Beato Giacomo Alberione

Opera Omnia

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53.
IL CULTO A MARIA SANTISSIMA (I)

(PB 6, 1942, 91-96)

I.

1. Lungo tutta la storia della Chiesa, appare quanto fu vero il preannunzio fatto da Maria: «Tutte le generazioni mi chiameran beata» (Lc 1,48). In realtà, di secolo in secolo, il culto a Maria Vergine ebbe un'ammirevole espansione, e l'ha ancora oggi presso tutti i popoli, così che possiamo dire: tutti coloro che riconoscono Dio qual Padre, riconoscono anche Maria quale Madre.
Il fatto è molto solenne ed universale, tanto più che in ciò precede la Chiesa quale maestra. È una dimostrazione della legittimità e dell'utilità di questo culto.
Il culto che si rende a Maria è chiamato di iperdulia, ossia è un culto infinitamente inferiore al culto di latria, ma tuttavia è incomparabilmente superiore al culto che si rende agli angeli ed ai santi. Questo culto deve essere considerato secondo le dimensioni ricordate dall'Apostolo: ossia nella sua lunghezza, larghezza, altezza e profondità (cf Ef 3,18).
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2. La lunghezza del culto a Maria riguarda il tempo in cui è sorto ed il tempo della sua durata. Questo culto ebbe inizio al principio della storia umana. Aveva detto infatti il Signore al serpente tentatore: «Io getterò inimicizia fra te e la donna... essa ti schiaccerà il capo» (Gn 3,15). Fin da allora gli uomini fissarono la loro mente, con amore e speranza, in quella futura Donna, che avrebbe schiacciato il capo del serpente.
Col passar del tempo, la SS. Vergine col Figlio suo venne spesso annunziata attraverso le profezie. Alcune di queste profezie sono verbali: «Ecco, la Vergine concepirà» (Is 7,14); «Una donna chiuderà in sé un uomo» (Gr 3l,22), ecc. Altre profezie sono reali, ossia consistono nei «tipi», quali per esempio, sono: Eva, Sara, Rebecca, Rachele, Debora, Giuditta, Ester, il paradiso [terrestre], la terra promessa, il vello di Gedeone, l'arca di Noè, l'Arca del testamento, la scala di Giacobbe, ecc. Queste profezie, più o meno, furono anche conosciute dai popoli pagani, presso i quali la tradizione della caduta dei primi parenti e della promessa di un redentore, si era in qualche modo conservata. Mentre Maria veniva annunziata dai profeti, il popolo l'aspettava e venerava.
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Dopo che la beata Vergine divenne Madre del Verbo incarnato, subito, fin dai primi tempi del cristianesimo, cominciò ad essere venerata dai fedeli, specialmente, come si narra, da quelli che si erano ritirati sul monte Carmelo. Nelle catacombe rimangono delle immagini che ci testimoniano il culto dei primi fedeli verso Maria santissima.
Vengono poi le antichissime liturgie. Nella liturgia siriaca è contenuta l'invocazione: «O santa Maria, prega per noi peccatori». Il culto fa sempre maggiori progressi così che di esso si può ripetere quella frase: «È come la luce dell'alba, che va rischiarandosi fino a pieno giorno» (Pv 4,18). Nei tempi futuri, come Cristo sempre sarà più glorificato presso i popoli, così avverrà di Maria sua Madre.
S. Bonaventura, gran lodatore di Maria, dice a se stesso: «Rallegrati, o anima mia, e allietati in essa, perché molti beni sono preparati per coloro che la lodano. Se infatti tutte le scritture parlano di essa, lodiamo la Madre di Dio continuamente con il cuore e con la lingua, affinché veniamo condotti da lei ai godimenti eterni». Il De Kempis così fa parlare Maria con il Figlio suo: «O Figlio, abbi pietà dell'anima del tuo amatore, e del mio laudatore». Di qui il fatto che tutti i santi Pontefici, i dottori, i pastori di anime non mai cessarono di scrivere e di parlare di Maria. Se ne ha un esempio in S. Francesco di Sales, in S. Bernardino da Siena, in S. Domenico, in S. Francesco d'Assisi, in S. Anselmo, in S. Bernardo Abate, in S. Alfonso de' Liguori, in S. Giovanni Bosco, ecc. E come ottennero da Maria la dottrina e la santità, così ottennero da Maria copiosissimi frutti per le anime ad essi affidate. Ogni anima è e deve sentirsi bambina nella vita spirituale e debole; ai bambini si dà loro una madre che li sostenti e che li difenda, e che li faccia crescere fino all'età piena, in Cristo Gesù.
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3. La larghezza del culto appare se si considera presso gli antichi popoli ove era viva l'attesa della Vergine «che doveva partorire». Viene spesso ricordato il fatto che i Druidi, molti secoli prima della venuta di Cristo, innalzarono una statua appunto alla Vergine «che doveva partorire». Le Sibille, di quando in quando, così disponendo Dio, parlarono della Vergine; tra di esse è celebre la Sibilla di Cuma: «Già viene la Vergine».
Presso i cristiani era del tutto logico che il culto a Maria penetrasse in ogni luogo dove penetrava la religione cristiana. È vero che nei primi tempi, questo culto non era così esteso ed intenso come lo è adesso; e ciò con ragione, per non dare ai pagani occasione di confondere il cristianesimo con le religioni politeistiche, che sono piene di generazioni di dei. Tuttavia nei secoli successivi per tutto il medio evo e nei tempi moderni, questo culto ottenne in ogni luogo, una tale estensione, che ormai più nessuna regione cristiana sfugge al calore della Vergine Maria. E ciò è pienamente conforme alla dottrina della Chiesa e dei dottori. S. Bernardo dice: «Perché la fragilità umana ha paura di accostarsi a Maria? In Maria non vi è nulla di austero, nulla di terribile; è tutta soavità, ed offre a tutti latte e lana: ringrazia colui che ti ha dato una simile mediatrice. Si fece tutta a tutti, ai sapienti ed agli ignoranti, si fece debitrice per la sua grandissima carità. A tutti apre il seno della misericordia, affinché tutti ricevano della sua sovrabbondanza: il prigioniero vi abbia la liberazione, il malato il rimedio, il peccatore il perdono, il giusto la grazia, gli angeli la letizia, il Figlio la carne, in modo che nessuno sia privato del suo calore». A questa larghezza, ossia all'estensione del culto, deve cooperare il pastore di anime, e per molti motivi. Maria è la Vergine che deve essere predicata, secondo l'invocazione che la Chiesa fa nelle litanie.
Le grandezze di Maria sono tali che mai nessuna lode è sufficiente neppure, come dice S. Agostino, «se tutte le nostre membra si trasformassero in lingue, sarebbe ad alcuno possibile lodarla sufficientemente». Lodare Maria è un ottimo mezzo di salvezza. Lodare Maria è di grande giovamento alle anime che sono sotto la nostra cura. «Onorare Maria è tesoreggiare la vita eterna» (S. Bonaventura). «Coloro che la onorano in questo secolo, saranno da lei onorati nel secolo futuro» (Riccardo di S. Vittore). Nella sacra liturgia, a Maria vengono applicate le parole: «Coloro che m'illustrano avranno la vita eterna» (El 24,31).
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II.

1. La sublimità del culto alla beata Vergine Maria si conosce da alcuni segni: a) Dalle lodi tributate dalla Chiesa a Maria, nel Breviario e nelle Messe celebrate lungo l'anno in suo onore, e ricavate dalle parole dei libri Sapienziali. Per esempio: «Io,... abito nel consiglio e presiedo ai saggi pensieri... A me appartiene il consiglio e l'equità, a me la prudenza, a me la forza... Ab eterno fui stabilita, al principio, avanti che fosse fatta la terra: non erano ancora gli abissi, ed io ero già concepita. Non ancora le sorgenti delle acque rigurgitavano... Quando preparava i cieli io ero presente, quando con legge inviolabile chiuse sotto la volta l'abisso... Io ero con lui a ordinare tutte le cose» (Pv 8,12.14.23 s. 27.30).
b) Dagli elogi dei Padri, sia nei loro commentari sulla sacra Scrittura, sia in opere che promuovono ex professo il culto a Maria, ed un culto non di latria, ma di iperdulia. Tra essi, meritano di essere ricordati: Efrem, Tarasio, Sofronio, Epifanio, Andrea di Creta, Giovanni Damasceno, Agostino, Bernardo. I Dottori poi scrissero di Maria Madre di Dio magnifiche lodi, e le predicarono. Così fecero S. Francesco di Sales e S. Alfonso. Inoltre è del tutto impossibile conoscere tutta la vastissima letteratura sorta per lodare la beata Vergine Maria, letteratura varia, erudita o devota. Ogni giorno ancora i Sommi Pontefici ed i vescovi predicano le lodi di Maria con grande dottrina e pietà.
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c) Molte sono le feste e gli uffici dalla Chiesa concessi o comandati, in onore della Vergine Maria: ogni singolo titolo viene celebrato con una speciale festa. In tutte le nazioni cristiane vi sono numerosi santuari dedicati alla beata Vergine; in tutte le città e paesi vi è qualche cappella, in tutte le chiese qualche altare in suo onore. In ogni luogo Maria è venerata; in ogni anno le si dedica almeno un mese; in ogni settimana il sabato; in ogni giorno viene onorata tre volte con la recita dell'Angelus.
d) Nella recita del divino ufficio, i sacri ministri sono obbligati a dire in principio di ogni ora la salutazione angelica; così al termine dell'ufficio, secondo i diversi tempi dell'anno, devono salutare Maria SS. con un'opportuna antifona composta in onore di lei. Tutti poi conoscono quanto sia frequente nella Chiesa la recita del santo Rosario, e come il mese di ottobre sia consacrato a questa devozione.
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e) Tutta la cristianità, anzi tutta l'umanità, sente amore e devozione verso la Vergine. Ne viene che tutte le arti concordemente innalzano a Maria uno stupendo inno di lode. L'architettura, con magnifici santuari, che abbondano in Roma e nel mondo. La scultura ha dedicato alla Vergine, in tutto il mondo, innumerevoli statue. La pittura ha riprodotto ogni mistero ed ogni episodio della vita di Maria, e in gran numero come si può costatare. L'arte poetica e la musica, da Sedulio e Prudenzio, da Paolo Diacono ed Adamo di San Vittore, fino agli eccellenti poeti della rinascenza e dell'epoca moderna e contemporanea, ha lodato Maria.
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2. La profondità del culto tributato alla beata Vergine si conosce: prima di tutto dal fatto che essa è inclusa nella stessa professione di fede della SS. Trinità e dell'incarnazione e degli altri principali dogmi. In secondo luogo, dal fatto che la devozione a Maria è moralmente necessaria alla salvezza e porta con sé un vero segno di predestinazione. In terzo luogo, perché la devozione a Maria è radicata intimamente nel cuore dei fedeli assieme all'amore verso Cristo Gesù Figlio suo. In quarto luogo perché questa devozione produce ammirevoli e soprannaturali effetti per la fede, la morale, la liturgia: la fede infatti si rafforza, la morale si innalza, specialmente nella verginità, nella carità e nella fortezza; la liturgia si arricchisce di splendide feste.
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3. Mi esaminerò diligentemente riguardo alla fede, all'imitazione, al culto che ho verso la Vergine Maria. E di questi punti considererò due aspetti: come mi diporto io nella fede, nell'imitazione e nel culto della Vergine, come insegno queste cose con la parola e con l'esempio alle anime a me affidate.
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III.

1. La devozione a Maria Vergine è moralmente necessaria. Ciò appare dalla divina disposizione: questa è la volontà di Dio, il quale volle che noi ricevessimo tutto da Maria, come disse S. Bernardo. Vuole infatti Dio che noi aspettiamo ogni bene dalla potentissima intercessione della Vergine Maria.
Secondo la giustizia, «non vi ha che un solo Dio, un solo mediatore tra Dio e gli uomini, l'uomo Cristo Gesù» (1Tm 2,5), ma vi è una mediatrice di grazia con l'intercessione, ed è Maria Madre di Dio. Tutto ciò che ottiene Maria, l'ottiene dalla bontà di Dio, per i meriti di Cristo. La beata Vergine ci diede Cristo, dal quale venne al mondo la salvezza; e siccome tutti i nostri beni sono in Cristo, similmente ogni bene è passato da Maria. Nelle nozze di Cana di Galilea, Maria pregò umilissimamente Cristo con le parole: «Non hanno più vino» (Gv 2,3). Gesù, siccome non aveva ancora iniziato ad operare pubblicamente miracoli, a questa domanda rispose: «Donna, che desideri da me in questo? L'ora mia non è ancora venuta» (Gv 2,4). Queste parole sembravano significare che Gesù non voleva esaudire le preghiere della Madre, per non invertire l'ordine stabilito da Dio. E non ostante il miracolo fu compiuto, e quale miracolo! Tutti ne rimasero ammirati ed i discepoli di Gesù credettero in lui. «Così Gesù fece il primo dei suoi miracoli in Cana» (Gv 2,11); e questo costituisce quasi la regola, che Dio sempre seguirà: concedere le grazie per intercessione di Maria. «Se di fatto, dice S. Girolamo, in Cristo vi fu la pienezza della grazia come nel capo da cui affluisce, in Maria questa pienezza vi è come nel collo che la comunica al corpo».
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2. S. Agostino insegna che: «essendo la beata Vergine vera madre di Cristo, essa generò il Figlio suo, che è il capo di tutti gli uomini; è perciò cosa del tutto logica che dalla beata Vergine proceda pure la generazione di tutte le membra di Cristo, fino alla completa formazione del corpo di lui. Questa generazione spirituale avviene con la comunicazione delle grazie e dei doni e delle virtù, che sono richieste per la salvezza». Nella sacra liturgia, dalla Chiesa vengono applicate a Maria le parole: «In me ogni speranza di vita e di virtù... In me ogni grazia della vita e della verità» (El 24,25); «Chi troverà me avrà trovato la vita, e riceverà dal Signore la salute» (Pv 8,35); «Quelli che lavorano per me non peccheranno; coloro che m'illustrano avranno la vita eterna» (El 24,30s.). S. Antonio perciò dice: «Per Maria uscì dal cielo tutto ciò che venne nel mondo di grazia». E S. Bernardino: «Per le mani di Maria vengono distribuiti tutti i doni, tutte le virtù e tutte le grazie, e vengono dati a chi lei vuole, quando lo vuole e nel modo che lo vuole». E Suarez: «La Chiesa sente che l'intercessione della beata Vergine Maria le è utile e necessaria».
Se tutte le grazie vengono elargite per mezzo di Maria, è necessario chiederle a lei. «Chiunque desidera ricevere la grazia dello Spirito Santo, cerchi il fiore sulla verga, attraverso la verga giungerà al fiore, e attraverso il fiore giungerà allo spirito» (S. Bernardino). Per mezzo di Maria infatti tutte le difficoltà scompaiono, e le opere più difficili divengono le più facili, e si ottengono grazie veramente efficaci. «Cerchiamo dunque grazia, e cerchiamola attraverso Maria», dice S. Bernardo. Come un bambino non può vivere senza la nutrice, così l'uomo non può avere la salvezza senza la nostra Signora, secondo il pensiero di S. Bonaventura. Possiamo concludere dunque con S. Germano: «Nessuno, o santissima, può giungere a conoscere Dio, se non per tuo mezzo, o piena di grazia!».
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3. Consideri dunque il pastore quale sia la via della salvezza, tanto per sé quanto per il popolo a lui affidato: questa via non può essere altra all'infuori di Maria, che è la porta del cielo, il rifugio dei peccatori, la madre della grazia divina, l'aiuto dei cristiani, la consolatrice degli afflitti e la speranza nostra. Questa è la via che Dio sempre seguì ed ancora segue per elargire le grazie. Questa è l'ordinaria economia della distribuzione; perché così Dio vuole onorare Maria. Se tu vorrai passare per un'altra strada, è seriamente da temersi che tu non possa trovare le grazie.
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Spesso il pastore geme per il gregge che corre ai pascoli avvelenati e nella via della perdizione; per i peccatori ostinati; per gli scandali; né trova rimedi proporzionati al male; la sua voce risuona nel deserto. Si rifugi presso Maria, e la preghi incessantemente; istituisca qualche pia pratica, e l'adempia fedelmente; per esempio, la celebrazione solenne del mese mariano, del sabato, delle feste della beata Vergine Immacolata, dell'Assunta, del Rosario, oppure il Rosario quotidiano recitato verso sera in parrocchia con i fedeli; oppure stabilisca una congregazione mariana. E questa salutare via la tenga, quando vuole dare vita a qualche opera per la gioventù, per gli uomini, per l'istruzione catechistica, per la frequenza ai santi sacramenti. Maria è la via mirabilmente sicura; anzi in questa via abbonda la felicità e la soavità.
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Il pastore di anime ha bisogno di speciali virtù per compiere il suo ministero a salvezza delle anime. Ha infatti il dovere di predicare, di ministrare, di edificare, di governare il gregge dei fedeli. Ha il dovere di pregare: infatti il gregge ha le grazie sufficienti, il pastore con le preghiere deve ottenere anche l'efficacia delle grazie: ciò sarà più facile con la devozione alla Vergine Maria. Ha il dovere di predicare e di istruire la plebe: preghi sempre la Regina degli Apostoli, affinché possa sempre zelare, con efficacia, il catechismo ai bambini, ai giovani ed a tutti i fedeli; domandi alla beata Vergine l'efficacia della parola, la retta organizzazione del catechismo, la chiarezza e l'unzione nella predicazione, essendo questo un dovere assolutamente necessario e difficile. Ha il dovere di amministrare i sacramenti del battesimo, della santissima eucaristia, della penitenza, del matrimonio, dell'estrema unzione, in modo degno; con devozione ogni giorno, si raccomandi alla Vergine, che è vaso insigne di devozione. Ha il dovere di governare il popolo con sapienza, prudenza, fortezza, carità: questo dovere l'adempirà più facilmente con la devozione a Maria Vergine; Ella è infatti la Madre del divin Pastore ed in vari luoghi si celebra la Messa sotto questo titolo. Il cuore del pastore d'anime deve essere formato dalla Madre del divin Pastore.
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