Beato Giacomo Alberione

Opera Omnia

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61. I NOVISSIMI61
1. Oggi è la ventiquattresima domenica dopo Pentecoste. Con questa domenica si chiude l'anno ecclesiastico che ricomincerà poi con domenica prossima, la prima di Avvento. L'introito di questa messa, che è lo stesso della messa della ventitreesima domenica dopo Pentecoste, ci porta pensieri di misericordia: "Ego cogito cogitationes pacis et non afflictionis: invocabitis me et ego exaudiam vos" (Ger 29,11-12), "i miei pensieri sono pensieri di pace e non di afflizione, mi invocherete ed io vi esaudirò. Vi ricondurrò dalla schiavitù, dai luoghi nei quali siete dispersi".
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2. Il Signore non vuole castigare il peccatore, ma lo vuole condurre a penitenza e usargli sempre la sua misericordia.
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3. Il mese di novembre è il mese più adatto per meditare e riflettere sui novissimi: morte, giudizio, inferno, paradiso; e perciò la devozione speciale di questo mese di novembre deve essere la devozione dei novissimi. Gli uomini insegnano a vivere bene in questo mondo: insegnano l'igiene, la fisica, la geografia, la storia, la matematica, tutte le materie che dettano il modo di saper vivere bene su questa terra. I novissimi, invece, ci dettano il modo di vivere bene nell'aldilà ci mostrano la vita che si dovrà condurre di là.
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4. Si vive ora in questa terra, ma non si vivrà sempre di qua. C'è una vita di qua e una vita di là. Tutti quaggiù ci invitano a vivere bene di qua, e si fanno strade, ponti, automobili, belle case: tutto per vivere meglio che si può di qua. Ma noi staremo più di là che di qua. Per quanto lunga, la vita di qua è sempre breve; non sappiamo quanto vivremo di qua; ma sappiamo che di là la vita durerà in eterno. Gesù è venuto a insegnarci a vivere bene di là. Ma per vivere bene di là, ci ha pure insegnato il modo di vivere bene soprannaturalmente di qua e perciò ci ha insegnato a pensare ai novissimi. Ci ha parlato della morte, del giudizio, dell'inferno, del paradiso, del giudizio universale, della eternità.
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5. Novissimi è parola latina che significa "ultime cose", e i novissimi sono precisamente le ultime cose che ci avverranno. Quali sono le nostre ultime cose? Anzitutto la morte. Si curano le malattie e si guarisce da molte di esse: ma ne viene finalmente una di cui non si guarisce più e ci porta alla tomba. Dato l'ultimo respiro, l'anima si presenta a Dio e il corpo viene posto nel camposanto.
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6. E che cosa ne sarà dell'anima? Si presenta al giudizio di Dio e, dopo essere stata esaminata dal giudice divino, le toccherà uno di questi tre posti: o il paradiso, se sarà fedele e se non avrà nulla da scontare; o l'inferno se sarà stata infedele a Dio e morta in peccato grave; o il purgatorio, se avrà ancora qualche debito di pena da scontare, e dove rimarrà fino a che non avrà pagato tutto il debito.
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7. E il corpo? Che cosa fa nel camposanto? Dormirà, in attesa della risurrezione finale. I corpi non rimarranno sempre nel cimitero: alla fine del mondo ne usciranno e ritroveranno l'anima che li aveva abbandonati. I corpi dei buoni troveranno la loro anima che verrà dal cielo piena di luce e di splendore e i corpi dei cattivi si vedranno venire incontro l'anima che uscirà dall'inferno, fetida e deforme. Dove sarà ora il corpo di Giuda? Non lo sappiamo; ma anche quello si riunirà all'anima nel giorno della risurrezione finale.
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8. Ed ecco formato di nuovo l'uomo: anima e corpo. E l'anima eletta darà al corpo lo splendore delle virtù, mentre l'anima dannata darà al corpo la bruttezza e il fetore del vizio. E si presenteranno al giudizio universale. Il Signore radunerà tutti gli uomini, ma non li metterà tutti assieme: i buoni andranno alla sua destra e i cattivi alla sua sinistra.
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9. Gesù siederà maestoso in mezzo ad essi e farà il giudizio e pronuncerà per i buoni la sentenza della eterna salvezza e per i cattivi la sentenza della eterna dannazione. Dirà ai buoni: "Venite, benedetti, dal Padre mio" e ai cattivi: "Andate via, maledetti nel fuoco eterno" (Mt 25,31). Allora rimarranno solamente il paradiso e l'inferno. Il paradiso accoglierà tutti gli angeli e gli uomini buoni e l'inferno accoglierà tutti gli angeli e gli uomini cattivi.
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10. Solo due posti rimarranno quindi. E questi due posti rimarranno in eterno; non avverranno più cambiamenti. Chi avrà meritato l'inferno resterà per sempre nell'inferno e chi avrà meritato il paradiso resterà per sempre in paradiso. I dannati non avranno più alcuna speranza di uscire dall'inferno. Questo è dogma di fede e risulta chiaro dal Vangelo.
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11. Dopo la risurrezione il corpo acquista la stessa immortalità dell'anima e perciò, il corpo dei dannati, pur bruciando continuamente nel fuoco eterno, non si consuma mai, perché il fuoco dell'inferno è un fuoco che brucia e che non consuma.
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12. E allora? Abbiamo il tempo presente che è sempre brevissimo, anche se dura molti anni L'eternità invece ha una durata senza fine: "interminabilis duratio". I buoni non si stancheranno di godere. Quaggiù anche le cose che ci fanno piacere, per es. una bella musica, se durano troppo a lungo, stancano; non è così in paradiso.
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13. Due cose quindi da considerare: la vita presente e l'eternità. Per avere la devozione dei novissimi, bisogna che cresciamo nella fede su queste verità eterne. Altro è credere alla morte e altro è pensarvi e riflettervi. Credere bene al giudizio particolare che segue subito alla morte. Pensare che tutto quello che facciamo e che pensiamo sarà palese al giudizio di Dio.
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14. Credere meglio all'inferno, al paradiso, al purgatorio; credere alla risurrezione e al giudizio finale, alla sentenza per cui i dannati si precipiteranno nell'inferno e i buoni voleranno al cielo, alla vita eterna. Credere bene a quel paradiso e contemplarlo, incoraggiarci, invogliarci del paradiso. Credere agli eterni tormenti dei dannati nell'inferno e vivere nel timore santo di Dio.
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15. Bisogna che non solo crediamo ma che provvediamo. Se di là ci sono due posti, dove vogliamo andare? I buoni cristiani dicono: "Io voglio salvarmi e per salvarmi osservo i comandamenti". Ma vi sono le anime generose che dicono: "Io voglio farmi santa"; queste sono le anime religiose che consacrano tutta la loro vita al Signore e dicono con verità: "Amo il Signore con tutto il cuore sopra ogni cosa".
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16. Di qui si distinguono le anime religiose: quelle che amano solo il Signore e che non si accontentano di evitare il peccato grave e di osservare i comandamenti, ma vogliono andare più in alto: mirano ai posti più elevati in paradiso, non si accontentano di entrarvi. Posseggono la vera sapienza coloro che scelgono il Signore per loro eredità e amano solo lui: si assicurano una morte più tranquilla, un giudizio più favorevole, un posto più elevato in paradiso, si assicurano di risorgere col corpo glorioso, splendente, impassibile, immortale, come il corpo di Gesù; di essere posti alla destra del giudice eterno, tra i buoni; di udire la sentenza: "Venite, benedetti dal Padre mio, possedete il regno" (Mt 25,34) e "Intra in gaudium Domini tui" (Mt 25,23).
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17. Bisogna che decidiamo: vogliamo assicurarci questa grande gioia: una morte più tranquilla, un giudizio favorevole, l'invito tra i beati? Che cosa vogliamo fare? Qui sta la sapienza delle anime religiose: volersi assicurare, non rischiare. E vogliono assicurarsi non un posto qualunque, ma un posto tra i più elevati, distinto; tra gli angeli, vicino agli apostoli, ai martiri, ai confessori, ai vergini. E allora? Decidere di vivere veramente la vita religiosa.
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18. Un giovane, cattivello e mondano che aveva passata la gioventù tra i piaceri e le comodità, nell'ozio e nei divertimenti, un giorno entrò in una chiesa e sentì quelle parole del Vangelo: "Che giova all'uomo guadagnare tutto il mondo se poi perde l'anima?" (Mc 8,36). Ne rimase impressionato. Cominciò a riflettere, pensò, pregò e decise di fare una buona confessione.
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19. Il Signore abbondò con la sua grazia e gli fece capire che, restando nel mondo, restava pur sempre nel pericolo di ricadere. Perciò decise di farsi religioso. E bussò alla porta di un convento. Il priore che lo conosceva come mondano e leggero, lo guardò con diffidenza e gli chiese: "Proprio tu vuoi farti frate?" Il giovane mortificato, rispose che aveva deciso fermamente di allontanarsi dal mondo e di volersi salvare ad ogni costo. A nulla valsero tutte le difficoltà che gli mise dinnanzi il priore; non lo spaventarono i sacrifici e le rinunzie a cui doveva andare incontro nella vita religiosa. "Io voglio salvarmi ad ogni costo" egli ripeteva. Ed entrò in convento e si fece santo.
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20. Voi avete scelta questa strada perché volete farvi sante. Ricordatevi però che anche in religione si può essere religiose più perfette o meno perfette. E voi volete fare una vita religiosa perfetta per guadagnarvi un'eternità più bella, il posto più alto in paradiso, vicino alla Madonna. Voi che amate tanto la Madonna non desiderate di andarle incontro?
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21. Ma noi non sappiamo quando moriremo, quando ci avverranno queste ultime cose. Gesù ci ha parlato della morte, del giudizio, dell'inferno, del paradiso, del giudizio universale, ma non ci ha detto quando avverranno per noi. Nessuno conosce quel giorno. Gesù non lo volle rivelare neanche agli apostoli che espressamente glielo chiesero.
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22. Camminiamo sull'incerto. La morte ci può colpire da un momento all'altro. Un bravo religioso mi diceva: "Sono sei anni che ogni mattina, appena mi sveglio e ogni sera quando vado a riposo, mi metto nelle disposizioni di morire quel giorno e quella notte". Tutti i giorni dobbiamo stare preparati. Al mattino belle comunioni, come se fosse il viatico. Alla sera dire bene la coroncina "fateci santi" e addormentarci sotto il manto e lo sguardo della Madonna e colle labbra posate sul costato di Gesù con l'occhio della mente rivolto al tabernacolo. Allora la morte sarà buona e il giudizio favorevole, la risurrezione gloriosa e il paradiso eterno.
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23. Breve è il faticare, il soffrire, il mortificarsi; ma eterno il godere.
Pensare molto in questo mese ai novissimi. Pregare per aumentare la fede in essi e lavorare per stare sempre pronti a morire.
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24. Nel fare il catechismo spiegate molto a lungo i novissimi. San Alfonso sempre ricorda i novissimi. Se mediteremo bene i novissimi, saremo veri religiosi. Questa è la vera sapienza: capire che questa vita conta poco, e che l'importante è pensare e prepararsi all'eternità.

San Pietro - Massa Martana (PG)
20 novembre 1949

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61 San Pietro - Massa Martana (PG), 20 novembre 1949