Beato Giacomo Alberione

Opera Omnia

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Anno V – N. 2 – 27 Febbraio 1923 – Bollettino mensile – Conto corrente colla posta


UNIONE COOPERATORI
BUONA STAMPA

Opus fac evangelistae
(II Tim. IV 5)



Alba – Scuola Tipografica Editrice - Alba

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UNIONE COOPERATORI
BUONA STAMPA


Pia Società San Paolo – Alba


Opus fac evangelistae (II Tim. IV 5)



L’Enciclica Pontificia
che consacra la missione della B. Stampa


Il S. Padre Pio XI sarà grande nella storia della missione della Buona Stampa.
La sua Enciclica per il terzo centenario della morte di S. Francesco di Sales resterà un documento immortale; con essa il Papa, Maestro universale della Chiesa, consacra con la suprema autorità apostolica e divina la missione della buona stampa come apostolato sacro; ne descrive la natura e i caratteri e ne traccia la via.
La lettera del Papa ha riempito di immenso gaudio il cuore della numerosa famiglia degli scrittori cattolici, dei propagandisti e degli operai della parola scritta e stampata: fu un intimo ed ineffabile conforto, e fu uno sprono, un incitamento salutare ed efficace.
Il mondo da conquistare è vastissimo: le posizioni, che tiene il demonio sono innumerevoli e terribili: la gran maggioranza degli organi del pensiero più diffusi sono in mano dei nemici di Gesù Cristo e della Chiesa; la più gran parte del mercato librario è in mano ad ebrei anticattolici; le armi sono ora piccole e poche; ma la parola del Papa è nutrimento, è fortezza, e volontà di Dio: Dio è il vincitore: e noi camminiamo sicuri e ferventi verso la vittoria, che sarà il trionfo del regno del Divin Maestro, il Salvatore del mondo.

Che cos’è la Buona Stampa

Il Papa ha descritto e consacrato la natura della missione della Buona Stampa. Ecco le parole sue: «I cattolici con la pubblicazione o di giornali, o di altri scritti illustrano, promuovono, o difendono la cristiana dottrina».
La stampa buona, il giornalismo cattolico non è sport, non è passatempo, non è vuota novità: non è un commercio, una iniziativa di affari: è questione di anime, è quello che ha detto il Papa.
La Buona Stampa e il giornalismo cattolico è e deve essere tre cose:
È illustrazione della fede cristiana: studio e applicazione della dottrina di Gesù Cristo alla vita, alla sociologia, all’arte, alla politica, all’economia.
È promuovere la fede: non ogni azione può essere azione di pietà; ma ogni azione deve farsi con spirito religioso;
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questo si propone la buona stampa: e perciò lavora a portare Gesù, la sua dottrina, la sua carità, la sua giustizia nella scuola, nei trattati, nelle relazioni diplomatiche, nelle leggi, e nei tribunali, e conquistare al Papa le nazioni dissidenti a portare la luce del Vangelo nei popoli infedeli, nei paesi di missione e specialmente a volgarizzare la dottrina della fede tra il popolo minuto.
È difesa della dottrina cristiana: l’arma di difesa più potente, più moderna, più efficace: difesa della dottrina dogmatica, morale, sociologica, politica: contro le molteplici eresie e gli infiniti errori: idealismo, modernismo, teosofismo, socialismo, liberalismo.... Ad uno dei primi sacerdoti della Pia Società San Paolo, il Can. Potestà della Pontificia Facoltà Teologica di Genova, nel consegnare ufficialmente le insegne dottorali, ricordava con insistenza queste cose. La stampa è difesa nei diritti della Chiesa, dei diritti delle società religiose contro i cavilli dei giuristi depredatori: è difesa del Papa, contro i suoi arrabbiati e infernali calunniatori d’ogni paese.

Le doti dei Missionari B. Stampa

Ma la missione della buona stampa, per essere tutto questo, non vuol essere abbandonata in mano ad irresponsabili, a giovani bocciati e spostati, a impiegati di mestiere...
La buona stampa è un apostolato: il Divin Maestro li scelse lui i suoi apostoli, dodici fra tutto un popolo: li educò con divina finezza: infuse loro lo spirito di sapienza, di scienza, di prudenza; li santificò.
Il Papa vuole che i missionari della buona stampa, siano apostoli: apostoli rivestiti di virtù, apostoli sicuri e profondi nel sapere; apostoli artisti come gli evangelisti, che sappiano comunicare la dottrina cristiana non solo per la via della mente, ma anche per quella del sentimento, con la bella forma dello scrivere: e traccia per loro il metodo cristiano della discussione: Ecco le sue parole: «Innanzi tutto studino con somma diligenza e giungano, per quanto possono, a possedere la dottrina cattolica; si guardino di venir meno alla verità, né sotto il colore di evitare l’offesa degli avversari, la attenuino o la dissimulino; abbiano cura della stessa forma ed eleganza del dire, e si studino di esprimere i pensieri con la perspicuità e l’ornamento delle parole, di maniera che i lettori si dilettino della verità; che se sia il caso di combattere gli avversarii, sappiano, sì, confutare gli errori e resistere alla improbità dei perversi, ma in modo da dare a conoscere di essere animati da rettitudine e soprattutto mossi dalla carità». E questo è lo scopo della Pia Società San Paolo.

Il Protettore

Il Papa ha consacrato le penne degli scrittori cattolici, dando loro un protettore celeste: il Protettore è S. Francesco di Sales, la più bella immagine del Divin Maestro, che siasi vista in terra.
Un coro generale di riconoscenza si è levato al trono del S. Padre dalla famiglia degli scrittori cattolici.
Nel concedere le indulgenze ai Cooperatori della Pia Società San Paolo, la S. Congregazione ha pure voluto includere la festa di S. Francesco di Sales; ed il santo della mansuetudine diventa pure da oggi il protettore del ramo scrittori della Pia Società San Paolo: e sarà da essi invocato con effusione di fede: e pregherà che in essi sia vivo e fattivo lo spirito dell’Apostolo delle genti.
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Vogliamo la benevolenza del Papa

Nella prima Enciclica il Santo Padre scriveva ai Vescovi: «Vorremmo che diceste al vostro clero, che quanto più essi danno la loro cooperazione (Buona Stampa, ecc.) a voi uniti, tanto più sono stretti a Noi e Noi stretti con essi in paterna benevolenza. Ai fedeli del laicato ricordate, che quando essi uniti ai loro Vescovi e ai loro Sacerdoti partecipano alle opere di Apostolato, allora essi più che mai sono con Noi». Nella seconda Enciclica il Papa, in nome del Maestro Divino, consacra la missione, e traccia la formazione dei missionari della buona stampa: Pio XI sarà il Pontefice della Buona Stampa; noi vogliamo essere col Papa; noi vogliamo meritare la sua paterna benevolenza.


Un armonium per la Cappella di S. Paolo


Nei numeri scorsi si sono domandati amitti, purificatoi, cotte, camici, pianete ecc. La generosità dei devoti ha ormai dato quanto occorre per adesso: mentre che la Divina Provvidenza ha già tutto provveduto e disposto anche per quanto occorrerà in futuro. Ora la cosa più necessaria sarebbe un armonium per accompagnare i giovani nella S. Messa che si canta ogni domenica, nei vespri, nelle ore di adorazione ecc. È spesa grave?! certamente. Ma al Signore non è più difficile provvedere un milione che provvedere un millesimo: Egli che ha creato l'oro, l'argento e tutte le pietre che gli uomini dicono preziose: Egli che ha in mano il cuore degli uomini.
Le funzioni della Chiesa vanno fatte bene, nel modo più devoto e solenne: si tratta di onorare N. Signore, di lodare la S. Madonna! si tratta di propiziarci il Signore e ottenere la: sua misericordia! Si tratta di domandare le divine grazie per il corpo e per l'anima, per il tempo e per l'eternità! E le funzioni riescono divote e solenni quando anche la parte esteriore è decorosa: le vesti sacerdotali, l'apparato dell'altare, l'esecuzione delle sacre cerimonie, il canto sacro. E il canto sacro, il suono è tanta parte del culto! esso è espressione spontanea dalla fede e del sentimento religioso: esso è efficacissimo a ravvivare sempre più l'amore a Dio e la divozione del cuore: esso è giusta e doverosa lode a Dio che ci diede la lingua e la musica. Finora manca qualcosa alle funzioni nella Cappella S. Paolo. Si vorrebbe ora coltivare anche un po' meglio il canto, accompagnare le funzioni con le soavi e toccanti note dell'armonium. Chi sarà la persona che si farà questo grande merito? Con L. 2000-3000 si può provvederlo nuovo e buono. Forse vi sarà anche la persona che potrà mandarne uno già usato, ma in buone condizioni. Ed anche potrebbero unirsi varie persone assieme per dividere la spesa.
Comunque: chi lo provvederà avrà certo un grande merito presso il Signore e i membri della Pia Società S. Paolo e i giovani della Scuola Tipografica faranno per questo benefattore, la prima ora di adorazione e sentiranno per lui una S. Messa.
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Come intendono la B. Stampa i nostri Cooperatori


Due settimane di utile lavoro

Gesù Cristo cominciò a salvare il mondo facendo il falegname: cominciò la sua missione lavorando e sudando nella bottega di Nazareth. La buona stampa non è poesia: ma è realtà di lavoro, di sacrificio, di preghiera, di preoccupazioni. Così l'intendono molti nostri Cooperatori.
Il cortile di prima era da sistemare: durante le piogge trasformavasi in un laghetto e l'acqua perdurava piuttosto. L'inconveniente era grave. Venti giovani di Priocca si offrirono di appianarlo. Un bel lunedì mattina arrivarono su due birocci con zappe, picchi, badili... A testa di tutti era l'ottimo Sig. Cordero Stefano, che tanto bene va facendo alla nostra Casa.
Tagliarono il rialzo posto davanti, allargarono il cortile di oltre tre metri, l'innalzarono in vari luoghi di 30, 40, 50 cm., portando la terra ovunque con carrette a mano e a... cavallo. Se avessero lavorato per proprio conto, non avrebbero potuto dedicarsi con maggiore fervore. La fatica non era lieve: ma era accompagnata e sostenuta da una allegria e da una gioia schietta ed intensa: e la durezza del lavoro diventava esca di maggiore giovialità. Il cav. Dott. Vico, Sindaco di Alba, osservandoli disse al Direttore: – Perché lavorano quei giovani con tanta intensità e giocondità?
– Lo fanno per la Buona Stampa — rispose il Direttore.
– Per la Buona Stampa! ma nemmeno i più degli intellettuali capiscono la Buona Stampa!
Sentivano di compiere un'opera buona: è il Signore che fa capire queste cose. Tutte le famiglie di quella sezione del paese vollero parteciparvi. Alcuni giovani durarono tutta la settimana; altri si diedero il cambio con altra famiglia; e coi fratelli; un ottimo amico non potendo partecipare in persona, pagò per tutta la settimana un manovale, perché lavorasse per lui. Alla sera, sospeso il lavoro, si portavano al Rosario e alla Benedizione: dopo la cena facevano la veglia, dove il nostro Davide, arrivava con un fascio di bollettini, di periodici, di giornali... si faceva un po' di lettura dell'aureo libro: «Il peccato veniale», si scorrevano i giornali, si recitavano le preghiere, e si riposava...: Al mattino, prima del lavoro, la colazione; e prima della colazione la S. Messa, e anche qualche meditazione. Il lavoro terminò venerdì sera tardi.
Al sabato venne loro offerto un pranzetto di riconoscenza. Si presero i nomi di ciascuno e furono ascritti alle 1000 SS. Messe: ad ognuno venne consegnato a ricordo un libro di nuova edizione: La Bianca Signora... Ritornarono allegri sui loro birocci alle loro case... come quando si ritorna dal pellegrinaggio ai Santuari.

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La scorsa settimana due altri Cooperatori lavorarono lunghe giornate in Casa, per la mercede che Dio darà a chi aiuta l'Apostolo. Sono i fratelli Giaccardo Lorenzo e Giaccardo Stefano di Narzole. La loro giornata si estendeva dalle 6 alle 23, non interrotta che dalle brevi refezioni: erano felici, tanto felici,
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di poter aiutare l'Opera della Buona Stampa, procurando alla Casa un sensibilissimo risparmio, e ai giovani un cibo più appetibile e più sano. E lavorando con garbo e con lena sapevano essere di dolce ricreazione a chi assisteva.
Furono già da noi un'altra settimana: come allora macellarono due suini e un vitello, e ce ne fecero salami di squisito sapore, e assai bene riusciti. Riposarono alla notte nelle nostre camere, fra i nostri libri: e al mattino assistevano coi giovani alla S. Messa e alla meditazione. Partirono col cuore internamente contento, portando seco «Fior di Tebaide» e i 250 esempi sui Comandamenti. Si augurano di poter presto portarci di nuovo l'opera loro.
Lo spirito spira dove vuole: e gli umili intendono le cose grandi. A questi amici di lavoro, noi diciamo tutta la riconoscenza del cuore; ma il Signore tiene pronta, sì, la mercede degli Apostoli. Li conforti il pensiero che i giovani della Pia Società S. Paolo pregano per loro, per le loro famiglie, per i loro bisogni: e che pei nostri benefattori nella Pia Società San Paolo si celebrano ogni anno Mille SS. Messe.

Come si propaga la B. Stampa

A Trieste s'è formato un gruppo di buone persone allo scopo di diffondere la Domenica e la Buona Parola e di fare larga Propaganda alla nostra Opera delle Mille Messe.
Il gruppo è così organizzato:
Le persone che si obbligano di prendere e diffondere ogni settimana, al sabato od alla domenica, almeno 5 copie della Buona Parola o della Domenica si chiamano semi. Chi trova altre cinque persone, le quali si obbligano alla loro volta di diffondere cinque copie di uno o dell'altro periodico diviene seminatore e risponde dei suoi cinque semi. Una serie di dodici seminatori forma un'aiuola, e chi vigila e risponde di questi dodici è un agricoltore. Quindici aiuole formano un giardino, e chi dirige tutto questo lavoro, ed è alla testa del Comitato, è il giardiniere, il quale riunisce di quando in quando semi, seminatori e agricoltori, per infervorarli e animarli.
Le persone che si prestano a distribuire i due periodici, specialmente alle porte delle chiese, nelle feste che si tengono negli oratori ecc. tra i loro conoscenti, sui mercati ecc., si chiamano i venti, e devono essere persone coraggiose e di soda pietà, per far fronte alle difficoltà, pericoli ed ingiurie che possono incorrere nella distribuzione.
I venti hanno il dovere di vegliare ed informarsi delle occasioni propizie per seminare, e avvertire per tempo l'agricoltore o il giardiniere, perché provvedano le stampe sufficienti da distribuire. I venti dipendono direttamente dall'agricoltore, che ne deve avere una cura speciale, il loro lavoro essendo più ardito. Essi sono convocati alle riunioni dal giardiniere.
Il comitato esiste da parecchi mesi ed ha fatto buona prova. Diffonde sempre 600 copie di Buona Parola ed almeno 200 di Domenica; e tutti facendo propaganda all'opera delle Mille Messe ne trovarono già più di 200 ascritti.
Il numero delle copie esitate dei nostri periodici va rapidamente aumentando e questo mezzo pratico di diffusione va raccomandato a tutti i cooperatori per studio ed imitazione.
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Nella Pia Società S. Paolo


Cenni storici generali della Pia Società S. Paolo

Già nel 1903-04 il nostro Superiore, vedendo molto chiaramente quali pessime dottrine spargevano nella società e nelle anime molti scrittori e propagandisti del socialismo e del modernismo, sentì il desiderio di opporsi a questo dilagare di errori, con una stampa ed una propaganda di uomini di virtù provata, di dottrina profonda, di devozione illimitata alla S. Sede: i Missionari della Buona Stampa.
Si pregò e si fece pregare incessantemente fino al 1908, quando si cominciava a capire più distintamente e per quanto si può con certezza, che questa era la volontà del Signore, ed in quell'anno stesso vennero presi i due primi fanciulli, che si prevedeva potessero riuscire bene in questo apostolato, avviati alle Scuole del Seminario e coltivati con particolare cura; negli anni successivi, vennero aggiunti altri giovani, di cui alcuni diedero presto ottimi segni di voler corrispondere ai particolari disegni della Provvidenza.
Nel 1913, S. E. il Vescovo d'Alba, Mons. Giuseppe Francesco Re, gli affidò la direzione della «Gazzetta d'Alba» e nel 1914, quando parecchi giovani erano già arrivati ad una certa preparazione, egli ritenne di poter dar principio alla Pia Società della Buona Stampa, che venne però ideata quale una Congregazione Religiosa con voti semplici, a norma del Codice del Diritto Canonico, paragr. 388, 2°.
Il lavoro di stampa pareva chiederlo; circostanze speciali consigliarlo. Intervenne il parere di Sacerdoti dotti e santi. Il 14 luglio il progetto venne sottoposto al Vescovo che lo approvò. Il 24 luglio venne preso in affitto lo stabile e il 26 si acquistarono le prime macchine, si montarono, e si acquistarono i mobili più indispensabili per la casa; il 20 agosto il primo alunno entrava a dar principio alla novella famiglia; nel 1915 erano 9, nel 1916, salirono a 14, nel 1918 a 25; nel 1919 a 35, nel 1920 a 42, nel 1921 a 90, nel 1922 a 172.
Dopo matura preparazione l'8 dicembre 1917, i primi cinque giovani pronunziarono nelle mani del superiore i loro voti temporanei privati, di castità, di povertà ed ubbidienza, che vennero rinnovati regolarmente ogni sei mesi, aumentando il numero dei membri. Il 30 giugno 1920 ai tre voti venne aggiunto il quarto, di fedeltà al Santo Padre. Finalmente il 5 ottobre 1921, dopo lunga preparazione di parecchi anni, i primi 14 giovani fecero insieme al fondatore i voti perpetui e 15 altri i voti temporanei, e venne così costituita la Pia Società; il 22 luglio vennero rinnovati i voti perpetui e temporanei in chiusa dei santi Spirituali Esercizi.
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La sveglia mattutina in Casa

Alle 3,30 incominciano a suonare i primi svegliarini: scendono qualcuno degli adulti e dispongono le Linotypes, che devono essere pronte per le quattro. Ogni mattina alle quattro scende il Direttore, che celebra alle 4,30. Dalle 4 alle 5 secondo l'ora del riposo alla sera, si portano in Chiesa tutti i membri della Pia Società e qualcuno dei giovani più adulti. Sempre alle 5, quando passa il treno per Alessandria, vien toccato il bottone elettrico: è la sveglia della Casa. L'Assistente batte le mani ed intona il Benedicamus Domino, cui i giovani rispondono: Deo gratias! Dopo il ringraziamento a Dio, l'Assistente per tre volte recita la giaculatoria: Ab omni peccato: e tutti rispondono: Libera nos, Domine, ciascuno poi avrà cura di raccogliere la corona che tiene al braccio o al collo o..... nel letto, e di recitare le Tre Ave Maria mattutine. Allora comincia la vestizione: e chi è pratico di collegi, sa come avviene.
I giovani non si lavano in dormitorio, ma ad un lavandino comune, fuori della camerata: ed eccoli in breve, chi snello, chi meno, chi alquanto imbronciato per le scale della casa colle maniche della camicia e il colletto riboccati, col sapone, coll'asciugamani sul collo: ciascuno al proprio rubinetto si lava secondo la... generosità dello spirito, e... della stagione. Al lavandino, rigoroso silenzio e stretta vigilanza: il silenzio è per tutto il tempo della levata. Chi ha lasciato l'asciugatoio sul letto rimonta correndo e grondante: chi l'ha con sé, va grave, adoperandolo in bene. Tutti debbono farsi il proprio letto.
Dopo la pulizia, la cappella, sempre in silenzio. Il Direttore ha assegnato ai più diligenti sei grazie da chiedere e la facoltà di portarsi in cappella appena preparati e... lucidati. Questa facoltà, e il desiderio di far piacere al Sig. Teologo, stimola, e spesso nasce l'emulazione: diversi giovani sono pronti in dieci minuti, e vanno in cappella. In Chiesa trovano già sempre una S. Messa in celebrazione: il primo arrivato, o il più anziano comincia le preghiere speciali della casa: la coroncina a S. Giuseppe; poi, secondo i giorni della settimana, e secondo il tempo che rimane: la coroncina a S. Paolo, all'Angelo custode, i sei pater dell'Abitino Ceruleo, la coroncina
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al S. Cuore di Gesù, la coroncina a Maria Regina degli Apostoli.
Intanto altri finiscono in camerata, e si riuniscono ai primi in chiesa: il coro s'ingrossa. Poi il numero dei preparati aumenta, e questi vengono accompagnati in chiesa in fila dal vice Assistente: Quindi si forma una seconda squadra, con un secondo Vice-assistente. L'assistente raccoglierà insieme gli ultimi, e si formerà un'ultima squadra; alle cinque e mezza tutti i giovani devono trovarsi in cappella: chi rimane è indisposto di salute. Quando l'assistente entra in Cappella, le prime preghiere cessano al punto in cui si trovano e l'assistente comincia l'Angelus Domini.

Notiziette mensili

LA FESTA PATRONALE DI S. PAOLO, venne celebrata con solennità e divozione, la domenica 28 gennaio: fu giornata tutta di S. Paolo e si diede sfogo all'amore che nutrisi per l'Apostolato dell'amore a Gesù.
Al mattino di buon'ora si ebbe la meditazione su San Paolo, la S. Messa e la Comunione. Alle 10 messa solenne. Dopo il pranzo, lieti divertimenti che rallegrarono un mondo. Il più attraente fu la rottura dalle pignatte, durante il quale grida di batti, a destra, a sinistra si alternavano a bravo, bene quando la pignatta veniva rotta, ed a sonore risate quando il colpo andava fallito. Lo schiamazzo fu elevatissimo quando un veterano della casa assestò un forte colpo alla pignatta piena di acqua e ne ebbe il conseguente bagno e quando da un'altra cadde un bel coniglietto. Seguì il gioco della padella che rendeva i tondi e rossi volti dei giovani simili a quelli di spazzacamini, che tosto correvano a ripulirsi nella pesca a bocca, del pomo in un mastello pieno d'acqua.
Seguì il Vespro solenne ed un discorso tutto speciale su San Paolo tenuto da Mons. Ugo Mioni.
La solenne festa ebbe termine con proiezioni che ci fecero vivere da vicino la vita di San Paolo e il quadro che rappresentava la sua conversione venne salutato con entusiastici applausi e dai petti di tutti uscì vigoroso l'inno: «All'Apostol delle genti».

UNA GIORNATA EUCARISTICA PRO BUONA STAMPA, si è celebrata in Casa il 12 febbraio. In essa si è illustrato a tutta la casa la seconda enciclica del Papa Pio XI e si è commemorato S. Francesco di Sales, protettore del ramo scrittori della Pia Società. Si è specialmente pregato, e molto speriamo dalla divina misericordia.

GLI ESAMI ebbero luogo nella seconda settimana di febbraio. L'esito fu buono, in generale. Brillantissimo lo ebbero i corsi di Teologia, Filosofia, e le Normali.

LA STATUA DELL'IMMACOLATA. Campeggia e domina nel centro del giardino. E la bianca Madonna, ora coperta di neve, ora lavata dalla pioggia, ora risplendente sotto i raggi del sole è oggetto di tanti sguardi e di tanti affetti puri durante la ricreazione e di preghiere per i cari benefattori che concorsero all'acquisto.
Diamo anche in questo numero un breve resoconto del passivo e dell'attivo: Passivo L. 720; attivo: somma precedente lire 509; nuove offerte L. 21,35; totale attivo L. 530,35. Rimangono a pagarsi lire 199,65.

BELLISSIME ED ISTRUTTIVE PROIEZIONI ci trasportarono per diverse sere in Africa ed in America ove attraverso la parola dotta ed eloquente di Mons. Ugo Mioni, abbiamo ammirato lo zelo, le fatiche, i sacrifizi dei missionari per salvare quelle anime; i costumi, le vicende di quelle nazioni, e fummo estatici di fronte a incantevoli panorami e ricchezze della natura che dimostrano la grandezza del Creatore.
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Le mille sante Messe ogni anno


Zelatrici di quest'opera

Il numero delle Zelatrici e degli zelatori di questa provvidenziale opera, che a tante anime abbrevia il purgatorio, consola e conforta tante anime, va sempre aumentando, ve ne sono di già in tutta Italia e lavorano con zelo consolante; molte ci hanno ritornati i bollettari riempiti; altre stanno riempiendoli; tutte accettarono con entusiasmo di rendersi zelatrici e chiamano l'opera «santa, provvidenziale» ed un parroco ci scriveva: «Vorrei e cerco che tutte le famiglie della mia parrocchia fossero ascritte a questa santa opera».
Di queste zelanti persone, animate da vero spirito apostolico e che tanto bene compiono diamo un primo elenco; non comprende che la centesima parte, lo continueremo nei numeri successivi: [segue elenco].
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Le Figlie di San Paolo

Il fatto più impressionante ed anche più edificante è questo: che queste figliuole, le quali, la più parte, vengono in Casa, con l'istruzione elementare appresa da piccole appena appena, e qualcuna anche affatto illetterata capiscono bene la missione della Buona Stampa: l'intendono come apostolato religioso; e più di tutto l'intendono come realtà di lavoro, di sacrifizio, di dedizione, di fede e di virtù. È il Signore che fa queste cose. Non scriviamo invenzioni. Hanno una sola volontà ed un solo cuore: non si fa distinzione tra studentesse e non studentesse; tra maestre patentate e non patentate: e non si sente il bisogno di farla: è fuori della Casa l'invidia dell'ufficio, e la gelosia: è una grazia speciale che Dio concede in questi anni di primizia: lo sentiamo: ne siamo riconoscenti a Dio, e santo è il suo nome!
La migliore riuscita è certo di quelle che nel mondo soffrirono, della vita del mondo hanno conosciute le lusinghe, le pene, i travagli, e la malizia, e vi hanno rinunciato. E la rinuncia costò spesso molta opposizione e molti assalti da parte dei parenti.
Queste figliuole adulte non hanno orario: seguono e si adattano al rapido svolgersi della loro Casa: la giornata passa ininterrotta tra la preghiera e il lavoro, il molteplice lavoro. Per qualcuna la giornata va spesso dalle 5 alle 22 e alle 23: lo sappiamo, non tutti possono capire questo, tanto meno tutte potrebbero resistere.
Ogni giorno lo svilupparsi della Casa offre nuovo campo di attività, che esigerebbe nuova persona di sacrifizio: e allora si prega S. Paolo, e S. Paolo manda la figlia adatta, che la Divina Provvidenza aveva già predestinata, eletta e preparata. Ogni lavoro, è penetrato da qualcosa che affascina: è lo spirito di Dio. Assistiamo spesso al fatto che ci offre la storia delle prime vincenzine del Beato Cottolengo: la gara al merito, alle indulgenze, la corsa a fare ciò che costa di più, ed esige più mortificazione.
Questo è lo spirito buono che vincerà i molteplici difetti, che fanno purtroppo tener bassa la testa. In questa situazione di cose, le Figlie sanno sempre che cosa dire al Signore: le grazie da chiedere e l'obbligo della riconoscenza superano il tempo della preghiera: e allora, si continua a pregare fuori di Chiesa, durante il lavoro, in pubblico ed in privato.

Breve vita di San Paolo

Continuazione: n. 2


Anania era un cristiano fervente di Damasco, forse il vescovo di quella città.
Il Signore gli si manifesta in una visione e lo chiama a nome: Anania. Il cauto discepolo, punto sorpreso dalla chiamata – in quei primi anni della Chiesa nascente le rivelazioni erano più frequenti – risponde: «Eccomi, o Signore». Gesù allora gli dice: «Alzati e va nella contrada chiamata la diritta, cerca in casa di Giuda uno di Tarso, che si chiama Saulo. Ecco, egli già prega».
Il comando del Signore sembra ad Anania di difficile esecuzione. La fama di Saulo è già giunta a Damasco ed i cristiani parlano di lui come di un loro grande avversario, del loro maggior nemico.
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Egli osserva perciò al Signore colla franchezza di un figlio:
«Signore, di quest'uomo molto ho sentito dire quanti mali ai tuoi santi abbia fatto in Gerusalemme. E qui, dai gran sacerdoti, ha autorità d'arrestare tutti quelli che invocano il tuo nome».
Anania teme di venir catturato anche lui dal terribile avversario del nome cristiano; ma Gesù lo conforta.
«Va', che costui è uno strumento eletto da me a portare il mio nome ai gentili, e ai re, e ai figliuoli d'Israele. Io infatti gli mostrerò quanto debba patire pel nome mio».
Anania non osa più muovere delle obiezioni al Signore e si reca dal convenuto.
Paolo aveva passato quei tre giorni nella casa dell'ospite, assorto in profonda preghiera, cieco nel corpo, veggente nello spirito, senza né mangiare né bere. Piangeva le colpe commesse, professava la propria fede in Gesù, non trovava parole per ringraziarlo della chiamata, donava a lui tutto se stesso.
Il terzo giorno Anania chiede a Giuda di lui e viene introdotto nella sua stanza. Il cieco ode il rumore dei passi ed alza la testa. Chi veniva da lui?
– Fratel Saulo – gli dice la voce dolce di Anania. – Il Signor Gesù, quel che t'apparve sulla strada, per cui venivi, mi ha mandato, affinché ricuperi la vista e sii ripieno di Spirito Santo. Tu hai da dare testimonio di Gesù nel mondo intero. Levati dunque su, sii battezzato, lavati dai tuoi peccati ed invoca il nome del Signore.
Mentre Anania diceva questo le sue dita sfioravano dolcemente gli occhi di Saulo, il quale, a quel contatto, riebbe subito la vista.

Continua.




Vigolungo Maggiorino
aspirante all’apostolato B. Stampa


Continuazione N. 4.



Obbedisce volentieri.

In casa Maggiorino era generalmente obbediente ai genitori, amorevole coi suoi fratelli.
Non già che egli non cadesse in nessuna delle mancanze comuni ai ragazzi. Le sue però non eran frutto di malizia, né erano cosa frequente. Di più: tante volte, pentito, veniva poi ai piedi dei genitori chiedendo perdono e promettendo di emendarsi. Spesso riparava anche cercando di dar buon esempio ai fratelli e insegnando loro ad amare il Signore. Era commovente vederlo talvolta inginocchiato ai piedi della madre e invocare la penitenza e promettere colle lacrime agli occhi di emendarsi.
Lo si poteva scorgere facilmente: egli aveva un sacro orrore per ciò che era veramente malizia e fuggiva i compagni cattivi ad ogni costo.

La mamma ammalata.

Ricordo d’aver veduto più volte la mamma sua durante una malattia che la incolse quando Maggiorino contava circa sei anni. Egli la serviva con affetto e tenerezza, rinunziando anche ai suoi molti giuochi. Era commovente vedere quel bambino per solito allegro e vivace divenuto d’un tratto serio e pensieroso porgere le medicine, confortare la mamma, mostrarsi tutto pieno di premure, interessarsi dell’andamento della malattia, rallegrarsi tanto dei miglioramenti.


Teol. Alberione G. – Direttore Respons.
Scuola Tipografica – Alba

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