Beato Giacomo Alberione

Opera Omnia

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XXII. LA VIA PIU' DIRETTA (1)
La novena in preparazione alla festa della Madre del divin Pastore! Proprio lei deve infondere lo spirito pastorale in voi, Maria, madre del divin Pastore e madre vostra. Avete la stessa madre, non siete contente? In letizia allora! E se Gesù si è scelto Maria come madre, è segno che è una buona madre. E allora anche voi siete felici di avere una madre così buona, no? (a).
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Che si odii il peccato mortale è chiaro. Che nessuna vuole andare all'inferno è chiaro; ma: e in purgatorio? Certo pensate ugualmente a schivare il purgatorio anche. Però vi sono persone che non se ne spaventano tanto del purgatorio. E' vero?
Il purgatorio non è eterno; quindi per quanto siano intense le pene, tanto finiscono.
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Poi secondo: chi va in purgatorio ha già un senso di gioia perché è certamente salvo. E questa è la grande consolazione delle anime che vanno in purgatorio. Poi sono certe che piacciono a Gesù, e le pene servono per abbellire la sposa.
La sposa viene preparata alle nozze. Le suore, spose di Gesù Cristo, devono proprio andarsi a preparare là, allo sposalizio? Anticiparlo sulla terra!
591
A qualcheduna ho parlato già una volta (ad alcune mi pare) per il nono grado di orazione. Ma di questo lasciamo a parte, che quando si fosse arrivate al nono grado di orazione, il purgatorio sarebbe certamente evitato.
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Ma ora, per evitare il purgatorio, ecco, cinque cose che vi portano anche all'esame di coscienza che avete già fatto.
Però devo dire sempre questo: che chi vuole arrivare alla perfezione, cerca di evitare non solo i difetti e le venialità che sono inavvertite, ma cerca anche di diminuirle queste venialità e imperfezioni inavvertite. Diminuirle in numero e diminuirle in intensità.
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Ma ciò che è inavvertito, non è offesa di Dio. E imperfezioni ve ne saranno sempre e si morirà con qualche difetto, perché, per quanto noi ci impegnamo, qualche difetto rimane. E' rimasto nei santi anche!
Perciò non spaventarsi troppo dei difetti, solo non far pace coi difetti, cioè sempre volerli combattere e correggere: allora non son volontari.
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In purgatorio si può cadere in primo luogo, infatti, per peccati veniali. Ma s'intendono peccati veniali deliberati: difetti che si sa di avere e non ci si mette la voglia di correggerli. Venialità deliberate: abitudine di parlare troppo, abitudine alle volte a far poco conto delle cose piccole, mancanze di carità abituali, assecondamento di carattere, che qualche volta è troppo espansivo e qualche volta invece è troppo pronto, irascibile e qualche volta porta molto alla tristezza.
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Parliamo delle venialità <de> deliberate non combattute. Oh, ora il peccato veniale certo non crocifigge Gesù, ma però [mette] le spine a Gesù. Può un'anima pensare che mentre dice: «Signore vi amo con tutto il cuore» e poi dà dei dispiaceri a Gesù? Anime le quali hanno tanta fede in Gesù, tanto amore!
- Fino a che punto sei andata?
- Eh, io tante volte gli domando dei piaceri a Gesù, <ecco> qualche cosa che desidero. E vedo che egli mi fa molte volte questi piaceri. Qualche volta mi fa sentire che sono un po' capricciosa e allora mi corregge Gesù.
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Combattere il [peccato] veniale deliberato, neh? Perché il [peccato] veniale deliberato non merita l'inferno, ma merita il purgatorio. E in un'anima religiosa il veniale è anche una maggiore ingratitudine a Gesù, perché dopo tanti benefici ricevuti, perché ancora dispiacere a Gesù? Perché ancora trasgredire così anche le piccole osservanze, anche i piccoli consigli, gli avvertimenti che vengono dati per migliorarvi?
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Le buone suore hanno imparato nel noviziato a vivere attente su di sé, a lavorare per la perfezione. Ma quello è per cominciare, non è per finire. Il noviziato è sempre noviziato. Ma come, l'abbiamo già fatta la professione: come è sempre noviziato?! Noviziato del paradiso. Vi piace questo? Noviziato del paradiso! E comincia dove si è fatta la professione. Lo volete? Oh! Tutte novizie fino alla fine della vita! Fino a che sentirete: «Fra poco il Padre celeste mi ammetterà alla professione eterna». E si aspetta. E si aspetta Ecco.
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Combattere il veniale, neh?, più ancora che il grave! Perché se non c'è il veniale, non si passa di là <al veniale, voglio dire> al mortale. Quando si combatte il veniale, il veniale è un avvicinarsi al mortale, ma se si combatte il veniale non si arriva al mortale.
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Per la religiosa l'impegno maggiore è ancora più sul veniale che non sul mortale. Perché se una persona non si mette in pericolo di morte, anzi sta con attenzione lontana dal pericolo eh, non arrischia. Ma se una va mettendosi sopra il margine della strada, proprio sul ciglio della strada, e sotto c'è un precipizio, può /esser/ (a) che [da] un momento all'altro sbagli il passo ed ecco che casca. Ma se la suora cammina sul centro della strada, è lontana dal precipizio, cammina sicura perciò.
Evitare il veniale, perché è la prima causa <del pu> /per cui le/ (b) anime vanno in purgatorio e devono prima fare una lunga preparazione ancora per entrare in paradiso.
600
Secondo: si va in purgatorio perché mancano ancora le penitenze. Poiché col peccato non sempre, quando esso viene rimesso, /viene/ (a) rimessa anche tutta la pena dovuta al peccato. Non sempre. Ci vuole allora un dolore molto intimo, una volontà decisa ad ogni costo di evitare ancora il peccato. Ci vuole l'atto di amore di Dio perfetto, l'atto di contrizione molto perfetto.
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E se nel passato non avessimo ancor fatto la penitenza e dovessimo ancora farla o di qua sulla terra o di là nell'eternità? Presto, farla qui! Presto la penitenza! Perché? Perché la penitenza fatta di qua, oltre che scancella il debito che abbiamo ancor con la divina giustizia, è anche meritoria, quindi guadagna un aumento di meriti per il paradiso. meritoria!
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Fare la penitenza di qua. Eh, quali penitenze? Oggi sopportate il caldo. Domani, quest'inverno sarà il freddo, no? Il Signore ci manda lui le occasioni. E qualche disturbo di salute ce lo manda il Signore. E' provvidente il Signore: perché ci vuol subito in paradiso, ci manda anche le occasioni per pagare i debiti quaggiù.
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Penitenze: osserva le costituzioni, uno.
Penitenze: vivi in carità. [In] comunità sempre carità lieta.
Terzo: fa bene il tuo apostolato, il tuo ufficio.
Queste tre penitenze son già obbligatorie e in tanto servono a pagare i nostri debiti!
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Si può andare in purgatorio ancora perché si trascuran le indulgenze. Le indulgenze della santa Chiesa sono appunto per scancellare anche questa pena dovuta ancora ai nostri peccati passati.
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Le indulgenze son tante annesse ad esempio ai catechismi che fate, a chi legge il Vangelo. Quasi tutte le vostre preghiere hanno indulgenze: dall'Angelus, alla preghiera il Padre nostro, l'Angelo di Dio, la Salve, il De profundis per le anime del purgatorio, le piccole giaculatorie, poi le indulgenze plenarie che son tante.
La Società San Paolo, la Famiglia San Paolo ha tante indulgenze proprie per i cooperatori e per sé. E poi?
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E poi: iscrivete della gente ai cooperatori? Fate anche questo nelle parrocchie! Perché son 2.400 messe all'anno con le indulgenze rispettive: vuol dire sei messe al giorno che si applicano per tutti quei che cooperano, e cooperano anche con voi. Per esempio: una signorina viene a aiutarvi a far il catechismo. Ma bisogna iscriverla! Così vi può essere una persona la quale vi provvederà di qualche cosa (E quando venite a casa madre sento che molte volte portate alimenti. Ecco: alimentari quindi! Ecco, possono essere donati!). Questa è cooperazione!
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Ci vuole un po' di diligenza a iscriverli, perché se non sono iscritti non c'è l'intenzione <che le messe applichi si applichino> che i frutti delle messe si applichino anche a loro.
Perché questo? [L']applicazione di queste messe dipende sempre dalla Società San Paolo, cioè dal superiore della Società San Paolo. Eh!
Ho un elenco da una nazione: circa 600 persone poco fa. Ieri un elenco di circa 75-80 persone. Non passa mai giorno in sostanza! E abbiamo i registri, che conserviamo e li mettiamo ai piedi della Regina Apostolorum.
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Curare le indulgenze. Allora si hanno anche le indulgenze che leggete nel calendario (a), con il pensiero serale. Ad esempio, abbiam celebrato la festa di san Bartolomeo: l'indulgenza plenaria.
Poi metter l'intenzione che tutte le nostre opere e le nostre preghiere che sono indulgenziate, abbiano e meritino l'applicazione di queste indulgenze, perché basta una volta in vita. Se si rinnova però è ancora meglio!
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Si può andare in purgatorio per difetti che non si correggono. Eh, <ci> si sta lì: certe cose non le vogliono ammettere, certe cose non le vogliono correggere: «Il Signore non mi chiama in questo». Persino agli esercizi, qualche volta si viene <con quel> con quel preconcetto: «Eh, correggermi in qualche cosa, in questo e in quello sì, ma in quel punto là non mi tocchino». Eh, si è come sordi. No!
Tutti i difetti, sebbene non riusciamo a correggerli tutti, tutti combatterli però! Tutti detestarli! Quanto si può, ridurli al minimo: al minimo di numero e al minimo di gravità.
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Poi si può andare in purgatorio per qualche attaccamento. Persone, le quali sono attaccate all'ufficio, attaccate alla casa, attaccate a un'immagine. attaccate a un ricordo, attaccate anche alla famiglia in senso umano invece che essere attaccate alla famiglia in senso soprannaturale, attaccate a far quella bella figura, a mettersi avanti, ecc.
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Attaccamenti che riguardano alle volte la povertà, contrari cioè alla povertà.
Attaccamenti a qualche affezioncella, ecc. che in fondo riguarda un po' la castità.
E poi attaccamenti alla nostra opinione, così: lì non mi correggano, non hanno ragione. E dagliela! Per quante ragioni si portano, loro ne san di più. Oh! Neh, come siamo? Questo diavoletto, che astuto, eh? Sa sempre un po' infiltrarsi, eh? Attenzione! Attenzione, perché <ha vinto satana che era> satana ha vinto Eva che era così sapiente! Ma il diavolo è più furbo!
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Poi si può andare in purgatorio per l'abituale tiepidezza. Tiepidezza nella pietà: quella noia della preghiera, quel darvi poca importanza, quel poco spirito soprannaturale. Tiepidezza nell'apostolato, quando manca la preparazione a fare il catechismo, quando non [ci] si prepara <alle parole> per le parole da dire in conferenza o al letto di un ammalato per consolare, per dare qualche pensiero soprannaturale. Indifferenza verso i bisogni degli altri: poco sensibili alle sofferenze del prossimo, poco sensibili ai bisogni della famiglia religiosa. Tiepidezza: parlando poco bene, una certa indifferenza, una certa qual disistima, una certa indifferenza nel ricever le disposizioni. Qui, questo è tiepidezza!
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Fervore di vita!
[Fervore] di vita nella pietà.
Fervore di vita nell'apostolato.
Fervore di vita nella osservanza religiosa.
Fervore di vita nel fare il proprio ufficio.
Fervore nel ricevere e aspettare, come la terra secca che aspetta l'acqua, aspetta cioè i consigli, le esortazioni.
Fervore quando si fa la lettura spirituale.
Fervore quando c'è la visita, quando c'è l'adorazione. Ecco.
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Preparatevi anche allo sposalizio eterno in cielo. Non dovete tardare l'entrata in cielo. Giacché noi non l'abbiamo amato quanto vorremmo ancora sulla terra, Gesù, almeno almeno che possiamo amarlo subito appena passati all'eternità! Coraggio! Toglier le cause che portano al purgatorio e che prolungano la preparazione all'ingresso in cielo, poiché la loro pena è grande.
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Ma la massima pena è quella di non essere ancora in paradiso, di non essere ancora uniti a Dio, di non aver ancor la visione di Dio, il gaudio in Dio, di ritardare quel momento felice in cui comincerà ad amarlo totalmente, quanto ci è possibile e quindi in gaudio.
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Nessuna anima pigra. Il dire: «Beh, se vado in purgatorio, tanto esco ancora» è un programma da pigrotti. Scuotiamo un po' la pigrizia. Provvediam per tempo. Voi lo volete, no? E allora avanti!
Fervore di vita!

Albano Laziale (Roma)
29 agosto 1961

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(1) Albano Laziale (Roma), 29 agosto 1961.
589 (a) Don Alberione dopo questo paragrafo introduttivo prima di iniziare la meditazione, si rivolge alle uditrici chiedendo: «Si sente dal fondo? Si? Ah!».

600 (a) R: esserci.
(b) R: che.

601 (a) R: venga.

609 (a) Si tratta del Calendario Paolino voluto da don Alberione per favorire un legame nella Famiglia Paolina. Riporta ogni giorno un pensiero spirituale e segnala gli anniversari: fondazioni, defunti, approvazioni, ecc. dei vari Istituti. Uscì la prima volta nel 1957 a cura di don Umberto Muzzin SSP. Dal 1958 è curato da fratel Silvano De Blasio SSP.