Beato Giacomo Alberione

Opera Omnia

Effettua una ricerca

Ricerca Avanzata

ISTRUZIONE X
PREPARAZIONE E RINGRAZIAMENTO ALLA COMUNIONE

[95] Abbiamo considerato in qual modo nella Comunione, l'anima si unisce a Dio, riceve la grazia, anzi l'autore stesso della grazia, e i suoi meriti. Dio ha in sé una grazia infinita da comunicare, ma l'uomo ne riceve solo una parte, perché non è capace di un frutto infinito.
Avviene come nella S. Messa, in cui il frutto propiziatorio e soddisfatorio, infiniti per sé, non si ricevono che limitatamente, proporzionati alle nostre disposizioni.
Il fine della Messa non è solo il sacrificio, ma è anche la Comunione, poiché Gesù, dopo il sacrificio, nell'ultima Cena disse: «Prendete e mangiate, questo è il mio | [96] corpo... prendete e bevete, questo è il mio sangue»1. Negli antichi tempi, si faceva la Comunione dai fedeli sotto entrambe le specie, ma non ricevevano per questo più frutto. La Comunione è capace di portare per sé un frutto infinito, ma produce in noi un frutto proporzionato alle disposizioni che vi portiamo.
La preparazione alla Comunione è duplice: la penitenza che purifica il cuore, è preparazione negativa; vi è poi la preparazione positiva, che si divide in remota e prossima. Quella che facciamo nel quarto d'ora in cui ci prepariamo alla Comunione è la preparazione prossima: l'antecedente è remota.
La preparazione remota dev'essere la nostra giornata santa: vigilare quindi sui difetti volontari e anche su quelli involontari, per ridurli di numero. Ci vuole una gran purità di coscienza: nel giorno vivere in quella purezza di vita, che ci rende degne di accostarci a colui che è la santità stessa.
Nessun peccato veniale acconsentito: io devo prepararmi alla Comunione, quindi faccio bene tutto quello che vuole da me Gesù, per presentargli qualche sacrificio; qualche atto di virtù, quando lo riceverò in me.
[97] La disposizione generale però sta qui: Signore, io sono un ignorante: voi siete la luce; io sono un peccatore: voi siete la santità per essenza; io sono un povero: voi siete ricco e realmente
~
date. Ci vuole la persuasione di essere poveri di intelligenza, di forza, di spirito. Molte anime hanno questa convinzione solo riguardo alla santità: Sono così cattiva!, dicono, ma non l'hanno riguardo all'ignoranza e alla debolezza.
Bisogna che le buone disposizioni siano generali, che diciamo a Gesù di aver bisogno di esser nutriti in tutte le potenze dell'anima: intelligenza, volontà e sentimento.
Si può anche discendere più al pratico: chiedere intelligenza per comprendere ad es. che cos'è la carità, e come si deve praticare la carità verso gli altri.
Dobbiamo andare al nostro Dio, proprio come poveretti.
Notiamo bene che, nelle cose spirituali che riguardano la santificazione, il Signore può arricchire immensamente un'anima, secondo la sua misericordia e secondo le disposizioni dell'anima.
La nostra preparazione dev'essere una continua aspettazione: essendo poveri, aspettiamo la venuta di Gesù per arricchirci; 98 aspettiamo le grazie della Comunione, | [98] come la Madonna che fu trovata dall'arcangelo in preghiera, in aspettazione della venuta del Messia promesso2. Come Simeone, che continuamente invocava dal Signore la venuta del Redentore e una volta, in risposta alle sue preghiere, ebbe dallo Spirito Santo la promessa che non sarebbe morto senza vedere il Messia3. Quando poi una mattina Maria e Giuseppe arrivarono al tempio, portando fra le braccia il Bambino Gesù, in quelle due creature vestite poveramente, che venivano come tutti gli altri a far l'offerta per la purificazione, il santo vecchio riconobbe, per ispirazione interna, i genitori del Redentore e tolto il Bambino dalle loro braccia lo alzò verso il cielo, pronunziando il «Nunc dimittis»4. Ecco la preparazione: Simeone viveva, in attesa del Messia, una vita timorata ed era sicuro che prima di morire i suoi occhi avrebbero visto la salvezza d'Israele.
Verrà Gesù, e il sacerdote alzando l'Ostia dirà: «Ecco l'Agnello di Dio; ecco colui che toglie i peccati del mondo»5. E noi alzando gli occhi a guardare l'aspettato, risponderemo: Ecco colui
~
che aspettavo, ecco che viene il Signore a me che son peccatore; il Dio della pace viene a me che sono sempre angustiato; ecco il ricco che | [99] viene a me povero; il Maestro che viene a me, ignorante; la luce che viene a diradare le mie tenebre!
Pregare alla sera con queste disposizioni di attesa supplichevole, mettendo il cuore presso il tabernacolo.
Oh, quel tabernacolo che avete in casa, non è solo da tenere ben adorno di fiori e delle cose più belle che potete trovare, sono i cuori che devono stargli attorno! Pensate spesso: Io ho qui un gran tesoro; domani io riceverò questo Gesù che è qui, che vi sta tutto per me, come se fossi io sola al mondo.
Avendo la cappella in casa, avete anche la sensazione della presenza di Gesù tra voi; vivete dunque nell'aspettazione del Salvatore, nella purezza di vita, nell'attesa supplichevole.
Quest'attesa si rende facile con l'ora di adorazione quotidiana: è lì che l'anima si prepara bene, perché vi è la lettura spirituale; l'esame di coscienza; la preghiera supplichevole; così il cuore resta disposto.
Non andar via dalla chiesa senza aver fatto la comunione spirituale va bene, ma poi bisogna desiderare la Comunione sacramentale e fare degli atti positivi in preparazione. Ad es. stando a letto cercare di | [100] voltarsi sempre dalla parte del tabernacolo; fare qualche piccola mortificazione a tavola; sentire l'invito di Gesù a S. Tommaso: «Metti il tuo dito nelle mie piaghe»6; entrare un momento nella piaga aperta dalla lancia e riposarvi. Così cercare di far piacere a qualcuna; di fare qualche gentilezza alle sorelle; di privarsi di qualche piccola comodità, ad es. non allungare né incrociare le gambe, non appoggiarsi, ecc.; usare a tavola il tratto dignitoso; far attenzione alla lettura; essere l'ultima a parlare; se si fa un discorso un po' leggero, introdurne un altro più utile. Queste cosette si possono moltiplicare secondo i gusti e le circostanze, per piacere a Gesù che riceveremo.
Avete nelle vostre case tanti mezzi per innalzare la mente, il cuore: iscrizioni, quadri, statue, ecc., ma soprattutto il vostro cuore sia innalzato con l'attesa supplichevole e il timore di disgustare Gesù.
Quanto poi alla preparazione prossima si può domandare: È obbligatorio il metodo che c'è sul libro delle preghiere? Esso
~
non è precettivo, è direttivo. Si fa meglio a usarlo, ma non è
detto che se uno qualche volta non se ne serve, sia fuor di strada.
Il metodo serve, ma poi non bisogna essere schiavi delle parole, delle formule di | [101] preghiere, bisogna aggiungerne altre da noi. Per es.: «Signore, che io ci veda!»7. Altre volte, considerare e mettersi nell'atteggiamento della Maddalena, del figliuol prodigo, della Samaritana,8 ecc. Che ci sia molta iniziativa: tra l'iniziativa dell'anima e la grazia di Gesù si forma la santità.
Anche nel ringraziamento, che ci sia molto della nostra iniziativa, del nostro parlare.
Ma io non so cosa dire! Possibile? Pure con una sorella più amica, con una compagna di noviziato ne trovi tante cose da dire; e per Gesù niente? A Gesù si può dir tutto e con maggior confidenza, anche se si hanno le scarpe che fanno male! Ditegli così: Gesù, ho i piedi che mi fanno male, ma offro questo dolore per un missionario, in unione ai tuoi dolori, o per una suora che deve andare in propaganda.
A Gesù si possono manifestare le paure, i timori, le speranze, i rimorsi e i dubbi, e certe pene che non si osa a volte manifestare nemmeno al confessore o alle Maestre. Si baciano le sue piaghe mormorando: Gesù, io ti amo!
Nella mattinata poi si deve continuare il ringraziamento, che è come la fruttificazione della Comunione. Si preghi Gesù che continui | [102] a dare la sua luce alla nostra mente, la sua forza alla nostra volontà, la sua gioia al nostro cuore. Soprattutto si preghi che egli si sostituisca a noi, che ci faccia diventare «alter Christus» come dev'essere ogni cristiano.
Preghiamo la Madonna che ci ottenga la grazia di ricevere sempre bene Gesù dalle sue mani, come lo ricevette il santo vecchio Simeone9.
~

1 Cf Mt 26,26-27.

2 Cf Lc 1,26ss.

3 Cf Lc 2,25-26.

4 Cf Lc 2,29-32: «Ora lascia... ».

5 Cf Gv 1,29. Parole che il celebrante pronuncia nella Messa prima della Comunione.

6 Gv 20,27.

7 Cf Mc 10,51.

8 Cf Lc 7,36-50; 15,11-32; Gv 4,7-30.

9 Cf Lc 2,25-32.