Beato Giacomo Alberione

Opera Omnia

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XII. BELLEZZA DI UNA VOCAZIONE
Che bella grazia poter venire a qualunque ora in chiesa e trovare Gesù che aspetta e che sente e che risponde e che offre la sua grazia, e qualche volta asciuga le lacrime e qualche volta comunica più forza e qualche volta cambia la tristezza in letizia e lo scoraggiamento in generosità! Dio con noi! Che grande cosa!
Gli Ebrei, quando si son trovati davanti al monte Sinai ed han veduto che il monte si copriva di nuvole dense e poi scrosciavano i fulmini, rombavano i tuoni, si son rivolti a Mosè dicendo: «Va tu a parlar col Signore. Che non dobbiamo andare noi; temiamo di morire, il Signore si presenta in una forma tanto terribile!» [cf. Dt. 5,24.27].
Eh già, il tempo antico era il tempo del timore.
Il testamento nuovo è il testamento di amore.
Gesù non sta più nel tabernacolo ravvolto nelle nubi scure, né si vedono i lampi, né si sentono i tuoni... È amabile Gesù! Si lascia avvicinare quanto vogliamo e viene fino a quell'eccesso di rinnovare il suo sacrificio della croce e di farsi mangiare da noi. Com'è buono Gesù buon Pastore!
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La legge antica era tutta ispirata al timore, la legge nuova è tutta ispirata all'amore! E il massimo segno di amore? Possiamo dire non è ancora stato quel[lo] della croce, è quel[lo] della messa, il voler cioè continuare in mezzo /a/ (a) noi il sacrificio della croce, perché altrimenti il sacrificio sarebbe un fatto storico. Ma Gesù ha voluto che fosse un fatto continuo, non solamente storico - un grande avvenimento - Ha voluto che fosse un fatto continuato perché egli è sempre in istato di morte per gli uomini.
Vuole che, rinnovandosi il sacrificio della croce continuamente sulla terra, dal mattino all'altro mattino, seguendo il corso del sole, ecco vuole che il calvario sia sempre vivo, reale in mezzo all'umanità.
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E poi l'altro eccesso: «Prendete e mangiate; questo è il mio corpo» [Mt. 26,26], fino a farsi mangiare. Gran cosa morire per noi peccatori, il Pastore per le pecorelle! Ma è ancora, possiamo [dire], un eccesso maggiore il volersi convertire in pane, cioè mettersi sotto la specie di pane e di vino ed essere nostro nutrimento. E il nutrimento come avviene? Nutrisce il corpo? E no, andate a far colazione per il corpo dopo, no? È nutrimento dello spirito, dell'anima, perché: Panem de coelo praestitisti eis (a). Cosa nutre? La mente, /cui/----(b) comunica le sante verità. Ci porta un aumento di fede e quella deve esser la prima grazia perché la fede è il primo amore. Il primo amore non sta nel cuore ma sta nel l'accettare, aderire a quel che ha predicato.
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Ecco. «/Chi crede sarà salvo/» (a) [Mc. 16,16], perché? Perché ha il primo amore verso Dio e quindi è degno di esser salvato, è degno... Credendo a Dio, credendo al vangelo, credendo alla chiesa, ecco, credendo, vien purificato: Qui crediderit, et baptizatus fuerit, [salvus erit] [Mt. 16,16], viene purificato e allora [è] degno di essere ammesso in cielo. Crede e poi di là vedrà. Si crede per esempio a Gesù presente nel tabernacolo, e di là poi si vedrà come Egli stava nel tabernacolo. Il mistero eucaristico si vedrà perché il Signore ci darà una luce speciale, lux aeterna (b), che non è come questa qui, la luce elettrica; è un'altra luce, una luce eterna. Egli stesso, Dio, sarà la luce. Sì, grande cosa questo, ma per voi poi ha preparato anche grazie particolari: la vocazione. Egli si comunica a tutti i fedeli; ma con le pastorelle, che hanno la missione che egli ha avuto, allora si comunica in una maniera particolare.
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La vocazione è bella, per quanti motivi? Prima di tutto perché è la stessa vocazione, la stessa missione di Gesù. Nel Credo della messa domenicale che cantate, nel Credo della messa in sostanza si dice: Propter nos homines, et propter nostram salutem descendit de coelis. Et incarnatus est de Spiritu Sancto ex Maria Virgine: et homo factus est. La suora, la figlia aspirante «per gli uomini e per la loro salvezza» entra nel convento e si consacra a Dio in quella stessa maniera o quella imitazione, meglio, di Gesù buon Pastore.
Il figlio di Dio ha preso le forme di buon Pastore per gli uomini e per la salute e salvezza loro! Ecco a che cosa (a) vi ha mandato il Signore, ecco la bella chiamata! Quando il Figlio di Dio ha visto che gli uomini erano rovinati per il peccato originale ha detto al Padre celeste: «Padre se vuoi manda me, a salvarli» [cf. Is 6,8].
E voi, rispondendo alla vostra vocazione, avete detto: «Signore, se volete, mandate me. Io andrò aiuterò le anime, cominciando dai bambini fino ai morenti, in maniera di portarli alla beatitudine eterna e, un giorno, queste anime, essere cambiate in tanti angeli che canteranno le vostre glorie in paradiso». La vocazione di Gesù! La vostra vocazione!
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Secondo: la vostra vocazione è bella, bellissima, perché appunto è una chiamata a lavorare nelle anime, sulle anime, con le anime, per le anime, e spender la vita come l'ha spesa Gesù: per le anime! Vi sono suore che fanno scuola, buono; vi sono suore che lavorano nelle cliniche, negli ospedali, è buono; vi sono suore che si danno alle opere sociali, è buono questo. E adesso vi sono parecchie suore che studiano anche medicina per lavorare sopra i corpi.
Ma il vostro lavoro - diciamo così - la vostra materia di lavoro non è una cosa umana, non è una cosa di terra, non è una cosa corporale. Non è che comunichiate soltanto una scienza come l'aritmetica o la geografia. La vostra materia di lavoro, - prendiamo «materia» in un senso diverso da quel comune - sono le anime. Le anime! Che differenza dal lavorare sopra un'altra materia che sono i corpi!
E il cibo che voi date è in primo luogo un cibo spirituale, e cioè quello che nutre la mente, <e> la verità, la verità. L'istruzione catechistica, la verità che salva avete da dare, eh, sì.
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In terzo luogo, la vostra vocazione è bella perché unisce la vita attiva con la vita contemplativa. Avete tanto di pietà nelle vostre regole e nei vostri orari della giornata e nella settimana e nel mese e nell'anno, tanto di pietà che costituisce la vita contemplativa, ecco.
E l'adorazione che fate sostituisce il canto che fanno tante suore nei loro conventi, /quelle/ (a) che sono particolarmente in clausura. Voi sostituite questo con l'adorazione, con l'ora di adorazione, facendo una cosa che parte dall'anima perché è l'anima stessa che parla con Gesù. Non si cantano parole <di>prese da altri, sia pur dalla Scrittura, e non si dicono al Signore delle cose che non si comprendono, ma dite cose vostre, le cose che sono nell'anima, cose che partono dal cuore. Quanto [è] più bello questo!
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Oh, la vocazione è bella! Certamente che richiede un po' di generosità, perché le cose belle sono anche rare: Omnia preclara rara (a), tutte le cose belle sono rare e se non fossero rare non sarebbero ammirate, cercate. Vi è più ferro che oro nelle miniere ed ecco che il ferro è cercato sì, ma l'oro molto di più perché è di maggior valore ed è di maggior valore in quanto è più raro. *** Oh. Quindi la vocazione vostra può essere anche considerata bella in questo senso. Molte volte non lo comprendono, e non lo comprendono specialmente i secolari, perché bisogna dire che il mondo raramente comprende le cose spirituali come le comprendete voi, raramente. Voi avete altri lumi e avete un'altra istruzione.
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La vostra vocazione è bella, ma allora richiede anche dei sacrifici. Sì, richiede dei sacrifici sempre in una certa misura. Durante la preparazione forse ne richiede di più perché quando si lavora già sul campo - voglio dire nelle parrocchie - allora si ha anche una certa soddisfazione in quanto si vede il frutto. Se quei bambini faranno bene la prima comunione, la suora che li ha preparati è contenta e soddisfatta, invece qui studiate, studiate e poi non vedete il frutto, non avete la consolazione di vedere subito quello che hanno prodotto, portato i vostri sacrifici! Però è preparazione necessaria e si farà tanto più bene quando si è più preparate.
E d'altra parte, quando si è nel periodo di preparazione si fanno due lavori e cioè si corrisponde e [ci] si prepara a corrispondere sempre meglio alla vocazione religiosa, alla vita religiosa. E oltre a questo, [ci] si prepara a corrispondere sempre di più alla vocazione apostolica. Perché due sono le vocazioni che avete: a vivere da religiose come son le suore che stanno nei conventi chiusi e a vivere l'apostolato, quindi vocazione apostolica, doppia vocazione. Non scoraggiarsi se quindi il sacrificio, il lavoro è doppio, no! È doppio! Quanto più è profonda la preparazione tanto più sarà grande il frutto della vita religiosa, la santità religiosa; e quanto più è la preparazione tanto più sarà grande il frutto della vita apostolica.
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Benedir sempre il Signore per la bella vocazione. Sì! Cantare al Signore molti Magnificat colla Madonna, colla Madonna! E cantare tante volte anche alla Madonna non solo: Magnificat anima mea Dominum [Lc. 1,46], ma ancora: Magnificat anima mea Mariam (a), l'anima mia loda Maria. Eh sì! Riconoscenza per la vocazione e corrispondenza alla vocazione, in letizia, sempre in letizia! Al Signore piace che anche se dobbiamo fare un sacrificio lo facciamo volentieri, con animo gioioso: più merito, meno fatica e più risultato, allora. Il Signore vi benedica: andate avanti serene.
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(*) Domani è la festa della Regina degli Apostoli (a), la festa liturgica questa, l'altra era la festa esterna. E allora ricordare quel giorno fortunato in cui Maria si trovava nel cenacolo con gli Apostoli e li faceva pregare e li incoraggiava e, con essi, ottenne l'effusione dello Spirito Santo nella Pentecoste. Maria, in mezzo /a/ (b) voi, che ottenga una grande effusione di Spirito Santo e i sette doni. <Noi dobbiamo> Noi sacerdoti dobbiamo oggi recitare l'ufficio e domani celebrare la messa della Regina Apostolorum.

Albano Laziale (Roma)
6 maggio 1958

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152 (a) R: di.

153 (a) Dal rituale per la comunione fuori della messa; (cf. Sap. 16,20).
(b) Parola incomprensibile.

154 (a) V: Chi crederà e sarà battezzato, sarà salvo.
(b) Inizio del responsorio di comunione della messa dei defunti (dal libro apocrifo 4 Esd 2,35).

155 (a) R: a quello che.

157 (a) R: quelli.

158 (a) Espressione proverbiale.

160 (a) Dal libro Le preghiere della Famiglia Paolina, Suore Pastorelle EP 1965, pag. 238.

161 (*) Don Alberione terminata la predica, riprende il discorso aggiungendo questa riflessione.
(a) Detta festa si celebra il 1° sabato dopo l'Ascensione (nel 1958 si è celebrata il 17 maggio).
(b) R: di.