Beato Giacomo Alberione

Opera Omnia

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XXIII.
L'ASSUNZIONE

Tra i santi e i seguaci del mondo vi è una gran differenza. Questi hanno qualche piccolo successo, qualche rara soddisfazione in mezzo alle pene della vita, ma tutto ha termine colla morte. I Santi invece soffrono con rassegnazione gli inevitabili dolori dell'esilio, perché «il giogo di Gesù è soave e leggero il suo peso» (Matt. XI, 30), ma infine avranno il premio eterno, la ricompensa che il Signore prepara a coloro che l'amano. I santi conducono una vita più tranquilla, avranno una morte più serena e una eternità più felice, mentre i mondani, dopo una vita spesso sventurata, avranno anche l'eternità infelice. Coloro che cercano di staccarsi dai beni della terra, mentre sono in vita, non dovranno più farlo in punto di morte; allora, invece di lasciare, raccoglieranno il premio delle loro virtù: «Vos qui reliquistis omnia et secuti estis me, centuplum accipietis et vitam aeternam possidebitis» (Matt. XIX, 29).
Se questa è la sorte dei santi, qual fu la sorte di Maria, la più eccelsa Creatura uscita dalle mani di Dio? Entrata nel mondo attraverso una serie di grazie e di privilegi, terminerà il suo
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pellegrinaggio terreno con un nuovo portento: Dio, che l'aveva creata Immacolata, la volle assunta in cielo anima e corpo. Non doveva vedere la corruzione del sepolcro la concepita senza macchia; la Regina dei vergini doveva risuscitare per attestare la gloria del suo corpo immacolato. La Corredentrice deve regnare nel cielo col Redentore, deve assidersi accanto al trono di Dio a intercedere per tutta la umanità: «Vieni dal Libano, o mia Sposa, vieni dal Libano, vieni: tu sarai coronata» (Cant. IV, 8).
Consideriamo:
I) Maria si trova in cielo anche col corpo.
2) Maria è esaltata in cielo sopra i cori degli Angeli e dei Santi.
3) Maria ha ufficio di Madre e di distributrice generale di grazia.

I. MARIA SI TROVA IN CIELO ANCHE COL CORPO. - La salma verginale dell'augusta Madre di Dio venne raccolta devotamente in una ricca sindone, e si celebrò la cerimonia dei solenni funerali. Gli Apostoli ed i fedeli, secondo la tradizione, vegliarono per tre giorni consecutivi il sacro sepolcro. Al terzo giorno, ecco sopraggiungere Tommaso, l'Apostolo che aveva voluto porre il dito nelle piaghe di Gesù risorto, e che era rimasto assente al transito della Vergine. Desideroso di vedere per l'ultima volta le gloriose sembianze di Maria, pregò gli Apostoli a voler sollevare la pietra che racchiudeva il sepolcro. Mossi a pietà e desiderando anch'essi di rivedere quelle benedette spoglie, sollevarono la pietra.
Li invase un profumo inesplicabile di rose e di gigli, guardarono tremanti: il cadavere non c'era più. Giacevano vuoti la sindone e il velo. Per l'aria
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echeggiava il canto degli Angeli che portavano osannanti la loro Regina risuscitata, per virtù del Figlio, verso il cielo. Il corpo glorioso di Maria godé di tutte le prerogative proprie dei corpi risuscitati e gloriosi: impassibilità, splendore, agilità, e sottigliezza.
Maria fu esente dal peccato originale e dalle conseguenze di esso; il corpo suo, quindi, fu giustamente glorificato subito dopo la morte. Esso risorse splendente come il sole, splendente di luce divina; luce che dall'anima glorificata traspariva anche sul corpo e lo rendeva bello di bellezza soprannaturale. Il cielo trasformerà tutti gli elementi, dice lo Spirito Santo: «Erunt coeli novi et terrae novae! ». La luce di Maria è splendida, bellissima: «Luce splendida fulgebis» (Tob. XIII, 13). Ella è il Paradiso di Dio: «Paradisus Dei». A ragione dunque commenta S. Bernardo: «Maria ci viene presentata vestita di sole. Ella infatti, immersa nell'inaccessibile luce di Dio, ha penetrato, assai più profondamente di quanto l'uomo possa immaginare, l'infinito abisso della sapienza divina: - Iure Maria sole perhibetur amicta, quia profundissimae Dei sapientiae, ultro quam credi potest, penetravit abyssum; luci illi inaccessibili immersa» (Serm. sup. «Signum magn.»).
Maria è la nobile stella di Giacobbe il cui raggio rischiara tutto il mondo, splende nei cieli, penetra negli inferni; circonda la terra, scalda le anime, avviva le virtù, incenerisce i vizi.
Il corpo glorioso di Maria è, come quello di Gesù, partecipe delle altre prerogative dei corpi gloriosi, cioè agilità e leggerezza. Esso, non più soggetto ad alcun peso, può recarsi colla velocità del pensiero da un luogo all'altro, può passare anche a porte chiuse, non sente più le debolezze
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della natura umana, perché come spiritualizzato. Ma perché - possiamo domandarci - il corpo di Maria ebbe tanti privilegi? Perché in vita fu sempre docilissimo all'anima, sottomesso in tutto alla ragione. Maria progrediva di bene in meglio, in Lei non vi era ribellione del corpo allo spirito. Era dunque giusto che quel corpo, il quale aveva condiviso i meriti coll'anima, ne condividesse anche la gloria. Il corpo glorioso di Maria è il più simile a quello di Gesù: come le piaghe del Maestro divino, i sensi di Maria splendono di vivissima luce.
Ogni merito ha una corrispondente gloria in Paradiso. Cerchiamo dunque di santificare il corpo, per essere degni di averlo glorioso in cielo.

II. MARIA È ESALTATA SOPRA I CORI DEGLI ANGELI E DEI SANTI. - «Exaltata est Sancta Dei genitrix super choros Angelorum ad coelestia regna!» canta la Chiesa nella Liturgia dell'Assunta. Ecco qual fu il trionfo di Colei che si professò l'umile «Ancella del Signore». Sulla terra non vi è cosa che possa darci un'ombra dell'accoglienza fatta a Maria in cielo. Per Lei sono messi in movimento tutti i cori degli Angeli e lo stesso Dio dispiega la sua magnificenza per riceverla. Al suo ingresso in cielo, schiere innumerevoli di Angeli l'accompagnano e gridano a quelli che venivano incontro: «Presto, o Principi del Cielo, alzate, togliete le porte, poiché deve entrarvi la Regina della gloria».
Entrata in cielo, Maria fu accolta dalla SS.ma Trinità, innanzi alla quale si prostrò in umile adorazione; mentre gli Angeli e i Santi la vennero ad ossequiare come loro Regina. A lei fu dato un trono superiore a quello d'ogni altra creatura,
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anche angelica, come attesta la Chiesa nella Sacra Liturgia.
Maria fu così esaltata, perché tanto si era umiliata, ed il suo trono fu posto vicino a quello di Gesù, perché anche in vita fu sempre vicino a Lui.
Impariamo da Maria a stare nell'umiltà: soltanto chi sa umiliarsi, sarà esaltato da Dio.

III. MARIA FU INCORONATA MEDIATRICE E DISTRIBUTRICE DI GRAZIA. - Assisa sul suo raggiante trono, la Vergine benedetta fu proclamata dalla SS.ma Trinità Regina del cielo e della terra, mediatrice e dispensatrice d'ogni grazia. Il trono di Maria è trono di misericordia e la sua missione in cielo è quella di chiedere continuamente che vengano a noi applicati i meriti di Gesù, ci vengano perdonati i peccati e ci siano concesse tutte le grazie necessarie per la vita eterna. In cielo Maria è la Regina potente e buona, che fa piovere sulla terra continue benedizioni.

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Dice S. Bernardo: «Togliete il sole, che tutto riscalda, illumina e feconda, e che rimarrà sulla terra se non una densa caligine, un freddo di morte, che rattrista la natura? Così se cessasse la pioggia di grazie, che ci manda la Madre di Dio, che resterebbe degli uomini, se non angustie, dolore e morte?».
Riconosciamo la potenza e la misericordia di Maria e sappiamo approfittarne.

PENSIERO DI S. MODESTO. - Salve santissima Madre di Dio: Iddio Gesù, re della gloria, che ti aveva eletta perché tu gli fossi reggia spirituale
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qui in terra, e in pari tempo perché per mezzo tuo potesse dare a noi il regno dei cieli, ti ha voluto con sé in questo regno, intatta di corpo e gloriosa al di sopra di tutti, e ciò per la maggior gloria del Padre suo e dello Spirito Santo.

LETTURA: MARIA NELL'ARTE

Non vi fu grande, veramente degno di tal nome, che non sia stato divoto di Maria, di Colei che al dir del Poeta: «nobilitò l'umana natura»: «Tu se' Colei che l'umana natura nobilitasti».
Il veggente di Patmos, rapito in cielo, vide il trionfo della Donna vestita di sole e redimita di stelle, sopra il dragone che insidiava a lei ed al Figlio divino. Vide e trasalì di giubilo mentre gli spiriti celesti cantavano l'inno della vittoria.
E ben giustamente gli Angeli cantano a Maria, a Colei davanti alla quale si prostra venerabondo tutto il creato. Maria è il giardino di delizie che Iddio ha trovato puro come gli Angeli del cielo; è il luogo donde scaturisce la sorgente d'acqua che bagna tutta la terra. Dio stesso v'ha prodigate le sue cure nel piantarlo. Ella è un Paradiso ornato dei fiori più belli. Ecco perché la poesia, la pittura, la musica hanno dedicato a Maria i più bei capolavori; ecco perché gli artisti ed i poeti non cessarono mai dall'ammirare e dal riprodurre con mille colori, forme e melodie questo capolavoro di bellezza.
L'Alighieri, nella sua «Commedia» s'inginocchia davanti a Maria, l'invoca, la celebra, non sa camminare lungo tratto senza la sua guida, la ricorda ben 38 volte! Anche il Petrarca dedica la sua ottava canzone alla «Vergine Bella, che di sol vestita...».
E l'autore della «Gerusalemme Liberata» al principio del suo poema invoca Colei che «di caduchi allori, non circonda la fronte in Elicona». Feo Belcari l'aveva invocata prima ancora «Vergine Santa, immacolata e pia»; il Poliziano «Amor del vero Amore»; a questi seguirono gli inni del Monti, del Pellico, del Manzoni ed infiniti altri. La poesia ha una sorella genialissima: la musica e tutti i nostri sommi non sdegnarono di metterla a servizio della Vergine. Ed Ella canta il suo «Magnificat» nelle melodie superbe del Palestrina; prega e supplica nelle tenere note della «Gioconda» di Ponchiello, ride, gioisce nei trilli argentini di Paisiello e di Cherubini; spasima e geme ai piedi della croce nello «Stabat Mater» del Rossini, del Pergolesi, di Nicolò Farelli; esulta, regna, trionfa, nella musica sonora del Mercadante, del Verdi e del Perosi.
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Ai poeti ed ai musici seguono i pittori e gli scultori: Raffaello, il quale come afferma un suo biografo, nutrito fin da fanciullo nella divozione alla Madonna, la ritraeva poi col pennello così lucente e venusto che gli stessi angeli non ne troverebbero un altro migliore. Fra' Angelico da Fiesole che dipingeva le sue Madonne in ginocchio, il Guercino, che innamorato di Maria, incominciò a dipingerla a soli 10 anni.
Dinanzi a tanto splendore, a così grande e devoto affetto verso la Vergine, noi soli vorremmo tacere? Ma come faremo a cantare le lodi della Madre Celeste? Affidiamoci totalmente a Lei, amiamola, preghiamola, cantiamo le sue grandezze. «Che vi è di più dolce, scrive S. Basilio, che vi è di più giocondo, di più salutare, di più felice che pensare e parlare della B. Vergine?»
Bellezza e gloria chiamano amore; amore ben diretto e corrisposto porta felicità. Maria è Stella, Maria è fiore che incanta e attrae: l'uomo se ne invaghisce e corre a Lei; vi corre quando b vita è triste, e piena d'affanni; vi corre nelle gioie e sente tutta la tenerezza della Madre, tutta la fortezza della Regina, tutto il gaudio della Beata. Lodiamo Maria! Dopo Dio Ella è la nostra maggior gloria e il nostro maggior gaudio. Genuflessi dinanzi alla sua venerata immagine diciamole ogni giorno: «O stella del mare, Augusta Madre di Dio, rompete i lacci che avvincono i peccatori, fate risplendere la luce agli occhi dei ciechi, allontanate da noi tutti i mali. Fate che siamo mansueti e puri, e mostrateci il cammino più sicuro per andare a Gesù. Vergine Maria, Madre di Gesù, fateci santi.

POESIA: L'ASSUNZIONE

Quando la Vergin Dea figliola e Madre
Del suo Parto gentile, al ciel saliva
Da l'angel scorta che la via le apriva
Per mezzo alle festanti eteree squadre;

Mosso a incontrarla da l'empireo il Padre,
Ne la spera che ancor la fiamma avviva,
Lieto e raggiante ne la fronte diva
Quelle al petto stringea membra leggiadre.

Ed oh! vieni aspettata: accanto al Figlio,
Avrai, disse, tua sede, o casta e bella,
A cui diedi fiaccar l'inferno artiglio,

Tu splenderai quassù fidata stella,
D'ogni fedel nocchiero. Ed Ella il ciglio,
Chinando ancor dicea: son la tua ancella.

M. DI MONTRONE.

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