Beato Giacomo Alberione

Opera Omnia

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XXIII. APOSTOLATO
Abbiamo fatto due funzioni in una: da una parte la professione perpetua e, in secondo luogo, la funzione a Dio, la benedizione sopra le suore pastorelle partenti (a).
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Partire con Maria è il primo pensiero! Partire con Maria significa partire per la missione che il Signore ha assegnato nello spirito con cui Maria ha accettata la sua missione: «Ecco l'ancella del Signore, sia fatto di me secondo hai detto» [cf. Lc 1,38].
Rimettersi totalmente nelle mani di Dio: «Sia fatto di me secondo hai detto».
Questo significa lasciare la cura intiera di noi a Dio e considerarsi buoni figliuoli guidati dal Padre celeste, docili figliuoli, così che, come piacque Maria al Signore per la sua obbedienza, per l'accettazione della sua missione, così piacque Gesù stesso al Padre celeste: «Questi è il mio figliuolo diletto che mi piace» [cf. Mt 3,17], e perché?
E perché sempre compiva, e aveva già compito sempre, la volontà del Padre celeste.
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Abbandonati in Dio sotto la protezione di Maria.
O vicine o lontane, la Madre nostra è sempre presente; vicine o lontane a casa madre, c'è sempre una Madre, la Madre celeste che veglia, che protegge, che assiste, che illumina, che ispira, che sostiene.
Andare con questa Madre dicendo: «O vieni con me o non ci vado» e Maria viene sicuro con noi.
D'altra parte, aver sempre questa madre vicina e poter sempre dirle tutte le nostre cose, i nostri piccoli difetti e i nostri voleri, i nostri propositi; poterle confidare le piccole difficoltà, le tentazioni, che accompagnano sempre la vita nostra, e poter sempre ricevere la sua luce e la sua benedizione, la sua grazia.
Partire con Maria!
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Poi, che Maria accompagni tutta la vita. Oh! L'apostolato nostro trova molte difficoltà. Vedete l'apostolato di Gesù buon Pastore che cosa ha costato a lui; egli predicava ma quante opposizioni! Finché le opposizioni <si> scoppiarono violente in quel giorno del giovedì santo, in quel giorno del venerdì santo, quando egli si professò Figlio di Dio davanti al Sinedrio e si professò re davanti a Pilato, la professione della sua regalità.
Il nostro apostolato è pieno di amarezze ma è anche pieno di consolazioni.
Perché pieno di amarezze? Perché noi partecipiamo alla sorte toccata a Gesù buon Pastore: Signum cui contradicetur [Lc 2,34], un segno di contraddizione, Gesù.
E chi lo amò, fino a dargli la sua vita, sacrificarla tutta: segno di amore!
E segno di odio; e vedete quale odio: crocifiggerlo han voluto!
E credevano con questo di averlo tolto di mezzo e invece: «Quando sarò esaltato da terra, attirerò tutti a me» [cf. Gv 12,32].
Così la pastorella sarà un segno di contraddizione per chi contraddice a Gesù Cristo, contraddice a chi va in nome di Gesù Cristo e parla le parole di Gesù Cristo; è segno invece di amore per chi accoglie la parola della suora, ne segue gli esempi e si affida, onde venga guidata dalla suora al sacerdote, venga guidata a Dio, alla conversione, alla comunione, al paradiso, nella maniera che è conforme alla condizione della suora.
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Secondo, sempre tre consolazioni nella missione:
- Primo, il pensiero del paradiso.
Lavoriamo per il paradiso! Il nostro lavoro non è mai inutile, anche quando sembra che abbiam seminato e che poi magari il seme non nasca, oppure, dopo che è nato, sia un po' soffocato dalle spine, oppure che quando è nato inaridisca perché è sorto là, in un terreno ghiaioso.
Ecco, se non abbiam la ricompensa, la consolazione di vedere i frutti, pensiamo che nessuna cosa va perduta. Ci spiace e preghiamo, ci dispiace perché non hanno accettato e quindi non hanno il frutto che noi volevamo portare a quelle anime, la disgrazia però è tutta loro: la suora ha fatto il bene e la ricompensa l'avrà abbondante ugualmente, e tante volte l'avrà anche di più perché sulla terra non ebbe la consolazione di vedere il risultato che sperava dalle sue fatiche.
Il pensiero del paradiso!
Laetantes ibimus [cf. Sal 1,21], sempre liete nel pensiero del paradiso.
Tutti i giorni noi facciamo dei passi avanti verso quella patria celeste; non stancarsi mai, dice san Paolo, non stancarsi mai di fare il bene perché il lavoro, il bene che si fa non cade a vuoto.
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Seconda consolazione è di aver sempre il buon Pastore con voi, sempre.
Lavorate in unione con lui e lui è con voi, lui è con voi, sì! Lui farà fecondare la vostra parola e quante volte vedrete anche sulla terra il buon frutto delle vostre fatiche, sì, perché nostro Signore, Gesù buon Pastore, ha avuto tante amarezze, ma ha avuto anche tante consolazioni.
Quindi si lavora con Gesù; sempre lavorare nelle sue intenzioni.
Al mattino mettere le intenzioni che Gesù stesso ha - e farete bene a mettere anche le intenzioni che ha Maria, la divina Pastora, e che hanno i santi apostoli Pietro e Paolo - ma lavorare con Gesù pensando: come farebbe Gesù adesso se fosse al mio posto? Che cosa farebbe Gesù adesso se fosse al mio posto? Come si comporterebbe Gesù con questa persona, con quell'anima, se egli fosse qui visibile e operasse lui direttamente?
Come farebbe Gesù buon Pastore - ecco la regola.
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Terza consolazione poi, è il tabernacolo; il tabernacolo!
Il Signore è sempre presente e ovunque andiate troverete un tabernacolo e, se non lo troverete, lo erigerete voi.
Oh, sì, vi sono suore in Australia che si impegnano a andare nei luoghi più difficili, magari dove non c'era ancora arrivato il prete e, a poco a poco, istruivano quelle persone, quei pagani senza religione finché, fatti cristiani, ecco, veniva, o viene eretto un tabernacolo, un altare, una cappella, e allora arriva il sacerdote.
Oh, sempre troverete quindi il tabernacolo oppure lo farete voi. E Gesù nel tabernacolo è, primo, il cibo dell'anima; secondo, è la vittima che si offre per quelle anime, sì, come si è offerto sulla croce; e terzo è per ricevere, ricevervi e cioè sentirvi, e sentire le vostre confidenze, sentire le vostre difficoltà e per comunicarvi la luce e forza. Questa è la terza consolazione.
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In terzo luogo poi ricordarvi che dovunque siete suore pastorelle.
Vivete colà, dove andate, come vivreste qui, come avete imparato a vivere in casa madre, in maniera tale che chiunque vi veda [possa dire]: «Ecco, vivono veramente la loro vita religiosa».
Oh, sentirete tanti consigli, vi diranno tante cose; ma voi, per esser sicure di star sempre nella volontà di Dio, ricordare i consigli ricevuti in Casa Madre e leggere, rileggere, meditare le costituzioni quali le avete professate e poi, successivamente, ricordare anche gli usi, le abitudini che c'erano in casa madre perché là sia un'altra casa delle pastorelle come se voi viveste qui.
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Nella volontà di Dio - che è segnata dalle costituzioni e dalle istruzioni che avete ricevuto, dall'indirizzo che avete ascoltato, sentito - ci sarà ogni benedizione di Dio; la vita sarà piena di meriti, piena di meriti! E in quell'apostolato stesso avrà abbondanza di frutti, e se si vogliono ottenere in quelle nazioni vocazioni - ricordarsi che le vocazioni per lo più nascono dalle famiglie operaie, tra il popolo minuto - e se si vogliono ottenere efficacemente queste vocazioni e buone, non solo, ma capaci nell'apostolato, bisogna osservar bene la nostra vita religiosa.
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Noi attiriamo gente a misura che siamo osservanti della nostra vita religiosa. Perché il Signore certamente ha preparate vocazioni e ha preparato vocazioni per voi, per le pastorelle, e ne ha preparato dappertutto.
Se la vostra vita religiosa è ben vissuta, come avete imparato in casa madre, allora il buon Pastore le manda e, se non fosse ben vissuta, siccome quelle figliuole le ha destinate alle suore pastorelle, non le manderebbe perché non si formerebbero bene.
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Oh, tante volte può nascere l'obiezione: «Ma noi viviam bene la vita di pastorelle e ci impegnamo a cercar le vocazioni, ma tardano».
Noi non conosciamo i disegni di Dio, non sappiamo quando viene il momento e l'ora. Poi, e se il Signore invece di mandarle in un posto le manda in un altro, e se invece di mandare quelle che sperate ne manda all'improvviso di quelle che mai non avete conosciuto... e se noi seminassimo e altri poi raccogliessero?
Sia fatto il volere di Dio! Purché Iddio abbia la sua gloria e purché noi abbiamo il nostro merito; e questo non può mancare quando si opera bene.
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Dunque, primo pensiero: partire con Maria; secondo: ricordare le tre perpetue consolazioni della pastorella, che è il pensiero del paradiso e il pensiero di Gesù buon Pastore, l'esempio suo, la sua grazia, e poi il tabernacolo; in ultimo, terza cosa, vivere sempre da vere pastorelle.
Così siete sicure della vostra santificazione e siete sicure che il bene lo farete sicuro, anche se non lo vedrete, anche se dopo, a un certo punto, vi mettessero sulla croce come Gesù. E quando Gesù fu messo sulla croce, fu elevato alla vista dei suoi nemici sul calvario, cominciò allora [ad] attirare fortemente le anime a sé.
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Sì; quante volte: Nisi granum /frumentum/ (a) cadens in terram, mortuum fuerit, ipsum solum manet [Gv 12,24-25]?
Se il granello di frumento non è messo nel terreno e marcisce, rimane un solo granello, ma se poi invece è messo nel terreno ed è concimato allora nasce, cresce e produce anche il cento per uno. Però, bisogna che il grano sia messo giù, giù nella terra, eh!, sufficientemente, e giù nella terra e poi che ci si metta sopra del concime, eh: vuol dire l'umiltà, e poi lo si innaffi, ci vuol l'umidità, cioè la grazia divina.
Con l'umiltà e con la grazia di Dio andrete avanti bene.
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Adesso vi do la benedizione onde tutte siate nella giornata liete, questo giorno si fissi nel vostro cuore e, per le professe perpetue, ricordarsi di questo: la professione perpetua vi mette nel noviziato del paradiso, per la professione eterna, quando vi incontrerete con Gesù buon Pastore, vostro premio eterno.

Albano Laziale (Roma)
27 ottobre 1957

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534 (a) Quel giorno tre suore pastorelle hanno emesso la professione perpetua, anticipandola, dovendo poi partire per l'Australia:
- sr. Letizia Antonietta Selle
- sr. Cesarina Lola Paolini,
- sr. Adele Bianca Dal Bello;
partite da Genova il 1° novembre 1957 e arrivate a Melbourne il 3 dicembre.

546 (a) V: frumenti.