– alcune preposizioni articolate oggi desuete (tra cui pel/pei in luogo di per il/per i, e colla/coi in luogo di con la/con i);
– la i intervocalica, sostituita da j (gennajo, accorciatoja…);
– alternanza di c/k (calendario/kalendario).
Altri elementi sono stati invece riprodotti fedelmente; tra questi:
– una punteggiatura non sempre coincidente con gli usi attuali, che comprende anche segni insoliti (tra cui =, ---, ….), adoperati dall’autore per separare visivamente i numerosi argomenti da lui trattati nello spazio grafico limitato di fogli di piccole dimensioni e cartoline;
– interiezioni tipiche del Piemonte (neh), evidentemente utilizzate nel dialogo quotidiano dell’autore con don Giaccardo, suo conterraneo.
– parentesi tonde (…), adoperate per sciogliere le abbreviazioni adottate dall’autore, soprattutto in caso di abbreviazioni potenzialmente ambigue (ad es. aff(ezionatissi)mo, utilizzato con grande frequenza nelle formule di commiato); parentesi quadre […], per integrare elementi mancanti nel testo come le ipotesi di datazione formulate in mancanza di elementi di cronologia esplicitamente espressi;
– barra verticale | per segnalare la fine di una pagina di scrittura;
– barra obliqua / nelle note, per segnalare la fine di un rigo di scrittura;
‒ carattere corsivo per evidenziare le parole sottolineate dall’autore negli originali.