Beato Giacomo Alberione

Opera Omnia

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24. DIFFICOLTÀ AGLI INIZI DI UNA
NUOVA CASA1


I. [Disposizioni necessarie per iniziare le opere di Dio]




In questi giorni abbiamo meditato sulla preghiera e abbiamo cercato di ottenere dal Signore una maggiore fiducia, e umiltà e perseveranza.
Sempre dobbiamo tenere presenti due cose: la preghiera non è solo chiedere per noi, prima è per adorare, ringraziare Dio. Secondo, dobbiamo ricordare che sempre il Signore ci esaudisce in quelle cose che sono di sua volontà e [necessarie] per compiere quell’ufficio e quella missione che ci ha affidato. Serve [quindi] per la nostra santificazione e per l’apostolato. In questa direzione sempre ci ascolta e in questa direzione ha seminato tutte le sue grazie.
Adesso dobbiamo considerare in modo particolare quelli che sono gli inizi di una nuova casa. Non è lo stesso costruire una casa che abitarla. Per costruirla si richiedono maggiori spese, fatiche, sacrifici e non tutti hanno le grazie di costruire le case.
Nella casa di Dio vi sono [poi] le opere che si devono cominciare con prudenza, fede e zelo. In principio vi sono grazie speciali per la costruzione; poi, per abitare, funzionare, ecc., bastano le grazie ordinarie.
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Il nostro pensiero [ora] si rivolge qui: cominciare case e opere. Le grazie ci sono, è necessario che noi portiamo delicatezza, spirito di sacrificio, umiltà, confidenza e perseveranza. Il Signore è buon Padre celeste, ha cura di tutti i suoi figli nelle loro necessità e incoraggia nella speranza del premio. Si richiedono maggiori grazie: si tratta di partire da Betlemme, di partire dalla povertà, da incomprensioni, ecc. Pensare che in quella casetta, come cose naturali non c’era nulla [di superfluo], ma vi erano Gesù, Maria, Giuseppe e quella grotta finiva con il diventare il santuario più perfetto della terra.
Gli inizi sono più difficili, ma abbiamo da considerare che con noi c’è Gesù, Maria, Giuseppe e il nostro padre S. Paolo. Io non mi sento di partire da solo, ma se viene con me Gesù, Maria, Giuseppe, S. Paolo, allora l’apostolato fiorisce e la redenzione si opera. Destituite di mezzi umani, le opere di Dio fioriscono. Le opere umane si possono paragonare a una piramide con la base in terra, le opere di Dio [invece] a una piramide con la base in cielo, una piramide a rovescio. Le opere di Dio hanno bisogno soprattutto di poggiare su Dio: «Il regno dei cieli è simile al granello di senapa…, al lievito...»2. Le opere di Dio cominciano dal presepio, dalle difficoltà, da povertà, ma con la fiducia in Dio esse porteranno frutti e saranno aiuto e soccorso, benedizioni e grazie per molte anime su questa terra. Allora, delicatezza specialmente di coscienza, spirito di sacrificio e penitenza per i peccati passati, per non essere indegni di fare
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queste opere di Dio. Togliamo tutto ciò che è peccato nel passato e nel presente, nelle disposizioni del nostro cuore. In generale il Signore ha preparato molte più grazie di quante siamo noi disposti a riceverne. I santi, che cose hanno fatto! Il Cottolengo3 ha cominciato da una stalla, ha pulito un po’ e ci ha messo il primo malato. Così sappiamo di S. Giovanni Bosco4 e di tanti altri. Mettiamoci quindi in queste disposizioni di innocenza, togliamo l’orgoglio e la fiducia in noi che dispiace a Dio. Scavare, perché la casa abbia un buon fondamento. Fiducia, umiltà, ma non essere uomini che non ragionano.È vero che ci manca il denaro, ma Dio vuole [questa casa]!
Si tratta di ragionare meglio, soprannaturalmente. Dio lo vuole, e quando egli vuole prepara i mezzi e le grazie. Questo lo vuole, dunque darà le grazie. La Famiglia Paolina deve vivere con il ricavato dell’apostolato, e quando è avviata in una nazione, deve ricavare per le spese ordinarie e per lo sviluppo proprio e dell’apostolato. Ma deve fondarsi su Dio: maggior fede nelle spese straordinarie e avanti nella divina Provvidenza. Chi è partito fiducioso in Dio si è avviato bene. Noi dobbiamo fon-darci sulle grazie di Dio, passeremo per difficoltà come Gesù in Egitto, per prove, ma Dio c’è e dobbiamo confidare in lui.
[Concludendo:] le opere di Dio vanno cominciate con umiltà e fiducia; quando Dio vuole le sue opere, si trovano per strada tutte le grazie che sono necessarie, [quindi:] purificare i cuori, metterci bene nelle disposizioni volute. Impegnarci nello studio nostro e degli altri, cioè studiare noi e insegnare bene agli altri. Impareremo il quattro per uno, dei mezzi materiali avremo
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il dieci per uno5. Sempre lo abbiamo veduto che queste grazie sono preparate. Fiducia!
Le opere di Dio vanno fatte con innocenza di mani e cuore puro: Da me nulla posso ... e se non c’è niente, questo si dice [in modo] più sentito. Intanto viviamo lo spirito del Patto . Fede nei maggiori aiuti straordinari di Dio. Riconoscenza a Dio per queste grazie. Avanti! Guardiamo sempre in su, con la bella speranza del premio eterno.

Sentiamo la Messa con lo spirito del Patto .
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II. [Condizioni richieste: unione, bontà, cooperazione]



Dalla considerazione di questa mattina abbiamo concluso di ringraziare il Signore, il quale dà la grazia di acquistare maggiori meriti, non solo acquistare i meriti di abitare una casa, ma di iniziarla. Maggiori meriti! Ogni volta che il Signore ci dà l’occasione di guadagnare maggiori meriti, abbiamo un debito maggiore di riconoscenza. Il Signore, volendoci più vicini a sé in paradiso, ci sottopone a maggiori prove. Come il giovane che va a scuola supera l’esame ed è promosso a una classe superiore, così il maestro che ha superato i corsi di magistero può compiere i suoi anni di tirocinio ed entrare nella sua professione. Quanto più è difficile la missione che il Signore ci affida, tanto più sarà grande la ricompensa: «Una misura scossa, traboccante ci sarà versata in seno...»6. Vi è certo grande distinzione di meriti fra un bambino che muore dopo il Battesimo e un Dottore della Chiesa, S. Alfonso per esempio. Allora, ringraziare il Signore.
Abbiamo considerato questa mattina che per corrispondere a queste nuove grazie ci è necessaria la disposizione di umiltà, di fiducia, di delicatezza di coscienza, di paura di allontanare le grazie, di offendere il Signore. Dio è delicato, ma noi gli diamo la misura delle grazie che ci deve dare. Anche il commettere piccole venialità deliberate può restringere la mano di Dio. Portare innocenza,
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delicatezza, cuore puro. Occorre che nell’iniziare vi sia sommo accordo tra le persone: accordo di pensieri, di sentimenti, di fiducia vicendevole, fiducia da sapersi meritare e dimostrare. Tre fili, o tre piccole funi unite insieme fanno una fune grossa, ma se si frazionano, si separano, si possono rompere: «… funiculus triplex difficile rumpitur»7, e quando manca l’una, le altre sostituiscono: tutte e tre fanno una specie di potenza. Unione di pensieri, di finalità, di intendimenti. Si possono, a volte, avere diversità di opinioni, ma disposta una cosa, non ci siano più diverse opinioni, facciamo quindi omaggio della nostra ragione, della nostra mente alla Divinità. Chi fa la volontà di chi guida fa omaggio ragionevole a Dio. Non capisco Dio trino, ma credo alla Chiesa che me lo insegna, così sottomettere la propria volontà, anche senza capire tutto, è molto meritorio. S. Giuseppe non capì, ma si sottomise. D’altra parte occorre la carità, la bontà: è questo che rende serena la giornata. Carità, bontà che comprende, che compatisce, che aiuta, [perché] noi abbiamo anche il corpo. Anche i santi fanno cose umano-divine: per meritare ci vuole il corpo.
Abbiamo bisogno di tanta bontà, ci dev’essere lo spirito soprannaturale, ma anche quello naturale.
È una grande benedizione cominciare la giornata con meditazione, Messa, esame preventivo, Comunione. S. Paolo non voleva essere da solo nelle sue missioni, arrivava fino a condurre con sé cinque o sei compagni di viaggio. Ad esempio, ci vuole tanta forza ed è tanto difficile per un prete secolare quando per anni si trova da solo. La sacra Scrittura vuole che abbiamo il conforto umano. Se c’è questa bontà che è costituita da tante cose, allora
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il lavoro e tutto riuscirà più facile e più meritorio. La bontà è piena adesione, è comprensione, basta che pensiamo come siamo deboli noi per avere un pensiero di bontà per gli altri anche quando mancano. «Imparate da me che sono mansueto...»8. La bontà è interiore: vuol dire aiutare, incoraggiare, compatire. Non siamo più rigorosi con gli altri che con noi stessi, non pretendiamo giustizia per gli altri e misericordia per noi. Senza giustizia non v’è ordine, ma senza carità e bontà non c’è letizia e serenità. Bontà non è cerimonia, ma è cuore mite. Le nostre gentilezze siano veramente quelle che partono da un cuore mite, caritatevole, comprensivo, buono. Gesù alle volte sgridava gli Apostoli: «Siete senza testa...?»9, ma essi sapevano da che cuore partivano quelle parole.
Quindi obbedienza, bontà, mutua cooperazione! Andare avanti aiutandosi a vicenda. Cooperazione cordiale, profonda, intima. Mettere tutte le preghiere insieme per questa missione che vi è affidata qui in Australia. Io metto questa intenzione, ma voi che siete qui mettete insieme le vostre preghiere, tutte per uno scopo: vocazioni in questo continente! Ci vorrà pure la cooperazione di denaro, di stampa, cinema, radio, se è possibile. Cooperazione di preghiere, di opere, di aiuto materiale.
Notate bene: «Senza sacrificio non si fa niente: Sine sanguinis effusione non fit remissio...»10. Questa è una delle prime frasi su cui ho riflettuto quando le Famiglie Paoline erano solo in cuore: Senza la croce non si fa niente! La croce non deve stare solo sulle cime dei campanili, ma dev’essere piantata nei cuori. Gesù non ci ha promesso solo le croci, ma con esse ci
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fabbricherà la corona. Il bene costa sempre. Le corone dei beati sono formate da croci. Basta anche solo salire sull’aereo e andare lontano…, come costa lo studio su un libro… Non [è necessario] fare delle cose che colpiscono esteriormente, ma piccole cose: avanti giorno per giorno, costruire una bella casa dove il superiore è guida, è padre, è luce: «Non temete, confidate, Io sono con voi»11.
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1 Ritiro predicato dal Rev.mo Primo Maestro nella cappella dei Padri (Società San Paolo) a Sydney (Australia), il 18 maggio 1955.

2 Cf Lc 13,18-20.

3 S. Giuseppe Benedetto Cottolengo (1786-1842), sacerdote piemontese. Aprì a Valdocco (Torino) la Piccola Casa della Divina Provvidenza (1832) per l’accoglienza dei poveri, degli infermi, degli emarginati di ogni genere. Fondò una congregazione clericale, una di fratelli e una di religiose.

4 Giovanni Bosco (1815-1888), sacerdote piemontese. Nel 1859 fondò la PiaSocietà di San Francesco di Sales (Salesiani) per l’educazione cristiana dei ragazzi,e nel 1872 con l’aiuto di Maria Domenica Mazzarello (1837-1881) fondò le Figliedi Maria Ausiliatrice per le ragazze. Fu beatificato il 2 giugno 1929. In occasione diquesto evento le Figlie di San Paolo iniziarono la propaganda a domicilio portandonelle famiglie la biografia del beato pubblicata in quell’anno. Cf Martini A. C., Le Figlie di San Paolo – Note per una storia, Roma 1994, p. 168.

5 Richiama la preghiera iniziale del Patto.

6 Cf Lc 6,38.

7 Cf Qo 4,12: «Una corda a tre capi non si rompe tanto presto».

8 Cf Mt 11,29.

9 Cf Mc 7,18.

10 Cf Eb 9,22: «E senza spargimento di sangue non esiste perdono».

11 Cf Mt 28,20. L’espressione usata da Don Alberione richiama AD 152.