Beato Giacomo Alberione

Opera Omnia

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XVII
CAMPO DI APOSTOLATO: LA FAMIGLIA

«Adunque, come l'occasione si presenta
facciamo del bene a tutti, massime
ai compagni di fede». (Cal. 6,10)


LA FAMIGLIA


Il primo campo di apostolato è la famiglia. Dio lo vuole. Santificarci in famiglia, e santificare la famiglia.
Ecco l'Epistola che si legge nella festa della Sacra Famiglia:
«Rivestitevi adunque, come eletti di Dio, santi ed amati, di viscere di misericordia, di benignità, di umiltà, di modestia, di pazienza, sopportandovi a vicenda e perdonandovi scambievolmente, se alcuno ha di che dolersi di un altro; come il Signore ci ha amati, così fate anche voi. Ma soprattutto abbiate la carità, che è il vincolo della perfezione. E la pace di Cristo, alla quale siete stati chiamati in un solo corpo, trionfi nei vostri cuori; e siate riconoscenti. La parola di Cristo abiti in voi nella sua pienezza con ogni sapienza. Istruitevi ed esortatevi tra di voi con salmi, inni e cantici spirituali, dolcemente a Dio cantando nei vostri cuori. Qualunque cosa diciate o facciate, tutto fate nel nome del Signore Gesù Cristo, rendendo, per mezzo di Lui, grazie a Dio Padre.
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«Donne, siate soggette ai vostri mariti, come conviene, nel Signore; e voi mariti, amate le vostre mogli e non le amareggiate.
«Figliuoli, obbedite ai genitori in tutto, perché così piace al Signore; genitori non irritate i vostri figliuoli, chè non si perdano di animo.
«Servi, obbedite in ogni cosa a chi, secondo la carne, vi è padrone, non servendo agli occhi come per piacere agli uomini, ma con semplicità di cuore per timore di Dio» (Col. 3, 12-22).
Il Papa Leone XIII spiega: santificarci e santificare la; famiglia.
«Allorché giunse il tempo fissato dai suoi decreti per il compimento della grande opera dell'umano riscatto che i secoli da tempo attendevano, il Dio della misericordia ne dispose in tal guisa l'ordine e l'economia, che gl'inizi di quest'opera offrissero al mondo l'augusto spettacolo di una famiglia divinamente costituita, nella quale tutti gli uomini potessero contemplare l'esemplare più perfetto della società domestica e di ogni virtù e santità. Tale fu infatti questa famiglia di Nazaret, in cui, prima di irradiare su tutte le nazioni lo splendore della sua piena luce, il sole di giustizia, cioè il Cristo Dio nostro Salvatore, dimorò nascosto con la Vergine Sua Madre e con Giuseppe, uomo santissimo e che ricopriva verso Gesù, l'ufficio di Padre.
Quanto alle mutue prove di amore, alla santità di costumi, all'esercizio della pietà nella società familiare e nelle relazioni abituali di quelli che vivono sotto un medesimo tetto, non si può, senza verun dubbio, celebrare alcuna virtù che non rifulgesse in sommo grado in questa
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sacra Famiglia, destinata a divenire il modello in tutte le altre. E la Provvidenza la stabilì così nel Suo disegno pieno di bontà, perché tutti i cristiani di qualsiasi condizione o patria, possano facilmente, se la riguardano con attenzione, avere l'esempio di ogni virtù e un invito a praticarla».

A NAZARET


Narra infatti il Vangelo che, «defunto Erode, l'Angelo del Signore apparve a Giuseppe in sogno e gli disse: Alzati e torna nella terra di Israele. Sono morti coloro che volevano uccidere il Bambino. E Giuseppe si alzò, prese con sé il Bambino e la Madre sua e tornò in Palestina. Ma avendo udito che ad Erode era succeduto Archelao nel governo della Giudea, ebbe timore di andare colà. Ed avvertito nel sonno, si ritirò nella Galilea, e stabilì la sua dimora a Nazaret. Così fu adempiuta la profezia. Sarà chiamato Nazareno» (Mt. 2, 20-23).
La Sacra Famiglia visse colà in silenzio amoroso ed operoso. Unico episodio di quel tempo, narratoci dal Vangelo, è l'andata al Tempio per la Pasqua, lo smarrimento ed il ritrovamento di Gesù. E tale episodio viene conchiuso con le parole brevi ma che valgono molti libri: «E ritornò a Nazaret: ed era sottomesso a Maria ed a Giuseppe. E cresceva in sapienza, età e grazia, presso Dio e presso gli uomini».
Sui trent'anni della vita privata di Gesù, il S. Vangelo stende quasi un velo, che viene soltanto sollevato nell'episodio di Gesù che a Gerusalemme
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dà un improvviso saggio e preannunzio della Sua futura missione.
Occorre quasi ricostruire, indovinare, su tracce però sicurissime.
S. Giuseppe è il Santo, l'Operaio, il Padre putativo di Gesù, lo Sposo di Maria SS., il Capo vero della Sacra Famiglia. Maria è la vera Madre di Gesù, la Vergine SS., la Sposa illibata di Giuseppe, Coapostola e Corredentrice degli uomini.
Gesù è il Figlio di Dio, divenuto vero Figlio di Maria, il Restauratore dell'opera del Padre Creatore e Santificatore, che insegna agli uomini con l'esempio di una vita santissima, in attesa che venga l'ora di ammaestrarli con la parola e ridonare loro, morendo, la vita soprannaturale.
Contempliamo quelle tre santissime persone in quella casetta che fu il più augusto santuario dell'umanità, sebbene piccola e povera. Quanti Angeli ogni giorno corteggiavano la loro Regina Maria; il loro Dio Gesù; veneravano il santo del silenzio: Giuseppe. Là vi era il modello dei fanciulli, dei giovani.
Là vi erano tre gigli: Giuseppe, Maria ed il più profumato, Gesù.
Là si praticavano perfettamente tutti i doveri individuali, tutte le virtù domestico-familiari; tutte le pratiche religiose; tutte le convenienze e i doveri sociali.
Là tutto semplice, ma distinto per una nobiltà di sentire che si rifletteva in tutto il comportamento.
Là ogni conversazione era santa; là pienissima concordia; là si realizzava il vero ideale: «Il celeste divenuto tipo del terrestre, vissuto ad immagine di quello».
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DOMICILIO DELLE VIRTÙ


Ammiriamo la vera laboriosità. S. Giuseppe era il fabbro del paesello. Quindi di Gesù si disse poi: «Non è costui il figlio del nostro fabbro?». Lavorava con assiduità come esige la legge naturale e divina; lavorava con spirito soprannaturale; lavorava in opere umili, contento del suo stato, con guadagno modesto. Egli rappresentava, nella Sacra Famiglia, il Padre Celeste. Dio è il più attivo; anzi, è puro atto; S. Giuseppe Lo imitava come è possibile ad un uomo. La sua mente lavorava occupandosi di cose di cielo; il suo cuore lavorava, pulsando sempre per Dio.
Gesù aiutava Giuseppe, prima; poi sosteneva la parte principale nel laboratorio artigiano; e finalmente prendeva su di Sè tutto, succedendo, nella bottega, a Giuseppe: «Nonne hic est faber?: Costui non è forse il fabbro-falegname del paese?» si domandavano poi i paesani, quando ad essi si mostrò taumaturgo e maestro. «Il Padre opera ed io opero», disse Gesù.
L'anima sua era in somma attività contemplando sempre, in visione, il Padre Celeste. Il Suo cuore in una continuità di palpiti per Dio e per gli uomini.
Maria si occupava delle faccende e delle cure domestiche secondo l'uso delle donne ebree. Il lavoro è base della santificazione; l'ozioso non si farà mai santo. Possiamo considerare Maria nel preparare il cibo, il vestito, nel rassettare le piccole cose e filare la lana; nelle premure per Gesù e Giuseppe, e nelle moderate relazioni coi parenti e conoscenti. Quanto elevati i suoi pensieri!
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Quanto attivo il suo cuore! Maria conservava le parole udite al presepio e al Tempio dopo il ritrovamento di Gesù, e andava meditandole nel suo cuore.
Vita di pietà. Nota il Vangelo che Maria e Giuseppe ogni anno andavano a Gerusalemme per celebrarvi la Pasqua. Veramente la legge obbligava solo gli uomini (Es. 23, 17); le donne :si sottomettevano solo per ragione di pietà. Così è gettato uno sprazzo di luce sullo spirito religioso di Maria. Ella lo faceva di sua spontanea volontà. Maria ebbe l'ineffabile consolazione di vedere «il Fanciullo crescere in età, sapienza e grazia». Ed ella s'infiammava di amore sempre più forte verso il suo Dio fatto uomo, convivente con lei come noi troviamo sempre in chiesa Gesù-Ostia.
Ogni giorno, mattina e sera, e specialmente nelle ore destinate, secondo l'uso ebraico, alla preghiera, nella casetta di Nazareth si pregava. Al sabato andavano assieme alla Sinagoga.
Scuola di ogni virtù era quella casetta. Gesù il più obbediente e docile dei figli; Maria la più premurosa delle madri, Giuseppe l'ottimo degli sposi. Sempre attento a conoscere i voleri di Dio e sempre pronto a manifestarli ed eseguirli. Maria, la sposa sottomessa, sempre attenta ai bisogni di Giuseppe. Gesù, figlio putativo, obbediva a Giuseppe come al vero rappresentante del Padre Celeste, Giuseppe disponeva con semplicità e con amorevolezza.
Stabilire le famiglie nella pace, nello spirito cristiano, nel debito ordine.
Sposi che si amano e camminano in vicendevole fedeltà e rispetto. Genitori che comprendono
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quali tesori Dio ha loro affidati nei figli, e provvedono allo spirito, all'anima, all'istruzione, al corpo. Figliuoli che venerano, obbediscono, amano, aiutano i genitori. Case che sono ricche di pace, di ordine, di onestà, di lavoro, di religiosità.

CULTO ALLA S. FAMIGLIA


Si diffonda tanto la devozione alla Sacra Famiglia. Leone XIII la inculca.
«Per tutti questi motivi, a buon diritto, il culto della Sacra Famiglia, prontamente affermatosi fra i cattolici, ogni giorno più prende sviluppo. Come lo provano sia le associazioni cristiane istituite sotto il nome della Sacra Famiglia, sia gli onori singolari che le furono resi, e soprattutto i privilegi e i favori spirituali accordati dai Nostri Predecessori per eccitare verso di essa lo zelo della pietà. Questo culto, pertanto, fu in grande onore fin dal secolo XVII, e propagato ovunque in Italia, Francia e Belgio, si sparse quasi in tutta Europa; quindi, valicate le immensità degli Oceani, si estese nella regione del Canadà, dell'America per fiorirvi sotto i più felici auspici. Niente infatti si può trovare di più salutare e più utile per le famiglie cristiane che l'esempio della Sacra Famiglia, la quale abbraccia la perfezione e l'insieme di tutte le virtù domestiche. Implorati così in seno alla famiglia, Gesù, Maria e Giuseppe verranno in loro aiuto, vi conserveranno la carità, vi regoleranno i costumi e provocheranno i membri ad imitarne la virtù ed addolciranno o renderanno
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sopportabili le mortali prove che ci minacciano da ogni parte».
Ad accrescere sempre più il culto della Sacra Famiglia, Papa Leone XIII ordinò di consacrare le famiglie cristiane a questa Sacra Famiglia; e Benedetto XV ne ha esteso l'Ufficio e la Messa a tutta la Chiesa.
Il culto a Maria in una famiglia esercita un influsso unificatore e stabilisce un dolce vincolo tra i membri della casa. Allontana molti sentimenti passionali ed armonizza l'autorità con la libertà; offre un potente aiuto per l'educazione dei figli e mostra nei genitori i rappresentanti di un'autorità superiore. L'autorità non diviene abuso, ma esercizio di carità; l'obbedienza non è avvilimento, ma gioia e sicurezza di camminare bene.
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