Beato Giacomo Alberione

Opera Omnia

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XII. FARE IL PUNTO (1)
I vostri santi esercizi, i quali hanno sempre due fini, e cioè: la santificazione e, secondo: l'apostolato. L'apostolato perché quello è l'impegno per le anime. E la santità sta nel conformarsi al volere di Dio e mostrare questa conformità al volere di Dio con l'esatto e continuo /adempimento/ (a) del dovere di stato.
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Perciò stasera sul primo punto: la santificazione. E' il senso, il contenuto del primo articolo delle costituzioni. Qual è il fine? La gloria di Dio e la santificazione delle anime nostre mediante la pratica dei voti: povertà, castità, obbedienza e l'uniformarsi alle costituzioni nella vita.
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Si dice: il fine ultimo: la gloria di Dio. Certamente molte anime sentono questo fine, lo sentono intimamente. E tuttavia vi sono anime le quali non son tanto sensibili ancora: far le cose per la gloria di Dio, esclusivamente per far piacere a Dio, perché qui è già l'amore perfetto. E non tutte le anime sono già arrivate a fare quello che si richiede come fine: la gloria di Dio.
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Molte anime si fermano lì: farmi dei meriti, farmi santa. Ma di là /da/ (a) questo, è più perfetto - e non deve mai essere escluso - : la gloria di Dio. Che vuole dire che si è già passati dal pensiero della santificazione nostra, [dal] vantaggio nostro.
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Farsi suora quella figlia per santificarsi, aver un bel paradiso, assicurarsi il paradiso; ma se va più avanti e cioè la gloria di Dio, allora è l'amore perfetto. E' contenuto in quelle tre domande: "Sia santificato il tuo nome; venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà" [Mt 6,9-10]. Quelle tre domande che costituiscono e riassumono l'amore.
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E' l'anima tesa alla gloria di Dio, verso Dio, sebbene poi indirettamente anche la vita di santificazione è orientata alla gloria di Dio. Ma quando esplicitamente [si vive] ad majorem Dei gloriam (a), per la maggior gloria di Dio, allora siamo all'amore perfetto che <ci> può essere di vario grado però, quest'amore perfetto.
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Quando c'è questo amore perfetto, di conseguenza c'è il dolore perfetto dei peccati, il quale dolore dei peccati serve esso stesso a cancellare il peccato anche grave, sebbene sia sempre compreso l'obbligo, appena si può, di accusare il peccato stesso.
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Santificazione dunque, se si mira di più a quelle espressioni: per la gloria di Dio. E se si mira e se l'anima ancora sente soltanto: per la mia santificazione, per me, [è] una pietà un po' interessata, eh?; un impegno un po' interessato per la santificazione, per il perfezionamento della vita mediante i santi voti e l'osservanza delle costituzioni. La santificazione quindi almeno qui: che tutti quei che <fanno> emettono i santi voti, questo sempre devono averlo.
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Ora riflettiamo, e alcune cose le ho già dette giorni fa, ma non c'erano tutte e d'altra parte anche per chi c'era, serve a chiarire e approfondire il pensiero. E vi piace tanto parlar di santità, neh? Sì, vi siete fatte suore almeno per vantaggio vostro, se non per la gloria di Dio.
Oh, allora: in che cosa consiste questa santificazione[?] La santificazione è lo sviluppo della grazia battesimale.
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Lo sviluppo della grazia battesimale, quando siamo nati la seconda volta mediante il battesimo. E cioè è necessario che si nasca una seconda volta. E quindi quella bambinetta era figlia di suo papà e di sua mamma, appena nata; ma col battesimo diviene figlia di Dio. E quindi può dire: babbo e mamma; e può dire al Signore: Padre nostro. E come dice san Paolo: In quo clamamus: Abba (Pater)" [Rm 8,15], per cui, essendo nati la seconda volta, chiamiamo Dio: Padre nostro, Abba, che è parola ebraica. Per cui noi diventiamo figli di Dio: quello che si ripete sempre nella messa: Dedit eis potestatem filios Dei fieri (a) [Gv 1,12].
Ecco: il permesso, il potere di diventare figli di Dio. C'è la grazia, c'è la seconda vita allora nell'anima.
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Nel bambino c'è la vita naturale e cioè è un uomo nel senso comune, composto di anima e di corpo. Portato via dal battesimo il bambino allora ha tre elementi, cioè: corpo, anima, vita spirituale che è la più preziosa, che è la prima grande grazia ricevuta da Dio dopo la nostra nascita. Ecco.
Quindi la vita divina in noi dopo il battesimo.
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E come l'uomo ha la sua vita e nello stesso tempo tre potenze che sono: la mente e poi il sentimento e poi la volontà, ecco, come uomo semplice, come il bambino.
Ma ricevendo la vita soprannaturale, al luogo della semplice ragione ha la fede, che è infinitamente superiore questo dono. Invece del semplice volere, cioè della semplice volontà, si ha, che cosa? L'osservanza della legge di Dio, cioè compiere la volontà del Signore, osservando i comandamenti e pratica delle virtù. E come il bambino aveva un sentimento - e l'uomo ha sempre /il sentimento/ (a), il cuore - e allora al posto [del sentimento] c'è l'amore di Dio e l'amore delle anime.
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Quindi sono infuse le tre virtù: fede, che perfeziona la mente. E poi volontà di Dio, cioè compimento di ciò che il Signore vuole da noi. Perciò, ecco: l'unione con Dio, di volontà. E poi /il sentimento/ (a), cioè la carità verso Dio e verso il prossimo: la grazia, la vita soprannaturale.
E la volontà di Dio veramente è innestata e cioè è espressa, contenuta nell'atto di speranza.
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Perciò quel bambino ha vita soprannaturale e ha fede speranza e carità che son contenute nella grazia e nella vita soprannaturale. Oh, il bambino, se morisse dopo, va in paradiso perché ha la vita soprannaturale. "Ma non ha fatto dei meriti!". E' ricco della misericordia di Dio e dei frutti di Gesù Cristo crocifisso, perché /è/ (a) partecipe dei meriti e della misericordia di Dio, dei meriti di Gesù Cristo e misericordia di Dio. Allora è un'anima ricca, sebbene non abbia fatto nessun atto suo: tutta misericordia di Dio!
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Quindi i santi innocenti sono in paradiso e son onorati come santi. E non avevano fatto mica nessun lavoro. Il battesimo di sangue: e quindi la partecipazione ai meriti di Gesù Cristo, il quale sarebbe morto per le anime tutte quante. E essi ne hanno <godute> goduto di questo, sebbene Gesù non fosse ancor morto. Come Maria nell'Immacolata Concezione ha goduto dei meriti della passione di Gesù Cristo, in anticipo: propter praevisa merita (a) dice la teologia.
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Ora questa vita che c'è nel bambino o nella bambina battezzata, a suo tempo si svolgerà e crescerà. Crescerà come cresce quella piccola pianticella, che è venuta su dal seme gettato nel terreno; e viene su e si alza e diviene un arbusto e poi produrrà i suoi frutti. Allargherà i rami, metterà le foglie e i fiori e i frutti di vita eterna. In che modo? Giunto all'uso di ragione, aveva la virtù della fede infusa, ma ora farà l'atto di fede volontariamente, il quale atto di fede aumenterà quindi la grazia che già c'è in quell'anima.
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E perché la mamma gli ha detto: Manda un bacio a Gesù; guarda è là nel tabernacolo", e lui, il bambino manda il bacio, perché già è arrivato a percepire che c'è qualche cosa di straordinario: che non si manda il bacio a una pietra; si manda a qualche cosa che c'è là di diverso, sebbene il tabernacolo sia di pietra o di marmo.
E così la mamma dice al bambino: "Sta' buono, ascolta tuo papà"; e fa l'obbedienza: è l'atto questo di speranza; e lo fa quell'atto in vista di merito. Perché? Il paradiso! Ecco, la speranza.
E poi la mamma alla sera fa in modo che il bambino compia un atto di amor di Dio, una giaculatoria: "Dolce cuor del mio Gesù", ecc., allora: la carità.
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Queste prime manifestazioni della fede, della speranza e carità, man mano che crescono, costituiscono essenzialmente la santità. E man mano che crescono: una santità sempre maggiore. Perché c'è la grazia prima, e c'è la grazia seconda, decima, centesima e milionesima, quando farà tanti atti di fede, tanti atti di speranza e tanti atti di carità.
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Eh, l'atto di fede! Quanto è vostro l'atto di fede! Alzate lo sguardo: l'ostia. Si vede solo del pane; e voi? Praestet fides supplementum sensuum defectui (a), la mia fede supplisca agli occhi, che son ciechi, non vedono Gesù, vedon solamente le specie che son come la veste di Gesù.
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Così la speranza. Vi siete fatte suore <per un> per un più bel paradiso. E così, <avete preferito un amore umano> a un amore umano avete preferito l'amore divino, eterno: un amore diretto verso Gesù, senza intramezzi di cose e di persone.
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Allora va perfezionandosi la fede, la speranza e la carità. Sono i tre piedi che sostengono la santità. E sono la base anche dei voti. Perché? Eh, in luogo di voler possedere delle cose della terra, si fa il voto di povertà. In luogo della nostra volontà si fa l'atto di speranza, cioè "mediante le buone opere che voglio e devo fare" (a). E poi l'atto di carità, specialmente in quel giorno della professione: "Tutto mi dono, offro, consacro" (b).
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Allora lo sviluppo di quella grazia è già cresciuto: è già una persona adulta. Fino a quando crescerà? Ognuno ha poi la sua età determinata, quando è adulta così da chiamarsi maggiorenne e può entrare in paradiso: in punto di morte. E' arrivato al compimento della sua santificazione, perché a ognuno il Signore ha destinato la propria santificazione. E come dice san Paolo: "Allora si è arrivati alla pienezza, cioè alla maggiore età in Gesù Cristo" [cf. Ef 4,13].
Ora, crescendo queste virtù, si perfeziona la vita religiosa.
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Però dopo vi sono le quattro virtù cardinali, le quali da una parte sono naturali e dall'altra parte son soprannaturali, quindi sono anche infuse nel battesimo, in germe però.
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Una prudenza naturale: eh, tu che sei autista, va' adagio, guardati dal pericolo. Prudenza naturale, eh!
E poi prudenza soprannaturale: "Io che cosa ne faccio di essere vestita così con ambizione, ecc. Voglio portar l'abito della Madonna". E allora prudenza: vergine prudente. Vergine che non solamente porta con sé la lampada, ma porta anche l'olio per la lampada e per accender la lampada al momento giusto di entrare con Gesù, con lo sposo celeste nell'eterno gaudio.
Quindi: prudenza, giustizia, fortezza e temperanza, che possono esser naturali e possono esser soprannaturali.
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In mezzo, fra le tre virtù teologali e le quattro cardinali, sta la virtù della religione, la virtù che vi distingue. La virtù della religione, che conchiude le virtù cardinali ed apre la via alle virtù; dunque: prima alle virtù teologali e poi apre <la virtù alle> la via alle virtù cardinali.
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Quando si ha da canonizzare una persona che la si dice santa e che viene proposta per la beatificazione e canonizzazione, viene fatto l'esame <dei> delle testimonianze, delle prove: se cioè aveva esercitato in grado eroico: fede, speranza, carità. E poi le altre domande: se ha esercitato le virtù in grado eroico: prudenza, giustizia, fortezza e temperanza. Allora, per quanto sta dalla Chiesa, che cosa? Ha le virtù in grado eroico? Per parte della Chiesa è santa. Dio può intervenire, se vuole, coi miracoli; ma poi ci vogliono i miracoli perché dipende dal volere di Dio se vuole glorificata una <data>, determinata persona.
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Ecco allora, negli esercizi spirituali vi sono degli esami particolari e si mira a dei propositi particolari. Però non possono scappare i propositi e gli esami fuori di queste sette virtù del cristiano e in parte anche della virtù della religione, ma specialmente per chi è religioso. Saranno le virtù, per esempio, dell'obbedienza o della carità, ma son sempre comprese queste nella fede, speranza e carità e virtù cardinali. E la fatica che si fa con l'apostolato, eroicamente, <costi> con grande sacrificio: e allora c'è la fortezza. Fortezza, la quale, d'altra parte, è temperanza. Oh!
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Ciascheduna potrà dire: ma, sette virtù, con la religione: quante cose da fare per farmi santa! Vedete è difficile. Supponiamo la fortezza nell'osservare la castità: rinnegarsi in certe cose e amare Gesù con tutto il cuore, con tutta l'anima, e amare le anime nel modo giusto. Ora, vedete: se son difficili, c'è la grazia di Dio che le accompagna. E poi, per /renderle/ (a) più facili tutte e sette, ci sono i sette doni dello Spirito Santo che corrispondono alle sette virtù: tre teologali, quattro cardinali.
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Quindi il dono della sapienza, il dono della scienza, il dono dell'intelletto, il dono del consiglio, della fortezza, della pietà, del timor di Dio: son tutti questi doni dello Spirito Santo per cui è facilitata la pratica delle sette virtù, compresa sempre la virtù della religione che sta in mezzo /alle/ (a) sette virtù.
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Sì, invocare tanto la grazia dello Spirito Santo. E siccome ne avete molto bisogno di grazia in questi giorni, mattino e sera: Veni Creator Spiritus (a), Veni Sancte Spiritus (b). Il Veni Sancte Spiritus è per sé - se guarda uno il significato - è un corso di esercizi: basta guardare il senso delle parole. E contiene tutto il lavoro di un buon corso di esercizi.
Oh, allora: i doni dello Spirito Santo, "E <il> lo Spirito che vi manderò dal Padre, egli vi insegnerà tutto, egli vi ricorderà tutto" [cf. Gv 14,26]. Sì: la grazia dello Spirito Santo che è in noi! Oh, allora la virtù diviene più facile.
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Chiedere a Gesù: Emitte Spiritum tuum et creabuntur (a), manda il tuo Spirito Santo e sarò una creatura nuova, santa cioè. Invece che essere una persona umana soltanto, sarò un'anima santa, un'anima piena della grazia di Dio, con <abbondante> abbondante grazia di Gesù, il quale ha detto: "Son venuto per portarvi la grazia e una grazia più abbondante" [cf. Gv 10,10]. La suora è alla prova che ha una grazia più abbondante; perché, se vi distinguete da tante vostre compagne che avete conosciuto nel mondo, la grazia di Gesù con voi è stata molto abbondante, straordinariamente abbondante. Quindi i sette doni.
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Quando poi queste virtù si praticano con una certa facilità: fede, speranza e carità, <gius> prudenza, giustizia, fortezza e temperanza, con la virtù della religione, allora si hanno i frutti. E cioè la virtù non è più tanto difficile. Quella figliola è abituata a star su se stessa e [a] governare i sensi e gli occhi e l'udito, la fantasia, il cuore, ecc. Allora ha [i] frutti dello Spirito Santo: fructus autem Spiritus[Gal 5,22]. E san Paolo, li enumera: dodici. Ma sono solamente per esempio, perché ce ne sono altri.
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Ora, ecco [i] frutti: carità, pazienza, castità, continenza, prudenza, poi la longanimità, la pazienza... Sono i frutti! Allora si possiede già il complesso delle virtù con una certa facilità, la quale facilità si esprime con quei tre avverbi: prompter, faciliter, delectabiliter.
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Cioè la virtù che si esercita, virtù della fede, della fortezza, ecc.: prontamente. Si tratta di un atto di fortezza: alzati dal letto, svelta, è ora! Fortezza. E lo fa volentieri, perché dopo deve andare a Gesù che l'aspetta in chiesa. E così questi frutti sono già un esercizio e una pratica facile: prompter.
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Faciliter. Eh, <sta> ieri sera ho detto quando [sarei andato a] celebrar la messa, al solito. E ho trovato in chiesa, andando, tre fanciulli, stamattina: "Vogliam far la comunione con la sua messa". Eh, son le quattro! Mi vesto, vado all'altare. Faciliter: "Ma non avete sonno?". "Eh no, per la messa!".
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E delectabiliter: con una certa soddisfazione della vita religiosa. Quella figliuola, quella suora vive la sua vita religiosa e la vive con gioia. Soddisfazione! Delectabiliter: con diletto. Quanto ama Gesù! E trova nel suo diletto, non nelle lodi che possono darle, nel dirle che sei una brava suora, che sei intelligente, capace, ecc.; ma perché è contento Gesù e tu sei contenta. Delectabiliter!
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Oh, a questo punto si può ancora crescere? Si può sì crescere! Sono le otto beatitudini! quando cioè queste virtù ci beatificano. Non solamente c'è diletto, ma ci fan provare un sapore, una gioia che <prevenis> previene le gioie del paradiso. E' lieta quell'anima.
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Quell'anima gode della povertà e cioè che qualche giorno deve fare qualche mortificazione vera, che le manca quello che vorrebbe e magari bisogna tardare, bisogna tener da conto delle cose, e poi privarsi di certe soddisfazioni. E ne gode: "Beati i poveri /di/ (a) spirito perché di essi è il regno dei cieli" [Mt 5,3]. Non è più solamente il diletto, ma è una pregustazione del cielo.
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"Beati i miti, perché /questi possederanno/ (a) la terra" [Mt 5,5] cioè gli uomini. E con l'apostolato quell'anima, quella persona, quella suora si guadagna tutti. E guadagna alle volte anche dei malati che vorrebbero resistere alla grazia di Dio.
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Poi, "Han sete e fame della giustizia di Dio" [cf. Mt 5,6]. Cioè soltanto di Dio ormai han fame e sete. E "Beati quei che soffrono" [cf. Mt 5,4], godono della sofferenza. E beati quando son calunniati, perseguitati [cf. Mt 5,10], malveduti, contrariati, "perché di /voi/ (a) è il regno dei cieli" [Mt 5,10]. Allora: "Beati quando vi perseguiteranno, diranno ogni male contro di voi" [cf. Mt 5,11]; cacceranno le suore e i preti.
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Ed è morto in questi giorni un arcivescovo, il quale è stato prigioniero tanto tempo, prima dei tedeschi e poi adesso dei comunisti; ed è morto là, /col/ (a) sorriso sulle labbra. Eh, cosa star tanti anni in carcere? Solo con l'aspettativa del cielo e gioioso! Allora!
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Allora c'è la pregustazione del cielo. L'anima è già vestita /tutta/ (a) con gli abiti bianchi degli angioli. Le macchie le ha tolte, le macchie che c'erano prima sull'abito bianco. E vive per Dio solo.
Quando santa Teresina diceva: "Quasi che io in paradiso non mi troverei bene quasi, perché là non si soffre più, mentre che qui godo tanto nel soffrire. Verrò privata di questo godimento?".
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Quando si è fatto il processo canonico per la canonizzazione di santa Gemma Galgani, il medico curante aveva testimoniato e aveva detto questo: "Era tanto desiderosa di soffrire che operavo sul corpo suo, tagliando, come se operassi sul corpo di un morto: nessuna scossa, nessun risentimento". E non aveva avuto le precauzioni, il medico - la malata non lo voleva, voleva soffrire - che l'operazione fosse fatta, da - diciamo così volgarmente - da addormentata la parte che doveva tagliare. "Mi pareva <di dormi> di operare su un corpo morto; guardavo qualche momento il volto: sereno, volto al cielo l'occhio".
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Così san Francesco di Sales: "Sono arrivato <a sta> ad un punto in cui l'anima mia è /totalmente/ (a) piena di Dio, abbandonata in Dio, così che niente mi fa paura, né la vita, né la morte, tanto mi sento <stabile> stabilito in Dio".
Quindi, il sereno del suo volto, la sua pace intima.
Oh, ecco allora questo gaudio che è in Gesù Cristo. Questo gaudio che Gesù morendo sulla croce, vicino a morire, dice al buon ladrone con serenità: "/Quest'oggi sarai con me in paradiso/" (b) [Lc 23,43]. E poi dice: E' compiuta la mia missione, consummatum est [Gv 19,30]. E poi: "Nelle tue mani /rimetto il mio spirito/ (c) [Lc 23,46].
373
Queste anime che arrivano qui, hanno una pregustazione di paradiso, son del tutto preparate. La morte è spingere la porta. Di qua c'era il dolore, c'era l'esercizio della virtù, c'era la vita soprannaturale sempre cresciuta, e cioè sempre meglio praticate le virtù della fede, speranza e carità, sempre con l'anima tesa. Spinta la porta: è di là. Prima si soffriva, esercitava la virtù. Di là solo la gioia. Quello che dice san Paolo: Aeternum gloriae pondus operatur in /coelis/ (a) [2Cor 4,17], con ogni momento e passo della vita ha radunato i meriti per una gloria eterna. Pondus, quindi un gran complesso di meriti, e perciò tra i primi santi del cielo.
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Perciò i passi sono: lo sviluppo della grazia battesimale mediante in primo luogo [l'esercizio] delle virtù teologali, poi delle virtù cardinali. Poi questo si compie - cioè l'esercizio di queste virtù - <mediante> con l'aiuto dei doni dello Spirito Santo. Allora si arriva ai frutti dello Spirito Santo, e i frutti che beatificano e perciò le otto beatitudini. E' la pregustazione del cielo.
<Di lì> Di là: il paradiso eterno dove non c'è più pregustazione, ma c'è... Saziate queste anime! E cioè: "Beati coloro che hanno fame e sete della santità, saranno saziati " [cf. Mt 5,6].
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Vedete un po' nel corso di questi esercizi dove siete: se il vostro cammino è accelerato o lento, se vi è generosità, se in qualche punto si è proprio già contenti del sacrificio, in qualche altro magari c'è ancora la natura umana che si ribella. Ma quando santa Gemma Galgani diceva che gustava il dolore, mica che non lo sentisse! Ma godeva di soffrire per rassomigliare di più a Gesù, per aumentare i suoi meriti, proprio i suoi meriti, e per dar maggior gloria a Dio. A che punto [siamo]?
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Gli esercizi servono a fare il punto della vita. Passano gli anni: a che punto ero? A che punto sono? A che punto voglio arrivare?
E il buon Pastore vi insegnerà tante cose, vi illuminerà molto in questi giorni.

Albano Laziale (Roma)
28 agosto 1962

377

330 (a) R: adempimenti.
(1) Albano Laziale (Roma), 28 agosto 1962

333 (a) R: a.

335 (a) Frase di san Ignazio di Loyola.

339 (a) Nel rito, prima della riforma liturgica, alla fine della celebrazione eucaristica si recitava il prologo di san Giovanni.

341 (a) R: la sentimentalità.

342 (a) R: La sentimentalità.

343 (a) R: fa.

344 (a) Cf. Pio X, Enciclica Ineffabilis Deus, 8-12-1854, DENZ e S., 2803.

348 (a) Inno eucaristico del Pange Lingua. Cf. Preghiere, pag. 280.

350 (a) Cf. Atto di speranza, Preghiere, pag. 21.
(b) Cf. Rituale, pag. 34.

357 (a) R: rendere.

358 (a) R: delle.

359 (a) Il Veni Creator è inno dei Vespri del giorno di Pentecoste. Di autore ignoto risale alla fine del IX secolo. Cf. Lit. II, pag. 917.
(b) Sequentia, Messa di Pentecoste. Cf. Messale. pag. 603.

360 (a) Cf. n. 32 (a).

367 (a) V: in.

368 (a) V: erediteranno.

369 (a) V: essi.

370 (a) R: tutto.

371 (a) R: tutti.

373 (a) R: parola incomprensibile ma facilmente deducibile del contesto.
(b) V: Oggi sarai in Paradiso con me.
(c) V: Raccomando lo spirito mio.

374 (a) V: nobis.