Beato Giacomo Alberione

Opera Omnia

Effettua una ricerca

Ricerca Avanzata

SECONDA PARTE DEGLI ESERCIZI SPIRITUALI: STABILIRE LE VIRTU'
Esercizi Spirituali

Vi1 è un lavoro intellettuale, ad esempio dello studioso; vi è un lavoro manuale, per esempio quello dell'operaio, ma vi è un lavoro interiore che si chiama il lavoro di santificazione, il quale, come prima parte, ha precisamente: togliere i difetti, togliere i vizi, le abitudini non buone, togliere il peccato. Ma, in secondo luogo, ha questo: di stabilire le virtù, di stabilire lo spirito di fede, una speranza più ferma e una carità più ardente; e stabilire la vita spirituale religiosa e la vita apostolica nella radice.
Poiché la vita religiosa ha una parte che si può chiamare tecnica, esterna e la vita di apostolato ha una parte che si può chiamare tecnica, esterna. Ma la radice è sempre nell'interno: lo zelo per l'amore e lo zelo per il prossimo dipende dall'amore che si porta a Dio e che si porta alle anime. Quindi parte dal cuore lo zelo. E così ogni parola buona, ogni apostolato che si compie: Ex abundantia cordis os loquitur2.
Stabilire in noi la vita spirituale.
Questo lavoro interiore come si deve organizzare? Ecco ciò che abbiam da meditare stamattina: organizzazione della nostra vita spirituale, del nostro lavoro interiore.
Nelle scuole, per fare gli studi, vi son dei programmi: e si passa, dalla prima elementare, si passa alla seconda, poi alla terza, poi
~
alla quarta, poi si pe..., si viene alla quinta, si viene alla scuola media, si viene alla scuola media superiore e si viene alle scuole più alte, specialmente alle scuole universitarie. È tutto un'organizzazione e vi sono, per questo, vi sono uomini che si occupano della, dell'organizzare gli studi e anche si occupano del, dei programmi e di quanto si deve insegnare e di come si deve insegnare, ecc.
Ora, al lavoro intellettuale corrisponde il lavoro spirituale: organizzarlo. Che ognuno sappia cosa si fa e che cosa toglie e che cosa mette e che proceda con un programma di vita interiore.
Non si va così, alla cieca. Non si va come certe persone che hanno poco spirito: sebbene abbiano una qualche pietà e, settimana per settimana, confessano un po' dei loro difetti, domandan delle grazie in generale, ma un vero lavoro spirituale non lo compiono. Oppure non lo compiono così ben organizzato che dia il frutto massimo.
Anche gli studi si possono fare in modo disorganizzato, ma allora danno anche poco risultato per la vita: organizzarlo è sommamente necessario, se si vuol fare con più facilità, quasi con gioia. Facilità. Con facilità. E poi, se si vuol fare col massimo frutto nostro, col progresso vero, col progresso vero.
Quando si vuol andare in un posto, eh!, ci si mette sulla strada, si fan dei passi sempre ordinati a quella meta che ci siamo prefissa. Ecco.
Come allora può farsi il lavoro spirituale, come organizzarlo così in generale? Negli Esercizi si trova il punto di partenza.
~
Non è che siate, adesso, all'inizio della vostra vita spirituale, tutt'altro! Avete già lavorato spiritualmente, siete già arrivate ad un certo grado di virtù e qualche figliuola già avrà organizzato un po' il suo lavoro spirituale. Ecco. Tuttavia queste norme servono per tutte.
Gli Esercizi sono il tempo in cui uno si fa il programma di lavoro spirituale e, cioè, avendo esaminato se stesso, trova quali sono i maggiori bisogni della sua anima. Vedendo quello che le manca, vede che cosa deve acquistare. Ecco. Quindi verrà a conchiudere, parlando col confessore o chi la dirige, sopra il compito, sopra il, il, la parte che deve compiere quest'anno. Poi, successivamente, un altro corso di Esercizi stabilirà un altro pro..., lavoro da fare che sarà o in un progresso, oppure in altra direzione.
Quindi, quali propositi si determinano? Due specie di propositi: il primo riguarda la nostra vita interiore e il secondo l'apostolato, l'occupazione che dobbiamo compiere esteriormente. Può essere di studio e può essere di ufficio e può essere, invece, di insegnamento e può avere ancora, può essere un'altra cosa: può essere un lavoro, un compito, un ufficio che è da fare in casa.
Primo proposito, per noi, spiritualmente: si sceglie la virtù che dobbiamo acquistare, che vogliamo acquistare quest'anno. Sarà lo spirito di fede, sarà l'obbedienza, sarà la carità, sarà, invece, l'umiltà, ecc.
Come si sceglie questo? Secondo che dagli esami di coscienza risulta più necessario. Dagli esami di coscienza può
~
essere che risulti più necessaria l'obbedienza. Dall'altra parte, in un altro esame, o per un'altra persona può essere che la sua maggior necessità risulti la carità, l'umiltà. E può essere, anche, che risulti l'applicazione ai propri doveri della giornata perché, forse, si manca più in quelle parti lì. Anzi, generalmente, si sceglie quella virtù nella quale più si manca; si sceglie quel proposito contro cui, specialmente, siamo caduti.
Oh! Supponiamo che si scelga la carità: la carità verso Dio, la carità verso il prossimo, ciascheduno lo sa. Se vi è ancora poco amore di Dio, allora bisogna che seguiamo l'amore di Dio; e se invece la nostra carità è mancante riguardo al prossimo, bisogna che seguiamo la carità riguardo al prossimo.
Scelta questa virtù, come si fa?
Bisogna che pensiamo così: primo essere caritatevoli nella mente, quindi avere i principi di carità ben stabiliti nella mente, perché il primo amore è nella mente. Se è verso Dio: Mi amerai con ... Amerai il Signore Dio tuo con tutta la tua mente1; se è verso il prossimo: Amerai il prossimo tuo come te stesso2.
Pensare bene, giudicare bene, scusare, ecc., e poi pensare la carità verso il prossimo nei principi: siamo tutti figli di Dio, quindi fratelli; siamo tutti membra di Gesù Cristo, quindi membra di un solo corpo; siamo tutti formati ad immagine e somiglianza di Dio, quindi devo rispettare e amare il mio prossimo, come amerei un'immagine, una figura di Gesù Cristo. Più ancora di
~
quanto amerei e rispetterei un crocifisso, che è di legno, supponiamo, che è di metallo, rispettare ed amare un'anima, la quale è fatta ad immagine e somiglianza di Dio, ecc.
Mettere i principi. Per questo, nell'anno, bisognerà meditare sopra la carità e prendersi magari un libro che esponga e sviluppi i principi della carità e la pratica della carità, come sarebbe, ad esempio, il libro di s. Francesco di Sales Teotimo. O il Trattato di amar Gesù Cristo di s. Alfonso, o un altro libro, anche più recente, sopra la carità. E la lettura spirituale lì sopra e magari, forse, quando è libera la meditazione, farla lì sopra, per illuminar la mente. Perché la prima manifestazione, ed è anche la radice della carità, sia nelle convinzioni, nei pensieri: perché dobbiamo amare Dio, perché dobbiamo amare il prossimo.
Poi, quella che sarà la grazia che chiederemo più spesso nell'anno: la carità. Quindi, nelle meditazioni, si finisce col proposito sulla carità e così nei ritiri mensili.
Oh! Scelta, dunque, questa virtù della carità, noi discendiamo al pratico. In quali punti particolarmente manco? E lì, nei propositi, si specifica e anche se uno non vuole scrivere quello in cui è caduto, perché non venga a perdersi un taccuino e possa venir letto, si mette solo la parte positiva: devo fare così, oppure devo trattare in questo modo, devo fare in questo modo, devo pensare così delle so..., delle sorelle, delle compagne, delle persone, ecc.
Oh! Quindi il proposito comprende la mente, comprende il cuore, comprende l'attività esterna. Desiderare il bene delle sorelle e degli uomini. Compiacersi del bene che già hanno e
~
pregare perché ne abbiano di più, escludendo le invidie, le gelosie, le, le permalosità. Poi parlar in bene di tutti, esser servizievoli con tutti, compatire tutti, aiutare tutti. Ecco. Si viene a..., il proposito, a renderlo particolare applicandolo ai singoli nostri bisogni.
Fatto questo, negli Esercizi: «Quest'anno lavorerò lì sopra. E al mattino di ogni giorno penserò: Il mio proposito è questo. E allora vado alla comunione per osservarlo, sento la Messa per osservarlo meglio; poi, negli esami di coscienza della giornata ci si ferma in modo speciale sopra quel punto, che è il proposito principale, e si discende ai particolari.»
Poi, nei ritiri mensili, si ritorna agli stessi pensieri che si sono avuto negli Esercizi e si cerca di approfondirli anche meglio, ma non solo nei ritiri mensili, ma nelle confessioni. La confessione, in modo speciale, sopra quel proposito principale: ho progredito nella carità, o non ho progredito, o sono andato indietro? Forse nel pensar..., nel pensar degli altri, forse nel desiderare agli altri magari del male, con delle umiliazioni, forse, o che non riuscissero? Cose che provengono dall'invidia, dalla gelosia, oppure se si è mancato nel trattare, nel parlare, nell'operare.
La confessione si sviluppa, specialmente, sopra quello che è il proposito principale e si vede, confrontando una settimana con l'altra, se vi fu un progresso, se non vi fu un progresso. E confrontare anche un mese con l'altro, il mese che termina col mese antecedente.
Nello studio, anno per anno, si va un po' avanti. E prima,
~
se si studiava il latino, si era alla, alla prima declinazione e poi si è passati alla seconda e poi alla terza, si è andati avanti. Così nello spirito bisogna che andiate avanti.
Alla fine dell'anno, poi, cioè quando è finito l'anno di spiritualità, del lavoro che uno si era proposto negli Esercizi, dà l'esame a se stesso, come c'è l'esame scolastico. Dà l'esame a se stesso: Il mio anno mi ha portato un progresso? Mi trovo ancora al punto dell'anno scorso, o sono andata avanti?. Ecco. E si detesta quello che è mancato e si ringrazia il Signore per quello che invece c'è stato di bene.
E uno, facendo l'esame di coscienza, la persona può anche darsi una bocciatura spirituale: anno inutile. E se un anno è inutile e un altro fosse ancora inutile, alla fine della vita si avrebbe quale sentenza in quell'esame che ci farà il Giudice supremo? Se invece ogni anno si è migliorato un po', si è camminato un po': quest'anno, supponiamo, sulla carità, un altr'anno sull'obbedienza, un altr'anno sull'unione con Dio, un altr'anno nello spirito dell'apostolato, nello spirito religioso, allora il Signore al giudizio di Dio ci promuo..., promuoverà.
E, alla fine, dell'anno chi è promosso passa alla classe superiore. E Gesù dirà: Avanti! Euge, serve bone et fidelei, intra in gaudium Domini tui1, hai fatto bene, avanti, entra nella gioia, nella beatitudine del Signore.
La promozione finale è quella che conta, che è quella che è eterna, che è quella che vien da Dio, che è infallibile, che ha veduto tutto: ha veduto i pensieri come ha veduto i sentimenti;
~
ha veduto, e, ogni nostra azione, ascoltato e sentito ogni nostra parola, ha sentito i palpiti del nostro cuore stesso.
Organizzare così il lavoro spirituale. Poi, ho detto, d'accanto a questo, che è fondamentale, da cui deve procedere poi tutta l'attività, vi sarà come un programma: quest'anno il mio apostolato lo farò così; quest'anno il mio ufficio lo farò in questo modo; quest'anno lo studio mio sarà fatto secondo la direttiva, assecondando la direttiva dell'insegnante, applicando la mia mente, cercando di allontanare gli altri pensieri e le altre occupazioni che non sono necessarie; quest'anno nella vita religiosa, e questo è un proposito da farsi da tutti, mi comporterò così. Sia lodato Gesù Cristo.
~

1 Nastro originale 3a/57 - Nastro archivio AP 4a. Meditazione fatta alle Apostoline - Castelgandolfo il 7 agosto 1957 in occasione degli Esercizi Spirituali.

2 Cfr Mt 12,34: “Ex abundantia enim cordis os loquitur”.

1 Dt 6,5; Mt 22,37.

2 Lv 19,18; Mt 22,39.

1 Mt 25,23.