Beato Giacomo Alberione

Opera Omnia

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SUFFRAGARE LE ANIME SANTE DEL PURGATORIO17
Siamo nel mese consacrato ai defunti. Fra le cure di un buon pastore vi è anche quella di accompagnare le anime dei trapassati al paradiso. Il pastore di anime accoglie l'uomo quando si affaccia alla e cura la sua rinascita spirituale nel battesimo; fanciullo, lo prepara ed accompagna ai sacramenti della cresima, penitenza, eucarestia; zela che egli si accosti frequentemente ai sacramenti, lo istruisce e lo forma nelle Associazioni Cattoliche, nella Dottrina Cristiana, per mezzo della buona stampa e della predicazione. Fatto adulto, lo consiglia ed assiste nella scelta dello stato, quindi lo accompagna all'altare per benedirne le nozze o per consacrarlo a Dio.
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Il cuore del pastore buono si commuove dinanzi alle miserie dei più bisognosi, degl'infermi, dei moribondi; somministra a tutti i conforti della Religione, le medicine dell'anima adatte alle varie necessità e stati della vita o della morte. Della morte? Sarà possibile giovare alle anime anche dopo la morte dei corpi? Sicuro; ce lo insegna la nostra santa fede, che illumina anche le tenebre profonde e accende ardenti lampade sulle tombe. La Chiesa è la buona madre che prende per mano, e dal momento che l'anima è spirata, le cammina accanto e la suffraga nei funerali, nelle sepolture, nella benedizione delle fosse.
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Qui le pastorelle comprendono quel punto del loro programma, che dice: «Cura dei Cimiteri». Non si tratta tanto di abbellire i viottoli del Camposanto e di piantare crisantemi nel pio dormitorio dei morti, quanto di fare quello che avete appena fatto in questi giorni dell'ottavario dei defunti: orazioni, opere buone, iscrizioni all'Opera delle duemila messe. Che bell'opera è questa! Ogni giorno le anime sentono il refrigerio di sei sante messe celebrate soltanto per loro. La santa messa, voi lo sapete, è il più efficace dei suffragi. Io vorrei che all'opera delle duemila messe fossero iscritte tutte le anime sante che si trovano in purgatorio, per liberarle tutte da quel tremendo carcere di espiazione, ove esse tanto pregano per i loro benefattori. Il Buon Pastore non si dà riposo finché l'anima non sia entrata nell'ovile celeste.
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Abbiate per i poveri, gl'infermi, i defunti il Cuore di Gesù! Date mano a Gesù aiutandolo a giungere a tutti, tutti! Mettete nelle mani di Gesù e della Divina Pastora tanti, tanti suffragi. Se avrete un cuore compassionevole per gl'infelici, prima di tutto avrete cura di queste care anime. Del resto anche noi stiamo affacciandoci alle porte dell'eternità. Ai peccatori colpevoli di peccati gravi spetta senza remissione l'inferno, ma alle anime che muoiono nel peccato veniale, che hanno ancora dei debiti di pena per insufficienza di penitenza fatta in vita, e sono passate all'aldilà avendo contratte poco lodevoli abitudini, a queste anime spetta il purgatorio. Quali adunque le cause della pena in purgatorio? Queste tre: 1) Il peccato veniale; 2) le piccole abitudini cattive; 3) le mancanze di penitenza. Quanti, per curiosità, vanno in purgatorio! La radio, i giornali, il cinema, il teatro, sono tutte mète della curiosità. E' il peccato di Eva che non ha fine; Eva mangiò il frutto desiderando come le aveva suggerito il serpente, di conoscere non solo il bene, ma anche il male.
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Quante ire, quante invidie, quante golosità non abbastanza detestate! Quanti desideri smodati di vanità nel bene!
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Sentirsi tentati non è peccato; basta non acconsentire. La tiepidezza nella pietà e nei propri doveri di stato rovina tanti! Le perdite di tempo, le ciarle, i giudizi troppo affrettati, il condannare il nostro prossimo con facilità!
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Tante volte si ottiene il perdono della colpa, ma non della pena, che resta da scontare in questa vita o nell'altra. Vi sono persone negligenti, che una volta confessati i propri peccati e fattane la penitenza sacramentale, non ci pensano più. San Pietro pianse tutta la vita il proprio peccato e così David il quale diceva: «Et peccatum meum contra me est semper!». Santa Maria Maddalena, santa Maria Egiziaca, santa Margherita da Cortona, Sant'Agostino, quanti santi penitenti ha la Chiesa!
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Molti di noi pensano poco alla penitenza ed hanno terrore per tutto ciò che ha parvenza di sacrificio, di rinuncia, di sofferenza, di pena.
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Ricordiamo: o fiamme d'amore di qua, o fiamme di fuoco di là! Ecco ciò che fa temere per moltissime anime: non si mortificarono abbastanza in vita!
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Noi non conosciamo la durata della pena del senso e del danno in purgatorio. Sappiamo soltanto che Iddio accetta ed applica alle anime sante i suffragi che facciamo per loro. A Roma è veramente ammirevole il culto che si ha dei defunti. In questi mesti giorni di novembre il cimitero è mèta di un continuo pellegrinaggio. In altri luoghi il culto dei defunti è meno sentito. Le pastorelle portino, ovunque vanno, quest'amore di suffragi alle anime sante e schivino il purgatorio per sé! Schivare il peccato veniale, le cattive abitudini e fare veramente penitenza! Vi sono tante e continue piccole penitenze da fare. Se siete furbe, chiedete, almeno una volta l'anno, negli esercizi, al Confessore di dare a tutte le vostre buone opere il valore di penitenza per i peccati già commessi. Anno per anno, questo è un buon aiuto.
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Viviamo in un mondo pieno di peccati e di polvere, e facilmente restiamo impolverati. Spazzoliamoci con sollecitudine e vediamo di conservarci mondi il più possibile. E nella confessione date massima importanza al dolore dei peccati, che è quello che conta! Le molte parole nell'accusa spesso guastano. Si dica tutto quando si tratta di peccati gravi; si dica con una certa brevità quando si tratta di peccati veniali. E poi, nel giorno, si facciano molte e frequenti mortificazioni di cuore, di occhi, di gusto, buona osservanza religiosa. Chi è molto osservante è sicuro di evitare il purgatorio, perché è certamente un'anima penitente. Diceva infatti San Giovanni Berghmans: «Maxima mea poenitentia vita communis. La mia massima penitenza è la vita comune». Vi sono altre penitenze volontarie: comuni e straordinarie. Le prime si possono sempre fare; per fare le seconde bisogna avere il permesso.
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Ad esempio: che bella ed utile penitenza volontaria quella di essere sempre svelte nel bene! Togliamo le cattive abitudini. Che brutta cosa abituarsi a dire piccole bugie, a fare piccole ipocrisie, a trascurare l'interno e l'esterno, come quella persona che trascurava la pulizia della persona e degli abiti prima, la preparazione alla comunione poi. Si evitino le colpe veniali avvertite. Esaminiamoci se andiamo soggetti a piccoli consensi, perché le tentazioni non acconsentite sono semplicemente miserie, e di queste la terra è piena! Anche i santi ne ebbero e non disgustarono Iddio.
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Vuotiamo il purgatorio! Abbiamo dei buoni mezzi: l) L'acquisto delle sante Indulgenze, che sono remissione della colpa per il peccato veniale e remissione della pena per il peccato mortale e veniale; si possono lucrare per i vivi e per i morti. La fede c'insegna ch'esse giovano sommamente, in quale modo però ed in quale misura non lo sappiamo. La preghiera: «Eccomi, o mio amato e buon Gesù» e il Pater, Ave, Gloria dopo la comunione, la terza parte del Rosario recitata davanti al Tabernacolo, le giaculatorie, l'essere iscritti alla compagnia del Carmine, portare lo scapolare dell'Addolorata e quello Ceruleo, il far parte dell'Unione Cooperatori Apostolato Stampa e molte altre pie pratiche, sono fonti di Indulgenze, alcune plenarie, altre parziali. Per lucrarle tutte e non perderne alcuna, basta mettere l'intenzione una volta tanto di volerle acquistare secondo che la santa Chiesa concede e con le dovute disposizioni di contrizione per i peccati.
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2) Altro mezzo per vuotare il purgatorio, sono le opere buone applicate a suffragio dei defunti. L'esercizio della carità, l'esortare al bene, i buoni consigli, il conforto alle vocazioni giovani, il far catechismo, il pregare Dio per il Papa, per la Chiesa, per il purgatorio stesso, le visite al Santissimo Sacramento applicate alle anime più devote della santissima eucarestia...
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3) Il massimo dei suffragi è la santa messa. Quando Gesù viene sull'altare, al mattino, viene per farsi nostro fratello e mediatore; per pregare per noi ed immolarsi «pro vivis et defunctis» al Padre; per questo nel Canone c'è il memento dei vivi e poi quello dei morti, che dice: «Ricordati anche, o Signore, dei tuoi servi e delle tue serve che ci hanno preceduto col segno della fede e dormono il sonno di pace...».
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Il cuore della pastorella, poco per voltai deve diventare simile a quello del Buon Pastore, il quale cercava le anime per valli e dirupi. Amore dunque ai peccatori, ma anche a quelle anime che tanto meritano la nostra compassione. Abbiamo pietà di loro che gemono e chiedono il nostro soccorso! In morte saremo trattati con la stessa misura di misericordia che avremo avuto con gli altri!

10 Novembre 1947

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17 10 novembre 1947