Beato Giacomo Alberione

Opera Omnia

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33. IL PECCATO VENIALE33
1 Abbiamo incominciato il mese del rosario Recitiamo tanti rosari in questo mese. Il rosario intero si può recitare se c'è un certo amore alla Madonna e se si sanno occupare tutti i ritagli di tempo. Riempire i vuoti della giornata con dei misteri di rosario e nella giornata si sarà poi lieti.
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2. Tra le intenzioni del mese mettiamo anche questa: che il Signore difenda ogni religiosa dal peccato veniale. Il peccato veniale è più pericoloso del mortale, e fa perdere tante grazie.
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3. Che cos'è il peccato veniale deliberato? E' un peccato voluto, è un'offesa fatta a Dio in cose leggere. Può avere anche materia grave, ma senza piena avvertenza e pieno consenso. Il peccato veniale deliberativo è un'offesa di Dio: non merita l'inferno ma il purgatorio: non toglie l'anima da Dio, ma impedisce amicizia con Dio; non è la morte dell'anima, ma rende la vita misera, senza soddisfazione; non crocifigge Gesù Cristo, ma lo incorona di spine.
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4. Quanta stoltezza in chi dice: Oh, non vado all'inferno. Chi dice così ha perso la ragione o un po' di fede.
Il peccato veniale è stoltezza, ed è ingratitudine. Pensiamo alle innumerevoli grazie ricevute nella nostra vita, alla chiamata di particolare amore con la vocazione. Il peccato veniale raffredda la carità, l'amore a Dio e alle sorelle.
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5. Chi non ama Dio non ama le sorelle, chi ama poco Dio ama poco anche le sorelle, diminuisce la carità. Quando c'è il peccato veniale la devozione a Maria non è più con così calda, così filiale; non c'è più quella spiritualità dolce nell'anima. Quanti meriti si perdono. Il peccato veniale si può fare con il pensiero, con il cuore, con le parole, per esempio con mormorazioni; con le opere: piccole vendette, piccoli rancori, golosità, freddezze, mancanza di rispetto o nel parlare o nel modo di fare.
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6. Il peccato veniale somiglia alla veste bianca che uno vuol mettersi per andare incontro allo sposo, ma tutta macchiata e strappata. I peccati veniali accumulati sono quelli che portano la freddezza nell'Istituto. E allora ci sono meno vocazioni, sono meno ben formate, c'è meno preghiera.
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7. L'unità è il bene supremo nella congregazione. Gesù nella sua ultima preghiera per tre volte prega per l'unità. Le cose piccole sono sempre più numerose; se si ripetono viene il momento in cui si aggravano, si perde l'orrore al peccato mortale, perché poco sono ascoltate le preghiere del Padre.
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8. Giuda da principio trasgrediva la povertà, poi andò fino a vendere Gesù Cristo. Con la trasgressione della povertà viene la rottura dell'obbedienza e della delicatezza. Chiedete allo Spirito Santo il dono del timor di Dio.
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9. Da quali peccati dobbiamo guardarci? Ne accenno tre stamattina: i peccati veniali riguardanti i voti, povertà, castità, obbedienza e vita comune.
Povertà: c'è magari qualche strappo alla povertà, un piccolo buco nella nave, ma per il quale poi passa l'acqua; una minima moneta, il perdere tempo non tenere da conto, piccoli regali ricevuti o dati senza il permesso; mancanza alla povertà. Vi sono persone che favoriscono molto la congregazione quando hanno l'occasione e non tengono per sé. Quante grazie, quando c'è lo spirito di povertà.
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10. Attenzione alle indelicatezze contro la castità.
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11. Obbedienza: può essere peccato veniale giudicare internamente i comandi, fare le cose incompiute, seminare la discordia, tardare a ricevere e fare gli uffici. Gesù era soggetto a Maria e a Giuseppe.

San Pietro - Massa Martana (PG)
1 ottobre 1953

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33 S. Pietro - Massa Martana (PG), 1° ottobre 1953