Beato Giacomo Alberione

Opera Omnia

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Questo volume inizia un percorso nuovo e interessante perché contiene la fitta corrispondenza tra Don Giacomo Alberione e don Timoteo Giaccardo. Qui troviamo le prime ottantotto lettere, scritte tra il 1923 e il 1927, che descrivono gli inizi della vita paolina a Roma. Si tratta della prima fondazione lontana dalla “casa” di Alba, a indicare che siamo agli inizi di una nuova fase della Famiglia Paolina, oramai già avviata da qualche anno.

Lettera dopo lettera, scorgiamo il fluire della vita fatto di decisioni da prendere, viaggi da programmare, incontri da appuntare. Qui troviamo descritta la vita di una comunità piccola, ma dalla chiara identità spirituale e apostolica. Vediamo Don Alberione che da vero padre accompagna i suoi figli, detta a don Timoteo decisioni da prendere, entra nel merito di terreni da comperare e apostolati da potenziare.

Queste lettere testimoniano l’amore del Fondatore per la Chiesa, per il Papa, consapevole che il nostro apostolato partecipa all’opera di evangelizzazione affidata da Gesù ai Dodici e, in modo tutto speciale, all’apostolo Paolo. E, allo stesso tempo, danno corpo a quanto il Primo Maestro sta progettando in riferimento all’identità giuridica della Pia Società San Paolo, approvata a livello diocesano il 12 marzo 1927 da mons. Giuseppe Francesco Re, vescovo di Alba.

Quanti nomi, quanti cooperatori, quante località citate e soprattutto quanta Provvidenza in questa comunità! Anche la visita annunciata di maestra Tecla Merlo diventa qualcosa di speciale perché segno di comunione tra Don Alberione e i suoi figli e figlie, anch’esse giunte a Roma nello stesso periodo.

Roma rappresentava l’universalità della Chiesa e il punto di partenza per le missioni in tutti i continenti. Egli stesso ebbe modo di testimoniare che «prima si aprì una casa di formazione a Roma; dopo dieci anni si trasferì anch’egli a Roma. Da Alba si mirava all’Italia: da Roma in modo speciale alle nazioni estere. Sono chiari i motivi determinanti: si è a Roma, per sentire meglio che la Famiglia Paolina è a servizio della Santa Sede; per attingere più direttamente la dottrina, lo spirito, l’attività d’apostolato dalla Fonte, il Papato; Roma è maestra del mondo, eppure tiene le porte aperte all’umanità; da Roma partono i mandati per ogni direzione. Questo pensiero era fisso nel cuore da quando, venendo a Roma a rappresentare la diocesi per il Congresso dell’Unione Popolare, aveva potuto fermarsi a pregare presso la tomba di San Paolo» (AD 114-116).

Cento anni fa arrivavano a Roma i primi giovani pionieri: era il 15 gennaio. Da allora la missione della Famiglia Paolina ha trovato strade sempre nuove e, come un seme, ancora oggi porta frutto a gloria della Trinità.

 

Roma, 15 gennaio 2026

Don Domenico Soliman 
Superiore generale

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