Beato Giacomo Alberione

Opera Omnia

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19. FORTEZZA1



Quest’oggi domandiamo a Gesù Maestro la grazia della fortezza, e domandiamo tutti i doni dello Spirito Santo. Gesù dopo la risurrezione, prima di salire al cielo, promise tante volte lo Spirito Santo agli Apostoli. Nel giorno della Pentecoste non c’erano solo i dodici, erano circa centoventi. Vuol dire che lo Spirito Santo non è riservato ai sacerdoti. Qual è il sacramento che dà i doni dello Spirito Santo? La Cresima. La Cresima dà specialmente il dono della fortezza. Quale fortezza? Fortezza di spirito, di volontà. In questi giorni leggiamo nel Breviario il libro degli Atti degli Apostoli , cioè quel che hanno fatto gli Apostoli dopo l’ascensione di Gesù al cielo. Serva in questi giorni come lettura della Visita.
Gli Apostoli avevano incominciato a predicare Gesù Cristo, e S. Pietro accusò gli ebrei e i sacerdoti di avere ucciso Gesù Cristo che Iddio aveva risuscitato.
Voi dovete continuare la propaganda anche se qualche setta ve la proibisce. Sì, perché «bisogna ubbidire a Dio piuttosto che agli uomini»2. Tante volte certe tendenze interne non sono giuste. Bisogna ubbidire ai superiori che interpretano le Costituzioni che ci vengono dalla Chiesa. Bisogna ascoltare! Avviene che ci sia lo scoraggiamento. Bisogna ascoltarlo? Fortezza!
Gli
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Apostoli li hanno messi in prigione, vi erano i soldati a fare la guardia... Venne l’Angelo, li liberò... E gli Apostoli se ne andavano pieni di gioia... perché erano fatti degni di soffrire per Gesù Cristo. Fortezza non nel fare i nostri capricci, ma nel fare la volontà di Dio anche quando costa e nel sopportare e nell’approvare il bene. La fortezza ha due facce: bisogna soffrire con pazienza, accettare tutto dalle mani di Dio. Una Figlia di San Paolo stava molto male ad Albano nella Casa di cura Regina Apostolorum. Non si sentiva mai un lamento, una lagnanza. Le domandavano: Soffri molto?. Un po’ , rispondeva. [Erano] tutti meravigliati che sapesse soffrire tanto.
Ci sarà da soffrire, da sopportare. Si avranno dei caratteri insopportabili. La fortezza non sta nel prendere a pugni..., ma nel sopportare con pazienza. La fortezza nella sua prima parte sta nel sopportare. Poteva Gesù liberarsi sulla croce? Sì, che lo poteva, ma come un agnello mansueto aspettò tre ore in agonia la morte...: «Pater, in manus tuas commendo spiritum meum...»3, e piegò la testa e morì. Ci vuole pazienza. Si salvano più anime con la pazienza che con l’azione. Gesù Cristo ci ha redento con la croce. Va molto bene l’apostolato, soprattutto quello delle edizioni, ma quando si arriva all’apostolato della sofferenza, allora non c’è più dubbio che un’anima ami il Signore. Quando si arriva alla pazienza non c’è più dubbio che si ami il Signore e le anime: «Magna pati»4.
Seconda faccia della fortezza: fare molte cose; parlando di voi, fare molto bene i doveri del noviziato, dell’apostolato. Non si potrà fare mai un po’ di bene se non si ha un po’ di fortezza. Vedete, anche per pregare ci vuole fortezza.
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«Io sono la luce del mondo»5, dice Gesù, prendete da me e date alle anime. L’apostolato è compiere quel che S. Paolo compiva.
La nostra vita paolina si appoggia come su tre piedi di un candelabro: preghiera, pazienza, dolore dei peccati. Sapete, è difficile fare bene l’esame di coscienza, specialmente sui pensieri e sentimenti dell’anima; esso richiede maggiore riflessione e sforzo, [perché] il nostro orgoglio tante volte ci vuol far vedere diverso. Una Figlia [di San Paolo] che imparasse in un anno a fare bene l’esame di coscienza farebbe una bella penitenza e avrebbe più merito del digiuno. La preghiera richiede fortezza. La voce, quando si prega, dev’essere l’espressione dell’interno. Tante volte ci si accorge che non si prega interiormente, anche se si canta durante l’adorazione; [infatti] si cantano certe lodi così disgregate e si vede che la Visita non era organizzata nella testa.
Vi sono figliuole che stanno passive a scuola, lasciano dire, non riflettono, non domandano, stanno inerti. Adesso anche ai bambini, a scuola, si insegna a cooperare attivamente per apprendere, ritenere, applicare la lezione. Quando si devono accettare gli avvisi, ci vuole fortezza per dire: Sì, ho sbagliato, mi spiace, non lo faccio più... Per imparare è necessario sforzarsi.
L’anno del noviziato è un grande anno: penetrare bene il Messale , penetrare bene il modo di fare la meditazione, ecc., bisogna che ci sforziamo nel pregare. Voglio dire ancora una cosa: pregare in modo paolino, secondo lo spirito paolino. La pietà paolina [sia] tutta conformata alla devozione di Gesù Maestro Via, Verità e Vita. Avete il Libro delle Preghiere , lo usate? In questo libro dovete considerare [anche] le introduzioni in carattere corsivo, [perché] non si dà mai solo la pietà o la verità, ma tutto collegato insieme.
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Nel libro vi si spiega la meditazione, il rosario, la Visita, la Confessione, l’esame di coscienza, la Messa. Considerare dunque più le istruzioni che leggere le formule delle preghiere; invece tante volte si saltano. Tutto [è] ispirato a Gesù Maestro Via, Verità e Vita: allora entriamo nella vera devozione. Entrate bene nello spirito della Congregazione paolina: voi non siete benedettine o carmelitane. L’abito è poco, voi avete il vostro abito e dovete avere anche il vostro spirito, la vostra pietà paolina: questo è il vostro colore. Fare in ciò un passo avanti e farete bene il vostro noviziato. Questo rientra nella parte che costituisce il vostro spirito, ed è obbligatorio, tanto più quest’anno in cui dobbiamo ravvivare la devozione a Gesù Maestro Via, Verità e Vita. Sforzo, quindi... Suore comuni ne nascono tante nella Chiesa. Voi dovete avere una pietà, uno spirito proprio, il vostro. Ciò che distinguerà sempre la paolina non sarà l’abito, ma lo spirito che è una cosa tutta interna.
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1 Meditazione tenuta alle novizie, Lipa (Filippine), 21 aprile 1955.

2 Cf At 5,29.

3 Cf Lc 23,46: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito».

4 Cf Lc 24,26: «…soffrire molto».

5 Cf Gv 8,12.