Beato Giacomo Alberione

Opera Omnia

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II. UN PATTO COL SIGNORE
Sono ancora in debito con voi di ringraziarvi per le preghiere che avete fatto nel mese dedicato a san Giuseppe. Passando gli anni se ne vede sempre maggiormente la necessità e, se voi avete pregato per me, io ho pregato per voi e adesso prego che facciate una Pasqua lieta e santa; lieta: l'alleluia e santa per lo spirito.
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Si dovrebbe parlare adesso di Gesù buon Pastore, il quale, appunto con la sua passione e morte compie ciò che aveva detto: «Io do la mia vita per le pecorelle» [cf. Gv 10,11].
E allora vengono tre considerazioni da farsi. Primo: come Gesù ha amato le anime! E imparare ad amar le anime anche col sacrificio, sì; tuttavia non amare il prossimo più di noi stessi. Voglio dire, si può dare la vita per il prossimo, sì, ma non bisogna commetter peccati per aiutar le anime; in questo senso non amare il prossimo oltre noi stessi, cioè con danno spirituale. Se si dà la vita, si immola la vita per il prossimo in ordine a Dio, e allora si fa un grande merito. Ma se una suora, per arrivare più largamente, dimenticasse lo spirito religioso, la pietà interiore, dimenticasse la vita di ordine, in sostanza tutto quello che compone la vita religiosa, allora amerebbe il prossimo in modo disordinato, in modo disordinato con danno della propria anima. Questo il Signore non vuole e, d'altra parte, ciò che si fa fuori dell'ordine, dell'indirizzo che si ha, il Signore poi non lo benedice. Non giova neppure agli altri perché tanto tanto non è il correre <che giovi> che salvi le anime, è il compier la volontà del Signore che santifica noi e aiuta le anime.
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Poi abbiam da considerare: Gesù fu condannato a morte. E chi fu miglior pastore di lui? Ego sum Pastor bonus [Gv 10,11], io sono il buon Pastore. E intanto: condannato a morte, dopo tutto il bene che aveva operato, i miracoli compiuti, <le parole> la predicazione tenuta.
Non aspettiamoci la ricompensa sulla terra, dagli uomini!
Non miriamo mai a far le cose per essere veduti
Per incontrare il favore degli uomini!
Contentar Dio!
Sapere che Gesù è contento di noi!
Poi, se viene anche l'approvazione degli uomini, tanto meglio in questo senso, che faranno più frutto: vedendo il bene e le opere buone glorificheranno il Padre celeste, come si esprime il vangelo [cf. Mt 5,16] Sì. Non far mai cose per esser veduti, ma per essere veduti da Dio e per compiacere Dio. Escludere ogni vanità. Il mondo non sa apprezzare i veri meriti e così non ha accolto il buon Pastore che veniva proprio a salvare le pecorelle. Le pecorelle hanno rigettato il Pastore.
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Poi abbiamo ancora da fare un'altra considerazione, è questa, che noi abbiamo sempre da seguire Gesù buon Pastore, imitare Gesù buon Pastore, sì. Imitarlo nella bontà, nella carità. Imitare Gesù buon Pastore dando agli uomini ciò che Gesù buon Pastore ha dato. Gesù buon Pastore che cosa ha dato agli uomini? Ha dato le verità, ha dato i suoi santi esempi, ha dato i suoi santi insegnamenti, ha dato la sua grazia, ha dato la sua vita. Così la pastorella può anche qualche volta insegnare materie civili, scolastiche, sì, ma tutto in un ordine e con un fine sempre uguale: fare del bene alle anime, insegnare alle anime la via del paradiso. Tutto quel che facciamo, in quell'ordine, sì.
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E per insegnare la vita del paradiso, bisogna fare il catechismo: insegnare le verità;
bisogna fare il catechismo: insegnare i comandamenti;
bisogna fare il catechismo: insegnare i mezzi di grazia, i sacramenti e la preghiera. Il catechismo è la piccola teologia, è la teologia dei piccoli, la teologia dei piccoli. Dopo, la teologia si allarga, ma sono sempre quelle verità lì che vengono spiegate più ampiamente, che vengono provate con le ragioni, che si portano fino alle conclusioni, alla pratica della vita, ecc. Il catechismo è la teologia dei bambini, sì! Date tanto quando date il catechismo, date tanto! E cosa ha insegnato Gesù? Il suo messaggio è il catechismo; il catechismo è un riassunto del vangelo, così, è un riassunto del vangelo.
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Ma veramente pensavo di dirvi un'altra cosa adesso, /mi sono perso a parlare d'altro.
E cioè volevo dirvi di aver più fede. Fare il patto con Gesù, col Signore/ (a). Cioè il patto richiede due persone, è un contratto: Do ut des: Signore, io farò tutto per la tua gloria e per le anime che son tue e per la mia santificazione: tutto, Signore, per te. E a te domando che intervenga e che pregando, io pregando ottenga tutto quel che ho bisogno: quel che ho bisogno per me, quel che ho bisogno per la congregazione, <per> quel che ho bisogno per l'ufficio, per le anime...
«Qualunque cosa /chiederete/ (b) al Padre in nome mio, /egli ve lo darà/» (c) [Gv 14,13], ecco. Così noi ci impegnamo a cercar la gloria di Dio e il paradiso per noi e per le anime; e Dio, a sua parte, si impegna a darci qualunque cosa che noi chiederemo.
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Ma crederlo questo: che lo studio possa produrre il quattro per uno; che lo sforzo che si fa nel lavoro spirituale possa portare anche il cento per uno; che l'apostolato renda, e renda il trenta, il sessanta, il cento per uno. Sì! Questa fede! Fede! Perché, per questa fede, per questo patto con Dio, è nata la pianta e la pianta è cresciuta e, per questo patto con Dio, la pianta ha messo fuori i suoi rami e produce i suoi frutti; ma è tutto Iddio. Noi bisogna sempre dire che siam niente ma, <cerchiamo> essendo niente e capaci a niente, ci impegnamo a cercar la gloria di Dio, e che lui intervenga e faccia lui quello che noi non sappiamo fare, non possiamo fare, e che faccia rendere, faccia rendere! Perché, si può essere una pianta che renda e si può essere una pianta che faccia pochi frutti.
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Crescer la fede! Recitarla con fede quella preghiera che esprime il patto, il Segreto di riuscita: recitarla specialmente nelle necessità e recitarla un po' per tutto: santità, parte intellettuale, parte apostolica, parte economica, formazione umano-religiosa. Per tutto! Il Signore ci esaudisce secondo la fede. Sì. Allora adesso vi do la benedizione e /la settimana che si chiama santa sia santificata/(a). *** Aumento di fede!

Albano Laziale (Roma)
22 marzo 1959

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17 (a) Così T. Omette R. Nastro spezzato.
(b) V: domanderete.
(c) V: la farò.

19 (a) Così T. Omette R.