1*
14 gennaio 1923, Roma.
Don Giacomo Alberione, giunto a Roma per portare avanti il cammino di approvazione della Pia Società San Paolo come congregazione di diritto diocesano, rassicura la comunità di Alba circa la sua sistemazione nella Capitale e comunica quanto in programma.
I(esus) M(aria) I(oseph) P(aulus)
Roma, 14-1-23
Carissimi,
Giunti ieri sera bene, in orario: alloggiato pressoa i «Figli dell’Immacolata – Via Mascherone»[1] di P(adre)b Frassinetti[2]; stamane celebrato in S(an) Paolo[3] la Messa di propiziazione per me e per tutti voi; fui da Mons(ignor) Santagata[4] e da Mons(ignor) Morano[5] prima di mezzodì; dai P(adri) di Verona[6] dopo mezzodì; so che fu spedito decreto per indulgenze; per l’altra pratica notizie incerte e contraddittorie; il | punto più difficile sembra quello «come assicurare e quali disposizioni includerec nelle regole perché non si diventi, col passare del tempo e degli individui, in futuro una ordinaria società editrice con spirito commerciale»[7]: lo spirito è proprio opposto attualmente, ma Roma deve assicurarsi per l’avvenire. Stasera penso e prego per questo. Domani?! ciò che piacerà al Signore. Preghiamo, neh! Tutti: era già un pensiero che avevo da parecchi giorni: è una grazia che anche qui si tema la stessa cosad. Domani forse potrò già prevedere il giorno di ritorno: state tranquilli nel Signore. Saluti affettuosissimi a ciascuno, in s(an) Paolo, che bisogna studiare ed amare di più!
aff(ezionatissi)mo amico T(eologo) Alberione[8].
2*
15 gennaio 1923, Roma.
Don Giacomo Alberione aggiorna la comunità di Alba circa gli scarsi progressi della pratica per il riconoscimento della Pia Società San Paolo come congregazione di diritto diocesano e la invita a inviare una copia della rivista «Unione Cooperatori Buona Stampa» ai vescovi spagnoli e latinoamericani.
I(esus) M(aria) I(oseph) P(aulus)
Roma, 15 gennaio 1923
Carissimi, oggi nulla di essenzialea si è fatto. Tutti sono stati occupati a festeggiare s(an) Mauro, essendo cheb Mauro si chiama l’ab(ate) Serafini[1]. Buone persone aiutano: e in modo speciale si vede bene che il campo fu già ben lavorato dal m(onsignor) Mioni[2] e servono le sue indicazioni datemi. Speriamo e preghiamo per domani. Stasera aspetto il sig(nor) Giovanni[3]. Se il cooperatori[4]porteràc l’elenco delle indulgenze, vedere di spedirne una copia ai vescovi della Spagna e America del Sud cui si è scritto[5]. Credo però che prima di pubblicarle si debbano portare in Curia[6] per ild visto. | Se non si tratta di telegrammi, sarà meglio non spedirmi nulla qui, per ora: pare che si possa ritornare presto, sebbene non ancora certoe. Un gran bisogno della misericordia di Dio, ecco tutto ciò che si può dire di certo per adesso. Ciò che è buono o presto o tardi si approverà, certamente: lo approva il Signore e lo farà approvare anche dagli uomini. Oggi da Mussolini[7]!f Fa approvare il catechismo nelle scuole[8]. Nelle mani di Dio tutto può diventare suo strumento di bene. Ma bisogna che sia buono! E cioè che la nostra minuscola casa sia buona! È buono il fine, è buono il mezzo; siano anche buoni i soggetti, specialmente noi, su cui pesa la responsabilità maggiore, perché il Signore a noi ha dato tanto e chiederà tanto.g E con lah speranza di ricevere tanto, tanto, tutti assieme nel gran giorno dei conti e del premio vi benedico e vi saluto. Aff(ezionatissi)mo in s(an) Paolo t(eologo) Alberione d(ella) P(ia) S(ocietà) S(an) P(aolo).[9]
3*
[16 gennaio 1923], ore 18, Roma.
Don Giacomo Alberione invita i membri della comunità paolina di Alba a inviargli a Roma un celebret contenente l’autorizzazione a celebrare al di fuori della diocesi di Alba e impartisce disposizioni sulla produzione tipografica, riservando per sé la scrittura delle Regole della Pia Società San Paolo, in vista della sua approvazione come congregazione di diritto diocesano.
I(esus) M(aria) I(oseph) P(aulus)
Roma, Martedì ore 18
Carissimi,
Sarà bene che Mons(ignor) Mioni[1] mi spedisca un celebret come quello che ebbe lui – perché sul mio Mons(ignor) Vicario[2] dimenticò di scrivere il permesso di stare fuori diocesi, per cui non potei servirmi.
Pechenino[3] doveva scrivere sul Pilone le tre iscrizioni che gli diedi: le faccia e aggiunga dalla quarta parte «bonitatem et disciplinam et scientiam doce me»[4].
Qui oggi sono col sig(nor) Giovanni[5] ed entrambi abbiamo un grana bisogno (in grado superlativo) di preghiere – Egli vende poco ed io vado come la lumaca... Potrei anche dire si che al paragone (le lumache) sono veloci. |
Domani sera il sig(nor) Giovanni parte verso casa – – – non sa quando arriverà. Io non parto prima di venerdì sera: poi non so che disporrà il Signore: intanto domani e dopodomani si farà zero, perché vi sono le congregazioni – Mi occuperò a scrivere le Regoleb, non occorrendo altro lavoro – – – intanto però imparo molte cose che riusciranno utili. Il sig(nor) Giovanni dice che cominciate a spedire tutto quanto è da spedire – – – che si prepari quanto possibile del “Tolle et lege” [6] e che venendo a casa porterà le ordinazioni.
Delle opere del P(adre) Frassinetti[7][8] bisogna tenerne (oltre le 900 copie fatte per noi) altre 150 comperate – il resto spedire appena pronto –
In Domino!! state di buon animo e guardate che non si disgusti il Signore in casa. Vi benedico, ricordandovi tutti e raccomandando dimoro alle preghiere vostre il povero T(eologo) Alberione.
4*
17 [gennaio 1923], Roma.
Don Giacomo Alberione narra alla comunità paolina di Alba della sua permanenza a Roma nei giorni della festa della Conversione di san Paolo e li esorta a meditare e studiare gli scritti dei Padri della Chiesa.
I(esus) M(aria) I(oseph) P(aulus)
Roma, 17 (ore 16)
Carissimi,
Ricevuto proprio ora lettera del sig(nor) Borrano[1], per l’affare del sacerdote (?) Lelli[2] – L’ho consegnata al sig(nor) Giovanni[3] che ha subito provveduto. Deo gratias! – Oggi nulla di notevolea; sto leggendo e scrivendo e nulla più; sento che pregate. Vorrei tornare presto, se fosse la volontà di Dio, ma non lo è, per ora; giacché tornerebbe inutile il lavoro finora fatto per questa pratica. Ora penso che venerdì sera saprò se posso ripartire presto o tardi! Siamo alla novena della conversione e tutti in casa dovremmob davvero pensare ad una decisiva e definitiva conversione: stamane celebrai a questo scopo la Messa all’altare della Conversione di s(an) Paolo[4], servita dal sig(nor) Giovanni. |
Mi viene in mente la bella pagina di s(ant’)Agostino dove parla della sua conversione, del momento decisivo anzi: quando, aprendoc la lettera di s(an) Paolo ai Romani, lessed provvidenzialmente a caso le parole: è tempo di sorgere![5] e le altre il cui senso è: non nel far ciò che piace alla natura, ma nella mortificazione! Vanno così d’accordoe la conversione di s(ant’)Ignazio, s(ant’)Agostino, s(an) Paolo che meriterebbe la spesa farne uno studio, una profonda meditazione, le considerazioni anzi di una intera novena. Cominciare a fare ciò che finora non abbiamo fatto: man mano che mortifichiamo il nostro io, vive e regna Dio in noi «Regnum Dei intra vos est»[6].
Con vivo affetto – raccogliendoci tutti, unica famiglia di mente e cuore, innanzi a s(an) Paolo. Vi benedico
aff(ezionatissi)mo amico T(eologo) Alberione.[7]
5*
18 [gennaio 1923], Roma.
Don Giacomo Alberione fornisce a don Giuseppe Timoteo Giaccardo informazioni circa le attività tipografiche e di rappresentanza di alcuni collaboratori della comunità paolina di Alba e gli chiede di dargli notizie dei suoi giovani figli spirituali.
Roma, 18 (ore 18)
Carissimi,
Oggi fui dal sig(nor) Massimi[1]. Si convenne così: che egli fino a martedì prossimo è a Roma (martedì, ore 18): è disposto facendo quindi un giro dell’Italia settentrionale: a) cercarci un buon operaioa per un mese circa ad avviarci b) o farci una visita il giorno 28 – Io prima di martedì ore 18 gli devo dire se è meglio ce lo cerchi l’operaio o meno, se il 28 la sua visita ad Alba è bene si effettui o no. Perciò se io sabato non sarò a casa, domenica mattina, (prima di mezzodì) il sig(nor) Manera[2] mi mandi un espresso dicendomi come va la macchina, se conviene venga l’operaio, se giova che Mazzini[3] il 28 sia ad Alba – Non scrivere | più ad Ollivero[4], perché non è più incaricato dal sig(nor) Mazzini – La forma riparata è partita il 21 Dicembre da Londra, il sig(nor) Mazzini mi insegnò la ricevuta che pagò la riparazione – Spero sia giunta –
Mi raccomando al sig(nor) Manera che se io sabato ore 14,20 non sono a casa scriva come detto sopra: perché sarebbeb segno che mi fermerò a Roma ancora diversi giorni –c
Venerdì (domani) devo trattare di varie piccole cose e dall’esito dipende il mio ritorno: può essere che la cosa vada in lungo assai – può essere sia breve – Di qui prego per ognuno, pensando al molto lavoro, ai quotidiani fastidii, alle preghiere vostre. Se non torno a casa sabato, prego darmi notizie della salute vostra, spedirmi la postad personale mia, dirmi come si regolano i giovani e quanto può interessare un padre che sta lavorando, pregando, sospirando di ritornare fra i suoi figliuoli così cari e così buoni.
Mi si fa coraggio! dicendo che altri han dovuto restare tre mesi ed anche più. Se tale è la volontà di Dio, la faremo; ma per ora non credo: può essere invece si debba ritornare. Tutto in Domino.
In casoe quell’affare col sig(nor) Chiarlone[5] si può fare lo stesso, perché giova fare l’istrumento non a mio nome, ma a nome di altri della casa, di modo che riesca poi facile fare il conferimento in società cooperativa –
Vi benedico e cioè vi prego dal Signore ogni grazia, come spero facciate per me. Come amico, fratello e padre T(eologo) Alberione. Avete spedito il «maneat extra diœcesim et celebret»? Mi occorre prestissimof.[6]
* Originale, Archivio storico generale della Società San Paolo, fondo “Giacomo Alberione”, sezione “Corrispondenza”, serie “Corrispondenza con la Società San Paolo”, sottoserie “Giuseppe Timoteo Giaccardo”, fasc. 1, n. 1. Il documento è redatto su supporto cartaceo di 227 mm x 139 mm, in ottimo stato di conservazione. Il foglio reca l’intestazione a stampa «Scuola Tipografica Editrice / Alba / Telefono n. 95». Sul recto, in alto, a sinistra, la nota di mano α: «Sì»; sul verso, lungo il margine laterale sinistro, della medesima mano: «Sì». Trascrizione parziale in C.A. Martini, Le Figlie di San Paolo. Note per una storia (1915-1984), Roma 1994, p. 153.
[1] La congregazione dei Figli di s(anta) Maria Immacolata, fondata a Genova dal venerabile sacerdote Giuseppe Frassinetti il 16 novembre 1861, aveva la propria casa generalizia in Roma, in via del Mascherone n. 55, dove fu verosimilmente ospitato il Primo Maestro.
[2] Cf nota precedente.
[3] S’intende la basilica di San Paolo fuori le mura, ubicata nel quartiere Ostiense di Roma. È evidente che il Primo Maestro individuò da subito tale area per la futura fondazione della casa paolina nella Capitale, di certo per la vicinanza con i resti terreni del santo di Tarso.
[4] È possibile che si tratti di mons. Fiorito Vincenzo Santagata, Cameriere segreto soprannumerario di Sua Santità dal 6 febbraio 1918 (cf Annuario pontificio per l’anno 1919, Roma 1919, p. 562).
[5] Il Primo Maestro si riferisce probabilmente a mons. Francesco Morano (Caivano, 1872 – Città del Vaticano, 1968), all’epoca prelato referendario del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, in seguito cardinale elettore del Collegio cardinalizio e detentore di numerose altre cariche nei dicasteri apostolici (cf Annuario pontificio per l’anno 1928, Roma 1928, p. 507).
[6] Si tratta verosimilmente dei Poveri servi della Divina Provvidenza (Congregatio pauperum servorum Divinae Providentiae), congregazione religiosa clericale fondata a Verona da san Giovanni Calabria nel 1907, ufficialmente riconosciuta di diritto diocesano nel 1932 e di diritto pontificio nel 1956. La congregazione, scaturita sull’esperienza dell’istituto di assistenza per la gioventù abbandonata “Casa Buoni Fanciulli”, fondata da don Calabria, ha casa generalizia in San Zeno in Monte (VR) e numerose case in vari Paesi del mondo, tra cui la casa in Roma a cui fa riferimento Don Alberione (cf L. Zinaghi, Poveri servi della Divina Provvidenza, in G. Pelliccia, G. Rocca (a cura di), Dizionario degli Istituti di perfezione, Roma 1983, VII, pp. 242-243).
[7] L’autore trascrive verosimilmente un brano tratto dalla corrispondenza intercorsa con la Sacra congregazione dei Religiosi, contenente un appunto circa lo scopo della Pia Società San Paolo per la quale era stata avviata la pratica per la concessione dello status di istituto di diritto diocesano. Nella stessa data del presente documento, Don Alberione presentò al medesimo dicastero una relazione dettagliata sullo scopo della Pia Società, evidentemente in risposta all’appunto ricevuto (cf G. Rocca, La formazione della Pia Società San Paolo (1914-1927). Appunti e documenti per una storia, Roma 1982, pp. 594s., doc. n. 44; G. Barbero, Il sacerdote Giacomo Alberione. Un uomo, un’idea, Roma 19912, pp. 344s.; C.A. Martini, Le Figlie di San Paolo cit., pp. 375s., doc. n. 18).
[8] Giacomo Alberione (San Lorenzo di Fossano [CN], 4 aprile 1884 – Roma, 26 novembre 1971), fondatore della Pia Società San Paolo e della Famiglia Paolina.
a p- corretto su altra lettera.
b Cf nota a.
c Nell’originale inchiudere.
d Segue tratto orizzontale di penna.
* Originale, Archivio storico generale della Società San Paolo, fondo “Giacomo Alberione”, sezione “Corrispondenza”, serie “Corrispondenza con la Società San Paolo”, sottoserie “Giuseppe Timoteo Giaccardo”, fasc. 1, n. 2. Il documento è redatto su supporto cartaceo di 227 mm x 139 mm, in ottimo stato di conservazione. Il foglio reca l’intestazione a stampa «Scuola Tipografica Editrice / Alba / Telefono n. 95». Sul recto, in alto, a sinistra, la nota di mano α: «Sì»; sul verso, lungo il margine laterale sinistro, della medesima mano: «Sì».
[1] Mauro Serafini (Roma, 7 aprile 1859 – Roma, 2 aprile 1925), monaco benedettino, abate generale della congregazione sublacense, nel 1923 ricopriva gli incarichi di segretario della Sacra congregazione dei Religiosi e di consultore della Sacra congregazione De propaganda fide (cf Annuario pontificio per l’anno 1919, Roma 1919, pp. 373, 377, 421). Sulle relazioni tra la congregazione e l’abate Serafini si vedano G. Rocca, La formazione della Pia Società San Paolo cit., pp. 531s., e G. Barbero, Il sacerdote Giacomo Alberione cit., pp. 333s.
[2] Ugo Mioni (Trieste, 16 agosto 1870 – Montepulciano, 10 febbraio 1935), presbitero, fu autore di oltre 400 opere tra opuscoli, articoli e volumi a stampa. Tra questi, numerosi romanzi d’avventure per ragazzi, come Tutto per l’oro. Romanzo moderno ed Eliud ed Ebu. Romanzo egiziano, editi dalla PSSP nel 1937. Collaborò strettamente con la PSSP tra gli anni Venti e gli anni Trenta del XX secolo, sostenendone la causa per il riconoscimento della stessa come congregazione di diritto diocesano (cf L. Rolfo, Don Alberione. Appunti per una biografia, Cinisello Balsamo (MI) 1998
2 , pp. 168s.; G. Barbero, Il sacerdote Giacomo Alberione cit., pp. 342s.).
[3] È con ogni probabilità Giovanni Crisostomo Costa, al secolo Desiderio (Castellinaldo [CN], 1901 – Albano Laziale [RM], 1989), sacerdote della Società San Paolo.
[4] Si tratta della rivista «Il Cooperatore Paolino», fondata ad Alba nel 1918 con il titolo «Unione Cooperatori Buona Stampa» e divenuta il principale organo di comunicazione e propaganda dell’apostolato laico paolino a opera dell’omonima associazione laicale, concepita da Don Giacomo Alberione all’interno della sua Famiglia religiosa. Si veda G. Rocca, La formazione della Pia Società San Paolo cit., p. 534.
[5] Una testimonianza dello scambio epistolare intercorso con i presuli sudamericani è pubblicata in G. Rocca, La formazione della Pia Società San Paolo cit., pp. 599s., doc. n. 48: si tratta di una lettera del segretario dell’arcidiocesi di Città del Messico indirizzata a don Manuel Canseco, procuratore generale dei Missionari di San Giuseppe del Messico, datata 9 febbraio 1923, contenente la menzione di una missiva della PSSP ricevuta dal presule messicano e la conseguente richiesta di notizie sulla congregazione alberioniana. Nel maggio successivo, il procuratore Canseco si rivolse in seguito a mons. Giuseppe Francesco Re, vescovo di Alba, per reperire informazioni sull’opera delle Mille messe (ivi, pp. 603s., doc. n. 52).
[6] S’intenda la Curia diocesana di Alba.
[7] Benito Amilcare Andrea Mussolini (Dovia di Predappio [FC], 1883 – Giulino di Mezzegra [CO], 1945), fondatore del Partito Nazionale Fascista (1921); in seguito alla Marcia su Roma dell’ottobre 1922, fu capo del governo italiano tra il 1922 e il 1943. Cf E. Gentile, Mussolini, Benito, in Dizionario Biografico degli Italiani, 77 (2012).
[8] Il Primo Maestro fa riferimento alla riforma scolastica teorizzata da Giovanni Gentile, ministro della Pubblica Istruzione, e promulgata con regio decreto del 1° ottobre 1923, n. 2185, Ordinamento dei gradi scolastici e dei programmi didattici dell’istruzione elementare. La cosiddetta Riforma Gentile prevedeva l’inserimento della religione cattolica tra le materie curricolari della scuola elementare. Sull’argomento si veda G. Tognon, La Riforma Gentile, in Enciclopedia Treccani, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma 2016.
[9]
a oggi… essenziale sottolineato a matita, verosimilmente da mano più recente.
b Nell’originale essendoche.
c -erà corretto su altre lettere.
d Nell’originale pel, modificato qui e in seguito.
e Segue parentesi quadra tracciata a matita, verosimilmente di mano più recente.
f da Mussolini! sottolineato, verosimilmente da mano più recente.
g Segue parentesi quadra tracciata a matita, verosimilmente di mano più recente.
h Nell’originale colla, modificato qui e in seguito.
* Originale, Archivio storico generale della Società San Paolo, fondo “Giacomo Alberione”, sezione “Corrispondenza”, serie “Corrispondenza con la Società San Paolo”, sottoserie “Giuseppe Timoteo Giaccardo”, fasc. 1, n. 6. Il documento è redatto su supporto cartaceo di 227 mm x 139 mm, in ottimo stato di conservazione. Il foglio reca l’intestazione a stampa «Scuola Tipografica Editrice / Alba / Telefono n. 95». Sul recto, in alto, le note di mano α: a sinistra «No», a destra «1923».
L’ipotesi di datazione è basata sul confronto con il doc. n. 5, in cui il Primo Maestro sollecita l’invio del suo celebret: trattando della medesima questione, tra le altre, è possibile che le due lettere risalgano a giorni consecutivi tra quelli compresi tra martedì 16 e giovedì 18 gennaio 1923. Inoltre, i docc. nn. 3, 4 e 5 riportano solo la menzione del giorno della settimana e dell’orario di stesura della missiva, lasciando supporre che i tre scritti siano stati redatti in momenti strettamente ravvicinati e forse anche spediti insieme, consentendo all’autore di omettere altri elementi di cronologia.
[1] Cf nota 2 del doc. n. 2.
[2] Si tratta di mons. Giovanni Molino, vicario generale della diocesi di Alba durante l’episcopato di mons. Giuseppe Francesco Re (1889-1933); cf G. Barbero, Il sacerdote Giacomo Alberione cit., p. 374.
[3] Si tratta verosimilmente di un aspirante paolino, in seguito uscito dalla congregazione.
[4] «Insegnami bontà, disciplina e scienza» (Sal 118,66).
[5] Cf nota 2 del doc. n. 2.
[6] L’espressione si riferisce a una delle collane editoriali prodotte dalla Scuola Tipografica Editrice paolina, «la grande collezione “Tolle et lege”, formata da ottimi volumi di letteratura amena, destinati alle biblioteche circolanti cattoliche», che nel 1922 contava cento titoli e oltre due milioni di esemplari prodotti (cf G. Rocca, La formazione della Pia Società San Paolo cit., p. 584).
[7] Cf nota 1 del doc. n. 1.
[8]
a Sottolineato con tre tratti di penna.
b Preceduto da costi- depennato, verosimilmente per costituzioni.
* Originale, Archivio storico generale della Società San Paolo, fondo “Giacomo Alberione”, sezione “Corrispondenza”, serie “Corrispondenza con la Società San Paolo”, sottoserie “Giuseppe Timoteo Giaccardo”, fasc. 1, n. 7. Il documento è redatto su supporto cartaceo di 227 mm x 139 mm, in ottimo stato di conservazione. Il foglio reca l’intestazione a stampa «Scuola Tipografica Editrice / Alba / Telefono n. 95». Sul recto, in alto, le note di mano α: a sinistra: «No»; a destra: «1923»; sul verso, lungo il margine alterale sinistro, della medesima mano: «Sì».
L’ipotesi di datazione è formulata sulla base degli elementi di cronologia presenti nel testo. Don Alberione menziona la novena in preparazione alla festa della Conversione di san Paolo, celebrata il 25 gennaio, ed è pertanto verosimile che il 17 da lui indicato in apertura della lettera sia riferito al primo mese dell’anno. L’anno dell’era cristiana è invece riportato nelle note di mano α.
[1] Pietro Francesco Saverio Borrano (San Damiano d’Asti [AT], 1901 – Canfield, Ohio [USA], 1993), sacerdote della Società San Paolo.
[2] Si tratta verosimilmente di un sacerdote vicino alla PSSP.
[3] Cf nota 3 del doc. n. 2.
[4] L’altare dedicato alla Conversione di san Paolo è ubicato nella parte sinistra del transetto della basilica di San Paolo fuori le mura.
[5] Don Alberione cita la lettera di san Paolo ai Romani: «[…] è tempo ormai per voi di svegliarvi dal sonno» (Rm 13,11).
[6] «Il Regno di Dio è in mezzo a voi» (Lc 17,21).
[7]
a Oggi… notevole sottolineato a matita, verosimilmente da mano più recente.
b Preceduto da dovreb- depennato dallo stesso autore.
c ap- corretto su ri-.
d Seguono due lettere depennate dallo stesso autore.
e Nell’originale daccordo.
* Originale, Archivio storico generale della Società San Paolo, fondo “Giacomo Alberione”, sezione “Corrispondenza”, serie “Corrispondenza con la Società San Paolo”, sottoserie “Giuseppe Timoteo Giaccardo”, fasc. 1, n. 8. Il documento è redatto su supporto cartaceo di 227 mm x 139 mm, in ottimo stato di conservazione. Il foglio reca l’intestazione a stampa «Scuola Tipografica Editrice / Alba / Telefono n. 95». Sul recto, in alto, le note di mano α: a sinistra: «No»; a destra: «1923».
L’ipotesi di datazione è formulata sulla base del confronto con il documento precedente, in particolare in riferimento alle tematiche trattate: in entrambi gli scritti, il Primo Maestro chiede notizie della spedizione del suo celebret, ed è pertanto verosimile che si tratti di richieste formulate negli stessi giorni.
[1] Fa parte della fitta rete di professionisti coinvolti a vario titolo nell’opera fondata da Don Alberione, tra cui è possibile annoverare tipografi, rappresentanti e fornitori di materiali e macchine tipografiche.
[2] Filippo Maria Manera, al secolo Alfredo (Serravalle Langhe [CN], 1897 – Roma, 1941), sacerdote della Società San Paolo.
[3] Cf nota 1 del presente documento.
[4] Cf nota 1 del presente documento.
[5] Il Primo Maestro menziona probabilmente il venditore di una proprietà immobiliare o mobiliare con cui la comunità era in trattativa, come suggerisce il termine “istrumento” inteso come atto notarile di compravendita.
[6]
a Nell’originale operajo, così come in seguito.
b Aggiunto al di sopra della riga di scrittura su altra lettera depennata.
c Segue Se, depennato.
d Segue individuale, depennato.
e Segue col, depennato.
f Avete… prestissimo disposto parallelamente ai lati corti del foglio.