Beato Giacomo Alberione

Opera Omnia

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17. LA PREGHIERA INCONTRO CON DIO17
1. E' necessario distinguere fra la devozione e le devozioni, come vi si distinguono le regole del galateo e la buona formazione. Le devozioni sono pratiche di pietà che possono cambiare da persona a persona; alle volte sono anche poco buone. La vera devozione è dono di noi a Dio: non molte pratiche di pietà, ma donazione e consacrazione perfetta. Allora non si pensa che alle cose di Dio o inerenti il suo servizio; non si vuole che Dio e la sua gloria nei fratelli.
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2. La devozione ha due atti: allontanamento dal peccato e unione con Dio. La santità è grazia di Dio e carità. Per essere veramente virtuosi ci vuole l'intelligenza, poiché richiede conoscenza e consenso.
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3. Il dovere centrale dello stato religioso è tendere alla perfezione, non in modo qualunque, ma secondo le costituzioni. Se mancasse l'apostolato non ci si fa santi, perché è la volontà di Dio. Alimento di tutto è l'orazione, unico mezzo per raggiungere la santità è la preghiera. La santità viene da Dio, nessun altro può darla.
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4. La preghiera è l'incontro dell'anima con Dio, è un moto dell'anima verso di lui. Bisogna essere sempre svegli per sentire la spinta dell'anima verso Dio.
Vi è lo slancio, l'incontro, l'abbraccio del padre e del figliolo amantissimo.
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5. L'orazione infusa è propria delle anime assai semplici ed umilissime: "Ti ringrazio, o Padre, che hai nascoste queste cose ai savi e le hai rivelate ai piccoli" (Lc 10,21). E' per chi non fa tante parole e sa di non poter nulla nello stato soprannaturale.

Genzano (Roma) 27 marzo 1949

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17 Genzano (Roma) 27 marzo 1949