione della volontà di Dio, sempre, ma vuol anche dire un amore alle Costituzioni e alle varie prescrizioni. Se noi andiamo alle osservanze anche minute delle prescrizioni, senza scrupoli, ci facciamo santi. E allora ci possono essere delle persone che vanno per la maggiore, sono stimate, intellettuali, e ci saranno delle persone che sono semplici e tutta la loro semplicità, la loro santità sta nell’osservare le Costituzioni che hanno studiato, meditato e hanno sempre continuato ad osservare.

Fare gli Esercizi senza ripassare le Costituzioni è un po’ contro le Costituzioni. Voi non lo fate questo, ma ogni anno si devono ripassare le Costituzioni con letture o almeno quando si fanno gli Esercizi, si ripassi il senso delle varie regole, e su di esse si faccia l’esame di coscienza e anche i propositi. Naturalmente le Costituzioni raccomandano l’umiltà, la carità, la vita comune. Se si fanno i propositi su queste virtù, si mettono in pratica le Costituzioni.

Chiunque voglia farsi santa, pensi ad amare le Costituzioni e seguire le Costituzioni. Troverete facile e troverete anche molte consolazioni e soprattutto le giornate piene di meriti. E queste giornate che si addizionano, alla fine presenteranno una grande somma di meriti, e poi... paradiso. «Et quicumque hanc regulam secuti fuerint, pax super illos et misericordia Dei»6, una frase di san Paolo che da altri, non da noi, viene applicata alle Regole dell’Istituto. Noi invece abbiamo sempre la massima: «Voi che avete lasciato tutto e mi avete seguito, riceverete il centuplo, possederete la vita eterna!»7.

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1 Meditazione tenuta alle novizie ad Ariccia (RM) il 23 giugno 1961, in occasione degli Esercizi spirituali. Trascrizione da nastro: A6/an 127b = ac 198b. L’audiocassetta riporta il titolo: “Le Costituzioni - Anno delle biblioteche – Vocazioni tardive”.

2 “Odiare come peste il dispensarsi dalle regole”. La frase è attribuita a san Giovanni Berchmans. Cf Testore Celestino SJ, La perfezione della virtù nella vita comune, Edizioni Paoline, Alba 1933, p. 67. Il volume fu ristampato nel 1960 dalle Edizioni Paoline di Bari.

3 Mt 19,21

4 Cf Sant’Alfonso Maria de Liguori, Modo di conversare continuamente ed alla familiare con Dio, in Opere ascetiche, Vol. I.

5 Cf SP maggio 1961, in CISP, pp. 891-899; RA maggio-giugno 1961, pp. 1-4.

6 Cf Gal 6,16: «E su quanti seguiranno questa norma sia pace e misericordia, come su tutto l’Israele di Dio».

7 Cf Mt 19,29.