Beato Giacomo Alberione

Opera Omnia

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30. AMARE DIO - AMARE IL PROSSIMO (Domenica II dopo Pentecoste)

Meditazione alla Comunità delle Pie Discepole del Divin Maestro.
Roma, Via A. Severo 56, 12 giugno 19661

«Signore, mio Dio, in te mi rifugio, salvami da chi mi insegue e liberami, Padre mio»2
Ora, la Epistola3 parla soprattutto della carità. San Giovanni è l'apostolo della carità.
Ora seguiamo col Vangelo: In quel tempo: Gesù disse ai farisei questa parabola: «Un uomo diede una gran cena e invitò molte persone. E all'ora della cena mandò un suo servo a dire agli invitati: Venite, perché tutto è pronto. Ma tutti concordemente cominciarono a scusarsi. Il primo gli disse: Ho comprato un podere e ho necessità di andare a vederlo, ti prego di scusarmi. Il secondo gli disse: Ho acquistato cinque paia di buoi e vado a provarli, ti prego di scusarmi. Un altro ancora disse: Ho preso moglie e perciò non posso venire. Il servo di ritorno [portò] la risposta al padrone. Allora, il padrone di casa, sdegnato, ordinò al servo: Presto, va' per le piazze e per le vie della città e conduci qua i poveri, gli storpi, i ciechi e gli zoppi. E il servo gli disse: Signore, è stato fatto come hai ordinato e c'è ancora posto. Allora il padrone ordinò al servo: Va' per le strade, lungo le siepi e forzali ad entrare perché si riempia la mia casa. Ed io vi dico: Nessuno di coloro che erano stati invitati gusterà la mia cena»4.
Il convito può essere per l'Eucaristia. Quindi la gran Cena che il Signore ha preparato e per gli apostoli e poi per tutta la cristianità, per tutte le anime.
Oh! Ma vi è questo: e le persone, e un po' tutti gli uomini, e poi anche [quelli] che sono molto più spinti, cercano più le cose della terra che le cose del cielo. E se si vedono tante persone per la strada e sulle piazze, negli incontri, negli spettacoli, ecc., tutti si preoccupano delle cose della terra soltanto. Ora, tutti siamo invitati al gaudio eterno del cielo, là è il convito eterno, sì.
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Ora è necessario che noi riflettiamo sopra noi stessi, sui nostri pensieri, sui nostri sentimenti, sui nostri desideri, ecc. Cosa cerchiamo? Cerchiamo ciò che è terreno o cerchiamo ciò che è celeste? Ecco, facendo un esame interiore, nel nostro intimo: quando riflettiamo ci sembra di essere molto uniti a Dio e [di] cercare Dio, ma poi è facile che [sorgono] le pretese del sentimento, le pretese della carne, ecco, allora si affievolisce il desiderio del cielo. Occorre che noi non siamo così facili: un momento fervore, e poi si illanguidisce il fervore. E si preoccupano, tanti, e anche noi ci preoccupiamo del nostro io e della nostra vita presente.
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Questi tre che erano stati invitati al grande preparato: «Ho comprato un podere; ho necessità di andare a vederlo». Attaccati alla terra, alle cose del mondo, sì. Poi vi è l'ambizione: «Ho acquistato cinque paia di buoi, e vado a provarli». E il terzo: «Ho preso moglie, perciò non posso venire»; quindi, i sentimenti del cuore. Sono come tre indicazioni, e cioè: quando vi è la superbia; quando vi è l'attaccamento della terra; e poi quando vi è l'amor proprio; non tanto cerchiamo le anime, Dio, ma l'amor proprio, tante volte, ci travolge un po'. Quindi, questi tre che si scusano, indicano quali sono i pericoli per tutti. E quindi non possiamo allora dire perfettamente: «Vi amo con tutto il cuore sopra ogni cosa», no. E invece cerchiamo qualche cosa, adesso: quel che è umano, quello che è dell'io. Possiamo sempre dire, quindi: «Vi amo con tutto il cuore sopra ogni cosa, voi Bene infinito ed eterno gaudio»? Ecco, che noi non diciamo al Signore le bugie! Se veramente è tutto il cuore rivolto a Dio, diciamo la verità; e se invece vi è qualche cosa ancora di terreno, allora il nostro cuore sarà forse una parte di Dio e una parte un po' dell'io. Da far riflettere. Esaminarci.
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E poi, possiamo dire: «amo il prossimo come me stesso»? Proprio amiamo gli altri così? «Vi amo con tutto il cuore sopra ogni cosa, Voi, bene infinito... e poi il prossimo...». Oh, il prossimo! Cerchiamo che le anime si salvino? E che sia allontanato dalle anime il peccato? E che le anime si orientino verso il cielo? E perché, cosa dobbiamo fare con la vita religiosa? L'impegno di amare il Signore con tutto il cuore, sopra ogni cosa; e che la preghiera nostra porti, ottenga le grazie per la salvezza di tutti. Come vogliamo essere noi salvi, così che siano salvi tutti gli uomini. E in generale, sì, e poi anche in particolare persone che ci interessano in modo speciale e verso le quali forse abbiamo degli obblighi di riconoscenza, di doveri, ecc. Oh! E chi è entrato a godere.
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«Presto, va' per le piazze,per le vie della città, conduci qua i poveri, gli storpi, i ciechi, gli zoppi». E poi ancora: «Va' per le strade, lungo le siepi e forzali ad entrare perché si riempia la mia casa». E il paradiso si riempirà, si riempirà tanto di poveri, di persone che hanno tribolato tanto sulla terra o per le difficoltà, per le lotte interiori, per le infermità; e poi quando non vi è stima, e quindi persone che vivono nell'umiltà, nella miseria anche. «Nessuno di coloro che erano stati invitati gusterà la mia cena».
Ora noi dobbiamo ricordarci di considerarci molto poveri, molto deboli, [che abbiamo] molti difetti. E come è la disposizione nostra per entrare nel gaudio eterno? Pensiamo di più al cielo che alla terra? Ecco, è stato tanto misericordioso il Signore che ci ha fatti cristiani, e ci ha dato una vocazione, e ci dà il tempo per acquistare i meriti, prepararsi al cielo.
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Ecco, la conclusione, quindi, è questa: «Vi amo con tutto il cuore sopra ogni cosa, Voi, (...) Bene infinito. E amare il prossimo come noi stessi. Vi è questa carità? Quel che importa, poi, l'ingresso in cielo.
«Noi sappiamo di essere passati da morte a vita perché amiamo i fratelli. Chi non ama rimane nella morte. E voi sapete che ogni omicida non ha la vita eterna dimorante in lui. Dobbiamo dare la vita per i fratelli. Se qualcheduno ha dei beni di questo mondo e vedendo il suo fratello in necessità gli chiudesse il suo cuore, come potrebbe la carità di Dio rimanere in lui? Amiamo non a parole e con la lingua, ma in opere e verità»1.
Oh! Allora questo esame interiore: che cosa cerchiamo noi? Dio sopra ogni cosa e il prossimo come noi stessi? Questo esame di coscienza, e quindi venire ai propositi, e le preghiere.
E la giornata, questa giornata domenicale, sia per questo: [amare] con tutto il cuore il Signore; e il prossimo come noi stessi. Alle volte non siamo neppure interessati per acquistare i maggiori meriti. Ma che noi cerchiamo i maggiori meriti, e cerchiamo anche che il prossimo ami il Signore e quindi arrivi alla salvezza eterna.
Sia lodato Gesù Cristo.
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1 Nastro 137/b (= cassetta 217/a.2. - Voce incisa: “Domenica II dopo Pentecoste: meditazione del PM”. Per la datazione, cf PM: «Nel mese consecrato a san Paolo..» (cf anche PM in c325 e nostra nota). - dAS, 12 giugno 1966 (domenica) «m.s. cappella CGSSP e Castelgandolfo» (cf dAS in c9).

2 Missale Romanum, versetto alleluiatico (cf Sal 7,2).

3 Epistola: 1Gv 3,13-18.

4 Vangelo: Lc 14,16-24.

1 Epistola: 1Gv 3,13-18.