Beato Giacomo Alberione

Opera Omnia

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38. PORTARE FRUTTI BUONI (Domenica VII dopo Pentecoste)

Meditazione alla Comunità delle Pie Discepole del Divin Maestro.
Roma, Via A. Severo 56, 17 luglio 19661

... secondo Matteo. In quel tempo: Gesù disse ai suoi discepoli: «Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci. Li riconoscerete dai loro frutti. Si raccoglie, forse, uva dalle spine o fichi dai rovi? Così, ogni albero buono dà frutti buoni e ogni albero cattivo dà frutti cattivi; l'albero buono non può dare frutti cattivi, né un albero cattivo, frutti buoni. Ogni albero che non dà buon frutto sarà tagliato e gettato nel fuoco. Li riconoscerete, dunque, dai loro frutti. Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, entrerà nel regno dei cieli»2.
Dobbiamo considerare coloro che parlano bene ed operano male. Se vi sono alberi buoni danno frutti buoni; e se sono alberi cattivi danno frutti cattivi. Ora, questo ci indica,
[primo:] le nostre opere sono buone? le nostre parole sono buone? Se sono buone le opere è segno che in noi vi è la fede e la speranza e la carità; se invece le nostre opere e le nostre parole non sono buone, è segno che manca in noi la fede e la speranza e la carità.
«Ogni albero che non dà buon frutto sarà tagliato e gettato nel fuoco». Che cosa significa questo? Significa che, chi dà frutti cattivi avrà poi il fuoco, ecco, «gettato nel fuoco».
«Li riconoscerete, dunque, dai loro frutti». «Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, entrerà nel regno dei cieli». Quindi molte persone camminano nella sincerità e veramente nella pietà, e allora avranno il premio eterno; coloro invece che non danno buoni frutti... e allora, sì. [Questo] è da entrare in noi, in noi stessi.
E secondo: sono le opere e le parole, sono sante? oppure non sono sante le parole e le nostre opere? Questo dipende dal nostro esame di coscienza, sì. Oh, non confrontiamoci con gli altri! E se noi vogliamo confrontarci con gli altri facilmente entriamo nell'orgoglio e nella vanità. Non dobbiamo confrontarci con gli altri, ma dobbiamo confrontarci con Gesù, col Vangelo, con le parole del Signore, specialmente le Beatitudini: «Beati i poveri, beati i miti, ecc.»3.
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Noi dobbiamo esaminarci secondo il Vangelo. E se noi facciamo passare, nell'esame di coscienza, facciamo passare gli insegnamenti di Gesù, allora potremo conoscere se in noi vi è veramente santità interiore. Man mano che si va avanti nella vita è sempre più importante fermarci sopra il Vangelo, perché è la parola di Gesù Cristo, sì. Molte istruzioni ci sono state nel tempo della gioventù, e poi più avanti; ma poi, arrivati a un certo punto, abbiamo il desiderio e la volontà di considerare proprio le parole del Signore Gesù, perché poi il Signore, nel giudizio di Dio, egli ci giudicherà secondo le parole del Vangelo. È lui che ha parlato, che ha detto; ed è il Signore che poi ci giudica secondo le parole che egli cha detto. Non ci può essere un esame di coscienza così preciso e così sicuro se non quando si fa l'esame di coscienza sul Vangelo. Persone che, forse, non han mai letto tutto il Vangelo, tutti i quattro Vangeli o il Vangelo concordato. Allora il nostro esame di coscienza sarà più facile e sarà più ampio.
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Oh! Ricordandoci che il Signore al giudizio ci giudicherà secondo il Vangelo, secondo le parole che egli ha detto, quello che egli ha insegnato. Quindi l'esame di coscienza sopra le parole del Vangelo, cominciando dal momento in cui Gesù bambino, dov'è nato, nella povertà, ecco; in che umiltà egli si è trovato, il Bambino, nella grotta; e poi tutta la vita privata di Gesù; e poi la vita pubblica. Ma nella vita pubblica poi considerare le parole del Signore. Basterebbe fare l'esame di coscienza sopra tre capitoli del Vangelo di san Matteo che comincia con: «Beati i poveri»1 e allora l'esame di coscienza sarà più facile. E poi potremo rispondere al tribunale di Dio: Questo lo abbiamo fatto o questo non lo abbiamo fatto. Dobbiamo veramente considerare parola per parola del Vangelo. E dobbiamo poi darne conto al Signore se noi avremo fatto quello che egli ha predicato. Allora il premio eterno.
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Poi, si può considerare tutto il Vangelo, i quattro Evangeli o il Vangelo che riassume i quattro Vangeli. Può essere anche più facile fare l'esame di coscienza profondo, considerando gli esempi che ci ha lasciato Gesù, dalla grotta dove è nato [al calvario] dove è morto sulla croce. Ecco, come ha cominciato la vita, e come si è conchiusa la vita umana, cioè, quando Gesù è spirato sulla croce. Quello è l'esempio. E così sono le parole del Vangelo.
Perciò, nell'Adorazione, fermarsi un certo numero di minuti, ma anche parecchi minuti, considerare come noi viviamo, come è la nostra condotta, e come sono i nostri sentimenti interiori, i nostri pensieri, i nostri desideri. Entrare, quindi, nel cuore di Gesù. Ma per essere più facilitate nell'esame di coscienza [considerare] le parole, quindi gli esempi; ma anche le parole che Gesù ha predicato. Non abbiamo bisogno di dir tante cose. Quante formule che sono pronunciate così superficialmente! Ma quello che conta è quel che parte dall'intimo, sì.
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La conclusione di questa considerazione: avere veramente una gran fede nel Vangelo, nelle parole del Signore. Queste parole del Signore, san Paolo poi le ha applicate nelle sue Lettere, spiegandole e applicandole per la vita. Che non ci siano scrupoli, sì, ma pensare che al giorno del giudizio noi dobbiamo aver fatto quello che egli ha detto; oppure non abbiam fatto quello che ha detto. E allora? Ecco, non scrupoli, ma la realtà.
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Quando c'è l'abitudine di vivere nel raccoglimento, allora è facile fare l'esame di coscienza e arrivare ai propositi, sì. Quando invece ci sono queste distrazioni, ecc., allora noi non consideriamo come stiamo veramente davanti a Dio; sì, davanti al Signore. Certamente sarà già un grande merito e quindi un grande premio aver meditato sempre la vita e le parole del Signore; sì, quando noi ci conformiamo ai pensieri, alle parole e alla vita di Gesù Cristo. Il Vangelo, sì. E purtroppo molti si contentano del Vangelo domenicale. E anche questo è già un grande valore. Ma chi vuole essere veramente tutto del Signore, allora il Vangelo sia letto tutto per essere seguito.
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Gesù è nel tabernacolo e Gesù è nella Parola. E quindi ci son sempre da ricordare che ci sono da alimento: l'alimento della parola di Gesù e l'alimento dell'Eucaristia, sì. Quindi entrare e vivere in Cristo: Vivit vero in me Christus1. Così san Paolo, e così, a poco a poco, dobbiamo cercare anche noi il Vivit vero in me Christus.
Sia lodato Gesù Cristo.
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1 Nastro 139/b (= cassetta 220/b). - Voce incisa: “Domenica VII dopo Pentecoste: meditazione del PM”. In PM, nessun indizio cronologico (cf nostra nota in c336). - dAS, 17 luglio 1966: «m.s.» (cf dAS in c9).

2 Mt 7,15-21.

3 Cf Mt 5,3-10.

1 Mt 5,3.

1 Gal 2,20.