Beato Giacomo Alberione

Opera Omnia

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La festa dell'Annunciazione, da autorevoli scrittori, si ritiene istituita da Papa Gelasio I (V secolo). Dapprima era detta Annuntiatio Angeli ad B. Mariam Virginem e anche Annuntiatio Domini. Dal secolo VII fu sempre celebrata con grande solennità, tanto in Oriente quanto in Occidente.
S. Agostino, seguendo un'antica tradizione, dice (Lib. IV de Trinit., c. 5) che il mistero dell'Incarnazione si compi il 25 marzo.

Fine. - Il fine della festa è espresso nella prima parte del Vangelo che si legge nella Messa: «L'Angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea detta Nazareth, ad una Vergine sposata ad un uomo della casa di David, di nome Giuseppe, e la Vergine si chiamava Maria. Ed entrato da lei l'Angelo disse: Salute, o piena di grazia; il Signore è teco! Benedetta tu fra le donne. Le quali cose, avendo ella udito, si turbò alle sue parole e andava pensando che specie di saluto fosse quello. E l'Angelo le disse: Non temere, Maria, poiché hai trovato grazia presso Dio. Ecco che concepirai e partorirai un figlio e gli porrai nome Gesù» (Luc. 1,26-31).
Questo il tratto della celeste ambasciata. Essa deve dirsi la più grande e più solenne che si sia compiuta in terra; poiché chi manda è la SS. Trinità; il Messaggero è un Principe della corte celeste. il cui nome suona la forza di Dio; la persona cui l'ambasciata è diretta è Maria SS.; il fine poi, per cui Dio manda, è di redimere l'umanità intera.
Nel momento stesso in cui la Vergine diede alle parole dell'Angelo il suo assenso, il Figliuolo di Dio, per opera dello Spirito Santo, si incarnò
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nel seno purissimo di Lei; e cosi ebbe principio la salvezza del genere umano.
Ecco l'oggetto della festa: oggetto che si può dire duplice, perché si riferisce a due grandi misteri che sono: l'Incarnazione del Verbo nel seno di Maria e la Divina Maternità dell'umilissima Vergine Maria.

Lo spirito. - Io vi saluto, esclama S. Gregorio Taumaturgo, tempio di Dio vivente; perché voi darete alla luce la suprema gioia del mondo: sarete la gloria delle vergini, il giubilo delle madri: Ave, animatum Dei templum, quia summum totius mundi gaudium paries, eris virginum gloriatio, et matrum jubilatio.
Era preparata e divinamente adorna la casa in cui doveva abitare Colui che né il cielo, né la terra possono contenere.
«Maria, commenta S. Pier Crisologo, è piena di quella grazia che diede gloria al Paradiso, Dio alla terra, la fede alle genti, la morte ai vizi, l'ordine alla vita, una regola ai costumi».
E S. Agostino: «Maria fu ripiena di grazia, Eva fu mondata dalla sua colpa; la maledizione di Eva si cambiò nella benedizione di Maria».
S. Bernardo dice: «La meravigliosa Incarnazione del Verbo è un mistero che la SS. Trinità ha voluto operare da Se stessa in Maria: sola e con Maria sola. Solo alla Beata Vergine fu dato a comprendere quello che ella doveva provare».
Il Signore promette al re Acaz un prodigio e questo è che una Vergine concepirà e partorirà un Figlio: Dabit Dominus ipse vobis signum: Ecce Virgo concipiet et pariet Filium (Is. 7,14).
Nel giorno dell'Incarnazione il Cielo cominciò
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a riguardare benignamente la terra, l'uomo poté sollevare il capo e il demonio cominciò a tremare perché la preda stava per sfuggirgli.

Nel Breviario. - «Dio onnipotente e clemente, la cui natura è bontà, il cui volere è potere, la cui opera è misericordia, appena la malizia del diavolo ci attossicò col veleno della sua invidia, fin dagli stessi primordi del mondo preannunciò il rimedio della Sua pietà, destinato a rinnovare i mortali, quando dichiarò al serpente che dalla donna sarebbe nato Uno il quale con la sua virtù avrebbe schiacciato la sua testa orgogliosa e maliziosa, annunziando con ciò che il Cristo sarebbe venuto nella nostra carne, Dio insieme e uomo, e che, nato da una Vergine, avrebbe condannato con la sua nascita immacolata il rovinatore del genere umano.
«E perché il diavolo, dopo aver ingannato l'uomo con la sua astuzia, si rallegrava nel vederlo privato dei doni celesti e, spogliato del privilegio dell'immortalità, sottoposto ad una terribile sentenza di morte, e d'aver così trovato una certa consolazione ai suoi mali nella compagnia d'un prevaricatore, e che anche Dio, obbedendo alle esigenze di una giusta severità, aveva cambiato le sue disposizioni a riguardo dell'uomo che aveva creato in uno stato così onorifico; fu necessaria l'economia d'un profondo disegno, perché un Dio immutabile, la cui volontà non può cessare di essere buona, compisse con un mistero ancor più profondo, le prime intenzioni del suo amore; e perché l'uomo trascinato nella colpa dall'astuzia e malvagità del demonio, non perisse, contrariamente al fine che Dio s'era proposto.
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«Giunti pertanto i tempi prestabiliti alla Redenzione degli uomini, nostro Signore Gesù Cristo dalla sede del cielo discende e viene quaggiù, senza però lasciare la gloria del Padre; generato con un nuovo ordine e con una nuova nascita; con un nuovo ordine, poiché invisibile nella sua natura, si è reso visibile nella nostra; egli immenso volle essere limitato; sussistente prima del tempo, ha voluto cominciare ad essere anche nel tempo; Signore dell'universo prese la forma di servo, velando la dignità della sua maestà; Dio impassibile, non sdegnò di farsi uomo passibile; e, immortale, di assoggettarsi alle leggi della morte».

Frutti. - 1. La dignità della Vergine SS,. per essere stata scelta a divenire la Madre del Figlio di Dio, ha dell'infinito; poiché, come dice S. Agostino, «nessuna creatura uguaglia Maria». La divina Maternità, in lei, spiega tutte le grazie e tutti i privilegi che le furono accordati, come spiega la sua sovranità in cielo ed in terra. «L'eccellenza infinita del frutto, dice Alberto Magno, è l'indizio di una certa eccellenza infinita nell'albero; e qui è il Figlio che comunica, senza misura, questa eccellenza a Sua Madre».
2. Ammiriamo le grandi virtù di Maria e congratuliamoci con lei per l'alto onore che le ha fatto il Signore, veneriamola profondamente. Ringraziamola pure del grande contributo che ella portò all'opera della Redenzione; e, nel tempo stesso, animiamoci alla più grande confidenza e devozione verso di lei.
3. L'annuncio dell'angelo Gabriele a Maria SS. è ricordato da Dante come il più grande avvenimento
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che decise la salvezza del genere umano:

«L'Angel che venne in terra col decreto
della molt'anni lacrimata pace,
che aperse il ciel dal suo lungo divieto»
(Purg. 10,34-36)

Con le quali parole il poeta, rifacendosi al testo di S. Luca (1, 26-28), accenna precisamente all'annuncio della nascita del Salvatore, sospirata da sì lungo tempo. Dice «lacrimata pace» quella che si compì tra Dio e l'uomo e che fu implorata con lacrime. Questa pace aprì agli uomini il cielo che era stato ad essi chiuso, per il peccato di Adamo, fino alla morte di Gesù Cristo, prima della quale

Spiriti umani non eran salvati (Inf . 4,63 ).

Ed è quello che dice S. Tommaso: Per peccatum praecludebatur homini aditus regni caelestis... ante passionem Christi, nullus intrare poterat regnum caeleste: Per il peccato era chiuso all'uomo l'ingresso del regno del cielo... prima della passione di Gesù Cristo nessuno poteva entrare nel celeste regno (S. Th. 3, 49, 5).
4. L'«Angelus Domini» ricorda il beneficio dell'Incarnazione. Il Pontefice Urbano II, nel concilio tenuto a Clermont nell'anno 1095, stabilì che ogni giorno si suonassero le campane al mattino, al mezzodì ed alla sera; e che ogni volta si recitasse la «Salutazione angelica». Lo scopo del Pontefice fu quello di indurre i fedeli a lodare e ringraziare Dio del beneficio dell'Incarnazione.
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