Beato Giacomo Alberione

Opera Omnia

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IL CAN. CHIESA COMMEMORATO IN ALBA

Innanzi al Clero Diocesano il Primo Maestro ha tenuto il seguente discorso:

Il Can. Chiesa all'inizio della sua scuola di eloquenza ai novelli sacerdoti disse: «Non guardate a me, quasi fossi un modello di oratore; guardiamo invece, voi ed io, a Gesù predicatore. Egli è il perfetto Maestro, al quale uniformarci».
Ora come è il modello per ogni oratore, così Gesù Cristo è il modello di ogni sacerdote. E il sacerdote vivendo come Gesù Cristo diviene modello ai fedeli a lui affidati. S. Paolo dichiara di esser vissuto per mostrare come deve vivere ogni cristiano: «ut daretur vobis forma»; ma, poi, dice che tanto i cristiani che il sacerdote devono modellarsi su Gesù Cristo, forma a tutti: «conformes fieri imagini Filii sui». Ogni sacerdote ha da presentare in sé la forma della vita cristiana.
Parlando del Can. Chiesa: fu una forma distinta di vita sacerdotale, su cui modellarsi.
Nella diocesi di Alba vi sono stati e vi sono attualmente sacerdoti, vere e distinte forme cui guardare; sia tra coloro che più da vicino collaborano col Vescovo, sia tra i Parroci e altri sacerdoti.
Tuttavia, nel suo discorso funebre del Can. Chiesa, Mons. Grassi ha detto: «E' stato il miglior figlio della diocesi».
Lo rilevo in tre punti, in questo incontro fraterno e sacerdotale: Amore alla diocesi. - Vita interiore. - Parroco modello.
1) Si dice in generale: «sentire cum Ecclesia», cioè pensare, amare, seguire la Chiesa. Per «sentire cum Ecclesia», la via è «sentire cum dieocesi»
Gesù Cristo prima di entrare nel Getsemani ad iniziare la sua passione, fece quella preghiera, che è chiamata sacerdotale: Pater, venit hora..; in essa prega per sé; poi prega per gli Apostoli; quindi per coloro che li ascolterebbero. In tale preghiera chiede quattro volte: «ut unum sint». Il fondamento dell'unità è in Pietro = pietra: unità di fede, di regime, di carità. Nella Chiesa vi è, infatti: il magisterium, il regimen, il ministerium. Ma la Gerarchia comprende in secondo luogo i Vescovi: «Spiritus Sanctus posuit episcopum regere Ecclesiam Dei». Il Vescovo è come il passaggio obbligato (termine un po' volgare, ma indicativo): dal Papa tutto passa attraverso al Vescovo per giungere ai sacerdoti e fedeli; e dai fedeli e sacerdoti tutto passa per arrivare al centro, al Papa. E prima prova di essere col Papa si è di stare col Vescovo.
Così si realizza il volere di Gesù: «ut unum sint".
Il Can. Chiesa dice in una sua preghiera-proposito: «Io appartengo al Vescovo, una volta che sono fatto sacerdote; l'ho promesso». La vita corrispose al proposito: in ogni cosa seguiva il Vescovo; tutto a lui sottoponeva, in lui la massima fiducia e docilità. Il suo «nihil sine episcopo» lo portava a tutto sottoporgli: pensieri, attitudini, progetti; non già con aprioristica decisione, ma per rimettersi in semplicità; disposto sempre agli ordini per fare, come a ritirarsi in silenzio.
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Per la diocesi: per 50 anni collaborò a formare il clero; diresse per qualche tempo la Unione Apostolica tra il clero; così presiedette per 10 anni la Unione Economica; per parecchi anni incaricato diocesano per l'Unione Popolare; per molti anni presiedette la Giunta diocesana dell'Azione Cattolica; presiedeva la Commissione catechistica; per 45 anni difensore del vincolo; diresse per molto tempo le Dame di San Vincenzo per i poveri; incaricato diocesano dei Cooperatori Salesiani; poi anche dell'Apostolato della Preghiera; membro della Commissione della disciplina per il Seminario; per 40 anni impegnato per i concorsi parrocchiali; Amministratore Apostolico; predicatore per tante occasioni, in comunità, chiese e parrocchie, per cui risultano oltre quattromila prediche scritte e conservate.
Tutto il lavoro compiuto ebbe i tre segreti di riuscita: uno spirito di pietà profondo; una puntualità ammirevole in tutti i suoi doveri; la metodicità che applicava a tutto, specialmente il sapersi conformare ai tempi, alle richieste, alle circostanze, ai bisogni cui poteva soddisfare. Tutto a servizio della carità.
Che meraviglioso spettacolo: un sacerdote ricco di tante doti e di cui il Vescovo può servirsi, contando in modo assoluto, anche nei casi e cose più delicate, sopra la sua docilità.
Sentire la diocesi! Nelle conversazioni il Can. Chiesa, ancora giovane sacerdote, mi diceva qualche volta: «Come è bella questa nostra diocesi! Mons. Galletti l'ha santificata con la sua pietà; Mons. Pampirio con la predicazione; l'attuale Vescovo, Mons. Re, con la dottrina ed un'amministrazione che si direbbe perfetta. Vi sono tanti Parroci che vivono per il loro gregge». Poi ricordava: il Can. Danusso, il Can. Fissore, il Can. Alessandria, quindi: Dacomo, Bernocco, Molino, ecc. Ricordava come la diocesi albese aveva dati, quasi contemporaneamente, alla Chiesa, cinque Vescovi: Mons. Luigi Moreno, Vescovo di Ivrea; Mons. Formica, Vescovo di Cuneo; Mons. Giocondo Salvai, Vescovo di Alessandria; Mons. Vincenzo Gregorio Berchialla, Vescovo di Cagliari; Mons. Filippo Chiesa, Vescovo di Pinerolo.
E' Dio che governa la sua Chiesa: Deus cuius Spirita totum corpus Ecclesiae sanctificatur et regitur. Da il Papa adatto ai tempi, secondo i suoi disegni di sapienza ed amore. Così: Leone XIII e S. Pio X si sono completati; Pio XII è completato in Giovanni XXIII. Chi conosce il sensum Domini?
Vi è un Vescovo che nelle iniziative precede: Dio sia benedetto! Vi è chi tiene il principio del Can. Chiesa: «Del savio educator questa è la legge: eccita, lascia agir, guida e corregge»; ed ancora: Dio sia benedetto!
Oggi la diocesi ha una generazione di Clero esemplare, numeroso e ben formato.
Per il Vescovo pregare. Al Vescovo obbedire. Col Vescovo collaborare.
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2) Spirito: Allorché per la grazia di Dio siamo stati elevati al Sacerdozio avevamo raggiunto un certo grado di sapere, di virtù, di santità. Ci siamo trovati sopra un piano livello, raggiunto per la cura dei nostri amati Superiori, per la corrispondenza nostra, per la Divina Misericordia. Per la nostra coscienza, la parola del Vescovo, i lumi dello Spirito Santo, abbiamo fatto il passo; pur rimanendo persuasi che non era una meta, ma il principio di una nuova strada In sereno giudizio di noi stessi: da quel piano-livello si intravvedeva una strada ascendente; ma anche il pericolo di una strada discendente; od almeno di rimanere fermi sopra il ripiano raggiunto. Via ascendente in sapienza, in virtù sacerdotali, in grazia: secondo il Divino Maestro «proficiebat sapientia, aetate et gratia». Conformità a Gesù Cristo; sempre con l'alimentazione di Lui: «panis vivus». Egli in definizione completa ha detto: «Io sono la Via, la Verità, la Vita». Alimentazione o linfa divina: il tralcio che tutto ha dalla vite, per vivere e portare frutto. Da Lui attingere, pur con molti mezzi, la sapienza divina; da Lui l'aumento di grazia; da Lui la forza per la virtù; così da essere l'alter Christus non solo per i poteri, ma soprattutto per il nostro valore e la nostra personalità sacerdotale: proficiebat.
Per la sapienza: il Can. Chiesa sempre studiò, tutti lo sanno; sino ad erroneamente crederlo soltanto un intellettuale. Era invece uomo equilibrato: mente, sentimento, volontà. Pianta che cresceva presso la fonte delle acque: «fons aquae salientis in vìtam aeternam».
Di tutto si valse per acquistarla; e in tutta la vita fu teso verso la comunicazione: scuola, predicazione, conferenze, stampa; in pubblico e privato; ai fanciulli ed adulti.
Quando per opera di S. Pio X furono riordinati assai e migliorati gli studi nei seminari, il Can. Chiesa tanto si allietò; si prestò generosamente per le nuove scienze scolastiche aggiunte; e così, durante il suo insegnamento in Seminario, furono 14 le materie insegnate; tra le quali furono le più importanti.
La scienza non è la fede; ma via alla fede. Oggi il Clero deve aggiornarsi; poiché deve salvare gli uomini viventi oggi!
Lo spirito: la sua spiritualità era semplice, come è semplice la verità. Un sillogismo: sono creato alla gloria di Dio mediante la mia santificazione; questa si raggiunge nel compimento del Divino Volere; dunque tutto secondo il volere di Dio; e compiuto nel miglior modo. Di qui ogni applicazione. Sempre, solo, in tutto il Divino Volere.
Per la pietà e la virtù: primo mezzo la preghiera di ogni buon sacerdote; inoltre l'ora di adorazione quotidiana; e due ore invece di adorazione dopo eletto Parroco. Quanto alla virtù: il quotidiano impegno di purificazione e conquista; ad esempio: per oltre venti anni il proposito per arrivare alla mansuetudine ed umiltà di cuore. Ripeteva la giaculatoria «come coroncinata» secondo la sua espressione. E siccome non nacque santo, ma lavorò con ogni sforzo per raggiungere la santità, si era imposta la penitenza di dare alla Chiesa od ai poveri una lira per ogni mancanza. Chi vuole si fa santo; ma non pretendiamo qui di prevenire, in alcun modo, la Chiesa.
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3) Il Parroco.
Desiderò l'ufficio parrocchiale intimamente; ma credeva di mancare delle attitudini; sebbene vivesse come in intimo sacrificio la privazione di anime sue, da condurre al cielo.
Non lo domandò. E quando gli venne offerta pur con libertà di accettare, la Parrocchia dei Santi - Cosma e Damiano, rimase meravigliato e un po' dubitante per la sua umiltà. Al Vescovo rispose, pregandolo: «Metta la Parrocchia al concorso; mi presenterò; l'esito indicherà chiaramente il volere di Dio». Il concorso decise; si piegò con animo lieto e sereno, perché il Signore gli aveva assegnato il campo di lavoro. «Vocatus a Deo tamquam Aaron».
Si preparò. - Nell'anno 1911 si introdusse la scuola di Pastorale tra i Novelli Sacerdoti.
Il Can. Chiesa era stato in Germania come ospite dell'opera per gli operai emigrati. Aveva studiato la pratica, come era esercitata la pastorale in Germania, per gli uomini in particolare.
Avevamo studiato, attraverso gli scritti dello Swoboda, Professore dell'Università di Vienna: la cura di anime nelle grandi città. Molto si usò il Krieg in tre volumi; in quel tempo in Italia la scienza pastorale era poco curata.
Per lezioni pratiche si interessarono 14 Parroci che descrissero abbondantemente il loro lavoro pastorale.
Eletto poi Parroco pregando e riflettendo scrisse 182 punti che dovevano servire da esperimenti da tentare, scegliere il meglio, usarlo in Parrocchia.
Prima cura: conoscere le pecorelle. Don Viglino, che gli fu Vicecurato per sei anni, descrisse in un articolo quale impegno vi portò: 1) Visitare tre famiglie ogni settimana, nelle ore in cui più facilmente erano a casa gli uomini. 2) Con questo si formò un preciso stato d'anime, membri, condizioni morali ed economiche, ecc., usando cartellini. 3) Informazioni varie, il Curato, i Maestri, le madri di famiglia, catechiste. 4) Corrispondenza attraverso alla Lettera del Parroco, anche uso bollettino, di cui abbiamo 112 numeri; dimostrano come il Pastore sente il cuore delle sue anime. Sapeva, ad esempio, il numero preciso dei fanciulli tenuti al catechismo in ogni classe; ogni domenica verificava le presenze; se qualcuno era assente, arrivava in casa l'avviso. Moralmente non si saprebbe come il Pastore possa meglio conoscere, seguire, cercare le pecorelle.
Gerarchia della sua azione pastorale: i fanciulli; gli uomini, specialmente la classe media; i malati; i poveri. Opere catechistiche, organizzazioni cattoliche, unioni pie. Il Successore ha detto: «La sua Parrocchia la meglio organizzata». Un cenacolo d'anime virtuose era stato costituito. Morì nel giugno 1946: nel 1.o venerdì di tale mese 200 giovani e uomini avevano ricevuto la Comunione; numero rilevante in una Parrocchia relativamente piccola e di città.
Possediamo di Lui, come eredità preziosa: 500 quaderni in cui sono contenute:

1.432 istruzioni parrocchiali, ripetute ogni cinque anni;
4.891 spiegazioni del Vangelo;
3.999 prediche varie;
3.575 conferenze varie.

Formano 12.953 pagine, da Lui scritte a mano.
Sono qui esclusi (non computati) gli scritti pubblicati in libri ed opuscoli; piccoli e grandi, dei più svariati argomenti, in numero di 101; oltre i moltissimi articoli per riviste, periodici, giornali; le Lettere del Parroco; le sue intime cose, pensieri, preghiere.
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Per la parte materiale: costruì la canonica; restaurò la chiesa parrocchiale, dotandola anche di
nuovo organo; riordinò il beneficio; costruì l'oratorio per i fanciulli.
Sul suo cuore portava scritte tutte le famiglie della Parrocchia per consegnarle continuamente al Sacro Cuore e benedirle ogni sera.
Occorre la degna preparazione. La Santa Sede ha stabilito l'anno di pastorale. Secondo la Costituzione Apostolica «Sedes Sapientiae», essa ha tre fini:
a) Facilitare ai novelli Sacerdoti il passaggio o meglio l'acquisto delle virtù sacerdotali, sociali, pastorali; in aggiunta a quelle individuali e proprie della vita comune. Se il passaggio è preparato, quasi in partenza, vi è una garanzia di un sacerdozio santo e fruttuoso.
b) Lo studio delle materie pastorali in genere, quali sono indicate nei programmi della Santa Sede; e quelle più necessarie, secondo i bisogni dei tempi ed ambiente della Diocesi.
c) L'esercizio dei ministeri: iniziare al catechismo, alla predicazione, al ministero della confessione e degli altri sacramenti, all'azione cattolica, alla celebrazione delle funzioni, alle visite dei malati, ecc. E' il tempo dell'esame di confessione e per la predicazione.
Il testamento del Can. Chiesa riflette fedelmente la sua saggezza e carità. Ma ora è meglio ricordare un suo pensiero vicino alla morte: «Oh! non è bello morire e lasciare il campo a giovani Confratelli pieni di energie e volonterosi di spenderle per il Signore?».
Ammiro questa Diocesi che con il suo Clero numeroso e ben formato sta estendendo la sua azione in varie parti del mondo: è sale, luce, calore.
Per tutti sta la preghiera di Gesù: «Volo, Pater, ut ubi ego sum, ìllic et minister meus». "Voglio, Padre, che dove sono io, vi sia pure il mio sacerdote». Gesù Cristo è alla destra del Padre: un giorno saremo là, coraggio! saremo gioiosamente, eternamente la sua corona e il suo gaudio.
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IL SERVO DI DIO CAN. FRANCESCO CHIESA
RITORNA A «SAN PAOLO»

Esumazione, traslazione e nuova tumulazione della Salma del Can. Francesco Chiesa

La mattina di lunedì 31 ottobre 1960, alle ore 10,30, alla presenza del Sindaco di Alba, Onorevole Osvaldo Cagnasso, dei due periti medici: Dott. Ferruccio Della Valle, Ufficiale Sanitario, e Dott. Dario Pasquero, Chirurgo, del Vicario Generale della Diocesi di Alba, Mons. Pasquale Gianolio e del Primo Maestro, si procedeva, nel cimitero di Alba, alla esumazione della Salma del Servo di Dio, Can. Francesco Chiesa.
Rimossa la lapide ed il muro del loculo, veniva estratta la cassa e portata nella camera mortuaria del cimitero.
Quivi, alla presenza delle Autorità Religiose e Civili, si dava inizio all'apertura della prima cassa di legno che l'umidità aveva in parte deteriorata.
Rimossa questa cassa, appariva la seconda cassa di zinco, con leggere corrosioni ai fianchi.
Aperta anche questa seconda cassa e rimosso il lenzuolo, appariva ben conservata la Salma del Servo di Dio, destando in tutti una certa ammirazione.
La sera dello stesso giorno la Salma del Servo di Dio veniva deposta in una nuova doppia cassa: di zinco e di legno, alla presenza di S. E. Monsignor Carlo Stoppa, Vescovo di Alba, del Vicario Generale Mons. Gianolio, del Primo Maestro, di un gruppo di Sacerdoti e Discepoli della Pia Società San Paolo e Pie Discepole del Divin Maestro le quali avevano, per quel giorno, come le Pie Donne, presa in consegna la Salma del Can. Chiesa.
Richiusa la seconda cassa, venivano posti sopra di essa i sigilli della Curia e del Comune.
Il giorno seguente, 1. novembre, festa di Tutti i Santi, alle ore 16, con larga partecipazione di fedeli, presenti un gruppo di famigliari e di concittadini del Servo di Dio, dopo l'assoluzione impartita da Mons. Vescovo, si snodava dalla Cappella del cimitero un lungo e devoto corteo orante, cui partecipavano con il popolo il Seminario e la Famiglia Paolina e molti fedeli.
Giunti al piazzale della stazione, gli Uomini di Azione Cattolica della Parrocchia dei Santi Cosma e Damiano, prendevano sulle spalle la Salma per trasportarla trionfalmente nella Parrocchia dove il Servo di Dio aveva consumata la sua vita di Parroco per 33 anni.
Quivi, prima delle solenni esequie, il Vescovo Mons. Carlo Stoppa, teneva un commovente ed elevato discorso, illustrando magistralmente la grande figura del Can. Chiesa.
Per tutto il giorno seguente, 2 novembre, la Salma fu visitata ininterrottamente dai fedeli, che, con pietà e fede, si raccomandavano all'intercessione del Servo di Dio. Molti toccavano la cassa e vi accostavano corone ed oggetti di devozione. Alcuni testimoniarono di averne ricevuto grazie.
A tarda sera, la Salma del Servo di Dio, con nuova, più imponente e più devota partecipazione della città, del Seminario, della Famiglia Paolina e degli Istituti cittadini, fu trasportata nel Tempio di San Paolo.
Il 3 novembre, dopo i solenni funerali e il discorso commemorativo tenuto dal Primo Maestro, la Salma fu tumulata nel nuovo loculo preparato in fondo al Tempio di San Paolo in «Cornu Epistolae», dove riposa in attesa della glorificazione.
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Riportiamo il discorso di Sua E. Mons. Carlo Stoppa, Vescovo di Alba:

«Molti si saranno chiesto se il corteo con cui abbiamo accompagnato la salma del Servo di Dio Can. FRANCESCO CHIESA dal Cimitero alla sua, alla vostra chiesa di San Damiano, fosse un corteo funebre o un trionfo.
La risposta l'avete data voi, in quest'ora solenne.
E ricordo l'esplosione di gioia che ha suscitato tra i fedeli che gremivano la chiesa di San Damiano e tra i numerosi sacerdoti convenuti in Seminario per il Ritiro Mensile, il semplice annunzio della prossima apertura del Processo.
Il nome del Can. Chiesa è sempre in benedizione: è sempre ricordato con ammirazione e venerazione.
In quest'ora solenne per noi Albesi e per voi della Pia, grande Famiglia Paolina, io vorrei saper richiamare qui la figura pensosa del Servo di Dio, nella sua luce di sacerdote secondo il Cuore di Gesù, di Maestro, di Pastore, di Educatore, di Scrittore, di Padre delle anime; ma quello che non saprà dare la mia parola, darà il vostro ricordo filiale, la vostra riconoscenza.
Il Servo di Dio Can. Chiesa è gloria di Monta d'Alba, forse come premio di Dio per le molte vocazioni sacerdotali e religiose.
Nacque il 2 aprile 1874; battezzato il sabato santo, fu chiamato Francesco Pasquale.

IL MAESTRO


Compiuti gli studi nel Seminario Diocesano, tranne qualche anno, all'inizio, trascorso in un istituto di Torino si laureò in filosofia a Roma, in Teologia a Genova, in Utroque Jure a Torino, nella cui facoltà Giuridica divenne Dottore Collegiale.
Erano i titoli per l'insegnamento.
Nel Seminario insegnò filosofia, teologia, diritto, eloquenza, patristica, liturgia.
Attese all'insegnamento con la più scrupolosa diligenza, premettendo ad ogni lezione una conveniente preparazione di studio e di preghiera, preoccupandosi di possedere scienza, chiarezza e precisione.
In questo ministero che compì con fedeltà e con dedizione totale fino alla morte, per oltre cinquant'anni, non solo in Seminario, ma anche nella Pia Società San Paolo, il Servo di Dio seppe trasfondere nelle anime dei giovani chierici e dei sacerdoti con la scienza sacra necessaria al ministero, lo spirito e le virtù sacerdotali.
Possedeva le doti del vero maestro, la profondità del pensiero e la semplicità dell'esposizione e l'unificazione delle varie scienze a conforto della fede e della virtù, della pietà e dell'apostolato. La sua dottrina sacra era corredata di letteratura e di scienza, di vaste cognizioni acquisite nei viaggi attraverso l'Europa e della conoscenza delle varie lingue, quali il francese, lo spagnolo, l'inglese e il tedesco.
Col Vescovo Mons. Re difese strenuamente l'integrità della fede contro il Modernismo: era radicato e fondato nella dottrina tradizionale della Chiesa, che attingeva nelle adorazioni eucaristiche e dalla meditazione e dallo studio dei documenti pontifici, e particolarmente da S. Tommaso d'Aquino, di cui era devotissimo; ma possedeva una modernità di pensiero che lo rendeva presente e aperto alla comprensione e alla soluzione dei problemi del momento.
Egli restò nella memoria e nel cuore di tutti i sacerdoti già suoi alunni come il maestro ideale.
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APOSTOLO DELLA PENNA


Mosso dallo zelo per la gloria di Dio, per la difesa della Chiesa e per il maggior bene delle anime, e compreso della necessità della stampa per l'istruzione religiosa delle masse, si dedicò con vero spirito apostolico al ministero della penna.
Nello spirito di S. Paolo, volle farsi tutto a tutti; e scrisse per tutti, per i sacerdoti, per i seminaristi, per le persone colte, per gli educatori, per le mamme di famiglia, per il popolo.
E scrisse un trattato di teologia, uno di filosofia, di catechetica; scrisse opuscoli di divulgazione dei principi della sociologia cristiana tra il popolo: con un'espressione chiara, ordinata, precisa. Molto scrisse anche in diversi periodici scientifici e di cultura religiosa.
I suoi libri stampati e ristampati in più edizioni fecero un immenso bene; sua principale preoccupazione era di fare vivere Dio nelle anime e le anime in Dio.

PARROCO E CANONICO


Nel 1913 fu nominato Canonico della Cattedrale e Parroco della Parrocchia di S. Damiano in Alba. Nei suoi doveri canonicali fu esemplare per puntualità e osservanza: il suo raccoglimento e la sua devozione nella recita delle Ore Canoniche in Coro edificava quanti lo vedevano. Dicevano di lui: «Si vede che parla con Dio a nome di tutta la Diocesi».
Nei 33 anni di ministero parrocchiale, il Servo di Dio trasformò la Parrocchia: la rese una parrocchia modello. Non trascurò nessuno dei doveri.
Promosse la frequenza ai Sacramenti: soprattutto curò l'istruzione religiosa e catechistica. Fu fedelissimo alle omelie domenicali e alla istruzione religiosa agli adulti.
Le sue prediche brevi, meditate, precise, materiate di Bibbia e di teologia, erano ascoltate volentieri e con frutto.
Fu maestro impareggiabile nella scuola di Catechismo, nella formazione delle catechiste e nella preparazione dei sacerdoti alle scuole di catechismo: le lezioni, raccolte in un volume, sono un trattato prezioso di catechesi.
Nello spirito di S. Pio X, ebbe cura particolarissima dei fanciulli della parrocchia e promosse la loro Comunione frequente.
Amò come un padre i suoi vicecurati; seppe valersi della loro collaborazione avviandoli gradualmente a tutte le responsabilità proprie della Parrocchia. E i vicecurati lo amarono e conservarono di lui un ricordo incancellabile.
Compreso della necessità di avere dei collaboratori laici, ne organizzò un gruppo che impegnò nei vari settori dell'apostolato parrocchiale; e formarono il primo nucleo dell'Azione Cattolica, secondo le nuove prescrizioni della Chiesa. Dell'Azione Cattolica, come dell'Azione sociale cristiana, il Servo di Dio fu un pioniere, un apostolo, un organizzatore. E' stato anche nominato presidente della Giunta Diocesana di Azione Cattolica.
E fu un apostolo di carità nella sua Parrocchia, verso i poveri, gli umili, gli ammalati. Gli ammalati amava visitarli personalmente anche ogni giorno e, in caso di necessità aveva per loro le premure più delicate, e li soccorreva anche tramite l'Opera di S. Vincenzo, ch'egli stesso aveva organizzato fiorente ed attiva.
Al capezzale degli infermi e dei morenti il suo ministero era desiderato, ricercato: la sua presenza, la sua parola confortava, disponeva ad accettare la volontà di Dio, aiutava a morire piamente.
La sua parola di fede, di conforto, di carità, arrivava ogni mese, in tutte le famiglie della Parrocchia, con la «Lettera del Parroco».
Il suo ministero parrocchiale fu veramente un ministero silenzioso, profondo, luminoso.
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DIRETTORE SPIRITUALE


Per la sua scienza e la sua pietà il Can. Chiesa era conosciuto anche in diocesi e fuori diocesi. Sacerdoti e Vescovi lo scelsero come Direttore Spirituale e consigliere personale. Molti anche laici ricorrevano a lui per consiglio, al confessionale, nel suo studio: e tutti riceveva, ascoltava con pazienza, senza fretta, con tanta carità.
Dalle diocesi del Piemonte era invitato a dettare Ritiri e Corsi di Esercizi Spirituali al Clero, come uno dei migliori formatori di Sacerdoti secondo il Cuore di Gesù.

INCARICHI DI FIDUCIA


Insegnante in Seminario, scrittore, Canonico della Cattedrale, Parroco, Direttore spirituale, puntuale, diligente, esemplare in tutti i doveri, il Servo di Dio Can. Chiesa trovava tempo ed energie per accettare ed assolvere altri importanti, delicati incarichi.
All'inizio del ministero sacerdotale era stato costituito Prefetto di disciplina; più tardi Rettore del Seminario.
Alla morte del compianto Vescovo Mons. Re, la Santa Sede lo nominò Amministratore Apostolico della Diocesi, perché preparasse gli animi ad accogliere il nuovo Vescovo che la Divina Provvidenza avrebbe inviato alla Diocesi.
Al nascere dell'Azione Cattolica secondo le direttive della Santa Sede, il Vescovo lo aveva nominato presidente della Giunta Diocesana; già prima egli aveva collaborato al movimento attraverso l'Opera Nazionale dei Congressi, l'Unione Popolare, l'Unione Economica, di cui fu benemerito Presidente.

IL SERVO DI DIO E LA FAMIGLIA PAOLINA


Ad un altro grande incarico Dio prepara il Can. Chiesa: ad essere il consigliere, il conforto, la difesa della Pia Società S. Paolo, nel suo Fondatore e Primo Maestro il Teol. Alberione e il suo primo Vicario, il Servo di Dio Teol. Giaccardo.
Dotato di una speciale intuizione dei bisogni dei nuovi tempi, e compreso della urgente necessità di far servire tutti i nuovi mezzi del progresso e della tecnica al servizio della verità e del Vangelo, non solo diresse sapientemente il giovane D. Alberione secondo la vocazione che la Provvidenza gli aveva donato, ma lo guidò passo passo nella speciale missione che Dio gli aveva confidato.
Il Servo di Dio amò sempre e predilesse la Pia Società San Paolo e l'aiutò col consiglio, con il ministero, col suo insegnamento, con la sua preghiera e con la sua beneficenza.
Dalla sua virtù e dal suo sapere tutti i primi Paolini furono incoraggiati, sostenuti, illuminati nella loro vocazione e nel loro difficile apostolato.
Anche le Figlie di S. Paolo, nei loro inizi, furono particolarmente assistite, formate, guidate ai compiti della loro vocazione.
E la Pia Società lo ha ricambiato e lo ricambia con una profonda ardente riconoscenza fatta di amore, di preghiera, di ammirazione, di devozione. Il Processo che è stato intrapreso ne è una prova eloquente.
Rimarrebbe a dire della sua vita austera, di continua preghiera, della sua vita vissuta alla presenza di Dio, veramente «Abscondita cum Christo in Deo», tutta, sempre protesa all'incontro col suo Signore; delle lunghe ore di adorazione eucaristica, della sua devozione alla Madonna, delle sue eroiche virtù...
Il Servo di Dio Teol. Giaccardo, che del Can. Chiesa è stato discepolo e figlio spirituale affezionato, fedelissimo lo ha definito: «Uomo di fede e di dottrina, di pietà e di vita soprannaturale, di zelo e di fatica: ogni giorno trovava il tempo e il modo per alimentare e pascere la sua anima, per adorare e propiziare il Signore con due ore di visita al Divin Maestro nel Mistero Eucaristico».
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MORTE PREZIOSA


Così nei 50 anni di sacerdozio, fino al termine della sua vita, a 72 anni.
Negli ultimi mesi, lo spirito era pronto, come sempre; ma la carne era inferma. Gli anni, l'austerità della vita, le lunghe giornate di lavoro, tutte sempre dalle quattro del mattino, le ore di scuola, di confessionale, le fatiche di ministero lo avevano indebolito.
Nel Maggio del 1946, per obbedienza ai medici dovette mettersi a letto: non si rialzò più.
Durante la malattia rifulse il suo spirito di adorazione, la sua delicatezza verginale, la perfetta conformità ai voleri di Dio. Il suo letto era diventato l'altare del suo ultimo sacrificio.
Il 7 Giugno, primo venerdì del mese, gli amministrarono l'Estrema Unzione: nella notte del 14 Giugno, serenamente, col pensiero fisso a Dio, santamente spirava, come una lampada che si spegne al mancar dell'alimento.
Alla notizia della morte, sacerdoti, autorità, fedeli, incominciarono a passare, a venerarne la salma, a esprimere il loro rimpianto, la loro riconoscenza.
Un corteo immenso accompagnò la salma dalla parrocchia di S. Damiano alla Cattedrale, poi al Cimitero.
Molti ripetevano: «E' morto un santo».
Dopo le Esequie, il Vescovo, Mons. Luigi Maria Grassi, in un commovente discorso disse: «Egli era uno dei migliori, anzi il migliore dei figli della Diocesi. Oggi Alba perde un grande uomo: non solo un grande ingegno di vastissima cultura... Perde anche un grande cuore che ha amato, intensamente il suo dovere, le più piccole particelle del suo dovere; fedele al suo orario quotidiano...».
Sacerdoti e fedeli della Diocesi, Sacerdoti e Famiglie della Pia Società S. Paolo, preghiamo insieme per la glorificazione del Servo buono e fedele.
La Vergine Immacolata Regina degli Apostoli, con la sua materna intercessione avvalori la nostra preghiera, perché la glorificazione del Servo di Dio Can. Francesco Chiesa, sia di gloria a Dio, di onore alla Diocesi, e a tutti sia di sprone alla santità della vita».
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