Beato Giacomo Alberione

Opera Omnia

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26. LE CASE E IL LORO GOVERNO
Articoli 445-449 (conclusione)


I Istruzione, Castel Gandolfo, 21 agosto 19581




Questa sera, questo settimo giorno degli Esercizi, si canterà il Te Deum dopo la seconda Istruzione2. Poi vi sarà ancora un giorno, successivamente, nel quale dovremo occuparci di qualche cosa di particolare, e chi avrà cose da dire potrà esporle, particolarmente sopra i punti che riguardano l’interesse della Congregazione. È giorno quindi di propositi, giorno in cui si fa il programma. I propositi riguardano particolarmente la nostra vita spirituale interna, di perfezione: il primo articolo delle Costituzioni; e il programma riguarda specialmente il secondo articolo delle Costituzioni: come sia la nostra vita esterna, specialmente l’apostolato.
Poi resta giorno di preghiera, onde quest’anno sia un anno di profitto intenso, di cammino intenso verso Iddio, verso l’unione sempre più stretta con il Signore, così da essere intieramente di Dio. Che gran cosa essere del tutto di Dio, senza divisione di pensieri, di sentimenti e di vita!
Allora la vita si chiama vergine. Vergine di mente, perché non si mescolano pensieri santi con pensieri non buoni, volontariamente; e allora vergine: è tutto buono. E vergine il cuore, perché non si mescolano sentimenti non buoni con sentimenti di amore a Dio e di amore alle anime: tutto santo il cuore, tutta profonda la nostra pietà… l’unione sempre più
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stretta. Oh!, il cuore nostro che divenga il cuore conformato al cuore di Gesù: cor Pauli cor Christi3, il cuore di Paolo era il cuore di Cristo, cioè uguale al cuore di Cristo. E poi verginità di volontà: che non [sia] un momento un’opera buona, l’osservanza, eccetera, e un altro momento invece lasciarci cadere volontariamente in difetti, imperfezione e venialità. Verginità piena del nostro essere tutto a Dio: una fiamma che ascende al Signore senza fumo, per quanto è possibile. E siccome delle imperfezioni e delle miserie, anche involontarie, se ne hanno, se ne commettono, che siano almeno detestate; e poi, tendenze e lavoro per correggerle, eliminarle.

Poi, adesso, veniamo all’ultima parte delle Costituzioni4.
«445. Si conceda un giusto sollievo; non si permettano però giochi non convenienti per religiose, o che impegnino troppo la mente. La ricreazione deve essere tale che sollevi lo spirito, riposi la mente, e sviluppi l’organismo». Quindi giochi, se ce ne sono, e sollievi convenienti per una religiosa. Altro poi è l’aspirante, la giovane suora, altro è invece la persona già più anziana.
Del resto, quando si alterna un lavoro intellettuale con un lavoro piuttosto manuale, si hanno già certi vantaggi.
«446. La superiora vigili con massima cura e materna bontà sulle suore di voti temporanei, in modo da rendere più perfetta la loro formazione secondo le norme stabilite negli articoli da 238 a 2505, e possa poi riferire coscienziosamente e con vera competenza, dopo aver sentito anche il parere del suo consiglio, quando si tratta della rinnovazione dei voti o dell’emissione della professione perpetua».
Ci vuole una preparazione al noviziato, e ci vuole poi una conclusione, che sarebbe un prolungamento e cioè: dopo la professione continuare la stessa attenzione, le stesse abitudini contratte nel noviziato, perché si è cominciato prima a vivere la vita religiosa per virtù, durante il noviziato, e poi
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si continua a vivere la medesima vita ancora con maggiore attenzione perché si vive per voto.
«Tenga spesso una breve conferenza a tutte le suore, se crede più prudente anche separatamente alle religiose di voti perpetui e a quelle di voti temporanei, non solo, come è necessario, per indicare i difetti esteriori che possono esservi nella comunità e proporre i mezzi per emendarli, ma anche per dedurre dall’esperienza e dai consigli delle singole ciò che si deve meglio disporre in casa in riguardo all’apostolato». E sì, ma particolarmente queste cose, queste istruzioni mirino alla formazione del cuore, alla formazione della mente, alla formazione della volontà; bisogna sempre che l’esterno sia frutto dell’interno, la delicatezza esterna sia un risultato della delicatezza interna, l’osservanza dipenda dall’amore a Dio!, e l’apostolato dipenda dall’amore alle anime: che sia proprio l’interiore nostro, mente e cuore, santificato in primo luogo; poi verrà la santificazione esterna, nelle parole, nelle azioni, nelle opere della giornata e nell’apostolato.
E vi è alle volte quello che oggi si chiama eresia dell’azione 6. L’eresia dell’azione che cos’è? È credere che le nostre opere valgano tanto tanto, che basti muoversi, fare, andare e venire, industriarsi esteriormente per ottenere i frutti. Noi abbiam da ottenere dei frutti soprannaturali! E perciò ci vuole la preghiera, ci vuole la grazia di Dio; se no, li otteniamo mica7… niente! È vero che il Signore può servirsi anche di noi qualche volta, e per mezzo di quelle parole il Signore può conferire la grazia, ma se noi non abbiamo lo spirito interiore, intanto non guadagniamo niente; e poi ordinariamente tanto si fa d’impressione sugli altri, quanto siam buoni
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noi. Quando la parola parte dal cuore va al cuore e quando parte solo dalla bocca, che non corrisponde all’amore interno, va solo alle orecchie: resta una voce che suona all’orecchio, ma è un suono che si perde senza risultato. Amare il Signore, amare la pietà come prima cosa, formar sempre l’interno… sì. Pretendere di produrre frutti soprannaturali con mezzi naturali - industrie, esporre bene, belle parole, andare, venire, scrivere, parlare, eccetera -, pretendere di produrre questi frutti soprannaturali con mezzi naturali è lo stesso che pretendere che una macchina, che può fare 50 chilometri all’ora… eh, se ne pretendono 150! Anzi, la distanza è di più ancora. L’eresia dell’azione!
Però alle volte si trova più comodità a star lì solamente in chiesa, a riposarsi quasi, e non fare. Bisogna attendere a noi stessi ma poi sviluppare la vita in apostolato, perché san Paolo scrive: «Attende tibi… et lectioni», bada a te… e allo studio e alla lettura della Bibbia… facendo questo farai salvo te e salverai pure gli altri [cf 1Tm 4,13-16]. Ma poi bisogna muoversi, salvare anche gli altri dopo aver lavorato per noi.
«448. Circostanze di tempo, di luogo, di ambiente, possono fornire maggiori mezzi di santificazione, di formazione, di apostolato, ma insieme possono pure costituire maggiori pericoli8. Alla superiora sarà quindi necessaria una più larga, attenta e prudente, caritatevole vigilanza, per esempio sulle letture, sul telefono, sul cinema, 9sulla radio; in genere sulle relazioni con gli estranei».
La Santa Sede sopra l’uso del telefono, del cinèma, della radio, specialmente della televisione, ha già richiamato più volte. Sono mezzi di progresso e possono servire al bene: può essere una trasmissione di radio che insegna una lingua… oppure c’erano delle lezioni di medicina, medicina popolare; ma quello [che] vuol dire [l’articolo è] che si deve usare quando si può ricavar del bene e non si deve usare quando ne verrebbero delle distrazioni inutili, pensieri e ricordi che non sono
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adatti alla vita religiosa, non favoriscono il raccoglimento e la corrispondenza alla vocazione. Beh, allora ci vuole una disciplina anche sul telefono, e ora non c’è… ma quanti guai sono venuti dalle telefonate e quanti guai dal cinèma e dalla radio e dalla televisione - sopra è bene aggiungere: televisione - per i religiosi!
Perché vedere qualunque cosa, qualunque pericolo, sentire qualunque trasmissione di radio o assistere a qualunque proiezione della televisione è portarsi il mondo in casa; il mondo che si è lasciato, allora si introduce in casa: ebbene… quindi porta sempre pericolo. Dunque, sono cose buone, ma usate bene. È ottima cosa la stampa: c’è la Bibbia - il primo che ha scritto per noi è Dio stesso: la Bibbia che ha dettato agli agiografi, agli scrittori sacri -, ma quante cosacce si scrivono e si stampano, si diffondono nei periodici e nei libri e in mille modi… alle volte basta una fotografia per ricordare sempre una persona, e il ricordo può essere pericoloso. In sostanza, bisogna evitare le occasioni. E le cose che il Signore ci ha dato di progresso, usarle per lui e per la nostra santificazione, non contro di lui e né contro la nostra santificazione.
«Per una maggiore efficacia nel compiere la sua delicata missione, molto importa che la superiora sia veramente pia e istruita; di idee larghe e di mente aperta all’apostolato nelle sue diverse opere; premurosa, comprensiva, attiva; madre e maestra che tutte precede specialmente nella bontà, nella pietà, nell’apostolato; che tutto vede e dirige nella casa ed è anima di tutto; consigliera prudente e pia, che sa guadagnarsi la fiducia delle sorelle; che sempre illumina, assiste, consola, ammonisce, incoraggia; e nelle difficoltà, specialmente dell’apostolato, eleva la mente sua e delle figlie, cercando la gloria di Dio e il bene delle anime». In tutte le comunità che io conosco, si trova questa difficoltà per la parte dei superiori maggiori: trovare delle superiore locali e dei superiori locali bravi; perché la superiora e il superiore tirano il carro, sono come il motore della macchina: ma se il motore non funziona bene, non si può pretendere che tutto vada bene.
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La Prima Maestra10 fa sempre mettere delle preghiere speciali per le superiore. Alle volte basta una superiora tre anni ed eleva tutta la casa: venti suore, venticinque suore, tutte riacquistano la pace, la serenità, la generosità, e la vita interna è una vita edificante. Quando si trovano suore meno buone, si mandano sotto quella superiora perché sa guidare, incoraggiare, sostenere, aiutare; e di lì a un poco le suore che sono… cambiano, si infervorano, e anch’esse si mettono sulla via del progresso spirituale e di un apostolato più intenso. Chiedere al Signore sempre questa grazia. Perché preghiamo per il Papa? Per questo, perché la Chiesa abbia un buon superiore; così tutte le comunità. Perché la Chiesa sia ben guidata dal Papa, sia santo e santificatore, pastore universale, maestro universale e dottore11… che la sua influenza si esercita sui Vescovi, sulle diocesi, e poi dopo dai Vescovi passa ai parroci, passa al clero e passa al popolo; e la storia ce lo dice, la storia di tanti secoli… davvero. Abbiamo celebrato il 20 la festa di san Pio X12: quale impressione ha lasciato nel mondo la sua bontà, la sua umiltà, il suo zelo!

Sia lodato Gesù Cristo.
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1 Nastro originale 40/58 (Nastro archivio 43a. Cassetta 43, lato 1. File audio AP 043a). Titolo Cassetta: “Art. 445ss. Osservanza religiosa”.

2 Quindi, dopo la IV Istruzione del giorno.

3 Nota espressione attribuita dalla tradizione a san Giovanni Crisostomo.

4 3. Obblighi delle superiore (artt. 440-452).

5 Questi articoli sono stati trascritti sbagliati sul Ds. In realtà sono da 240 a 252.

6 Cf l’Esortazione Apostolica Menti Nostrae [AAS 42(1950), pp. 657-704] di PIO XII (23 settembre 1950) in Enchiridion delle Encicliche (EnchEnc) 6, Bologna 1995, 1857: «...Coloro che, per le speciali circostanze del momento, si sono ingolfati troppo più del bisogno nel vortice dell’attività esteriore, così da trascurare il principale dovere del sacerdote, che è la santificazione propria [...]. Devono essere richiamati a più retto sentire quanti presumono che si possa salvare il mondo attraverso quella che è stata giustamente chiamata “l’eresia dell’azione”: di quell’azione, che non ha le sue fondamenta nell’aiuto della grazia, e non si serve costantemente dei mezzi necessari al conseguimento della santità, datici da Gesù Cristo».

7 Il PM non completa la parola.

8 Il PM dice: maggiore pericolo.

9 Il PM aggiunge nel Ds di sua mano: «su la televisione»; la ricorda, infatti, qui di seguito.

10 Maestra Tecla Teresa Merlo (1894-1964), prima superiora generale delle Figlie di San Paolo, dichiarata Venerabile nel 1991.

11 Parola incerta.

12 Pio X, Giuseppe Melchiorre Sarto (1835-1914), Papa dal 4 agosto 1903 al 20 agosto 1914. Fu canonizzato il 29 maggio 1954. Prima della attuale riforma liturgica, la festa di San Pio X ricorreva il 3 settembre; per cui, il PM l’ha celebrata anche nella data che ricorda la sua morte, e alla quale è legata la nascita della Famiglia Paolina.