Beato Giacomo Alberione

Opera Omnia

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39-L'APOSTOLATO DEL SERVIZIO SACERDOTALE1*
Abbiamo considerato ieri sera l'apostolato eucaristico. Certamente questo apostolato si esercita oltre che con la preghiera, con la pietà eucaristica, anche con la diffusione, cioè far conoscere la Messa, far conoscere il valore della comunione, le disposizioni ad essa, i frutti da ricavare dalla comunione, soprattutto far conoscere il valore dell'adorazione, della Visita al Santissimo Sacramento.
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Ma questa mattina veniamo a considerare il secondo apostolato, quello che chiamiamo del servizio sacerdotale. Anche questo nasce dall'amore a Gesù, al Divino Maestro. E' sempre l'amore al Divino Maestro che viene considerato nella Eucaristia, o che viene considerato vivente nel sacerdote, o che viene considerato vivente nella Chiesa.
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Quando si parla del servizio sacerdotale è sempre utile tenere il concetto preciso, esatto, in mente: come Maria, nello spirito di Maria, con quella intenzione, con quella cooperazione che Maria ebbe con il sacerdote eterno, Gesù Cristo.
Il Signore, infatti, volle che la redenzione dell'umanità venisse operata dal Figlio suo incarnato, ma volle al suo Figlio incarnato associare l'opera di Maria, così che l'opera di Maria e l'opera di Gesù sono profondamente unite per volere di Dio: unica missione: quella di riaprire il paradiso agli uomini e di portare agli uomini il senso della responsabilità e indicare agli uomini la via per giungere all'eterna salvezza. La missione tra Gesù e Maria, profondamente unita, ebbe tutto quel risultato, fu piena nel suo successo.
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Ora, ecco, col nome di servizio sacerdotale, che cosa s'intende, dunque? S'intende quell'unione con il sacerdote, quell'unione che viene modellata sull'esempio di Maria, sulla missione di Maria, missione che ella ha compita rispetto a Gesù. Se si pensasse soltanto alla cucina, se si pensasse soltanto al guardaroba, al bucato, si perderebbe il vero concetto di apostolato. Questo possono farlo anche donne comuni, semplici cristiane. Ma quale differenza vi passerebbe rispetto e considerato nella suora, il servizio sacerdotale.
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In primo luogo, la suora, la Pia Discepola, ha da impetrare dal Signore le vocazioni sacerdotali. Certamente le preghiere di Maria accelerarono l'incarnazione del Verbo. Maria nella sua giovinezza e per quella luce particolare che ebbe dallo Spirito Santo, conosceva le promesse divine: «inimicitias ponam inter te et mulierem, semen tuum et semen illius; ipsa conteret caput tuum»1. E conosceva, quindi, che il Figliuolo di Dio sarebbe nato da donna: «ecce virgo concipiet et pariet Filium et vocabitur nomen eius Emmanuel»2.
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Oggi la Chiesa ci fa ricordare questa maternità duplice di Maria: la maternità naturale rispetto al Figlio suo Gesù Cristo e la maternità spirituale rispetto a tutti gli uomini, poiché tutti gli uomini nel momento dell'incarnazione diventarono figli di Maria nel senso che quelli che avrebbero ricevuto la grazia ricevevano qualche cosa che era passato da lei. «Vitam datam per virginem plaudite», e questa maternità rispetto a noi fu proclamata da Gesù Cristo sul calvario: «Donna, ecco il tuo figlio»1.
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La suora, in primo luogo, con il servizio sacerdotale, al quale nessuna suora, nessuna Pia Discepola può sottrarsi, impetrare dal Signore le vocazioni sacerdotali; vocazioni sacerdotali, poiché questo è servizio alla Chiesa, è servizio a Dio. Per quanto la Pia Discepola sia applicata o nell'apostolato liturgico o in altre mansioni, da questo non può dispensarsi, da questa parte: tutte impegnate nel chiedere aumento di vocazioni. Chiedere al Signore sacerdoti numerosi e sacerdoti santi: «rogate Dominum messis»1. Questo, precetto del Signore, ma specialmente è diretto alle Pie Discepole.
Ecco, ad esempio, nell'America Latina vi sono 150 milioni di abitanti, eppure soltanto trentamila sacerdoti, il che significa, un sacerdote ogni seimila persone mentre che in Italia vi è un sacerdote per meno di mille abitanti, circa 900, secondo le statistiche più o meno approssimative. E allora, pregare perché la Chiesa di Dio abbia sacerdoti in numero sufficiente e sacerdoti santi, sacerdoti colti, istruiti, sacerdoti pieni di zelo, di sacrificio.
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In secondo luogo, Maria ebbe la grazia di essere congiunta nella missione anche esterna, alla missione stessa del Figlio di Dio incarnato. Ella nutrì il Figlio di Dio incarnato, il Figlio di Dio incarnato ebbe qualche cosa di lei, del suo sangue, ed ebbe l'alimento, e volle essere servito e volle essere come educato nella maniera che noi possiamo intendere ed era possibile nella condizione di Maria rispetto a Gesù, Figlio di Dio, oltre che figlio suo.
E così il Signore vuole che la preparazione al sacerdozio sia aiutata dalla suora, da persone le quali capiscono il valore di un sacerdote e che intendono di servire, non a una persona determinata, ma al sacerdozio di Gesù Cristo, poiché i sacerdoti formano un solo sacerdozio con Gesù Cristo, come le tante particole contengono sempre Gesù Cristo, il solo Sacerdote, il solo Maestro, la sola Vittima.
Perciò questa collaborazione alla persona viva, cioè questa collaborazione nella formazione del sacerdote è di una grandezza e di un merito ben difficile a capirsi e tanto più a esprimersi.
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Oh, l'ufficio di Maria, il quale, si capisce, si estendeva anche alle cose materiali di Gesù, alle sue vesti al suo cibo, ma più di tutto vi era la collaborazione interiore e cioè, Maria aveva le stesse intenzioni di Gesù, mirava a preparare all'umanità il Maestro Divino, il sacerdote eterno, l'ostia di propiziazione, la vittima, il redentore in una parola, che avrebbe riaperto il paradiso agli uomini che se l'erano chiuso col peccato. Occorre, oltre alle cose materiali, intendere le cose spirituali; oltre la materia, capire lo spirito; oltre la materialità, cioè del servizio, comprendere a che cosa si mira. Si mira, in sostanza, a dare alla Chiesa, a dare a Gesù Cristo, sacerdoti, i quali ne continuino la missione; continuino la missione, poiché «come il Padre ha mandato me, così io mando voi»1. «Andate, dunque, e predicate a tutte le genti e insegnate a fare quanto io vi ho detto e battezzate nel nome del Padre e del Figliuolo e dello Spirito Santo»2.
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Maria esercitò tutti gli uffici di una madre verso il Figlio suo Gesù Cristo. Ora, la suora che ha da compiere questo ufficio, deve sentirsi una maternità spirituale, una maternità alta, non verso un individuo in particolare, ma verso il sacerdote come tale, cioè quell'uomo che viene onorato di una vocazione particolare e ha l'ufficio di continuare l'opera di Gesù Cristo Salvatore sulla terra; ecco. Non conoscerà, forse, le persone che sta aiutando o servendo, il che è meglio, ma conosce che il suo servizio è fatto «in Christo et in Ecclesia»1. E' fatto nello spirito della Chiesa, è fatto nello spirito di Maria e le basta questo.
Allora, la suora accompagnerà il giovane nella sua formazione e accompagnerà il sacerdote nella sua missione, nel suo ministero pubblico, come Maria accompagnò Gesù Cristo nel suo ministero pubblico.
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E quando Gesù insegnava alle turbe e indicava quelle vie altissime di perfezione e di santità, come sono descritte nel Vangelo, le turbe potevano guardare Maria, era come il Vangelo vivente, la quale Maria mostrava come si praticava[no] le parole e gli insegnamenti di Gesù, come si mettevano in pratica; e come gli uomini si accalcavano attorno a Gesù, le pie donne attorniavano, sentivano, accompagnavano Maria e prendevano da lei gli esempi santissimi e l'amore santissimo che dovevano portare, che volevano portare a Gesù. Così è in tutta la vita. La Pia Discepola accompagna il sacerdote nel suo ministero, come Maria, ascoltandolo. Maria ascoltava e conservava le parole nel suo cuore meditandole1, ascoltava e praticava quel che veniva detto, insegnato da Gesù Cristo.
Dall'altra parte continuava il suo servizio. Perché, chi provvedeva per il vitto e per gli abiti a Gesù ed agli Apostoli? Le pie donne, che avevano sempre a capo Maria, come esempio, Maria e, nello stesso tempo, come la donna, la donna forte, la donna la quale ama la sua famiglia e la quale sempre pensa alla sua famiglia e condivide le pene della famiglia e, per quanto può, contribuisce al bene della famiglia. Una nuova famiglia, una famiglia spirituale; sì.
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Allora, vi sono delle condizioni per compiere santamente questo ufficio, che non termina neppure col ministero, ma si estende al servizio del sacerdote infermo, al sacerdote il quale si sta preparando all'eternità, del sacerdote defunto per il quale continuerà la sua preghiera, e dal quale, pure lasciando il sacerdote sulla terra e prevenendo il suo ingresso nell'eternità, la Pia Discepola attende e certamente ha dal sacerdote che resta, aiuti, suffragi. E qui è il grande vantaggio.
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La Pia Discepola viene partecipe dei meriti, in modo speciale dei mezzi delle Messe, delle comunioni, dei sacramenti che amministra il sacerdote; viene partecipe, in modo speciale, del suo ministero di predicazione, del suo ministero di guida delle anime, sì, in una maniera tutta particolare, come una benefattrice la quale contribuisca a pagare la pensione e conduca un chierico fino al ministero, finché, cioè, sarà sacerdote e comincerà il suo apostolato, in servizio delle anime. La suora vi parteciperà più intimamente ancora; è, di conseguenza, un servizio a persona viva: per questo che supera il servizio liturgico.
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Oh, adesso, le condizioni. In primo luogo, bisogna aver molta fede. Se le cose si considerano secondo la fede, allora si stimano, si fanno volentieri e si guadagnano i meriti. Se non vi è fede alta, se non si sa penetrare quale è stata la missione sublime di Maria accanto a Gesù, allora viene pesante e magari si finirà col sopportarlo malvolentieri oppure saranno compatite le persone che son destinate a tale ufficio. Invece la cosa andrebbe molto diversa, se vi è lo spirito di fede, fede viva. Per questo, però, bisogna che siano destinate, ed entrino in tale ufficio, le suore che abbiano molto spirito di Dio e intelligenti, appunto per fare il loro servizio pienamente e in letizia e in grande merito.
Le condizioni, quindi, sono, in primo luogo, queste: grande spirito di fede. Penetrare bene il senso della missione di Maria e pensare ad imitarla in tale missione.
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Secondo, innocenza di cuore. Ci vuol grande purezza di spirito, di cuore, particolarmente, grande purezza.
Per compiere santamente questo ufficio, Maria fu preservata anche dalla colpa originale. Non bisogna che ci entrino i peccati, nell'anima; non gli affetti umani, sempre il servizio fatto a Gesù Cristo come sacerdote, il quale vive nella persona e si serve della persona del sacerdote uomo. Innocenza! Innocenza!
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Terzo, retta intenzione; sì; retta intenzione per essere sostenute. E pensare che il servizio maggiore non è quello materiale della cucina o della biancheria, è quello dell'adorazione, è l'adorazione fatta in spirito sacerdotale, e cioè, messa a servizio del sacerdote, in quanto si prega per il sacerdote che deve essere formato o che è nell'esercizio del suo ministero o che è vicino a passare all'eternità o che già è entrato nell'eternità. La cooperazione maggiore, quindi, è quella delle adorazioni, quando si arriva in una Casa, quando, cioè le Pie Discepole arrivano in piccolo gruppo in una Casa ove faranno questo servizio sacerdotale.
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Inoltre, ci vuole spirito di sacrificio. Molte cose non si capiscono e molte cose sono anche difficili, oltre che delicate. Allora, lo spirito di sacrificio, che senso ha nella Pia Discepola che fa il servizio sacerdotale? Di cooperazione alla redenzione: «sine sanguinis effusione non fit remissio»1. Occorre che noi ricordiamo che il culmine della redenzione è nella croce, nel Crocifisso, «in quo est salus, vita et resurrectio nostra»2. E' necessario, allora, che noi contribuiamo col sacrificio alla redenzione e alla salvezza delle anime, secondo il pensiero di san Paolo: «Adimpleo ea quae desunt passionum Christi»3, ciò che manca. E, ciò che manca alla passione di Cristo non è che essa sia imperfetta, è che manca l'applicazione, cioè che le anime ne facciano frutto. E se Gesù Cristo ha pagato per i peccati, le anime bisogna che abbiano fiducia nella misericordia di Dio, le persone bisogna che li confessino e che il sangue di Gesù Cristo venga applicato alle anime. «[Adimpleo] ea quae desunt passionum Christi»3.
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In ultimo: sempre illuminate da una grande speranza: il premio del cielo. Sì, il premio sarà grande, il paradiso; e sarà grande in proporzione dell'amore con cui si sarà fatto questo apostolato, sarà stato compito questo apostolato, sarà grande; e l'aumento continuo di meriti che si avrà in vita, sarà appunto quello che aggiungerà all'anima, alla Pia Discepola, gloria a gloria, beatitudine a beatitudine, una nuova beatitudine.
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Venendo alla conclusione: domandar la grazia di comprendere questo apostolato come è nelle Costituzioni e domandar la grazia di sapersi preparare, poiché non è sempre facile; ma siccome è connesso con la vocazione, questo apostolato, se si prega, se si considerano le cose con fede, certamente questo apostolato si capirà. E l'aspirante si preparerà ad esso, perché tutte devono esser preparate a questo, appunto perché hanno tale vocazione, vocazione la quale è per i tre apostolati. E per prepararsi bisogna dire che si ha da seguire l'esempio di Maria che fu la donna forte: «mulierem fortem quis inveniet?»1 Maria fu la donna forte.
Occorre una virtù forte. Le sensibilità, quando sono nel senso giusto, che consistono in un amore anche sensibile verso Gesù, sono sante; ma devono essere proprio soltanto per Gesù, per Gesù. E allora si acquisterà una fortezza naturale, ma sicura di potere fare questo apostolato senza pericoli e con grande merito.
Sia lodato Gesù Cristo.
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1 Esercizi Spirituali (ottobre 1956) alle Pie Discepole del Divin Maestro Roma, Via Portuense 739, 11 ottobre 1956 *
* Nastro 8/e (= cassetta 20/a). - Per la datazione, cfr. PM: «Abbiamo considerato, ieri sera, l'apostolato eucaristico (cfr. c577). Questa mattina veniamo a considerare il secondo apostolato... il servizio sacerdotale» . «Oggi la Chiesa ci fa ricordare la duplice maternità di Maria» [11 ottobre 1956]. - dAS 11/10/1956: «Subito dopo [Messa e meditazione ai sacerdoti] va [il PM] in via Portuense nella Casa Generalizia delle PD a predicare [Esercizi SS.]» .

1 Gn 3,15.

2 Is 7,14.

1 Gv 19,26.

1 Mt 9,38.

1 Cfr. Gv 20,21.

2 Cfr. Mt 28,19-20.

1 Ef 5,32.

1 Cfr. Lc 2,19.

1 Eb 9,22.

2 Liber Usualis, Feria V in Cena Domini, Missa Solemni Vespertina, Ant. ad Introitum, p. 667.

3 Col 1,24.

1 Prv 31,10.