Beato Giacomo Alberione

Opera Omnia

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16. [GESÙ MAESTRO DI CARITÀ]*

S. Paolo nella Lettera ai Colossesi, capitolo III, dopo aver enumerato i doni straordinari di tante anime, soggiunge: «Super omnia autem haec charitatem habete, quod est vinculum perfectionis: Ma soprattutto abbiate la carità che è vincolo di perfezione»1. La carità è la via migliore, è quella via che ci è stata tracciata da Gesù Cristo e che da lui ci è stata tanto raccomandata.
I. Gesù Cristo ci diede l'esempio di una vita tutta premurosa per le anime.
Gesù portò dal cielo la carità. Prima di lui nel mondo dominava l'egoismo e la vendetta: ma il Figliuolo di Dio lasciò il cielo e venne tra le sue creature: «et habitavit in nobis»2; prese la natura umana nel seno purissimo di Maria Vergine, ma per qual motivo? «Propter nos homines et propter nostram salutem: Per noi uomini e per la nostra salvezza»3. L'incarnazione è una grande opera di amore. Perché Gesù nacque a Betlemme, perché si sottomise a mille privazioni e angustie? Per amore: si fece bambino perché gli uomini potessero, senza alcun timore, accostarsi a lui.
Tutta la vita pubblica è piena di ammaestramenti e di esempi intorno alla carità. Quanto compatimento per i peccatori; quanta pazienza per i suoi discepoli tardi a capire! Egli è il buon Pastore che va in cerca della pecorella smarrita; è il Maestro premuroso dei suoi apostoli; è l'amico dei fanciulli.
La carità verso di noi Gesù ce la mostra specialmente nel soffrire: «Dilexit nos et tradidit semetipsum pro nobis: Ci ha amati, ed ha dato se stesso per noi»4. Gesù per noi accettò il calice amarissimo della passione ed abbracciò la croce. Eccolo finalmente in croce: il Crocifisso è una grande scuola di amore.
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Così, come Gesù, si deve amare! Non basta fare qualche gentilezza per avere l'amore: si ama soffrendo, sacrificandosi, pregando e dando la vita per l'amato.
Se vogliamo ancora andar avanti nella contemplazione dell'amore di Gesù guardiamo il suo costato aperto: «Ecco quel cuore che ha tanto amato gli uomini!»5. E perché il suo amore rimanesse sempre impresso nella nostra memoria, Gesù si lasciò nostro cibo nella SS. Eucaristia. Eccesso d'amore divino!
II. Dobbiamo usare carità perché è grande merito.
La vera carità è indizio di buone e sante disposizioni. Se si ama davvero, l'egoismo vien messo fuori e cresce al suo posto la virtù. Quando si ama il prossimo senza interessi e senza riguardi personali si ha la carità perfetta: così l'apostolato fatto nel silenzio, col solo fine di piacere a Dio e di giovare alle anime è esercizio di carità perfetta ed è segno che quell'anima è salita al puro amor di Dio. Per farsi dei meriti è necessario operare in grazia di Dio: ora quando in un'anima non solo v'è la grazia di Dio, ma vi è la corrispondenza alla grazia e v'è l'abbondanza della stessa, ossia v'è la carità, i meriti vanno moltiplicandosi. La carità non sarà dunque opera meritoria, anzi la più meritoria?
III. Modo pratico di esercitare la carità.
Volete conoscere se in un'anima c'è davvero la carità? Esaminate se in essa vi sono la pazienza e la dolcezza.
La pazienza è la virtù che fa i santi. Quando si sa soffrire qualcosa senza farsene accorgere, ma coprendo il dolore col sorriso e con modi benigni, si ha la perfetta carità. Nelle comunità c'è sempre occasione di esercitare la pazienza e S. Paolo ci ammonisce: «Alter alterius onera portate: Portate gli uni i pesi degli altri»6. Le tendenze naturali ed i caratteri nelle comunità sono molti e sono diversi: la carità però copre tutto, rimedia tutto, supplisce a tutto. La carità è paziente nel tacere sui torti ricevuti, nel nascondere e sopprimere le antipatie e le simpatie; la carità sopporta le piccole mormorazioni e le ambizioni di chi vuol avanzare. La carità non condanna, non giudica male, non parla male, non si vendica e non s'arresta nel bene per le contrarietà.
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Il secondo carattere della carità è la dolcezza.
«Discite a me quia mitis sum et humilis corde: Imparate da me che sono mansueto ed umile di cuore»7.
La carità non s'indispettisce, non s'offende, ma è benigna, dolce, longanime. La carità risponde amabilmente e ripete anche tre o quattro volte una stessa cosa a chi non ha capito per disattenzione o per corta intelligenza. La carità non si impunta e non fa valere le proprie ragioni: è meglio lasciar tacere la verità, che far cadere la carità. La dolcezza però non è sdolcinatura: si usi la dolcezza con sapienza, così come l'ha usata Gesù.
Come si può usare carità quando ci si sente urtati e nervosi?
In questi tempi è bene stare in silenzio o rispondere con parole brevi per evitare il pericolo di doversi poi pentire. Quando poi per dovere si dovesse rimproverare sotto l'impressione dell'offesa, occorre ricordare quel detto: «Irascimini et nolite peccare: Iratevi, ma non peccate»8. Questo però è difficile: meglio è tacere se è possibile. Anche le correzioni vanno fatte con carità e per motivo di carità.
È facile essere buone e dolci con persone buone, ma con altre, che hanno carattere difficile, che si abusano della bontà e della carità non è facile: come si deve fare? Allora è bene ricordare gli esempi del nostro divin Maestro: anche Gesù ha dovuto trattare con persone che abusavano della sua bontà e ne fraintendevano le intenzioni, ma sopportò con benignità tutti e tutto. Parlò talvolta forte, ma sempre con calma, e solo contro i superbi lanciò gli otto terribili «guai»9 per richiamarli e correggerli. Rimproverando diportarci in modo che gli altri possano comprendere che non si rimprovera o corregge per passione, ma per amore.
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* Meditazione stampata in CI, 11-12 [1940] 2-3. Sotto l'indicazione “Meditazioni del Sig. Primo Maestro”, sono riportati due testi dal titolo: “La carità” e, con carattere tipografico diverso: “Peccati contro la carità”. Le abbiamo considerate come meditazioni distinte. Dal confronto con il Taccuino n. 3 della Prima Maestra, risulta che queste meditazioni furono tenute negli Esercizi di novembre 1940. Il titolo è stato completato.

1 Col 3,14.

2 Gv 1,14.

3 Simbolo niceno-costantinopolitano.

4 Gal 2,20.

5 Rivelazione del Sacro Cuore a santa Margherita Maria Alacoque.

6 Gal 6,2.

7 Mt 11,29.

8 Ef 4,26.

9 Cf Lc 6,24-26; 11,37-52.