Beato Giacomo Alberione

Opera Omnia

Effettua una ricerca

Ricerca Avanzata

CAPO IV
LA PIETA'

E' questa il fondamento di ogni virtù ed entra come principio in tutte le cose». La pietà è utile a tutto», dice lo Spirito Santo.
Maggiorino faceva anzitutto bene le pratiche comuni. Il suo fervore nel pregare era ben conosciuto. Il tempo di preghiera passato con distrazione per lui non contava: cosicché si sarebbe accusato di non aver detto le orazioni, di aver anzi perduto tempo.
Per riuscire a pregare meglio egli soleva ritirarsi negli angoli più nascosti. Una volta il suo Parroco venne a cercarlo in Chiesa dove stava facendo
~
l'adorazione al SS. Sacramento; ma non riuscì a trovarlo, pur sapendo che egli era presente.
Da principio soleva pronunciar le parole adagio, con calore e con tale sforzo e così distintamente da muovere il capo e lasciar trasparire sul volto i sentimenti dell'animo.
Alcuni compagni se ne lagnarono perché disturbati.
- Se non faccio cosi non posso seguir colla mente le preghiere che dico.
Gli fu insegnato a pregar mentalmente, egli però se ne valse solamente per la meditazione e durante la sua ultima malattia.

* * *

Persuaso di non esser degno di restare alla Divina Presenza teneva lievemente il capo inchinato. Compreso di rispetto per la Divina Maestà le sue mani stavano divotamente congiunte sul petto: qualche volta le disponeva
~
a forma di croce, specialmente dopo la S.Comunione.
Non si lasciava distrarre dal canto, né dalle cerimonie né dalla presenza dei bambini irrequieti che potessero distogliere altri dal raccoglimento.
Oltre le pratiche comuni di pietà egli ne aveva pochissime di speciali: applicandosi tutto a far bene ciò che gli altri facevano.
Al mattino i ragazzi avevano un 20 minuti per lavarsi e la pulizia: egli soleva terminare prima degli altri; poi correva ad inginocchiarsi e pregare innanzi ad un piccolo altarino di S. Paolo.
Di tanto in tanto chiedeva permesso di fare una breve visita al SS. Sacramento: eran però sempre brevi, trattandosi di cose particolari.

Esame di coscienza.


L'esame di coscienza è il metro con cui misurare lo stato di coscienza, e la fedeltà e la diligenza in esso sono
~
l'indice più sicuro del fervore di un'anima.
Ne praticava tre: Il preventivo al mattino per richiamare alla mente i suoi propositi, i difetti cui sarebbe andato incontro nella giornata. Lo terminava sempre con un buon proponimento, specialmente su una virtù particolare che d'ordinario era la carità o l'obbedienza. Questo esame, quando gli riusciva possibile lo faceva per iscritto. Dopo la sua morte gli fu trovato indosso il libretto in cui annotava.
Faceva un secondo esame prima di pranzo ed un terzo alla sera: ecco i punti su cui soleva in essi fermarsi: Se mi son levato prontamente e con un buon pensiero, come ho passato il tempo di studio, come ho sentita la S. Messa, come ho fatto la Comunione, se ho ricavato frutto dalla meditazione, come sono stato nella scuola, come mi sono diportato in ricreazione ed a passeggio, come ho atteso al lavoro, come ho combattuto il difetto principale, come ho praticati i miei propositi particolari.
~

Diligenza.


Egli scendeva a delle particolarità delicatissime ed era minuzioso così che venne corretto diverse volte.
Da principio della sua vita, pia egli avrebbe voluto confessarsi ogni due giorni. Diceva: «Se non faccio così come mi libererò da tanti difetti?» Ma questo gli fu proibito ed egli allora veniva quasi ogni sera dal Direttore prima di andare a letto ad esporgli i difetti in cui era caduto durante il giorno. Disse una sera:«Così ne resto più vergognato e me ne correggo più presto».
In realtà però il direttore doveva molto spesso dirgli: «Sta tranquillo, queste cose non sono peccati, si tratta di sole tentazioni, sono sbagli comuni anche ai santi che non offendono il Signore».
Quando poi si confessava il suo esame era piuttosto eccessivo che difettoso. Si preparava alle volte alla confessione anche in ricreazione.
E questa, diligenza negli esami proveniva da un impegno: quello di voler
~
«ogni giorno progredire un tantino». Questo era il suo proposito.
Un compagno ricordava che un giorno gli disse: «Dobbiamo sempre andare innanzi: disgraziato chi si ferma».

Delicatezza.


Inoltre egli possedeva una delicatezza di coscienza che è ben difficile descrivere. Le minime colpe gli facevano orrore: e varie volte, non possedendo ancora piena conoscenza di ciò che era peccato o no, lo si vedeva visibilmente tremare temendo di aver fatto peccato. Un bricciolo di pane che g1i fosse caduto e che per inavvertenza avesse calpestato, una macchia che gli fosse restata sulla faccia dopo lavatosi, l'aver per disattenzione fatto cadere a terra il calamaio di un compagno, essersi dimenticato di recitare l'ufficio al Sacro Cuore di Gesù.
~

La santa Comunione.


La Comunione è il vero, più solido alimento dello zelo vero: nelle misteriose comunicazioni fra Gesù e l'anima il Signore fa udire la sua voce e accende il cuore.
Egli la frequentava ogni giorno: non per abitudine, però, ma perché conosceva che il vero cibo dell'anima, l'alimento della pietà, la forza, per camminare avanti nella virtù è stabilire in sé la vita di Gesù: «Vivo ego, iam non ego...» Lo dicono queste sue parole lasciate scritte nel suo notes:
«Nella Comunione riceviamo Gesù: egli entra nel nostro cuore, toglie la nostra vita e vi mette la sua». E in altro luogo: «Nell'esame di coscienza mi farò questa domanda: Per qual cosa faccio la Comunione? Per acquistare quale virtù? Per vincere quale difetto?» La vita nostra è la vita del peccato: quella di Gesù è la vita del dovere. Egli scriveva perciò, rivolgendo la parola a se stesso: «Dopo la Comunione quando viene la tentazione, devi pensare: no, il peccato,
~
ma il dovere, perché continui a vivere Gesù nel mio cuore. Se, per es. non ti senti volontà di studiare pensa così: «Se fosse Gesù al tuo posto che farebbe? Egli farebbe il dovere; dunque studia. Lascia vivere Gesù in te».
Per riuscire a far vivere Gesù in se ogni giorno prima della Comunione rinnovava il suo proponimento principale e chiedeva poi la grazia di osservarlo.
E d'altra parte vi univa ancora altre intenzioni speciali per eccitarsi a maggior fervore. Ecco le intenzioni che coll'approvazione del suo confessore si era fissato per la Comunione.

Ogni giorno:


Per l'osservanza dei nostri propositi.

Lunedì.


Ad onore dell'Angelo Custode.
A suffragio dei defunti.
Chiedere l'umiltà.
~

Martedì.


Per San Paolo.
Per l'Apostolato Stampa.
Per ottenere l'odio al peccato veniale.

Mercoledì.


Per San Giuseppe.
Per la Chiesa e il Papa.
Per una buona morte.

Giovedì.


Per la SS. Eucaristia.
Per la S. Castità.
Per ottenere buoni Apostoli della Stampa.

Venerdì.


Per il S. Cuore di Gesù.
Per l'obbedienza.
Per i Sacerdoti.

Sabato.


Per la Madonna.
Per lo Spirito Santo.
Per l'Italia.
~

Domenica.


Per la SS. Trinità.
Per la diffusione del Regno di Gesù Cristo.
Per la Casa.

Un breve fatto mostra quanto egli amasse di frequentare la S. Comunione.
I ragazzi eransi recati a casa per alcuni giorni di vacanza a rivedere i loro cari.
Si era d'inverno: il freddo era intensissimo. Il giorno di ritorno Maggiorino fece i suoi 14 Km. di strada, in buona parte a piedi, digiuno, per non lasciar la S. Comunione. Quando giunse era pallido, intirizzito, stanco. Il direttore gli offerse una tazza di latte. «Sì, ma prima la S. Comunione», rispose con certi occhi espressivi. E fu contentato subito.

La meditazione.


La meditazione è il tempo in cui il Signore parla al nostro cuore. Nessun santo ne fece a meno. Nella Scuola
~
Tipografica vien praticata ogni giorno, per circa 12 minuti. Per lo più essa è detta a viva voce dal Direttore. Talvolta pero è lasciata ai giovani che si servono dei libri loro indicati. Si segue però un metodo ben spiegato e adatto ai fanciulli. Maggiorino se lo era copiato diligentemente e lo seguiva con amore e frutto. Le sue meditazioni erano sante.

Il metodo.


«La meditazione si divide in cinque parti:
1. Si mette alla presenza di Dio e si chiede lume per fare la meditazione con questa preghiera:
- Credo, o Gesù, di essere davanti a Voi, che Voi mi guardate e mi ascoltate; Vi amo e vi chiedo perdono dei miei tanti e gravi peccati; datemi la grazia di capire bene ciò che sto per meditare e di fare un buon proposito. Vergine SS., Angelo mio custode, assistetemi in questa meditazione. (1 minuto).
~
2. Si legge sopra un libro di pietà qualche tratto, massima o considerazione (2 min.).
3. Si ritorna sul fatto considerato, o sul tratto di libro letto, o sulla massima, cercando se noi siamo caduti nei tali peccati o nelle tali omissioni. (3 minuti).
4. Si domanda perdono a Dio di tutti i peccati commessi, in specie di quelli riguardanti le cose considerate nella meditazione e si fa il proposito.
5. Si ringrazia il Signore dei lumi favoritici durante la meditazione, gli si domanda perdono delle involontarie distrazioni e si prega la Madonna e l'Angelo Custode che ci ottengano la benedizione sopra la giornata e la grazia di osservare i proponimenti fatti.
Si dice un'Ave Maria, un Angelo di Dio, e si chiude con questa preghiera:
- Vi ringrazio, o caro Gesù, di avermi aiutato in questa meditazione, perdonatemi le distrazioni. Cara madre mia Maria, Angelo mio Custode, ottenetemi da Gesù la benedizione su questa giornata.
~
Ma, o fosse tenuta dal Direttore, o venisse lasciata ai ragazzi, cura speciale di Maggiorino si era poi di ricavare un buon proposito che ricordava nel giorno di tanto in tanto.

Giaculatorie.


Sono espressioni d'amore, favoriscono il raccoglimento, santificano il lavoro, liberano dalle tentazioni, allietano la vita, confortano nel dolore, ottengono tante grazie
Nella Scuola Tipografica vi è questa pratica: che durante il lavoro almeno ogni mezz'ora ad alta voce si ripetano giaculatorie varie o il «Dio sia benedetto», altre brevi preghiere.
Maggiorino le ripeteva con particolare espressione di amore. Inoltre egli se ne era fatto un elenco, l'aveva studiato a memoria e spessissimo le ripeteva.
~
Ecco le principali come le leggiamo ne' suoi quaderni.
1. Mio Dio, vi amo più di ogni altra cosa, più della vita mia, più di me stesso, ma pur vedo che vi amo troppo poco. Lascio tutto e mi converto a voi, io v'abbraccio e vi stringo, non mi sdegnate, immenso Bene; vi amo!
2. O Dio, o Dio, e chi voglio amare se non amo voi, mia vita, mio amore, mio tutto?
3. Oh, se potessi consumarmi tutto per voi che vi siete consumato tutto per me!
4. O bontà infinita, o giustizia infinita! Oh, pazzo è colui che non vi ama!
5. Che ricchezze! che onori! che gusti! Dio, Dio voglio, solo Dio.
6. Gesù mio, tu solo mi basti. E chi voglio amare se non voi, Gesù?
7. Mio Dio, voi solo io voglio e niente più.
8. O mio Gesù, io mi voglio far santo, aiutatemi.
9. Viva Gesù, nostro amore.
l0. Sia lodato e ringraziato ogni
~
momento il Santissimo e divinissimo Sacramento.
11. Sia benedetta la Santa ed Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria Madre di Dio.
12. S. Paolo Apostolo, nostro protettore, pregate
13 O San Giuseppe, padre putativo di Gesù Cristo e vero sposo di Maria Vergine, pregate per noi e per gli agonizzanti di questo giorno (notte).
14. Sacro Cuore di Gesù, confido in voi!
15. Sacro Cuore di Maria, siate la salvezza mia.
16. O Gesù d'amore acceso, non ti avessi mai offeso, o mio caro e buon Gesù, non ti voglio offender più.
17. Signore Gesù, coprite colla vostra protezione il nostro Santo Padre, il Papa, siate la sua luce, la sua forza, la sua consolazione.
18. Gesù, Giuseppe, Maria, vi dono il cuore e l'anima mia.
Gesù Giuseppe, Maria, assistetemi nell'ultima mia agonia.
~
Gesù, Giuseppe, Maria, spiri in pace con voi l'anima mia,.
19. Mater castissima, ora pro nobis.
20. Virgo fidelis, ora, pro nobis.
21. Mater Boni Consilii, ora pro nobis.
22. Sancte Paule Apostole, ora pro nobis.

Massime.


Trascrivo qui le massime che Maggiorino aveva notate sui margini dei libri e dei quaderni o nei suoi «notes».
Alcune son tratte dai detti o dalle vite di santi, altre dai libri ascetici che leggeva, altre dalle prediche che udiva. Talune sono anche sue, frutto delle sue meditazioni, della sua breve esperienza e, più che tutto, dei lumi speciali interni dello Spirito Santo che abitava in quell'anima, pura,.
Egli soleva rileggerle, ripensarvi nel momento opportuno ed anche ripeterle ai compagni quando le vedeva tornare utili.
~
1.Ciò che non serve per la vita eterna è vanità.
2. Il mondo passa, ma il bene ed il male non passano, resteranno in eterno.
3. Nei casi ardui bisogna, consultarsi fiducialmente con Dio, ascoltare le sue ispirazioni ed attenervisi (Silvio Pellico)
4. Per fare bene diciamo sempre c'è tempo! Ma se si trattasse di guadagnare denari lo faremmo subito.
5. Il conversare cogli uomini degradati, degrada (Pellico).
6. Chi si umilia, senza bassi fini non si degrada, qualunque ingiusto spregio gliene torni (Pellico).
7. Un saluto, una parola d'amore agli infelici è una grande carità (Pellico).
8. Chi cede al rispetto umano è un vile.
9. Chi bestemmia parla la lingua del demonio.
10. Chi vuole si fa santo...
11. Leggendo la vita dei santi diciamo con S. Agostino: «Se costoro si fecero santi, perché non mi farò anch'io?».
~
12. Ricordati, o cristiano, che tu sei uomo di eternità.
13. Beata, e sommamente beata l'anima, giusta che regnerà eternamente con Dio nel soggiorno del Paradiso!
14. Infelice, sommamente infelice il peccatore impenitente che brucerà eternamente coi demoni nelle fiamme dell'inferno.
15. Il cristiano deve pregare siccome pregò Gesù Cristo nell'orto del Getsemani, con raccoglimento, con umiltà e con confidenza.
16. Ricordiamo che abbiamo un'anima sola; se la perdiamo, per noi è tutto perduto.
17. Un sostegno grande per noi, un'arma potente contro le insidie del demonio l'avremo nella devozione a Maria SS.
18. Diciamo: Io sono pieno d'infermità spirituali e non oso comunicarmi sovente. Risponde Gesù Cristo: Non hanno bisogno del medico i sani, ma gli ammalati.
19. Recitiamo con divozione speciale l'Angelus Domini od il Regina Coeli
~
al mattino, a mezzo giorno e alla sera, al suono della campana.
20. Il Divin Maestro ci insegna e ai suoi divoti concede:
Umiltà, Obbedienza, Carità, Continenza, Povertà, Penitenza.
21. Chi disprezza, le piccole cose poco per volta andrà in rovina.
22. Oh, Eternità!... Oh, abisso senza fondo! Oh, mare senza sponda,!... Oh, caverna senza uscita!... Chi non tremerà, pensando a te? Oh, maledetto peccato!... Che tremendo supplizio prepari a chi ti commette. Ah!... non più peccati in vita mia...
23. La morte, ma non peccati.
24. È volontà di Dio che ci facciamo tutti santi. Sì, è volontà di Dio che diventiamo tutti perfetti.
25. Oh... inferno...! chi non trema pensando a te?
Oh, come sei orribile!... infelice colui che vi cade dentro.
26. Il peccato mortale che cosa è? È un brigante cha col suo coltello uccide le povere anime. Eppure tante anime non ne fanno caso, lo commettono senza difficoltà. Non pensano che
~
se morissero in quel momento, se ne andrebbero eternamente nell'inferno.
27. Maledetto sei, o peccato, che conduci ad un eterno supplizio chi ti commette.
28. Da noi soli non siamo capaci a vincere il demonio, cioè il peccato, ma ricorrendo alla Santa nostra Madre Maria SS. ella ci aiuterà.
29. Quando siamo sorpresi dalle tentazioni diciamo: «Maria, aiutatemi».
30. Pensiamo che quando noi commettiamo un peccato voltiamo le spalle a Dio e mettiamo sotto i piedi i suoi comandamenti e rinunziamo al bel Paradiso per essere schiavi del demonio e quindi andare all'inferno.

Divozione alla SS. Vergine.


Sentiva un vero trasporto di affetto per Maria SS. Egli ne parlava talvolta con tale sentimento che tradiva quanto provava in cuore. Egli si era ascritto alla Compagnia del Carmine e dell'Immacolata e cercava di guadagnare le indulgenze che vi sono
~
concesse, adempiendo le condizioni necessarie.
Portava costantemente al collo la medaglia che sostituiva l'abitino. Quando fu ammalato, dovendo toglierla pregò la mamma a volergliela, per mezzo di un nastrino, appendere alla camicia, precisamente dalla parte del cuore; quasi che volesse dire con il fatto alla Madonna: O madre, ti consegno questo mio cuore, prendilo, custodiscilo.
Al sabato faceva qualche mortificazione particolare ad onore della Madonna, specialmente una di queste: siccome era il giorno in cui spesso i parenti venivano a trovarlo egli evitava di discorrere di cose che lo distraessero: sceglieva per sé, se era possibile, i lavori più bassi in tipografia come lo scopare, il ripulire le macchine ecc.
Aveva la pratica delle tre «Ave Maria» ogni giorno e le recitava ogni sera con fedeltà.
La sera mentre i giovani si svestono e mettono a letto, l'assistente suole recitare 1a Coroncina del B. Cottolengo in cui ripetessi 50 volte: «Vergine Maria Madre di Gesù...».
~
Il Direttore entrò una sera in camerata ad osservare se tutto era in ordine: Maggiorino attirò la sua attenzione: rispondeva con gli altri a ogni invocazione: «Fateci santi», ma la sua voce indicava un'interna commozione, un proposito fermo ed insieme una fede viva di ottenere quanto chiedeva.
Era pur fedele alla recita dell'Angelus

* * *

Amava singolarmente la recita del S. Rosario. Ogni giorno egli ne recitava la terza parte mentre lavorava attorno alle sue macchine tipografiche. Non contento egli si era ascritto al Rosario vivente tra a fanciulli. In questa compagnia gli ascritti, divisi a quindici a quindici, recitano ciascuno un mistero di Rosario ogni giorno, e fra tutti lo recitano intero. Maggiorino vi era fedelissimo.
Spesso recitava anche il Rosario alla
~
sera, da solo, mentre stava già a letto. Continuò in questa pratica, finché una sera il Direttore glielo proibì, conoscendo il bisogno che aveva di riposarsi.

* * *

Per guadagnare maggiori frutti dal S. Rosario ricorse a tre piccole industrie; si era fatta benedire la corona con le indulgenze dei PP. Domenicani e quelle dei PP. Crucigeri. Si era comperate le immagini che rappresentavano i misteri del S. Rosario per tenersele innanzi e meditarli più facilmente e con più raccoglimento.
Si era anche scritto il frutto da ricavare e la grazia speciale da chiedere in ogni mistero del S. Rosario, come aveva sentito a spiegare nelle meditazioni.
Eccoli:

MISTERI GAUDIOSI

1. L'annunciazione - Umiltà.
2. Visita a S. Elisabetta - Carità.
~
3. Nascita di Gesù - Povertà.
4. Presentazione di Gesù - Obbedienza.
5. Perdita e ritrovamento - Orrore al peccato.

MISTERI DOLOROSI

1. L'orazione nell'orto - Preghiera.
2. Flagellazione di G. - Orrore all'impurità.
3. Incoronazione di spine - Odio ai pensieri cattivi.
4. Viaggio al Calvario - Portare la Croce.
5. Crocifissione, morte - Perdono ai nemici.

MISTERI GLORIOSI

1. Risurrezione di Gesù - Risorgere dal peccato.
2. Ascensione di G. C. - Distaccarci dal mondo.
3. Discesa dello Spirito Santo - Chiedere lo Spirito Santo.
4. Morte e Assunzione di Maria SS. - Buona morte.
5. Incoronazione di Maria. SS. - Divozione a Maria SS.
~
Il capo-macchina lo osservò varie volte mentre metteva i fogli per la stampa: i suoi sguardi si posavano spesso sopra un'immagine della Madonna. I suoi occhi, il suo viso e le labbra prendevano tutto un atteggiamento che esprimeva gioia, amore, divozione: mormorava qualche preghiera e sorrideva a Maria di un sorriso innocente, figliale, tenero.
Un compagno racconta: «Parlando un giorno della Madonna udii da. lui queste precise parole, mentre la sua faccia era diversa dall'ordinario: «Oh, la Madonna quanto è buona! Ella è la nostra Mamma; quanto dobbiamo amarla!». (Errore. L'origine riferimento non è stata trovata.)

Divozione ai santi.


Recitava ogni giorno un «Pater, Ave, Gloria» colla Giaculatoria: (Errore. L'origine riferimento non è stata trovata.) «S.Luigi Gonzaga, protettore della gioventù, pregate per noi».
Un altro «Pater, Ave, Gloria» egli recitava all'Angelo Custode; vi aggiungeva
~
poi tre volte al dì la preghiera della Chiesa: «Angelo di Dio che sei il mio custode...».

A S. Paolo.


Una divozione particolarissima egli professava a S. Paolo. Questo caro santo, pieno di spirito apostolico, egli lo amava come un padre, lo pregava e invocava più volte al giorno, lo riteneva come suo maestro, dalla sua intercessione si attendeva le grazie più grandi.
Nella Scuola Tipografica si usa recitare una preghiera ed una coroncina speciale ad onore di S. Paolo, e Maggiorino le ripeteva il più spesso possibile. Quando giungeva il mese che là si consacra a S. Paolo (Giugno), o la novena o le feste che si celebrano a suo onore (la conversione, la festa e la commemorazione) Maggiorino si accendeva di un fervore particolare. Per lui erano tanti giorni di festa intima.
Il 24 Gennaio 1918 festa della Conversione
~
Di S. Paolo scrisse sul suo taccuino: «Oggi voglio convertirmi anch'io, voglio diventare tutto di Dio».
Fra tutte le lodi spirituali di cui aveva fatta come una raccolta pose la prima quella che si usa cantare nella Scuola Tipografica una volta per settimana, composta da uno degli allievi. Allorché lavorava da solo e che non era tenuto al silenzio spesso canterellava lodi spirituali. Diverse volte il Direttore gli si accostò senza essere veduto: stando ad ascoltare, sentì che egli ripeteva: «All'Apostol delle genti», ecc.
Tra i santi egli aveva ancora una venerazione speciale: a S. Giuseppe, al suo Protettore, al Beato D. Bosco, al B. Cottolengo, a S. Giovanni Berchmans, ed al Ven. Domenico Savio.
~