Beato Giacomo Alberione

Opera Omnia

Effettua una ricerca

Ricerca Avanzata

VII
IL ROSARIO


Il fine del rosario, in primo luogo, è di farci considerare la vita per quello che è. La nostra vita va considerata sempre nel suo significato completo: è una prova, una prova che si può passare fra difficoltà, fatiche e lavori, seguendo la vocazione, la missione che Iddio affida a ciascun’anima. [La vita] si conchiude poi con pene, con la morte. E finalmente si arriva alla gloria eterna, al paradiso. Il paradiso è la felicità, la beatitudine completa che soddisferà interamente i nostri desideri e le nostre potenze intellettuali, sensitive, umane, fisiche, corporali.
Il rosario ci mette dinanzi i misteri gaudiosi che accompagnano il passaggio che noi dobbiamo fare attraverso fatiche, lavori, studio e apostolato. E la vita trascorre tra consolazioni e delusioni come quella di Maria e di Gesù. Poi [quando] le forze fisiche vengono meno, le afflizioni aumentano, i malori e gli acciacchi crescono, si arriva a consumare la vita in unione con Gesù crocifisso. Quindi, prima si vivono i misteri gaudiosi, poi i misteri dolorosi, finalmente i gloriosi. La vita della vergine, dell’apostola, la vita di chi veramente si è impegnata ad acquistare la santità termina e si perpetua nell’eternità con il gaudio e il premio eterno. Lassù si vedrà Dio, si possederà, si godrà Iddio eternamente. Ecco, il rosario dà fondamentalmente questo concetto della vita.
Dicono che gli americani siano uomini pratici, è vero, però bisogna che si sia completamente pratici, non solamente in quello che è utile per la vita presente, ma pratici per quello che è utile per la vita completa, e la vita completa si prolunga nell’eternità: quella non avrà fine.
Anche se non si riesce a meditare mistero per mistero, almeno ricavare questo pensiero: che cosa è la vita
40
presente? Che cos’è la vita futura, cioè cos’è la vita nel suo significato completo? La vita presente è il principio della vita eterna. In generale, passando dai misteri gaudiosi ai dolorosi, ai gloriosi, noi consideriamo perché siamo venuti al mondo, che cosa dobbiamo fare su questa terra, che cosa ci aspetta dopo che la vita temporale sarà compiuta: il gaudio eterno con Gesù e Maria, misteri gloriosi. Le Figlie di San Paolo, in paradiso si adopreranno per la continuazione dell’apostolato, a lavorare per la televisione, per il cinema, per la radio e per la stampa. Ognuna continuerà lo stesso ufficio di là, sebbene il modo cambi. S. Teresina1 diceva: Dopo la vita presente m’impiegherò a spargere rose sopra la terra e, avendo sulla terra offerto e immolato la sua vita per questo, aiuta i missionari, i predicatori. E Gesù si compiace: è veramente una quantità di grazie che sono discese dal cielo per sua intercessione.
Dunque, la prima verità generale da considerarsi nei quindici misteri del rosario è questa: che cos’è la vita? Come dice
S. Paolo: «Accedendo ad Deum credere oportet»2. Ognuno che vuol santificarsi, che vuol avvicinarsi, che vuol unirsi a Gesù, consideri bene Dio e consideri il premio che l’aspetta. Maria è passata attraverso a dolori e, a metà di settembre, abbiamo celebrato l’Addolorata, ma come si è conchiusa la sua vita? Con il gaudio eterno, con l’assunzione al cielo, con l’incoronazione che aveva meritato: Regina del mondo! Regina del cielo e della terra! Ecco il primo insegnamento.
Se noi dicessimo il rosario senza ricordare la verità fondamentale che guida tutti i misteri, certo dovremmo dire che il rosario è stato detto superficialmente, un po’ distrattamente. Perciò si raccomanda sempre di dire il rosario, il rosario intero, ma non recitarlo così da dare più importanza alla quantità di rosari interi che non alla considerazione delle verità che devono accompagnare il rosario. [Pregare] i quindici misteri va benissimo, ma badare più alla qualità che alla quantità. Si dice a volte, ma lo dicono per disprezzo, quasi per dire che il rosario è recitato macchinalmente, senza riflettere: È gente che
41
dice dei rosari. Benissimo, seguissero tutti questa pratica! Almeno richiamare queste verità; ci vuol poco, anche quando si recita durante l’apostolato. Primo, dunque, i misteri del rosario ci insegnano questa verità fondamentale.
Secondo, l’insegnamento morale: come vivere sulla terra per vivere bene in cielo? Che cosa c’insegnano praticamente i misteri? Ci dicono: Il vostro modello è Gesù, il quale si fece uomo, nacque da una Vergine, fu il Maestro, il Sacerdote, l’Ostia divina, e compì la missione affidatagli dal Padre fino a poter dire: «Consummatum est»3, e: «Rimetto nelle tue mani, Padre, il mio spirito»4. Ed ecco il suo ingresso in cielo, dove va gloriosamente il giorno dell’Ascensione, accompagnato dai patriarchi e dagli uomini giusti dell’Antico Testamento, e riceve la sua gloria: «Sede a dextris meis»5, Gesù siede accanto al Padre celeste.
Un altro insegnamento viene da Maria. Maria che cosa fece? Ebbe una vocazione, e la vocazione fu manifestata da un angelo il giorno dell’annunciazione, e l’accettò: «Sono la serva di Dio, l’ancella di Dio»6. E forse non ripeté tante volte a voce questa dichiarazione, quanto piuttosto si mostrò sempre la serva di Dio, e con i fatti sempre ripeteva, ogni momento: «Ecco l’ancella del Signore, sia fatto di me come hai detto», che significa: come vuole il Signore. E accettò la sua missione, la condusse a termine attraverso molte pene, ad esempio, quando subito vede che il Bambino nasce in estrema povertà e che è subito cercato a morte. Tuttavia ebbe anche consolazioni, quando vede che il Bambino è adorato dai pastori, è adorato dai magi. Maria va poi in esilio, laggiù in un paese tra pagani, quindi Gesù è soggetto alle vicende politiche: muore il persecutore, l’angelo invita Giuseppe a ritornare in Palestina, a Nazaret, villaggio nascosto, per non essere troppo
42
in vista, altrimenti il successore di Erode, Archelao, avrebbe potuto insospettirsi e di nuovo cercarlo a morte. Gesù visse nascosto a Nazaret […]7 per trent’anni in una vita privata di preghiera, di lavoro, di raccoglimento, di ogni virtù domestica, di ubbidienza, crescendo in sapienza, età e grazia. Gesù [intanto] si prepara al ministero pubblico e Maria gli è compagna. Maria ascolta il Maestro nella sua predicazione, e gli è compagna nel compiere il suo sacrificio sul Calvario come vittima, come Sacerdote e Pontefice eterno: il sacrificio unico. Prima si celebravano tanti sacrifici e non bastavano mai. Gesù fu l’Ostia che supplì ogni sacrificio.
Maria poi assistette ai misteri gloriosi. Gli autori dicono che Maria ebbe la prima visita di Gesù risorto; questo il Vangelo non lo nota, ma è probabile. Maria assistette all’ascensione di Gesù al cielo, da quel giorno prese tra le sue braccia la Chiesa perché la sua missione non era finita: oltre che Madre di Gesù doveva essere madre della Chiesa nascente. Come aveva seguito Gesù nella sua vita giovanile così guidò, nei suoi primi anni, la giovane Chiesa, assistendola con la preghiera, i buoni esempi, incoraggiando gli Apostoli, sostenendoli nelle persecuzioni, ecc. Maria certamente avrà rivelato a S. Luca i misteri della vita privata di Gesù. E infatti, se non Maria stessa, chi avrebbe potuto rivelare l’annunciazione a S. Luca, che l’ha descritta nel suo Vangelo? Così i fatti della fanciullezza di Gesù che non sono raccontati dagli altri Apostoli, ma solo da S. Luca il confidente di Maria.
Ecco, che cosa insegnano praticamente i misteri del rosario nel loro complesso? Insegnano a vivere secondo gli esempi di Gesù e di Maria; a compiere la nostra vocazione sulla terra come l’hanno compiuta Gesù e Maria; questi sono i nostri esempi: Gesù e Maria.
E come seguire questi esempi? Come li ha imparati S. Paolo. Nessuno finora ha compreso così bene il Maestro, la vita di Gesù, la sua missione, ecc., quanto S. Paolo. Egli è il discepolo più fedele e più intelligente, nel
43
quale Gesù ha accumulato tesori, e che ha voluto condurre nella via della sofferenza: «Io gli mostrerò quanto dovrà soffrire»8, perché fosse simile a Gesù, e Gesù vivesse in lui. Quindi l’insegnamento pratico [del rosario], anche se non si medita mistero per mistero è: Voglio corrispondere a tutta la mia vocazione che è alla santità e all’apostolato. Voglio impegnarmi bene nel mio lavoro interiore, e compiere bene il mio apostolato di preghiera, di buon esempio, di sante parole e della diffusione della Parola di Dio, delle verità che la Chiesa insegna. Voglio consolare le anime, e nello stesso tempo anche soffrire, faticare e poi morire per loro, come Gesù e come Maria. Dunque, l’insegnamento pratico e generale da ricordare è corrispondere alla duplice vocazione: santità e apostolato.
In terzo luogo viene la grazia o le grazie generali da chiedersi nella recita dei quindici misteri. Parlo sempre dei misteri quando sono recitati nell’apostolato e non si può meditare mistero per mistero. Certamente il rosario si medita meglio quando si considera in ogni mistero una verità, s’impara una virtù e si domanda una grazia. Considerando invece i misteri tutti insieme, dobbiamo chiedere questa grazia in generale: la suora sia un’altra Maria, il prete sia un altro Gesù. Suora e sacerdote compiono la missione come Maria e Gesù compirono la missione della salvezza del mondo, la redenzione: Gesù è il redentore, Maria la corredentrice del mondo. Il Padre celeste che ha voluto preparare l’Ostia e il Sacerdote e il Maestro dell’umanità, lo ha dato all’umanità per mezzo di Maria, e Maria ci è rappresentata nella nostra immagine, nella nostra statua in atto di dare Gesù al mondo.
L’unione tra sacerdote e suora ha un esempio nell’unione tra Maria e Gesù. Vedete come deve compirsi questa unione: 1) interiormente. Ci deve essere la verginità e tutte le cautele per conservarla, e non solo, ma per renderla più meritoria. Il nostro apostolato ha certamente delle difficoltà,
44
ed è errato l’insegnamento che oggi viene frequentemente dato: bisogna conoscere di più il mondo. Sì, bisogna conoscere il mondo per fare del bene e non per fare del male. Bisogna andare al mondo. Andate nel mondo intiero, ma non siate del mondo. «Questi - diceva Gesù degli Apostoli - non sono mondani come anch’io non sono mondano»9. Questa è la consecrazione totale a Dio, la verginità, che significa mai ammettere del male, di nessun genere, né contro la carità, né contro l’obbedienza, né contro l’umiltà, né contro la povertà. Una verginità completa di intelligenza, di volontà, di cuore. Se non si vive questa verginità da ambo le parti [si è] sale insipido, sale che ha perso il suo valore, che non ha più l’efficacia di salare. Ma quando il sale diviene insipido, marcito, a che cosa serve? Suore e preti allora, a far che cosa vanno bene? Gesù dice: «Il sale divenuto scipito può esser buttato sulla terra e calpestato dagli uomini; non serve più a niente»10. Anzi il sale buttato nei campi rende il terreno infecondo, e per un certo numero di anni non cresce più niente. Per esempio, quando i barbari nel Medio Evo volevano castigare una popolazione, gettavano il sale nei campi, perché non dessero più frutto.
Quindi essere veramente santi, santi di mente, di volontà e di cuore. Tuttavia bisogna dire che noi, mentre da una parte cerchiamo di camminare sugli esempi di Gesù e di Maria, d’altra parte non siamo ancora Gesù e non siamo ancora Maria. Perciò sempre tendere alla santità, tutti i giorni costruirla un pochino con i propositi quotidiani, settimanali, mensili e annuali, aggiungendo mattone a mattone all’edificio spirituale. Crescere! Chiedere quindi la santità della suora, la santità del sacerdote […]11. [Maria ha generato Gesù e lo ha dato al mondo e allorché predicava, lo ascoltava. Ad esempio, se un sacerdote battezza una bambina, la fa figlia di Dio, tra queste due persone si crea un mistero di unione. Poi la bambina diventa suora. L’unione fra quel sacerdote e la suora diviene santa se c’è la santità interiore in tutti e due]. Quindi, chiedere sempre la santità della suora e la santità del sacerdote. Messi insieme Maria e Gesù hanno compiuto la
45
redenzione. Messi insieme il sacerdote e la suora collaborano alla redenzione di un paese, di molte anime.
Diceva il Cardinale di Detroit12: Io ho quattromilaottocento suore in diocesi, e ringrazio sempre ogni giorno il Signore che me le ha mandate, perché sono proprio loro le collaboratrici più efficaci. C’è anche l’Azione Cattolica13, ma [i membri]
danno qualche cosa a Gesù, qualche parte, per qualche tempo. La persona di Azione Cattolica ha però ancora i suoi pensieri che sono estranei: pensa al suo patrimonio, al suo vivere, pensa da sé anche il bene da fare, perché non ha un’obbedienza religiosa; e pensa anche a farsi una posizione, una famiglia; è tutt’altra cosa! Lo dice S. Paolo14 e anche abbastanza chiaramente il Vangelo15. Quindi è un errore dire che è meglio una persona impegnata nell’Azione Cattolica in parrocchia di una figliola che parta per farsi religiosa. Errore! Come è anche errore dire: Perché spingere alla vita religiosa, perché mandare i giovani nei vocazionari, nei seminari? Abbiamo bisogno di buoni padri di famiglia. Certo, i buoni padri di famiglia possono fare qualche cosa, ma il sacerdote e il religioso può far tutto e si dedica a fare tutto. Quindi, chiedere vocazioni belle e sante, ma sante! Chiedere insieme la santità della suora e la santità del sacerdote, perché noi dobbiamo essere completi. Come ha compiuto la redenzione il Padre celeste? Il Padre celeste ha annunciato come subito avrebbe realizzato la redenzione del mondo dopo che Adamo ed Eva ebbero peccato: «Io metterò inimicizia tra te e la donna, fra il seme tuo e il seme di lei, cioè fra chi segue te e il figlio di questa donna, essa ti schiaccerà il capo per mezzo del Figlio»16. La redenzione fu annunziata così, si compì così e si deve compiere nei secoli così. Ora, siccome è più importante e più necessario che noi consideriamo queste cose, bisogna che chiediamo queste grazie.
Oggi per l’umanità che è cresciuta occorrerebbero nel mondo sette milioni di suore e due milioni e mezzo di sacerdoti. Ora
46
le suore son circa un milione e i sacerdoti quattrocentomila. Vedete che ce n’è del cammino da fare! Che distanza! Però non è tanto il numero [che conta] quanto è la qualità, perché ci possono essere anche suore che hanno i loro capricci, la loro pigrizia da nutrire, il loro orgoglio da salvare, l’amor proprio che le domina..., come ci possono essere anche sacerdoti che non fanno bene. E quando sacerdoti e suore non fanno bene, allora invece di salvare il mondo danno cattivo esempio, quindi lavorano col diavolo invece di lavorare con Dio.
Risulta dalle statistiche che dal dopoguerra, cioè da circa dieci anni l’umanità intera è cresciuta di centottantamila persone ogni giorno. Perciò bisogna che aumenti sempre di più il numero dei sacerdoti e il numero delle suore necessari per la redenzione del mondo. «Mandate buoni operai alla vostra messe»17, tanti operai quanto si estende la messe, ma santi! Allora veramente saranno la luce del mondo, il sale della terra, saranno la città posta sul monte, la città di Dio, la Chiesa.
Adesso riassumendo: recitare il rosario meglio, mistero per mistero, devotamente raccolte, e ricavare da ogni mistero una verità da meditare, un precetto, un insegnamento pratico e una grazia da chiedere recitando il Pater e l’Ave Maria.
Però quando il rosario si recita durante l’apostolato e non si può fare una meditazione completa, ricavare almeno tre frutti in generale: 1) che cosa è la vita nel suo insieme: è la vita terrena e la vita eterna che è la più importante. Questo è il concetto della vita: sono creato per il paradiso, sulla terra devo dar prova della mia fedeltà a Dio, e se voglio vivere unito a Dio devo credere a questo, e credere ancora che alla fine della vita mi presenterò al tribunale di Dio per essere esaminato e ricevere quanto ho meritato.
2) In generale, attraverso i misteri gaudiosi e dolorosi ricordare gli esempi di Gesù e di Maria che hanno compiuto bene la missione loro affidata dal
47

1 Teresa di Gesù Bambino e del Volto santo (1873-1897), francese, carmelitana, Dottore della Chiesa. Scrisse l’autobiografia: Storia di un’anima. Cf Opere complete, Libreria Editrice Vaticana, Edizioni OCD, Roma 1997, p. 991, nota 20f

2 Cf Eb 11,6: «Chi infatti si accosta a Dio deve credere che egli esiste».

3 Cf Gv 19,30: «Tutto è compiuto».

4 Cf Lc 23,46.

5 Cf Sal 110,1: «Siedi alla mia destra».

6 Cf Lc 1,38.

7 Cf Originale: come era stato nascosto in una greppia .

8 Cf At 9,16.

9 Cf Gv 17,14.

10 Cf Mt 5,13.

11 Originale: Il Sacerdote ha battezzato quella bambina che poi diviene Suora, l’ha fatta figlia di Dio, ma mentre che Maria ha dato Gesù al mondo, poi lo ascoltava, allorché predicava. Vi è un mistero di unione, e questa unione diviene santa se c’è la santità interiore in tutti . Questo testo è stato trascritto e posto tra parentesi quadre.

12 S. Em. Edward Aloysius Mooney (1882-1958).

13 Cf Pr6, Med. n. 30, nota 5.

14 Cf 1Cor 7,34.38.

15 Cf Mt 19,21.

16 Cf Gen 3,15.

17 Cf Mt 9,38.