La fondazione della casa di Roma
e la richiesta dell’approvazione dell’istituto al Papa
Sappiamo che Don Alberione era venuto a Roma nel gennaio del 1922 e ancora nel marzo del 1923 per seguire la pratica dell’approvazione del suo istituto, e in particolar modo per superare il “no” che la Sacra congregazione dei Religiosi aveva emesso nel febbraio del 1922, ritenendo che non fosse il caso di approvare un nuovo istituto religioso per la stampa, tanto più che Don Alberione aveva presentato il suo istituto distinto in tre rami: maschile, femminile e cooperatori, tutti alle dipendenze del superiore generale dell’istituto maschile, una struttura contraria al diritto canonico del tempo1. Se un terzo viaggio di Don Alberione a Roma in occasione del giubileo del 1925 sembra probabile, si sa però con sicurezza, maturata ormai l’idea di aprire una filiale del suo istituto nella Capitale della cristianità, che Don Alberione inviò a Roma nell’autunno del 1925 il sacerdote paolino don Desiderio Costa (1901-1989), “in avanscoperta”, e che don Costa trovò la possibilità di una sistemazione per i Paolini in via Ostiense e per le Paoline in via del Porto Fluviale, a non molta distanza tra loro2.
Il bollettino «Unione Cooperatori Buona Stampa» (in seguito UCBS) del 1926 ci offre la possibilità di conoscere la vita della prima comunità romana. Anzitutto nel primo numero del 1926, che porta la data del 20 gennaio, si certifica che il primo gruppo di Paolini partì da Alba per Roma il 13 gennaio sotto la guida di don Giaccardo, chiamato ripetutamente “buono” (superiore buono e maestro buono), dopo aver ricevuto la benedizione e l’abbraccio di Don Alberione3. L’UCBS non dice i nomi dei giovani che accompagnarono don Giaccardo, così come non li precisa quando nello stesso numero del bollettino si aggiunge che anche un gruppo di Figlie di San Paolo (tra studenti e operaie, secondo la terminologia del tempo) erano partite per Roma, quindi non nello stesso giorno dei Paolini[4].
La fondazione di una nuova casa comportava ovviamente delle difficoltà, e queste sono testimoniate non dal bollettino UCBS, ma dalle numerose lettere che Don Alberione scrisse – anche a distanza molto ravvicinata tra loro – a don Giaccardo per guidarlo nella nuova fondazione e soprattutto per essere aiutato nell’ottenere una approvazione del suo istituto da parte della S. C. dei Religiosi5.
1 Molti particolari al riguardo in G. Rocca, La formazione della Pia Società San Paolo (1914-1927). Appunti e documenti per una storia, in «Claretianum» XXI-XXII (1981-1982), pp. 475-690; come estratto: Roma 1982.
2 L. Rolfo, Don Alberione. Appunti per una biografia, Cinisello Balsamo 1998
2 , p. 201, ripreso in Partimmo verso Roma. Guida storico-geografica ai luoghi “paolini” di Roma e dintorni, R. Benedetti, M. Beretti et al. (a cura di), Alba 2001, p. 25.
[3] UCBS, anno VIII, n. 1, 20 gennaio 1926, p. 10, Una nuova casa a Roma: «L’ultimo saluto al superiore buono… In cortile i giovani ossequiarono e baciarono la mano al maestro buono…».
[4] I nomi di alcuni dei paolini mandati a Roma sono precisati da Giuseppe Barbero, Il sacerdote Giacomo Alberione. Un uomo, un’idea. Vita e opere del fondatore della Famiglia Paolina (1884-1971), Roma 1991
2 , p. 387. I nomi delle prime Figlie di San Paolo inviate a Roma sono indicati da Caterina A. Martini, Le Figlie di San Paolo. Note per una storia 1915-1984, Roma 1994, p. 146-148. Il gruppo delle Figlie era allora guidato da Amalia Peyrolo (1899-1980).
[5] Le lettere sono state pubblicate in G. Rocca, La formazione della Pia Società San Paolo cit., Documenti, pp. 539s. Esse sono state variamente riprese in altre pubblicazioni, ma qui ci si limiterà a citarle nella edizione del 1982.