Beato Giacomo Alberione

Opera Omnia

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1. VIVERE LA PROFESSIONE RELIGIOSA *

Questa mattina il Signore vi concede una grazia che mette la corona a tutte le grazie concessevi fino ad oggi. Alla fine, quando il Signore concederà la buona morte, allora avremo la grazia corona di tutte quelle ricevute fino ad oggi e da oggi in avanti.
Grazia grande è quella di essere state accettate e ricevute definitivamente nelle Figlie di San Paolo! Corona delle grazie, poiché Dio creandovi vi diede intelligenza, volontà abbastanza ferma, carattere buono; poi col battesimo, colla cresima, confessioni e Comunioni, il Signore ha cresciuto in voi la grazia in modo tutto speciale, non come per i fedeli comuni, per prepararvi. Finalmente avete avuto la grazia della vocazione, avete sentito la voce: «Magister adest et vocat te: Il Maestro è presente e ti chiama»1. Poi la grazia della corrispondenza, la grazia di accettare, di adattarvi alla vita religiosa, poi la vestizione, il noviziato, ed ecco la professione. Questa è dunque la corona di tutti i favori ricevuti nell'ordine di natura e nell'ordine di grazia.
Tutto era ordinato a questo giorno, che compie il gaudio e il desiderio vostro. «Unum petii a Domino, hoc2 requiram: ut inhabitem in domo Domini omnibus diebus vitae meae: Una sola cosa ho chiesto al Signore e cerco questa sola: di abitare nella casa del Signore tutti i giorni della mia vita»3.
Questa è la casa di Dio. Qui abita Gesù, abitano i suoi angeli; di qui i moribondi aspettano conforto, le anime purganti sollievo; qui spesso vengono i santi, vengono le sorelle che sono nell'eternità per confortare chi guida e chi è guidato. Se finora
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avete ricevuto delle grazie, da oggi in avanti avete un diritto nuovo e più forte: «Centuplum accipietis et vitam aeternam possidebitis»4.

In questa circostanza voglio dirvi tre cose, che mi stanno sommamente a cuore, tre cose che desidero rimangano impresse bene nella mente e le portiate ovunque andiate:
1. La prima cosa riguarda un errore che è diffuso. Un errore molto dannoso e che può essere fatale. Chi appartiene alla prima e chi appartiene alla seconda classe5?
Appartiene alla prima classe chi fa la volontà di Dio in tutte le cose e in tutti i luoghi, chi approfitta di più come Gesù, il quale «cresceva in sapienza, età, grazia»6. Tutto sta nell'umiltà. Può essere [che] il Papa in tutto il suo splendore sia umilissimo, e può darsi che un saputello qualunque il quale sente qualche dolcezza nella Comunione, sia orgoglioso e vano.
Diceva il fariseo: «Ti ringrazio, o Signore, perché io non sono come tutti gli altri, digiuno due volte la settimana, pago le decime» ecc.7, ma con lui era anche un pubblicano. E chi fu primo? Fu primo il pubblicano, che con gli occhi e la testa chinata stava in fondo e percuotendosi il petto diceva: «Sii propizio con me, o Signore, ché sono peccatore»8.
Alcune può darsi abbiano un errore molto grave. Quelle che appartengono alla prima classe può essere si credano qualcosa di più delle altre e quelle che appartengono alla seconda classe può essere si disistimino troppo con ugual danno. Non è questo il senso della divisione. Tutto sta nella volontà di Dio e nello sforzo per raggiungere il maggior bene. Tutte aspirano a quello e compiranno bene la loro parte.
Ricordatevi, se nella vita vi ho detto qualcosa di utile, questa vi rimanga bene impressa, perché è la più utile di tutte.
Dice S. Agostino: «Se vuoi innalzarti molto, arrivare vicino a Dio, pensa a mettere buone radici di umiltà». «Cominci ad
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umiliarsi colui al quale piace essere esaltato»9. Umiliamoci sempre, e specialmente quando ci vediamo avviliti ripetiamo la preghiera: Signore, abbi pietà di me. E questo è utile per tutte: per la seconda classe e più per la prima.
2. La seconda cosa riguarda di nuovo un errore, meno dannoso del primo, ma che pure devesi estirpare. È questo: un certo numero di voi si persuade di progredire o non progredire, appoggiandosi però a ragioni che non sono giuste. Si dice: Io preferisco stare in casa perché progredisco di più, nell'apostolato non progredisco; oppure viceversa.
Io voglio domandare: Chi è che progredisce? E chi non progredisce? Chi lo può sapere? In teoria si possono dare delle regole per conoscere questo, ma in pratica è molto difficile saperlo, sia per chi guida e ancor più per l'anima a suo riguardo. È poi un brutto vezzo il voler sapere se si progredisce o no. Non vogliamo tanto preoccuparci se camminiamo o no, ma cerchiamo di camminare davvero. Chi è che progredisce? Chi aumenta i meriti, chi riempie l'anima di grazia. Ma come puoi dire che progredisci o no? Avete forse veduto l'anima piena di grazia? Sulla terra non si vede, ma l'anima che acquista la grazia si dilata e in cielo questo formerà la sua gloria.
Chi è che progredisce? Chi nel fare la volontà di Dio pone tutto se stesso: mente, volontà e cuore, come la Madonna, che cercò in ogni istante della sua vita e molto semplicemente di fare la volontà di Dio.
Non facciamo tanti pensieri sul progresso. Talvolta ci pare di avanzare, ed è invece carnalità; altre volte ci sentiamo umiliati ed è allora che si cammina di più. S. Teresa volle sapere un giorno se progrediva. Il Signore, per darle una buona lezione, le fece vedere l'anima sua. La santa fu così sorpresa delle sue brutture che pregò subito il Signore a toglierle tale vista. Il progresso è l'aumento dei meriti e della grazia. Per l'umiltà e la confidenza in Dio si ottiene il massimo progresso. Non perché due portano lo stesso abito o camminano nella stessa via od occupano lo stesso ufficio, si può dire che progrediscono ugualmente.
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Ciò che conta è avere l'anima, mente, volontà, cuore nel servizio di Dio. Lì è il vero progresso nel bene.
Si dirà: oggi sono distratta. Sei distratta? Ebbene, forse in tale giorno e perché si è distratti, si pone al servizio del Signore tutto, nello sforzo per vincersi. Oppure: oggi sono piena di entusiasmo. Va bene, ma intanto non ti accorgi che l'amor proprio ti priva dei meriti e forse chiudi la giornata con le mani vuote.
3. La terza cosa riguarda l'apostolato. Ora voi inizierete l'apostolato, andrete a formarvi la corona dei meriti.
Per l'apostolato occorre diventare più sapienti e compiere le opere che danno maggior bene. Nelle case non è il numero delle persone che più conta, ma la sapienza e l'amore che maggiormente danno frutti.
Ricordiamo quanto dice la Scrittura: «Multiplicasti gentem et non magnificasti laetitiam: Moltiplicasti il popolo, ma non accrescesti la gloria»10. Ci vuole intelligenza e amore, ed allora sarete tutte moltiplicate per due, per quattro, per otto.
Intelligenza e cioè: fare quell'apostolato che si moltiplica: a) Rivolgersi alle collettività: istituti, associazioni, ecc.; b) alle persone dirigenti o influenti: parroci, maestri, ecc.; c) suscitare cooperatori, diffusori, zelatori; d) scegliere ciò che è più largo, per esempio una biblioteca parrocchiale; ciò che è più lungo, per esempio bollettino parrocchiale, abbonamenti annuali; ciò che è più profondo, per esempio opera biblica, opera catechistica, vocazioni, ecc.; ciò che è più alto, curando le persone più fornite di doni, di intelligenza e di cuore, più zelanti, più ricche, più libere, più in salute, più elevate per posizione sociale. In ogni parrocchia non soltanto dare alle famiglie il libro, ma lasciare dei continuatori, ecc. Con un lavoro meno appariscente si moltiplica l'apostolato e si rende più stabilità: basteranno metà persone ad ottenere quanto oggi si ottiene; e con le persone nel numero attuale si otterrà in poco tempo un doppio risultato. Ognuna dica: io devo fare il mio apostolato con tutte le forze.
Il Signore non chiederà di più, ma chi ha sei di forza, dia tutto, e così chi ha dodici, impiegando bene: mente, volontà, cuore, cercando di moltiplicare le opere che sono più fruttuose.
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* Testo in ciclostilato, fogli 1, bianca-volta (33x22), con il seguente titolo: “La professione religiosa è corona di tutte le grazie. Tre avvisi importanti da ricordare e praticare sempre e dovunque”. L'esortazione è rivolta alle neo-professe: Figlie di San Paolo e Pie Discepole. La professione del 20 gennaio 1938 concludeva il primo noviziato fatto a Roma, in cui erano uniti i noviziati delle due Famiglie. Non è indicato l'autore, ma dalla cronaca risulta che il Primo Maestro ha presenziato alla funzione (cf CI, 2[1938]1-2).

1 Gv 11,28.

2 Originale: Unam petii a Domino, hac...

3 Sal 27,4.

4 Cf Mt 19,29: «Riceverete cento volte tanto e avrete in eredità la vita eterna».

5 Il noviziato comprendeva Figlie di San Paolo e Pie Discepole. Cf Martini C. A., Le Figlie di San Paolo…, o.c., pp. 224s.

6 Cf Lc 2,40.

7 Lc 18,11-12.

8 Cf Lc 18,13.

9 Cf S. Agostino, Lettera a Proba, 130, 1-15, CSEL 44, 56-73.

10 Cf Is 9,3 (Volgata).