Beato Giacomo Alberione

Opera Omnia

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14. LA SANTITÀ1


Ho avuto piacere di aver pregato qui con voi questa mattina e per due fini: primo, perché in questa terra vi facciate santi. Certo che ne avete voglia, vi siete fatte suore apposta. Santi di importazione, come la Cabrini2 che fu la santa degli Stati Uniti. Di importazione o del luogo, quello che importa è che siate sante. Questa è la prima cosa. Perché un giovane o una giovane si consacra a Dio? Per essere totalmente di Dio. Sempre è da tenersi presente la formula della professione: Mi dono, mi consacro, mi offro a Dio, e questo vuol dire voler essere santi. Quando non riserviamo niente per l’amor proprio, questo vuol dire essere santi.
Venendo in questa nazione, non avete portato nulla, e nulla vi riporterete, ma quello che importa è: essere tutte e solo di Dio. Tutto mi dono, offro e consacro, ecco il primo fine della Messa di questa mattina. Tutte le nazioni devono avere qualche santo o santa paolina. Per farsi santi, non dobbiamo guardare a destra o a sinistra, quello che piace, quello che fa l’uno o l’altro, ma guardare solo quello che piace a Gesù: Tu sei tutto mio ed io sono tutto tuo. Quando si stabilisce questa comunione con Gesù, allora si entra nella via della santificazione: vi è uno scambio di affetti con Gesù. La santità, non si acquista tutta in un giorno, ma facendo piccoli passi, e passi continui. Quando c’è un santo in una nazione, lì vi è come il focolare, lì si scaldano e si accendono tutti gli affetti.
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Secondo, per l’apostolato in Venezuela avete cominciato bene, ma c’è sempre da fare il meglio. Essere i postini di Gesù Cristo. Gli angeli portano la pace. Voi portate la parola di Dio e fate più bene con l’esempio e il sacrificio in propaganda che con il libro stesso che lasciate. Con il sacrificio si fa il bene e con il buon esempio si edificano le anime.
Recitate sempre il secondo mistero gaudioso: Maria andò a visitare Elisabetta portando la grazia, la pace, la letizia e prestando in quella casa i servizi necessari in quei tempi. Voi portate alle anime la bontà, il buon esempio, la preghiera. Che le vostre visite rassomiglino alle visite di Maria alla casa di Giovanni. Cosa ci vuole per questo? Che cosa lo assicura? Ecco: l’osservanza delle Costituzioni, vivere veramente la vita paolina. L’osservanza delle Costituzioni è via sicura e necessaria, perché non si può farne a meno. È necessaria, perché è la volontà di Dio su ognuno di noi. Essa è la via più facile. A volte si vuole una cosa o un’altra, si desidera un ufficio o un altro e sovente questo non si ha, ma l’osservanza delle Costituzioni è via sicura e facile. È facile farsi santi nella osservanza delle Costituzioni, specialmente nella pratica della carità in casa e nella pietà. Cosa sarebbe senza Gesù la nostra vita? Tutto amaro: Tutto amaro trovo quaggiù3 , perché il nostro cuore l’abbiamo dato a Gesù e se manca quello, manca tutto. Prima perciò vivere bene la vita religiosa in bontà, carità in casa e umiltà. È più facile osservare i voti che l’umiltà, la carità, la bontà in casa. Allora abbiamo bisogno di preghiera per osservare bene la vita religiosa e anche per esercitare l’apostolato con frutto. E quando si torna dalla propaganda, si torna con gioia sapendo di trovare in casa Gesù e poter dire tutto a lui. Pio X prima delle udienze, faceva la Visita al SS.mo Sacramento, dopo le udienze, tornava ancora a pregare. Così pure l’apostolo: prima prega e terminato l’apostolato torna a pregare. Sono contento di quello che fate già in Venezuela: sempre un pochino meglio! Poi il paradiso. I religiosi hanno lasciato tutto, ma per Gesù, per ricevere Gesù stesso e il suo paradiso in ricompensa. Perciò: grande consolazione in Gesù e, d’altra parte, il premio del
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paradiso: «Voi che avete lasciato tutto e mi avete seguito, riceverete il centuplo e possederete la vita eterna»4.
Ora facciamo davanti a Gesù la nostra promessa di vivere bene la vita religiosa e di compiere bene l’apostolato nostro. Il nostro apostolato è bello. Abbiamo ricevuto una lettera dal Papa e una dalla Congregazione dei Religiosi5, dove si congratulano del bene che la Pia Società S. Paolo fa e per il progresso fatto finora. Siamo sicurissimi di essere nella volontà di Dio. Quindi sempre queste intenzioni: Gloria di Dio, pace agli uomini. E poi: vocazioni. Il Signore ne ha seminate dappertutto: ogni nazione va salvata con gli uomini della stessa nazione. In Italia formare i primi per suscitare e indirizzare gli altri, ma poi ogni nazione deve fare con i propri soggetti. Dall’Italia si viene per incamminare l’Istituto, l’apostolato, i primi problemi, come le vocazioni. Gli altri devono poi continuare.
Gesù ha cercato prima di tutto le vocazioni. I giovani e le giovani devono apprendere da quello che diciamo e da come viviamo. Il problema di punta sono le vocazioni. Sempre come Gesù: prima le vocazioni, poi l’apostolato. Vocazioni belle però, scelte. Ci vuole tempo, sì, specialmente dove non si vive affatto la vita religiosa, però poco per volta si arriva.
Fare come S. Paolo. Egli è andato dove la religione non era conosciuta, e ha predicato, insegnato, fatto conoscere il Vangelo, e dappertutto ha formato vocazioni. Il Signore ne ha sparse in ogni nazione in numero sufficiente: a noi il cercarle. Poi moriremo e lasceremo il frutto, il seme, perché il seme che muore produce il dieci, il sessanta, il cento per uno. Ognuno deve cercare un bel numero di vocazioni con la preghiera, la vita religiosa ben vissuta e lo zelo. Ci sono dappertutto. A volte c’è più difficoltà, ma ci sono: cercare di scoprirle. Quando Gesù incominciò il ministero pubblico, alle nozze di Cana, aveva già i suoi discepoli.
Gesù benedica e conforti ognuna. Avete fatto tanto bene: continuate così. La Prima Maestra vi benedice ed io pure vi benedico. E un giorno, il premio!
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1 Prima meditazione tenuta a Caracas il 19 luglio 1957. Dattiloscritto, fogli 5 (22x28). Dovrebbero essere quattro le meditazioni, ma manca un foglio della terza meditazione, di cui c’è solo la conclusione. Con probabilità qualche meditazione è stata tenuta alle due comunità insieme, SSP e FSP. Il Primo Maestro giunge a Caracas inatteso il 17 luglio e si ferma sei giorni, approfittando per un po’ di riposo (cf Diario Sp., 1957, p. 1546; Barbero G., Il sacerdote Giacomo Alberione…, o.c., pp. 774-775). La sua presenza porta alle Figlie di San Paolo, che si trovano a Caracas da appena un anno, grande speranza (cf Cose Nostre, dicembre (1957) pp. 22-24). I titoli alle singole meditazioni sono stati messi dalle curatrici dei dattiloscritti.

2 S. Francesca Saverio Cabrini (1850-1917), nativa di Sant’Angelo Lodigiano (LO), fondatrice delle Missionarie del S. Cuore di Gesù per l’assistenza degli emigrati italiani in America.

3 Cf O Gesù caro, canto della devozione popolare.

4 Cf Mt 19,28-29.

5 Cf med. n. 12, in occasione del 50° della prima Messa di Don Alberione.