Beato Giacomo Alberione

Opera Omnia

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1. L'ANNO LITURGICO1
1. La Chiesa, maestra di fede, di morale e di preghiera, lavora a formare il cristiano perfetto, il cittadino celeste. La formazione avviene in Cristo, che è via, verità e vita. Egli si è fatto per noi Maestro ed in questa elevazione, cristianizzazione e divinizzazione dell'uomo è Maestro unico. La Chiesa, che è il corpo mistico di Gesù Cristo, conosce bene, opera con sapienza, comunica e perfeziona questa educazione e formazione dell'uomo, perché sia degno membro di Gesù Cristo capo.
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2. Essa precede come maestra impareggiabile; come una buona maestra che prima espone, spiega una determinata parte di una scienza; poi assegna le lezioni ed i compiti di prova o di avviamento.
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3. L'anno liturgico ha due tempi, primo tempo: dall'Avvento all'Ascensione di Gesù Cristo; secondo tempo: l'applicazione a noi dei frutti di verità, di santità e di grazia portati da Gesù Cristo.
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4. L'anno liturgico ci presenta Gesù Cristo: tempo natalizio, tempo quaresimale, tempo di passione, tempo pasquale; dal presepio all'Ascensione è compresa la vita privata, il ministero pubblico, la redenzione, la glorificazione di Gesù Cristo. Dura circa sei mesi dell'anno ecclesiastico.
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5. Poi vengono i sei mesi, circa, del tempo dopo Pentecoste: in essi la Chiesa ci presenta e spiega l'insegnamento, L'esempio, i mezzi di grazia offerti da Gesù Cristo agli uomini: perché si risvegli in noi la fede, per addestrarci a vivere secondo Gesù Cristo per usare i mezzi di grazia da Lui stabiliti.
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6. In questo tempo (dalla festa di Pentecoste fino all'ultima settimana dopo Pentecoste) ricordiamo e meditiamo quanto Gesù ha predicato nei tratti di Vangelo che la Chiesa ci propone nelle singole domeniche; riflettiamo sopra gli esempi santissimi in ogni virtù lasciatici da Gesù Cristo; si accoglie il Vangelo e si vive sotto l'azione dello Spirito Santo operante in mirabili modi, ma specialmente nei sacramenti e nella preghiera liturgica.
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7. Il messalino (Berruti-Torino) così chiarisce: «Durante il primo semestre dell'anno liturgico (Avvento-Pentecoste) la Chiesa ricostruisce e presenta ai fedeli la vita di Gesù Cristo. Durante il secondo semestre (Pentecoste-Avvento) mostra la vita di Gesù Cristo nella Chiesa, la quale lavora a riprodurre nei santi il Maestro divino. Questo secondo tempo è l'eco fedele del primo: ne approfondisce gli insegnamenti propone la via della santificazione, e le feste dei santi che sono intercalate diventano il commento vivo della parola del divino Maestro».
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8. Si tratta ogni anno di sentire una nuova lezione- istruzione sopra Gesù Cristo, per crescere sempre più nella conoscenza, imitazione e partecipazione della sua vita: elevazione continua, sino alla pienezza dell'età di Cristo.
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9. L'uomo deve prestare a Dio degno culto. Questo può essere interno od esterno. L'interno dà all'esterno il suo valore e significato; l'esterno vivifica ed esprime l'interno.
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10. Siccome l'uomo è socievole e vive in società, deve anche prestare un culto sociale ed ufficiale. Questo sarà retto da una autorità che lo regoli, lo diriga, metta gli ufficiali per compierli: l'autorità è in Gesù Cristo e nella Chiesa, esercitata per mezzo del Papa, specialmente. Il culto sociale ben regolato secondo l'uso tradizionale è detto Liturgia. La Liturgia è il complesso delle preghiere, atti, parole, pratiche pubbliche stabilite da Gesù Cristo e dalla Chiesa.
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11. Gesù Cristo non è solo il supremo legislatore; è insieme il vero liturgico, il ministro principale, cioè l'attore essenziale. Egli prega, offre, scancella i peccati, comunica la grazia, adora, ringrazia, soddisfa, supplica, ecc. Gli esecutori del culto sono come i ministri secondari come organi del Cristo e rappresentanti della Chiesa «Per mezzo di Gesù Cristo», dice SANPaolo, «abbiamo gli uni e gli altri accesso al Padre, mediante un medesimo spirito» (Ef 2,18).
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12. Il culto cristiano si può considerare in tre atti: Dio, a cui l'uomo dà gloria, soddisfazione, ringraziamento, suppliche; l’uomo, a cui Dio come padre comunica i suoi beni; e Gesù Cristo che sta in mezzo in quanto è sempre il mediatore, la via per cui l'uomo sale a Dio, e Dio discende all'uomo; in Gesù Cristo l'uomo diventa come un dio: "Dii estis", partecipe della vita divina; tralci uniti alla vite. In Gesù Cristo si incontrano l'uomo e Dio, come in Lui sono unite in un'unica persona la natura divina e la natura umana. «Per mezzo di Lui, con Lui ed in Lui, Dio Padre onnipotente, nell'unità dello Spirito Santo, ogni onore e gloria» (Canone della messa).
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13. Mira perciò a due fini la liturgia sacra: cioè a dare a Dio il debito culto e santificare l'anima nostra: sempre per mezzo di Gesù Cristo: «Per Christum Dominum nostrum».
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14. Culto a Dio Padre. Questo è il nome che per tutta l'eternità il Figlio di Dio ha dato a suo Padre e del quale ci parla spesso nel Vangelo amorosamente e rispettosamente; e che continua nell'Ostia santa silenziosamente ad esprimere con ineffabile amore. E' la parola che ci ispira lo Spirito Santo "in quo clamamus Abba! Pater" (Rm 8,15); è la voce che ispira ogni fiducia alla Chiesa militante e purgante; è il riassunto di tutte le lodi che in cielo danno a Dio i beati, poiché suona: principio, comunicazione di vita.
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15. La nostra santificazione. La liturgia è la più feconda sorgente di grazia, che per mezzo del nostro Capo si effonde nelle sue mistiche membra. Dalla messa, dai sacramenti, si ha la comunicazione dell'umore vitale che dalla vite passa ai tralci: «Io sono la vite, voi i tralci: chi sta unito a me porta abbondanti frutti» (Gv 15,5) di grazia e di apostolato.
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16. La liturgia della Chiesa è simbolo, prenotazione e mezzo per la ineffabile liturgia che si svolge in paradiso. Chi ama le belle funzioni, il canto sacro, le cerimonie, chi penetra lo spirito della sacra liturgia ha con sé un segno di partecipare un giorno alla eterna liturgia in cielo, dove funziona l'eterno pontefice Gesù Cristo, assistito dagli apostoli, martiri, confessori, vescovi, vergini, ecc., dove la Vergine e tutti i cori angelici cantano: «Santo, santo, santo!».
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17. Centro del culto è la messa, primi raggi, i sette sacramenti; raggi secondari, tutte le altre pratiche liturgiche. Queste pratiche ed atti sono raccolti nei libri liturgici: Messale, Rituale, Breviario, Pontificale.
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18. Parlando del centro liturgico, cioè della messa: essa è stata istituita da Gesù Cristo stesso, che dopo la consacrazione dell'ultima cena ordinò agli apostoli: «Fate questo in memoria di me» (Lc 22,19). Essa ha, secondo la teologia, quattro fini: adorare, ringraziare, soddisfare, supplicare. Ha pure quattro frutti: generalissimo, generale, particolare e particolarissimo.
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19. Perciò ascoltare la santa Messa è l'atto essenziale, più utile e meritorio. Ma la messa deve essere ben compresa e ben ascoltata. Pio X nel 1903 scriveva: a La partecipazione attiva ai sacrosanti misteri ed alla pubblica e solenne preghiera della Chiesa è la prima e più indispensabile sorgente del vero spirito cristiano».
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20. La santa Messa possibilmente sia accompagnata dalla comunione "infra missam"; e non manchi ante, od infra, o posto missam la meditazione delle verità divine.
Quando è possibile è assai utile l'uso del Messalino: almeno nella seconda messa, dopo che le postulanti sono da un po' di tempo in casa e sono capaci di usarlo, dietro la guida della madre.
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21. Ci sono alcune parti della messa riservate al sacerdote ed altre destinate al popolo. Queste i presenti le possono dire, con l'inserviente, nelle messe lette, dialogate.
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22. Anzitutto il popolo può dire ad alta voce in latino tutte le risposte date dall'inserviente, poiché questi parla a nome di tutti. Inoltre i fedeli col permesso dell'Autorità Diocesana possono recitare anche in latino col celebrante tutte le preghiere che dovrebbero essere cantate dal popolo nelle messe cantate: Gloria, Credo, Sanctus, Agnus Dei.
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23. Si può anche dire ad alta voce tre volte col sacerdote il Domine non sum dignus che egli recita nel momento in cui ci mostra l'Ostia che stiamo per ricevere. Perché infatti egli non dice quelle parole per sé, avendole già recitate prima di comunicare se stesso. Nel rituale degli infermi si richiede che l'ammalato reciti col sacerdote tale preghiera. E la comunione dei malati, si sa, non differisce essenzialmente dalla comunione fatta durante la messa.
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24. Secondo le nostre costituzioni si curi di assistere ad una seconda messa nei giorni festivi rendendola più solenne per il servizio all'altare e per il canto Questo amore entra tra i segni rivelatori di vocazione.
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25. Insegnamento della Sacra Liturgia. In ogni noviziato la scuola di sacra liturgia, di canto, di cerimonie forma parte importante. Giovano le parti storiche e tecniche, diciamole così; ma soprattutto sempre tre punti sono da rilevarsi: l'interpretazione delle preghiere e cerimonie sotto il triplice aspetto: fede, morale e culto. Siano le scuole indirizzate alla vita pia.
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26. Nel progredire dell'anno liturgico giova tenere presenti i tre elementi della sacra liturgia: l'elemento domenicale, l'elemento mariale, l'elemento santorale; questo per una più completa interpretazione.
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27. Per il nostro indirizzo nelle funzioni liturgiche e private, le suore terranno presenti i due fini cui hanno consacrato la loro vita: la propria santificazione e l'esercizio dell'apostolato. Perciò chiederanno sempre un duplice ordine di grazie.
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28. Particolarità.
I paramenti sacri siano confezionati secondo l'uso romano. L'Enciclica pontificia sopra la liturgia dice espressamente di guardarci dallo spirito di innovazione e dall'assecondare troppo facilmente usi particolari.
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29. Ciò vale anche per la costruzione delle chiese (e dell'arte sacra in generale), a riguardo delle quali è uscita una speciale istruzione del Santo Ufficio.
Nelle nostre parrocchie e nel funzionamento delle piccole cappelle, interne od esterne, assicuriamo con pietà il decoro, il buon gusto artistico, l'osservanza delle leggi liturgiche, sempre nella maniera possibile.

Sac. Alberione
gennaio 1953

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1 Gennaio 1953