Beato Giacomo Alberione

Opera Omnia

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IX. VISITA EUCARISTICA
Il peccato potrebbe stare anche con la messa, con la lettura spirituale e qualche volta anche con la comunione disgraziatamente, ma il peccato non può stare con la meditazione.
Se si medita si finisce con l'odiare, combattere il peccato e schivarlo. Perciò somma fedeltà alla meditazione.
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Dopo, però, la meditazione, altra pratica importantissima è la visita al santissimo Sacramento.
Le suore pastorelle non hanno da recitare il breviario e neppure non hanno il coro, però il coro e il breviario è sostituito dalla visita al santissimo Sacramento.
Lo scopo per cui è sostituita la visita al santissimo Sacramento si è questo: che nella visita si lavora più noi stessi, c'è più attività dell'anima.
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Allora si viene a conoscere sempre più Iddio nella prima parte, la lettura spirituale; e si viene a servire sempre più Iddio per la seconda parte in cui si fa l'esame di coscienza; e poi si viene ad amare sempre più Iddio nella terza parte in cui si prega, cioè si dice il rosario, si fanno altre orazioni e si fa la santa comunione spirituale. Ecco.
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Si vede subito che la visita è divisa in tre parti, quindi:
- la prima è destinata particolarmente a conoscere Iddio e a eccitare in noi la fede. Gesù Cristo ha detto: «Io sono la verità» [Gv 14,6];
- - la seconda parte è destinata a fortificar la volontà, cioè far l'esame di coscienza se siamo andati fuori strada e rimetterci a posto con buoni propositi e rimetterci sulla strada buona di nuovo;
- - e poi la visita è ordinata a santificare il cuore: che si ami Iddio, che si ami la preghiera, che si amino i sacramenti, che si viva unito con Gesù, perciò preghiere e particolarmente il rosario, e poi atti di amore, la comunione spirituale.
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E' molto importante che si faccia la visita? Importantissimo!
Se nella visita si fa lettura spirituale ecco che noi ci istruiamo sempre di più nelle cose di Dio e più siamo istruiti nelle cose di Dio e più ci sarà progresso perché conoscere Iddio porta di conseguenza l'amarlo e il servirlo. Sì.
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Conoscere sempre più Iddio e, nella prima parte dunque della visita, cerchiamo di far la lettura spirituale.
I libri di lettura spirituale sono vari, ricordo specialmente la bibbia, il vangelo, le costituzioni. Naturalmente quando si è nei primi tempi il catechismo, che può esser il catechismo semplicemente detto di Pio X, oppure può esser il catechismo spiegato. Ecco. Allora abbiamo da curare la istruzione religiosa in quel tempo.
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Poi, se si è letto il vangelo, se si è letta la bibbia, allora far atti di fede nelle parole che son state lette e se si è letto il libro delle costituzioni, atti di fede: questo procede da Dio, cioè le costituzioni ci sono approvate dal sommo Pontefice, dalla autorità ecclesiastica che rappresenta Gesù Cristo. Io devo venerare l'autorità della Chiesa, riconoscere in Gesù Cristo il suo rappresentante che è il Papa, riconoscere che mi comunicano la volontà di Dio; la Chiesa, il Papa mi comunicano la volontà di Dio ed io adoro l'autorità di Dio e ringrazio il Signore che sia così buono da indicarmi la strada del paradiso e da insegnarmi le verità che devo credere e protesto di voler credere sempre meglio a tutti gli articoli di fede.
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Allora recitar bene il Credo e qualche volta commentarlo un po'.
Che cosa vuol dire: «Patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì».
Le sofferenze di Gesù: «patì»; «fu crocifisso»: i dolori della crocifissione, le tre ore di agonia; e «morì», per chi morì Gesù Cristo?
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L'anima s'inoltra e allora prende sempre più in sé e fa sempre più suo pensiero familiare supponiamo la passione di Gesù Cristo, le sue sofferenze durante la flagellazione, l'incoronazione di spine, il viaggio al calvario...; prende sempre più impressione da quell'atto con cui Gesù viene messo sulla croce, dalle sue sofferenze sulla croce e dalle sofferenze di Maria ai piedi della croce e le parole che Gesù ha detto durante quelle tre ore di agonia.
L'anima resta impressionata, allora la mente si allarga: io vedo sempre il crocefisso e ci rifletto che egli è morto per me, mi amò e si offerse per me. E lo amo io?
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Il crocifisso. Ma nella messa non è solamente più la figura di Gesù Cristo sulla croce, ma è proprio il sacrificio della croce che viene rinnovato, vivo, tale e quale, si, quello portato sull'altare come vien portata sull'altare l'Ostia che poi io ricevo, di cui io mi nutro.
Ecco, la fede <si trasfo> si allarga, si approfondisce: il mistero della messa, il mistero della comunione, il mistero della morte di Gesù Cristo in croce, della redenzione, ... nell'anima prendono come una luce nuova, producono dei sentimenti nuovi.
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La suora, che era una figliuola prima di campagna con poca istruzione, forse neppur sempre è stata santa, si trasforma <in una a> in un'anima di Dio, si immedesima in Gesù Cristo buon Pastore; quell'anima, quella mente, quel cuore, hanno un indirizzo nuovo: la vita immedesimata con Gesù buon Pastore, ecco.
Allora il parlare, l'operare, il sentire, tutto è conformato a Gesù buon Pastore.
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Questo è un esempio, ma qualunque lettura spirituale ci può portare una luce; qualunque lettura spirituale, specialmente, ho detto, se è fatta sul vangelo in particolare, sulla bibbia in generale, se è fatta sopra le costituzioni, sui catechismi o su qualche spiegazione, per esempio la liturgia sacra oppure qualche cosa, qualche trattato del dogma, oppure un trattato sui sacramenti, sui consigli evangelici e tutto in sostanza quel che può istruire la persona.
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Alimentar la fede, nella prima parte, approfondir la fede: «Fate che io creda sempre più» e adagio adagio, gustando quasi ogni parola, recitare il Credo, recitare l'Atto di fede, adagio adagio, parola per parola dico; e poi si fanno tanti atti di fede nuovi, creati da noi: «Vi adoro ogni momento» ecco per esempio, oppure il Vi adoro si recita, oppure si dicono espressioni nuove, sì, espressioni che vengono fuori da quello che si è letto. Per esempio se si è letto sul paradiso: credo che son fatto per il paradiso, che Iddio mi aspetta in cielo, credo che là renderà felice la mia anima, che finalmente vedrò con gli occhi Gesù, questo Gesù che ho amato, e lo possederò e lo godrò.
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Tanti atti vengono fuori da una buona lettura spirituale fatta adagino, ripetuta anche a lungo sullo stesso punto, e quando uno trova un libro o un capitolo che fa e che dà alimento all'anima, e può ripeterlo finché non si sente più che serva da alimento e allora si passa a un'altra cosa.
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La seconda parte: l'esame di coscienza.
Sopra l'esame di coscienza già abbiamo meditato parlando della preparazione per la confessione, tuttavia l'esame di coscienza che si fa nella visita è il principale della giornata.
Al mattino vi è l'esame preventivo, poi alla sera l'esame specialmente sopra il proposito principale.
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Nella visita c'è anche l'esame sul proposito principale ma su tutto l'insieme anche, e cioè: sopra i bisogni della nostra anima, i difetti che più frequentemente commettiamo, quello che manca a noi per far più bene il nostro ufficio, compiere meglio la nostra missione e scoprire le grazie e le finezze che Gesù adopera attorno alla nostra anima per indurci a santificarci, muoverci verso di lui, per ringraziarlo: l'esame delle grazie che si ricevono.
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Stamattina ho avuto un avviso: è una grazia; quest'oggi ho visto un esempio di una suora che è molto diligente, come ha ben pregato, ho visto come ha trattato quel bambino. Poi ho avuto quell'ispirazione, mi sono sentita più coraggio a umiliarmi questa volta; ho accettato con più forza la mia... la obbedienza che mi è stata data: come mi vuol bene Gesù! Ma proprio mi vuole santo! Io non ci bado, ma lui è sempre lì vicino che ispira la mia anima, mi parla, pensa a me molto di più di quel che io penso a me stesso, eh, Gesù. E la Madre del cielo ugualmente, o in modo simile, premurosissima per me. E i santi apostoli Pietro e Paolo sono proprio lì a custodia della congregazione; a custodia dell'apostolato, a custodia di ogni suora. Sì.
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Se conoscessimo le finezze di Gesù e conoscessimo le nostre ingratitudini, ci resta a piangere di amore, di riconoscenza e di pentimento, e poi si viene a concludere con uno slancio nuovo: voglio davvero esser santa.
Io sono ancor così lontano dagli esempi di Gesù, rassomiglio ancor così poco a Maria. Come sono stati zelanti, forti e virtuosi gli apostoli, ed io?
Allora l'anima finisce il suo esame col Miserere, con l'Atto di dolore recitato di nuovo bene, attentamente, gustando e penetrando ogni parola, ecc. e poi si fa tanti atti di pentimento da sé.
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Molte preghiere dobbiam farci da noi e non saranno così perfette ma escono da un cuore più amante e son sentite, voglio dire, son sentite!
Tante volte le formule che ci sono nelle preghiere son molto più perfette delle nostre espressioni, certamente, ma essendo [le nostre espressioni] tante volte più sentite ci portano uno slancio nuovo: non bisogna rattiepidirsi, addormentarsi.
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Formule sempre dette magari guardando in qua o in là. Eh, diceva tutte le orazioni... qui aveva da dirizzare una candela, là portare un fiore, qui da togliere un po' di polvere, là sgridare il bambino...; che forma è?
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La visita da soli con Gesù!
Capisco che tante volte si è preoccupate perché bisogna far star buoni i bambini che sono a messa, bisogna guidarli che faccian ben l'esame di coscienza per confessarsi e, per voi, fate bene a indurre i bambini a venire un bel numero a confessarsi spesso al sabato, alla fin del mese, sì, e si aiuta così anche un po' lo zelo, si eccita anche un po' lo zelo delle mamme, dei maestri, ecc... affinché fiorisca la pietà in una parrocchia e, dove passa un santo ci resta l'impronta per molto tempo, ma se passan delle suore sante l'impronta resterà profonda per generazioni.
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Ho veduto questo particolarmente in un paese in cui mi son fermato a lungo, dove c'era stata una suora modello.
Quegli uomini a sessant'anni si confessavano ancor come i bambini, come gli aveva insegnato la suora.
Che differenza alle volte questi uomini quando vengono a far Pasqua che non vogliono dirti niente, non san niente cosa dirti e magari rispondono: «Dica lei», come se dovesse accusarsi il confessore! Oh. Quante volte abbiam sentito queste cose. Che pena!
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Terzo, si chiedon le grazie.
Ma un'anima che lavora [su] se stessa, delle domande ne ha un cumulo da presentare a Gesù e gliene fioriscono sulle labbra tante domande: e quante persone da raccomandare, e quanto ha da dire per se stessa.
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La suora, la quale essendosi consecrata a Dio, vive in un'atmosfera elevata, un'atmosfera di spiritualità, sì, e dopo che si è pensato a tutte le grazie di cui abbiam bisogno, ecco, si ricorre a Maria: il rosario. Si prega la Madonna santissima perché ci venga in aiuto e ci formi sopra il suo esempio.
Che sia veramente per voi la divina Pastora, l'esemplare pastora, ecco.
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Siccome però dopo bisogna partire con l'animo unito ben a Dio: la comunione spirituale.
La comunione spirituale nella terza parte della visita ci deve essere.
Ci sono le formule di comunioni spirituali, ma una può crearsene anche di proprie, di queste formule.
Ciò che importa: «Gesù è con noi e noi siamo con Gesù»; «Gesù vieni a me che io voglio unirmi tutto a te».
Viviamo in intimità.
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Poi sentire ciò che comunica Gesù all'anima, i suggerimenti che dà Gesù all'anima, la infusione della nuova grazia che arriva all'anima, sì. E lì presentare i nostri propositi di nuovo, raccomandare tutte le cose che ci danno qualche preoccupazione, risvegliare tutti i nostri sentimenti di speranza e di fiducia e conchiudere con un bacio sentito a Gesù che sta nel santo tabernacolo. Oh.
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Se si fa bene la visita sarà più facile la meditazione anche, ma sarà soprattutto più fruttosa la comunione e la santa messa.
Si dirà qualche volta che siamo distratti, che non possiamo: allora si dicono delle formule più di preghiera, si dice più rosario, si può magari far la via crucis oppure si ricorre alle coroncine a Gesù buon Pastore, a Maria madre del divin Pastore, ai santi apostoli Pietro e Paolo ed altre orazioni come la coroncina a san Giuseppe ad esempio. Sì. E tuttavia, allora, quando ci sentiamo così un po' distratti: il nostro atto di umiltà.
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Vi sono tempi in cui si fanno più atti di fede; altri, più atti di umiltà; altri tempi son più adatti per fare atti di amore, di fiducia.
Le disposizioni che sentiamo nel cuore, se sono buone vengono da Dio, e allora noi, dietro a quelle disposizioni e a quella luce che è entrata nella nostra anima, cerchiamo di parlare con Gesù, parlare con la Vergine santissima.
Non stiamocene muti; mai! Che quello può portare o è già frutto di tiepidezza.
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E' vero però che non occorre dire le cose con la bocca, ma si dicono molte cose con il cuore.
Ciò che importa è di non stare muti: o parlare con la mente o parlare col cuore o parlare con la bocca, col sentimento. Parlare realmente con Gesù.
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Il gran dono che vi ha fatto il Signore di aver introdotto nelle costituzioni l'ora di visita.
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Vi è però anche da dire questo, che qualche volta si diminuisce un po' il frutto, si fa troppo a spizzico.
Si dirà che ci son tante cose da fare e, certamente nelle parrocchie, se una suora ha zelo, ne trova sempre tante cose da fare e conosce di non aver tempo per tutto, però in primo luogo ciò che c'è da fare riguarda noi, la santità; che corrispondiamo al dovere sostanziale della vita religiosa: santificarsi.
In primo luogo questo, è nel primo articolo; poi viene il secondo, l'apostolato.

Albano Laziale (Roma)
6 agosto 1957

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