Beato Giacomo Alberione

Opera Omnia

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12. FIDUCIA NELLA VOCAZIONE PAOLINA
E FEDELTÀ*

È grande grazia del Signore quando possiamo fare un po' di bene, perché le ricchezze nostre sono i meriti. Le vere ricchezze sono quelle che ha detto Gesù Cristo: «Tesoreggiate per il paradiso»1. Se voi avete potuto fare un po' di bene in questa regione, recitate un bel Magnificat. Riconoscenza [perciò] al Signore per il bene che si è già fatto qui e per quello che si farà nel futuro, cercando vocazioni, diffondendo libri e buone pellicole. Tutto questo bene che si spera di fare è grazia di Dio, riconoscenza dunque a Dio. Oh, se conoscessimo tutto quello che il Signore vuole da noi, quanti maggiori meriti! Abbiate fiducia, il Signore è con voi.
Occorre confidare in Dio. Gesù è con voi, perché è presente nell'Eucaristia in quanto Dio e in quanto uomo.
Ricordare: «Di qui voglio illuminare»2: Gesù vuole illuminare le anime. Il sole illumina la terra, la luce di Gesù Cristo che si riversa sulle anime nostre, si riversa poi sulle anime, sugli uomini. Noi siamo la luce che si riflette dalla libreria, dalle parole, come da uno specchio. Anche Gesù fece apostolato con la parola, quando gli veniva bene diceva una parola qua e là. Voi siate ben istruite da poter illuminare.
Mi avete raccontato alcune cose ieri: la lingua che vi ha dato il Signore si usi per il bene. La lingua usarla non solo per parlare, cantare, ecc., ma anche per illuminare i fedeli. Aiutare Gesù ad illuminare: non che lui abbia bisogno che l'aiutiamo, ma vuole che l'aiutiamo perché siamo strumenti nelle mani di Dio.
«Non temete, sono con voi»3. Non temere che altri abbiano più mezzi di noi. Il libro L'anima dell'apostolato ce lo dice:
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L'azione viene dall'orazione4. Tutto viene dalla preghiera. Non temere: le nostre parole possono essere povere, ma Dio può dare forza e vita. S. Francesco Saverio venne in Italia e non imparò mai bene la lingua, ma quando parlava scuoteva, muoveva. Questo vuol dire che quando Dio è con noi, non c'è da temere.
Dovete sempre mantenere lo spirito paolino, meditare il libro delle Costituzioni che è il direttore dello spirito, dell'apostolato economico. Sono le più belle Costituzioni che esistono. Leggerle, meditarle, praticarle e viverle tutte, non in parte; ogni suora deve dire: Sono entrata per santificarmi, per esercitare l'apostolato moderno.
Cercare le vocazioni, parlare alle vocazioni. L'Istituto è adatto ai tempi.
In tutto ricordare sempre i novissimi: Che cosa vorrei aver fatto in punto di morte? Come desidero presentarmi al giudizio di Dio? Sarò contenta della mia vita? Che vedrò: brutture o meriti nella mia vita? Pensare al paradiso. [Purtroppo] c'è sempre chi tradisce la vita religiosa. Ricordare la risurrezione finale: le anime buone risorgeranno con i corpi splendenti. Le anime religiose devono vivere con più fiducia e sicurezza di evitare l'inferno e di meritare un bel paradiso se osservano bene le Costituzioni. Se osservate le Costituzioni e ricordate i novissimi, andaste anche in capo al mondo, i superiori possono essere sicuri e tranquilli.
Adesso che avete già aperto qualche libreria, e cercherete di aprirne ancora altre, dovete cercare di stare sempre più alle Costituzioni, di osservarle sempre meglio, perché allargandovi così si è sempre più lontane dagli occhi e dalla vigilanza dei superiori.
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che è grave disgrazia trascurare questo dovere. Quindi aumentare la fede. L'abbiamo noi?

2) Ordinare tutta la vita al paradiso. Se si domandasse alle anime dove vanno, risponderebbero: Al mercato, al lavoro, ecc. Ma: Perché vivete? Non lo sanno. Vivere sulla terra non solo per guadagnare un po' di pane, ma anche meriti per il paradiso.

3) Pregare per avere la forza di stare o di rimettersi sulla strada del paradiso, per vincere il diavolo, le tentazioni.
Lavorare nel mese di agosto per l'acquisto del paradiso. Se non ci fosse il paradiso non saremmo religiosi. Servirci di tutto, anche se fa caldo, ricordiamo che tutto si cambierà in gaudio eterno. Infatti vi siete fatte religiose per essere più sicure, per salvarvi, per avere un posto più bello in paradiso, e per questo fine attendete al vostro apostolato.
La via sicurissima della salvezza eterna sono le Costituzioni, tanto più ora che sono state perfezionate e approvate dalla Chiesa: baciarle, leggerle, meditarle e viverle. Chi vive le Costituzioni è sicuro del cielo.
L'Istituto è utile e con il nostro apostolato facciamo del bene nella Chiesa di Dio. Direte: Come va che alcuni vescovi non ci vogliono? È una grazia poter fare questo apostolato e forse non ce la siamo meritata o non siamo preparate. Avere un po' più di fede e vedere la mano di Dio in tutto. D'altra parte S. Paolo non fu accolto da tutti. I motivi naturali sono da considerarsi, ma soprattutto si veda la mano di Dio.
S. Francesco di Sales dice: Vedete come fanno le api negli alveari. Abitano in casette di legno, vanno di fiore in fiore per formare i nutrienti favi e d'accordo si scelgono la regina. In un alveare di tre casette ne riservano una per lei, e l'alimentano e la fanno crescere, ossia la formano per il loro governo. Ci sono anche le disobbedienti che mangiano solo e qualche volta mettono discordia.
Così gli istituti devono formare le superiore che siano non solo sante, ma capaci di fare sante, il che è doppio lavoro. Pregare perché l'Istituto possa avere superiore buone, comprensive, capaci a formare. L'Istituto deve tener presente tutto questo. Da tutte si domandi la grazia che le superiore facciano bene il loro compito e abbiano suddite che obbediscano,
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che cooperino per il progresso. S. Paolo dice: «Obbedite ai vostri superiori, perché essi devono dar conto a Dio delle vostre anime»3. Cooperate tutte alla salvezza di tutte e così raggiungerete il fine principale della Congregazione: la santificazione dei propri membri.
Oggi, festa di S. Ignazio [di Loyola], nel Communio è detto: «Ignem veni mittere in terram: et quid volo, nisi ut accendatur?»4. Il nome viene da ignis, fuoco. Il primo [Ignazio, di Antiochia] fu grande martire e scrittore5, il secondo fu, dopo la sua conversione, acceso di amore divino. S. Ignazio [di Loyola] diceva ai suoi: Andate nel mondo intero, riscaldate tutti d'amor di Dio.
Bisogna essere fuoco, cioè amare tanto il Signore e amare le anime: duplice carità verso Dio e verso le anime. Dio lo amiamo perché nostra eterna felicità, per se stesso; l'uomo lo amiamo perché nel prossimo onoriamo Dio. Noi siamo obbligati ad amare il prossimo anche perché la nostra missione ce ne fa obbligo.
Voi avete i vostri doveri verso la regione ove vi trovate: essere sempre più industriose per farvi sante. Non cose nuove, ma tenere la via insegnata dalle Costituzioni. Può essere che uno fatichi molto e guadagni poco, perché non fa quel che Dio vuole da lui. Non si fa ancora tanto, perché non si conosce. Bisogna conoscere i libri, i bisogni della nazione. Per ora si hanno libri per le masse, ma bisogna arrivare ad avere libri anche per gente elevata. Com'è difficile camminare diritto... E uno ignora la Chiesa e altri Gesù Cristo.
Diceva un'anima: Non mi fa difficoltà dire: Signore, vi amo, ma: con tutto il cuore. Questo fa difficoltà! Sovente la superbia, la vanagloria, ci portano un po' lontano, ma se si fanno belle Comunioni e Visite ci si rimette e si sta nella retta via.
Preghiamo a vicenda ché non solo meditiamo queste cose santissime, ma che le meditiamo e pratichiamo.
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Andate avanti con coraggio e serene; dite tutto alla Prima Maestra. Siate Figlie di San Paolo in tutto, compirete la vostra missione in questa grande nazione.
Quando nel 1915 e 1916 si parlava di S. Paolo, quasi non si conosceva. Ora quanti hanno preso S. Paolo come protettore ecome modello! Che sia questo nome sempre più onorato! È un cuore veramente apostolico S. Paolo!
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* Meditazione del Primo Maestro, tenuta ad Alexandria, Louisiana, il 30.7.1953, stampata nell'opuscolo trentaduesimo citato nella med. n. 8, pp. 12-14.

1 Cf Lc 12, 33.

2 Cf AD 152, 157.

3 Cf AD 152, 156.

4 Cf Chautard J. Baptiste (1858-1935), francese. Entrò nella Trappa di Sept-Fonds di cui divenne in seguito abate. Tra i suoi scritti si ricorda L'anima di ogni apostolato, Pia Società San Paolo, Roma 1941. Nella parte seconda di questo testo, al n. 4, p. 66, si trova l'espressione: «L'azione se vuole essere feconda, ha bisogno della contemplazione», equivalente a quella usata da Don Alberione, e che è la sintesi di tutta l'opera.

3 Cf Eb 13, 17.

4 Cf Lc 12, 49: «Sono venuto a portare il fuoco sulla terra e che altro voglio se non che si accenda?».

5 S. Ignazio, discepolo degli Apostoli, fu vescovo di Antiochia dall'anno 79. Scrisse sette lettere a varie Chiese nel viaggio verso Roma dove morì martire nel 107.