Beato Giacomo Alberione

Opera Omnia

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IX.
LA VISITA AD ELISABETTA

L'Angelo aveva detto a Maria nell'Annunciazione, che Elisabetta sua parente, pur essendo vecchia, era divenuta Madre. Maria, sicura di fare cosa grata alla cugina, partì frettolosamente, lieta di prestarle umili uffici di ancella.
«Maria si mise in viaggio per recarsi frettolosamente in una città di Giuda, sulle montagne, ed entrò in casa di Zaccaria e saluto Elisabetta. Ed avvenne che Elisabetta appena udì il saluto di Maria, il bambino le balzò nel seno, ed Elisabetta fu ripiena di Spirito Santo; ed esclamò ad alta voce: Benedetta tu fra le donne, e benedetto il frutto del tuo seno. E donde mi è dato che venga a me la madre del mio Signore? Ecco infatti, appena il suono del tuo saluto mi è giunto all'orecchio, il bambino m'è balzato pel giubilo nel seno. E te beata che hai creduto perché s'adempiranno le cose a te predette dal Signore» (Luca I, 39-45).
S. Elisabetta abitava in un paesello sperduto sui monti, distante circa 60 Km. da Nazaret; le strade erano assai disagevoli e pericoloso il cammino; tuttavia la B. Vergine si mise in viaggio, ripetendo col profeta Abacuc: «Il Signore Iddio è la mia forza, egli farà i miei piedi simili a quelli dei cervi,
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e mi guiderà per luoghi elevati, vincitore, mentre canto dei salmi» (III, I9).
Maria se ne andò frettolosa per non restare troppo tempo fuori di casa. «Imparate, o vergini, commenta S. Ambrogio, a non fermarvi per le strade e per le piazze. Maria, grave in casa, va frettolosa in pubblico. L'anima piena di Spirito Santo, non conosce indugi, non dorme, ma corre e vola per le strade dei divini precetti e della perfezione. Maria entrata in casa di Zaccaria, salutò Elisabetta: Et intravit in domum Zachariae, et salutavit Elisabeth» (Luc. I, 40).
Appena Elisabetta udì il saluto di Maria, si sentì il figlio tripudiare nel seno e fu ripiena di Spirito Santo. «E donde mi è dato, esclamò, che venga a me la Madre del mio Signore?!... Te beata, che hai creduto, perché s'adempiranno le cose a te predette dal Signore» (Luca I, 43-45). Quasi volesse dire: Tu, o Maria, sei la donna prescelta da tutta l'eternità per schiacciare la testa al serpente, per dare alla luce il Verbo Divino, per chiudere l'inferno, per aprire il cielo. Le parole di Elisabetta si identificano in certi punti con quelle dell'Angelo, segno dunque che ella parlava per divina ispirazione.
Maria non si compiacque, ma commossa alle parole di Elisabetta e presa da uno slancio di ispirazione profetica, proruppe nelle immortali espressioni del «Magnificat»:
«L'anima mia glorifica il Signore; ed il mio spirito esulta in Dio mio Salvatore, perché egli ha rivolto lo sguardo alla bassezza della sua serva: ecco da questo punto tutte le generazioni mi chiameranno beata; perché grandi cose mi ha fatto Colui che è potente. Il suo nome è santo; la sua misericordia si effonde di generazione in generazione
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sopra coloro che lo temono. Ha operato prodigi col suo braccio; ha disperso i superbi nei disegni del loro cuore. Ha rovesciato dal trono i potenti ed esaltato gli umili. Ha riempito di beni gli affamati, ha rimandato a mani vuote i ricchi. Ha soccorso Israele suo servo, ricordandosi della sua misericordia; come parlò ai Padri nostri, ad Abramo ed alla sua discendenza per tutti secoli». «E Maria si trattenne con Elisabetta circa tre mesi, e se ne ritornò a casa sua» (Luca I, 46-56).
L'incontro di Maria con Elisabetta è l'incontro di due anime grandissime, il saluto di due Sante. Quale profumo di santità, di umiltà, di fervore non si sprigiona da questa scena della Visitazione! Elisabetta esalta Maria, Maria ringrazia ed esalta il Signore.
Consideriamo:

I. LA CARITÀ DI MARIA. - Maria fu eroica in ogni virtù, ma specialmente nella carità che raggiunse in lei il massimo grado. Il cuore di Maria SS.ma fu un oceano di carità e di amore: ella superò l'amore di tutti gli angeli e di tutti i santi verso Dio, onde si può benissimo affermare che anche i Serafini potevano discendere dal cielo per imparare dal cuore di Maria il modo di amare Dio. Le belle lodi che S. Paolo fa della carità si possono tutte applicare a Maria.
Ella esercitò la carità specialmente col darci Gesù. Maria fu la prima a portare Gesù al mondo. Ed entrando in casa di Elisabetta, vi portò Gesù e con Lui ogni grazia, «et factum est, ut audivit salutationem Mariae Elisabeth, exultavit infans in utero ejus, et repleta est Spiritu Sancto Elisabeth» (Luca I, 41).
Maria portò la benedizione; cerchiamo anche
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noi, a suo esempio, di fare del bene a quanti più possiamo.

II. RIVERENZA CON CUI ELISABETTA ACCOGLIE MARIA. - Il primo a salutare Maria era stato l'angelo, il quale le aveva detto: «Ave, piena di grazia, il Signore è teco, benedetta tu fra le donne!« (Luca I, 28); la seconda fu Elisabetta che aggiunse alla salutazione angelica queste altre parole: «E benedetto il frutto del tuo seno» (Luca, I, 42). Felice te, Elisabetta, che hai innanzi la Madre del Salvatore, la Regina del Cielo!
Impariamo da S. Elisabetta ad amare e ad essere divoti di Maria. La divozione verso la Madre di Dio è segno sicuro di predestinazione perché Ella è la guida, la regina, la madre, la custode degli eletti. Non v'è fedele divoto di Maria che non riceva da lei mille grazie, aiuti, conforti, per assicurare la propria salute. Felice, infinitamente beato colui che ama Maria e la venera con fervoroso culto.

III. RISPOSTA DI MARIA A S. ELISABETTA. - Elisabetta glorifica Maria chiamandola benedetta fra le donne, perché benedetto è il frutto del suo seno e si professa indegna dell'alto onore di accogliere in casa sua la Madre del suo Signore. Ma che fa Maria, udendo tanto elogio? Tutto attribuisce a Dio cantando: «Magnificat anima mea Dominum». Ella dà a Dio e riversa in Lui come nell'unica sorgente di ogni bene le lodi che le sono tributate. Voi, o Elisabetta, pare che dica, esaltate la Madre del Signore, ma «l'anima mia esalta e glorifica Iddio». Onde S. Bernardo chiama il «Magnificat» l'esaltazione dell'umiltà di
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Maria. E' questo il cantico del ringraziamento e dell'umiltà riconoscente. Maria esaltata da S. Elisabetta per la fede e le grandezze sue, proclamata Madre del Salvatore, si umilia ancor di più e proclama la sua pochezza, la sua debolezza, attestando che tutto ciò che ha Lei vien da Dio.

* * *

Impariamo a dare lode a Dio: «Soli Deo honor et gloria» (I Tim. I, I7). La nostra preghiera sia sempre indirizzata in primo luogo a lodare e ringraziare il Signore. La preghiera interessata è meno accetta a Dio e ottiene meno frutto.

PENSIERO DI S. PIER DAMIANI. - Felice Elisabetta! Dinanzi a Lei sta la Madre del Redentore; la Regina del cielo la saluta con dolcezza. Ma ancora ben più felice è il predestinato Bambino che ella porta in seno e che è l'oggetto primo di questa visita regale. Perché egli, al lume dello Spirito Santo, riconosce la maestà della regina degli Angeli che saluta la madre sua e gli è dato comprendere la potenza di un tale saluto.

ESEMPIO: PIO X

Tutta la vita di quest'augusto Pontefice fu un inno continuo di fede e d'amore verso Gesù Eucaristico e verso la B. Vergine Maria. Nacque a Riese il 2 giugno 1835 e fu battezzato il giorno seguente col nome di Giuseppe, il più gran divoto della SS.ma Vergine.
Da fanciullo si recava al Santuario di Maria delle Cendrole conducendovi alla domenica anche dei compagni e quivi si tratteneva a pregare con speciale divozione. E la Madonna lo chiamò al Sacerdozio. Ma i suoi erano poveri e non potevano pagare le spese: provvidenzialmente intervenne l'aiuto del Patriarca di Venezia che dispose di una Borsa di studio a favore del giovanetto. Consacrato Sacerdote fu nominato Cappellano di Tombolo nella
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Diocesi di Treviso, dove incominciò ad esplicare il suo grande zelo per le anime.
Nel 1875 fu eletto Canonico della Cattedrale di Treviso e nel 1884 Leone XIII lo consacrava Vescovo di Mantova. Era la III domenica di avvento, giorno sacro al patrocinio di Maria Immacolata, patrona di Mantova. Intanto la fama della sapienza e pietà del Vescovo di Mantova cresceva sempre più e Leone XIII lo promoveva prima Cardinale, poi Patriarca di Venezia.
Nel 1903, il glorioso Patriarca di Venezia, Card. Sarto veniva eletto Papa ed assumeva il nome di Pio X. Più saliva quest'astro luminoso e benefico e più grandiose diventavano le sue manifestazioni di amore verso Gesù Eucaristico e verso Maria SS.ma. Nel cinquantenario della proclamazione del dogma dell'Immacolata Concezione di Maria Pio X scrisse una Enciclica sulla Madonna: «Ad diem illum», capolavoro di tutta la sua divozione verso di lei. In essa descrive la bellezza, la verginità e l'influenza di Maria SS.ma sull'umanità, ed invita tutti i cristiani ad essere divoti di questa buona Madre, concedendo l'indulgenza plenaria in forma di Giubileo, per le funzioni di quella ricorrenza.
Un grazioso episodio rivela la divozione mariana di Pio X.
Un giorno, durante l'udienza ad alcuni nobili di Roma, sentì la campana dell'Angelus. Tosto disse: «Signori, è l'ora dell'Angelus, lo volete recitare con me?». Un testimonio oculare così lo descrive: «Io l'osservai mentre pregava. Contemplai l'espressione del suo volto, la radiosità del suo occhio fisso in un'immagine della Vergine; ammirai la dolcezza di quelle 'Ave Maria', pronunciate con un accento singolare. E rimasi così vivamente colpito che dovetti pensare: 'Forse egli la vede'. E allora ho sentito quanto si deve amare la Madre di Dio».
Morì il 20 agosto 1914, festa di S. Bernardo.
Fu l'ultimo favore che Maria gli concesse: morire nel giorno di un suo grandissimo divoto.

POESIA: IL NOME DI MARIA

Tacita un giorno a non so qual pendice,
salia d'un fabbro Nazaren la sposa;
salia non vista alla magion felice
d'una pregnante annosa;

e detto salve a Lei che in riverenti
accoglienze onorò l'inaspettata,
Dio lodando, sclamò: «Tutte le genti
Mi chiameran beata».

Deh! con che scherno udito avria i lontani
presagi allor l'età superba! Oh tardo
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nostro consiglio! Oh degli intenti umani
antiveder bugiardo!

Noi testimoni che alla tua parola
ubbidiente l'avvenir rispose,
noi, serbati all'amor, nati alla scola
delle celesti cose,

noi sappiamo, o Maria, ch'Ei solo attenne
l'alta promessa che da Te s'udia,
Ei che in cor la ti pose: a noi solenne
è il nome tuo Maria!..

ALESSANDRO MANZONI.

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