Beato Giacomo Alberione

Opera Omnia

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XI. ESORTAZIONI *
***(1) Allora, coi doni dello Spirito Santo, ecco, si arriva facilmente all'unione più completa con Dio. E sentire /la presenza/ (a) di Dio in noi. Allora il passo è importante: dall'ascetica alla mistica.
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Progredire nell'apostolato, nei catechismi che ora si devono presentare. Man mano che il Concilio Ecumenico compirà il suo lavoro, vi sarà certamente /un/ (a) catechismo aggiornato. Un catechismo aggiornato. E vi sono punti molto importanti: vi sono ancora una dozzina (circa dodici) degli schemi da tradursi in decreti, in decreti nel Concilio Vaticano II con l'autunno. Sì, con l'autunno che si spera che sia l'ultima sessione (come /già/ (b) ha detto il Papa), l'ultima sessione che conchiuda il Concilio Vaticano II. Dare importanza a quello che sono da aggiornarsi un po' i catechismi.
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Poi in generale, quando è possibile, la lingua italiana, supponiamo il canto del Veni Creator o che si recita /per la meditazione/ (a) o altri inni di cui c'è la /traduzione/ (b). La traduzione. E a questo riguardo, non so bene se ho capito quello che c'è stato (2), ma nell'introduzione della messa e /nella conclusione/ (c) della messa: quanto è possibile, eh (dico quanto è possibile, non sempre è possibile. Non è sempre possibile): canti liturgici! La liturgia. Canti liturgici. E nei canti liturgici ci sono i salmi, ci sono gli inni della Chiesa, quelli che sono registrati nel breviario o anche nei divozionari che ci sono. Sì. Tenersi stretti, primo: a canti - e prima e dopo le funzioni - . Liturgia, liturgia.
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E secondo: dopo questo che riguarda /la/ (a) liturgia come è indirizzata la Chiesa, ci sono poi gli inni del libro delle orazioni nostre. C'è una tendenza a vari inni, e meglio, lodi che non hanno il contenuto così profondo. D'altra parte quello che è stabilito dalla Chiesa e quello che risulta dalla congregazione paolina, questo è stabilito sulla linea giusta. Sulla linea precisa secondo la Chiesa, la liturgia, e secondo la congregazione perché anche i libri delle preghiere che abbiamo li ho fatti /approvare/ (b) dalla Congregazione dei Religiosi, /prima di stamparli/ (c) e [di] diffonderli. Quindi /c'è la Chiesa/ (d) e c'è la Congregazione dei Religiosi, che guida le congregazioni religiose. Sì.
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Questo: per quello che riguarda la lingua italiana, quando è possibile e se i parroci acconsentono, sì. Ad esempio, parlando della lingua italiana, perché si capisca, si sappia cosa si dice. Altrimenti si vocifera quel salmo, quell'inno. Si vocifera. Il canto c'è in quanto che c'è un canto e c'è l'espressione esteriore con la voce; ma il canto: Psallite sapienter, cantare sapientemente. Non solamente vocalmente, ma sapientemente. Capire!
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Abbiamo messo nei dischi i vespri in lingua italiana. E li ho sentiti già /alcune volte/ (a) con buon effetto. E allora, tutta questa gente che risponde /ai salmi/ (b) o agli inni che non sai che cosa dice, è una vociferazione /che dà/ (c) anche una certa gloria a Dio, ma se c'è la mente che esprime /quel che/ (d) è la lode a Dio o i bisogni dell'anima nostra o quello che sentiam nel cuore, che è ancor meglio, allora la preghiera è completa. E cioè: l'intelligenza che c'entra, il cuore che c'entra e la voce che c'entra, allora, eh, tre volte si prega.
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Come quando si può dire così e cioè: chi canta prega due volte /in quanto che si esprimono/ (a) i pensieri, i sentimenti e nello stesso tempo si fa sentire la voce, e non soltanto si prega individualmente, privatamente o silenziosamente, ma allora si esprime anche tutto col canto.
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E così, anche se vi è nella messa, e particolarmente partendo dal prefazio fino a un certo punto della messa, la seconda [parte della] liturgia, il sacerdote deve celebrare con lingua latina /in quelle/ (a) parti che son prescritte. Ma se egli le recita [in latino] queste parti, queste preghiere, queste formule, voi invece potete leggerle in lingua italiana. E così spiegare ai bambini: che sappiano che cosa si dice nella messa, perché lì la messa è al suo centro, cioè la consecrazione. E quindi che capiscano che cosa si fa, che cosa si dice, che cosa avviene, allora. Sì.
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Sempre più il popolo oggi non vuol esser condotto ciecamente, vuole sapere che cosa fa e che cosa si dice e quel che vuole dire. E così che si sappia e poi che si capisca e poi si comunichi anche ad altri. Cioè psallite sapienter, pregare sapientemente. E non basta sapientemente, ma ancora cordialmente, cordialmente. Ci metta il cuore! Eh, allora è: Orare digne, pregare degnamente, questo, pregare intensamente qui. Quindi: attente, devote et pie. Con attenzione, con la divozione e con la pietà, con sapienza ecco. Così progredirete sempre di più.
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Progredirete sempre di più. Avanti! Non fermarsi mai. "Ma sono arrivato fin qui, adesso basta. Basta che faccia così". No, sempre avanti. Perché se le persone consecrate a Dio, eh (parliamo adesso anche un poco, così, chiaramente perché siamo qui, siamo qui e in confidenza). Quando ci si mette su quel piano: "Ora ho fatto la professione, ora sono arrivato al punto" e si cammina così con quel che si è imparato, quel che si è fatto, come disposto /nella/ (a) preparazione quando c'è il noviziato particolarmente e il tempo della professione temporanea... Vedete, se non c'è l'anima tesa verso il meglio, che cosa avviene? Tesa verso /la santità (b), cioè evitare più i difetti e [praticare] le virtù.
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E poi, con l'anima tesa per far meglio il catechismo, per trattare meglio le persone, /per guidarle queste persone e/ (a) almeno istruirle. E poi tutto quello che è la vita di congregazione, l'amore alla congregazione: che si cresca, che si senta. E poi l'ambizione e l'anima tesa verso le vocazioni vostre. Allora c'è vita, c'è fervore [in] questo *** (3).
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Ora l'anima sempre tesa. Non c'è posto a star fermi. No! C'è la strada /su cui camminare/ (a). In tutto anche la vita quotidiana, il sapersi /compatir/ (b) l'uno con l'altro, aiutare, /esser sempre in gara, essere i primi/ (c) a far bene, ecc. E poi lo studio, perché se uno considera da quando c'è la Famiglia Paolina nel 1910-1914-1920, le cose erano mica a questo punto; e dobbiamo sempre accompagnare i tempi, e /non possiamo noi star/ (d) fermi mai. Fermi mai. Così nello spirito, e così negli apostolati e nella vita sociale oggi, sì.
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Altrimenti la gente va avanti, che è sempre più istruita, e ci sono sempre progressi in varie cose. Ma se noi non ci muoviamo, non li accompagniamo questi uomini, questa gente. Saremmo indietro. E a chi predicheremo, a chi insegneremo, a chi daremo aiuto? La gente è avanti, e noi stiamo fermi, e allora noi non siamo più utili /alla vita, alla Chiesa, all'umanità/ (a). Siamo utili in quanto progrediamo. Così. Oh. In quanto progrediamo, sì. Quindi il continuo cammino.
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Questo bisogna che sia l'impegno dopo la professione perpetua in modo particolare. Perché se no c'è pericolo di una stasi, di una specie di fermata per cui poi vengono fuori delle... bestioline. E pensieri e sentimenti e giudicare sugli altri, e trovare sempre difficoltà nelle cose... E in un posto non va, e nell'altro non va... E in questo non mi piace e in quell'altro... Ma voi non conoscete ancora il diavolo meridiano? (4). C'è un diavolo che viene a mezzogiorno. Si chiama meridiano, che vuol dire a metà della vita. Meridiano, mezzogiorno.
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Se non c'è questo fervore /negli anni/ (a) dopo la professione, si finisce con un fermarsi; ma non ci fermiamo mai in realtà perché passano i giorni e diventiam responsabili. Ma allora il demonio meridiano comincia dalle tentazioni forti. E allora circa a metà, perché non si è messo dopo la professione l'impegno per progredire, c'è come un arresto e dopo cominciano /tutte le lagnanze; tutto pesa/ (b); e poi non si ha più quel fervore di vita e quella gioia della congregazione /e quel fervore della santificazione/ (c). O ci si ferma, oppure si vive in congregazione, ma non si sente la congregazione e non si vive la vita di santità. Guardarsi dai trentacinque ai quarant'anni, quarantacinque: il demonio meridiano. E non aprirgli la porta. E la porta sarebbe la tiepidezza.
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Perché, passata la professione, un pochettino di tempo buono e poi comincia la stasi, e poi dopo succede quel che sarebbe di conseguenza: il diavolo meridiano, sì. Sentire! Allora si viene pesanti a noi stessi, e tutto si vede un po' /con gli occhiali/ (a) scuri. Invece, quando sempre si sente questo fervore, questo impegno, ecco, e allora la congregazione è sempre una pianta che cresce e continuamente dà fiori e foglie e frutti, sì. Allora questo.
256
Il Signore vi benedica, e so che fate tanto bene gli esercizi spirituali: abbiate molta fede nella grazia, sì. Nel tempo della purificazione predomina la umiltà e poi, da circa metà degli esercizi, comincia il tempo della santificazione: fede. Prima soprattutto l'umiltà e poi la fede in Dio. La fede in Dio. Sempre: "Vedo che son tanto debole, ma con Dio c'è tutto. Con Dio c'è tutto". Allora si progredisce in cammino e /la/ (a) vita religiosa sarà sempre molto lieta. E che possiate sempre vivere la letizia religiosa.
257
Oh, quanto aspettano questi vescovi e questi parroci da voi! Come continuano le domande! Date un segno vivo alla congregazione: formare, formare le vocazioni, sì. Ma per quello che siete nelle varie case, là: le vocazioni. Le vocazioni cercarle. E prepararle. E prepararle!
258
Quando si vede una figliuola che dà dei certi segni (anche se è vivace, ma è innocente e serena, prega, frequenta i sacramenti) coltivare, coltivare questa. Perché la vocazione dove comincia? E comincia dal seno della madre. La mamma e perché /è già data da Dio/ (a) creatore. E quindi scrutare nel fanciullo dei sette anni, degli otto anni, ecc., [scrutare nel]la fanciulla.
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E credo anche di farvi questa confidenza: io sono stato orientato ai sette anni. Andavo a scuola e la maestra ha domandato: "Cosa fai, cosa vorresti fare nella vita?". Sacerdote e basta! E stato così. Ma se /non lo/ (a) interrogava la maestra, non veniva così a galla. E sì, poteva essere in fondo all'animo. ma non veniva a galla. La cosa non si scopriva e stava nell'intimo e quasi [era] neppure sentito questo invito a Dio.
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Non aspettate che abbiano quindici anni, diciotto anni, ecc. "Ma in questo paese è così... In quell'altra parrocchia è così..." E' così? E adesso si sta preparando /una/ (a) lettera collettiva da parte dei vescovi, che uscirà fra [alcuni] mesi, e già abbiamo veduto un po' quello che si vuol dire, ma chi ha veduto quella preparazione di quella lettera, ha detto che bisogna mettere in principio: non è che manchino le vocazioni, manchiamo noi alle vocazioni. Siamo noi, /non che ci manchino da Dio/ (b). Ci sono, ma siamo noi. Non stare a dire: non ci son più vocazioni. Non ci siamo più [noi] a procurare le vocazioni. Ci sono!
261
Certamente il Signore manda le vocazioni per la Chiesa e le manda in quella proporzione dei tempi. E oggi c'è bisogno, cioè in questi tempi c'è tanto più bisogno. Quindi tenere un po' presente, non dire: non ci sono. Poi ci sono persone che chiacchierano, chiacchierano, chiacchierano e perdono il tempo. Pensiamo, riflettiamo, guardiamo, meditiamo, preghiamo. Cosa sono queste parole? Per ricordarci bene e non pensare /più di dire/ (a): non ci son vocazioni. Non ci sono quelli che cercano e forman le vocazioni.
262
E per cercarle? Per cercarle è la catechista cominciando di lì: quando scopre la bambina, quando ne vede dei segni. Dei segni che non son mica i segni che può mostrare la gioventù, la giovane quando ha vent'anni, ma al suo tempo, nelle sue condizioni. Alle volte è sensibile a una dimostrazione di pietà. Così. E poi subito pensare da quale famiglia dev'essere, /perché sempre l'albero/ (a) produce frutti quando c'è la radice buona, e l'albero cattivo non produce buoni frutti. Quindi ci vuole saggezza.
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D'altra parte poi, quando si fa il cambiamento da una casa all'altra, e lì la suora aveva [già] cominciato a coltivare qualche figliuola, bisogna che la passi a chi viene a sostituire altrimenti poi la figliuola, magari, si disorienta, sì. Il Signore benedica i vostri esercizi spirituali, la benedizione di Dio [sia] sempre più abbondante sopra di voi. Ma che ci /siano/ (a) delle sante. Neh! Delle sante come piace al Signore, a Gesù buon Pastore.

Ariccia (Roma)
25 luglio 1965

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(*) Ariccia (Roma), 25 luglio 1965.
(1) Si sente la parola morali, che probabilmente conclude un pensiero andato perduto.
241 (a) la sua presenza.

242 (a) R: un un.
(b) R: già già.

243 (a) R: nella me per la meditazione.
(b) R: tradi traduzione.
(c) R: nella introd[uzione] e nella conclusione.
(2) In tono scherzoso e lieto.

244 (a) R: la deter la.
(b) R: provare approvare.
(c) R: prima di dif[fonderlo] prima di stamparlo.
(d) R: c'è la congr[egazione] c'è la Chiesa.

246 (a) R: in alcune volte alcuni alcu sì alcune volte.
(b) R: al ai salmo.
(c) R: che gloria dà.
(d) R: quel che quel che.

247 (a) R: e ci in quanto che esprime i suoi si esprimono.

248 (a) R: in quella in quelle.

250 (a) R: nelle nella.
(b) R: la san la la santità.

251 (a) R: per guida per guidarle o almeno e almeno queste persone..
(3) Nastro vuoto per la durata di 20". Poi si colgono queste parole: "Non si sente? Come? C'è? Ah no? Va bene! Si sente in fondo. Ah, sì!

252 (a) R: da cammina su cui camminare.
(b) R: com compatir.
(c) R: essere premur essere i pri sempre in gara essere i primi.
(d) R: non possiam perd[ere] non possiamo noi non possiamo noi star

253 (a) R: alla co[munità] alla vita alla Chiesa alla co alla umanità.

(4) In tono scherzoso.

255 (a) R: nelle negli anni meglio.
(b) tutt tutte le lagnanze tutte tutto pesa.
(c) R: e della e quel fervore della con[sacrazione] della santificazione.

256 (a) R: con gli occh gli occhiali.

257 (a) R: e c'è la.

259 (a) R: già data a Di è già data da Dio.

260 (a) R: non lo non lo.

261 (a) R: una una.
(b) R: non che ci manc non che ci manca Di non che ci manchi da Dio che ci mandi.

262 (a) R: al più a dire.

263 (a) R: perché bisogna sempre che l'albero.

264 (a) R: siate.